La chiesa di Santa Maria (nota anche col nome di chiesa di Santa Maria a Monastero) è un edificio sacro che si trova nel centro di Cavriglia.
Storia La chiesa è l'unica testimonianza pervenutaci dell'antico monastero vallombrosano femminile che sarebbe stato istituito tra 1066 e 1067 su iniziativa dell'abate Leto da Passignano e grazie alla munificenza di una Gisla forse della famiglia Firidolfi. Una seconda ipotesi vorrebbe invece il cenobio nato nel 1050 come ritiro di nobili signore devote e datesi alla regola vallombrosana. Comunque sia, la nascita del monastero si può collocare intorno alla metà dell'XI secolo e la prima menzione documentaria risale al 1075, insieme alla sua badessa Berta dei Cadolingi (da non confondersi con la "beata"Berta non è mai stata formalmente beatificata, ma tale è già definita poco dopo il 1479 nel Liber de Vallimbrosanae religionis beatis di Girolamo da Raggiolo. La religiosa è anche compatrona di Cavriglia dal 1814. Cfr. Bencistà 2025, cit. in bibliografia, pag. II.) che nel 1077, tornando al monastero di origine di Santa Felicita a Firenze, fu sostituita fino al 1098 da Gisla, la fondatrice.
Il monastero si convertì alla regola vallombrosana nella prima metà del XII secolo, entro il 1153 quando un documento lo definisce aderente a tale regola, forse per impulso di una seconda Berta, la "beata", badessa del convento nel 1143, per la quale ancora oggi fortissima si rivela tuttora la devozione popolare, festeggiata la prima domenica di agosto.
Andato in crisi anche per le conseguenze delle guerre tra Firenze e Siena alle quali il territorio fu esposto, nel 1477 le suore si trasferirono nel monastero di San Girolamo a San Gimignano e nel complesso di Cavriglia subentrarono i monaci di Santa Trinita a Firenze che vi svolsero il ruolo di sacerdoti senza farne un vero e proprio convento.
Nel 1486 venne fondato, in cornu epistolae, quindi molto probabilmente nel lato destro del transetto della chiesa, un oratorio allo scopo di conservarne e tramandarne la memoria della badessa Berta dove, sotto l'altare, sarebbe stata sepolta e dove era una sua immagine scolpita.
Nel 1776 un nuovo altare dedicato alla beata fu eretto nella navata opposta, la sinistra, ed il vecchio oratorio fu dismesso.
La chiesa fu profondamente rimaneggiata tra 1830 e 1853 e in tale occasione la cappella dedicata a Berta tornò ad occupare il transetto destro. Dell'antica struttura vallombrosana resta all'interno una porzione di muratura in pietra nel transetto sinistro e all'esterno la torre campanaria.
Nel 1944 il tetto e la volta della cappella dedicata alla beata Berta crollarono a seguito di una cannonata.
Descrizione La facciata si presenta nell'aspetto neoclassico datole nell'Ottocento. A sinistra di essa è l'oratorio della Compagnia della Concezione. Dall'altro lato, dove sono ancora dei fabbricati, si estendeva il monastero che girava intorno ad un chiostro. Addossato al transetto destro, il campanile di età romanica ancora conservato, somigliante alle robuste torri campanarie vallombrosane, è aperta da due ordini sovrapposti di monofore.
L'interno è a navata unica con transetto sporgente, tipico dell'architettura monastica. L'originaria abside semicircolare del presbiterio fu sostituita nei lavori ottocenteschi da una scarsella rettangolare. L'ambiente è stato interamente decorato dopo il 1837 (anno di conclusione dei lavori di ristrutturazione) probabilmente da Antonio Righi e completato con alcuni ornati nel 1857 da Giuseppe Giovannoni. Nella navata sono riquadrature, elementi ornamentali e figure di Apostoli ed Evangelisti. Nella cupola sono raffigurati Dio Padre al colmo e quattro figure allegoriche nei pennacchi. Nella tribuna si vede, nella parete di fondo, il monogramma di Maria affiancato dalla Carità e dalla Speranza. Nella lunetta al di sopra è il Miracolo del Vello di Gedeone, mentre nella volta si vede L'abbraccio tra la Giustizia e la Fede e, nei pennacchi, i Patriarchi dell'Antico Testamento.
Nella prima campata della navata si trovano due tele attribuibili a Michelangelo Vestrucci: una Madonna del Rosario e i santi Domenico, Carlo Borromeo, Francesco e Giovanni Gualberto a destra ed un'Allegoria dell'Immacolata Concezione a sinistra. La prima fu presumibilmente realizzata nel terzo decennio del Seicento mentre la seconda, dipinta nei primissimi anni del secolo, era la pala d'altare dell'adiacente oratorio della Concezione, trasferita in questa collocazione probabilmente durante le ristrutturazioni della chiesa alla metà dell'Ottocento. All'altare di sinistra è un'altra tela con San Paolo, anch'essa attribuibile al Vestrucci. L'altare della compagnia della concezione reca anche un paliotto in scagliola opera di don Lorenzo Fantoni, monaco del cenobio vallombrosano di Coltibuono, uno dei primi realizzato dal religioso, nel 1694. In esso, ai lati sono due coppie simmetriche di volute fitomorfe, mentre al centro è un medaglione con l'Immacolata, incorniciata con l'iscrizione che informa che i committenti furono i confratelli della compagnia all'epoca del priore Domenico Peri.
Nel transetto destro è la cappella dedicata alla beata, fondata nel 1486 e 'ritornata' al suo luogo originario durante le ristrutturazioni ottocentesche dopo il temporaneo spostamento settecentesco. La cappella fu bombardata nel luglio 1944, quando fu distrutto anche il tetto. Negli anni seguenti, dopo il restauro, la cappella fu affrescata con Episodi della vita di Berta da Giovanni Bassan. L'altare, che recava in una nicchia la statua di Berta prima del suo restauro, ospita ancora l'urna ottocentesca con le sue reliquie.
All'angolo tra il presbiterio e la cappella della beata Berta è stata posta, dopo il restauro conclusosi nel 2016, la 'statua' della beata, in realtà un altorilievo in terracotta, opera dell'inizio del XVI secolo realizzata probabilmente vivo il ricordo della religiosa dopo l'abbandono del monastero da parte delle monache. Il plasticatore che la ha eseguita non è stato ancora identificato.
L'altare maggiore presenta sul fronte un altro paliotto in scagliola del vallombrosano Lorenzo Fantoni, dedicato alla Vergine, eseguito nel 1704 e consistente in un complesso e prezioso disegno di girali vegetali intrecciati. Dietro di esso si trova un'interessante tavola tardo cinquecentesca di scuola fiorentina, raffigurante la Madonna con il Bambino tra i Santi Michele, Berta, Giovanni Gualberto e Sebastiano. L'opera, che è sicuramente posteriore al 1576, quando un visitatore apostolico raccomanda il rinnovamento della pala dell'altare maggiore, forse dei primi anni ottanta, è stata dipinta da un artista ancora ignoto. L'artista, formatosi nell'ambito manierista, come dimostra la ricercatezza formale e coloristica, si mostra già incline al recupero di modelli ed elementi del primo Cinquecento, come il baldacchino, e proiettato nel clima controriformato, per la simmetria e l'equilibrio della composizione.
Al fondo della navata sinistra, vicino all'ingresso, è il fonte battesimale moderno in maiolica di gusto robbiano, decorato, alla parete, da un tondo con San Giovannino, vicino ad analoghe realizzazioni della bottega Chini negli anni venti del Novecento.
Note
Bibliografia
Lucia Bencistà, Santa Maria a Monastero a Cavriglia, una chiesa e la sua santa, in "Corrispondenza", 87, luglio 2025, pagg. I - VIII.
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