Durante il suo regno dovette fronteggiare l'incalzante ingerenza dell'impero russo nelle province balcaniche e caucasiche, le violente spinte indipendentiste delle popolazioni greca, serba e bosniaca, l'espansionismo francese nelle province maghrebine, il riaccendersi della secolare rivalità tra Costantinopoli e la Persia e il crescente potere della dinastia alawita, che alla fine svincolò l'Egitto, la Siria e la Cilicia (una regione amministrativa dell'Anatolia sud-orientale) dal dominio della Sublime porta.

Introdusse altresì numerose riforme amministrative, militari e fiscali, culminate con il Decreto delle Tanzimat (letteralmente "Riorganizzazioni") emanato dai suoi figli Abdülmecid I e Abdul Aziz, e operò l'eliminazione del tradizionale corpo di fanteria dei giannizzeri, da tempo ritenuti obsoleti nel quadro della riorganizzazione militare ottomana e divenuti con il passare del tempo un serio ostacolo al necessario processo di modernizzazione dell'impero. Per questa sua opera di grande rinnovatore è stato definito il "Pietro il Grande della Turchia"Rogan, Eugene (2002), Outside In Marginality in the Modern Middle East, I.B. Tauris, ISBN 978-1-86064-698-0, p. 15..

Biografia I primi anni e l'ascesa al trono

Mahmud era figlio del sultano Abdülhamid I e della settima consorte Nakşidil Kadın. Nato tra le mura del Palazzo Topkapı, vi trascorse tutti i primi anni della sua vita. Nel 1808 il sultano predecessore di Mahmud II, il suo fratellastro Mustafa IV (1807-08), aveva ordinato la sua decapitazione assieme a suo cugino, il deposto sultano Selim III (1789-1807), in modo da stroncare la ribellione ordita contro di lui. Selim venne catturato e giustiziato, ma Mahmud si salvò grazie all'intervento della madre e venne posto sul trono dopo che i ribelli ebbero deposto Mustafa IV. Il capo di questa ribellione, Alemdar Mustafa Pascià, divenne poi gran visir del nuovo sultanoDanişmend, IH (1971), Osmanlı Devlet Erkânı, Istanbul, Türkiye Yayınevi, p. 70..

Secondo la versione ottocentesca dello storico turco Ahmed Cevdet la fuga che permise a Mahmud di scampare ai suoi assassini avvenne in tal modo: una delle ancelle di Nakşidil, madre del principe, una ragazza georgiana di nome Cevri Kalfa, stava ripulendo il camino della stanza principale dell'harem quando sentì la notizia dell'assassinio di Selim III. Cevri si affrettò a portare via Mahmud dai suoi appartamenti e, quando gli assassini li trovarono, lei li rallentò gettando loro negli occhi braci bollenti, rendendoli temporaneamente ciechi e bruciandosi le mani nel processo. Questo diversivo permise a Mahmud di scappare da una finestra, lungo i tetti dell'harem, giungendo sino alla terza corte dove lo aspettavano alcuni paggi con abiti civili poveri, rimediati frettolosamente. In quel momento giunse a palazzo anche il capo della ribellione, Alemdar Mustafa Pascià che, visto il corpo morto di Selim III, proclamò Mahmud nuovo Padiscià. Cevri Kalfa, per il coraggio e la lealtà dimostrate, venne nominata haznedar usta, ovvero capo tesoriere dell'harem imperiale, che era il secondo incarico in ordine di importanza all'interno della gerarchia di corte, diventando così Cevri Usta. Mahmud costruì anche una scuola e una fontana in suo onore a Sultanhamet. In più, uno scalone sullAltınyol (Via d'Oro) dell'Harem è ancora oggi chiamato Scalone di Cevri (Jevri) Kalfa, dal momento che la leggenda vuole che qui si siano compiuti i fatti che la resero poi celebre.

Il primo ventennio di regno La pacificazione dei confini e la "questione balcanica"

Alemdar Mustafa Pascià riprese subito la politica di riforme bloccate dal colpo di Stato del 1807 che aveva portato al potere l'ormai deposto Mustafa IV. Convinse alcuni pascià a sottoscrivere la Carta dell'Alleanza (turco Sened'i İttifak) per regolarizzarne i poteriAkşin, Sina (2009), Türkiye Tarihi, v. 3, Istanbul, Cem yayınevi, ISBN 975-406-565-9, p 95. e avviò l'organizzazione di un nuovo esercito fedele al sultano. Anch'egli venne tuttavia ucciso durante una ribellione nel 1808, ordita dalle correnti reazionarie controllate dai giannizzeri. Mahmud dovette così, almeno temporaneamente, rinunciare alla riforma delle forze armate ottomane e sistema amministrativo-feudale.

In questo generale clima di insicurezza per il nuovo sultano si colloca anche la conferma del governatorato di Mehmet Ali Paşa sull'Egitto. Mehmet Ali era infatti un militare di origini albanesi giunto in Egitto insieme al contingente ottomano inviato a pacificare il paese per conto dei mamelucchi dopo che questi erano stati stroncati da Napoleone durante la Campagna d'Egitto. Costruendosi una solida base di potere locale, Mehmet Ali riuscì a porsi a capo dell'Egitto, eliminando i mamelucchi (1805) e presentandosi all'allora sultano Selim III come l'unico vassallo in grado di fornirgli un valido supporto militare per tramite di un esercito modernizzato su modello napoleonico. La conferma a Mehmet Ali del titolo di Wālī di Egitto garantì a Mahmud il suo prezioso appoggio nella guerra contro i ribelli wahhabiti del Najd che permise al sultano di riconquistare le Città Sante, Medina (1812) e la Mecca (1813)Dodwell, Henry. (1967) The Founder of Modern Egypt: A Study of Muhammad ‘Ali, Cambridge University Press, pp. 43-44 e 48..

Ben più complessa si rivelò la gestione dei domini turchi in Europa. La Serbia era in rivolta sin dal 1804 (vedi Prima rivolta serba), appoggiata dallo Zar Alessandro I che aveva avviato nel 1806 una nuova guerra contro la Sublime porta quando Selim III, allora alleato di Napoleone, aveva attaccato i Principati danubiani e bloccato i Dardanelli alle navi russeHoward, Edward [a cura di] (1839), Memoires of Admiral Sir Sidney Smith, K.C. B., & c., Londra, Bentley, v. 2.. Nel biennio 1809-1810 l'avanzata occidentale russa venne contenuta in Bessarabia (nel Caucaso, buona parte della Georgia era stata conquistata dal 1807) ma, una volta al comando del generale Kutuzov (1811), le truppe zariste martellarono ripetutamente la Dobruja sino a costringere Mahmud a firmare il Trattato di Bucarest che ratificava l'ingerenza di Mosca sul DanubioPetrov, AH (1885-1887), The War between Russia and Turkey, 1806-1812, San Pietroburgo, 3 v.. Il contemporaneo avvio della Campagna di Russia da parte di Napoleone costrinse lo Zar a ritirare precipitosamente le sue truppe dai BalcaniLefebvre, Georges (2009), Napoleone, Bari, Laterza, ISBN 978-88-420-5902-8, p. 599., lasciando Mahmud libero di concentrarsi sulla repressione della rivolta serba.. Entro il 1813, gli ottomani agli ordini del gran visir Hursid Pascià riconquistarono le terre che si erano liberate.. Numerosi principi e capi della rivolta fuggirono in Austria (es. Karađorđe Petrović), mentre altri passarono tra le file dei nuovi alleati del sultano (es. Miloš Obrenović). Già nel 1814, il ribelle Hadži Prodan Gligorijević organizzò una nuova sommossa che venne però brutalmente repressa dal gran visir. Le continue vessazioni degli ottomani esacerbarono però la situazione, sino a che non fu lo stesso Obrenović a mettersi a capo della Seconda rivolta serba a causa della quale Mahmud venne costretto a riconoscere l'esistenza del Principato di Serbia (1816) retto da Obrenović (1817).

Nel 1819, l'ambasciatore Halet Efendi portò all'attenzione di Mahmud il crescente potere che il Pascià di Rumelia, Alì Pascià di Tepeleni, aveva accumulato negli anni del conflitto russo-turco, facendosi quasi signore indipendente di Grecia e Albania. Abile politico, Alì Pascià riuscì a mantenere la situazione sotto controllo per alcuni mesi poi, nel 1820, commise l'errore di ordinare l'assassinio di un suo rivale costantinopolitano, Ismail Pascià. Il colpo fallì e la mossa avventata del despota permise al sultano di pretenderne le dimissioni. Al rifiuto di Tepeleni, Mahmud inviò contro di lui prima lo stesso Ismaël Pascià e poi il più capace Hursid Pascià, al comando di un esercito di uomini. Alì Pascià venne costretto a ritirarsi nella sua roccaforte di Giannina che venne cinta d'assedio. Nel gennaio 1821, Tepeleni, in un disperato tentativo di rappacificarsi con il sultano, gli inviò delle lettere nelle quali denunciava i complotti dei rivoluzionari greci con i quali aveva intrattenuto rapporti sin dall'anno precedente. Spiazzato dal voltafaccia di Ali PasciàPresle, Brunet: de [e] Blanchet, Alexandre (1860), Grèce depuis la conquête romaine jusqu'à nos jours, Firmin Didot, p. 425., il Direttorio rivoluzionario greco, forte dell'appoggio dello zar Alessandro, diede il via alla rivolta che sfociò nella guerra d'indipendenza greca nel 1821. L'insurrezione divampò in tutta la Grecia continentale, fomentata prima dall'arcivescovo di Patrasso, Germanos, poi anche grazie all'appoggio dei gruppi noti come Armatolì e Kleftes guidati da Theodoros Kolokotronis. Nel frattempo, nei Principati danubiani, Tudor Vladimirescu avviava la guerriglia in Valacchia.

I russi aumentarono poi la pressione su Istanbul convincendo lo Scià di Persia, Fath Ali Shah, a testare contro le forze di Mahmud il suo esercito da poco occidentalizzato come l'ormai sciolto Nizam-ı Jedid del defunto sultano Selim III. La nuova guerra ottomano persiana cominciò con l'invasione persiana del Azerbaigian e il successivo assedio di Baghdad, fortunosamente interrotto dalla morte del comandante QajarWard, Steven R. (2009), Immortal: A Military History of Iran and Its Armed Forces, Georgetown University Press, p. 76.. Contemporaneamente, il principe ereditario di Persia, Abbas Mirza, entrò in Anatolia e con le sue truppe, pur numericamente inferiori, distrusse l'armata ottomana nella battaglia di Erzurum. Costretto ad aprire i negoziati con il principe Mirza, Mahmud optò per una brutale pacificazione del conflitto balcanico. Entro il 1822, i Principati danubiani vennero occupati, l'Epiro venne riconquistato, Alì Pascià venne catturato e decapitato e il dominio riaffermato con il terrore: nell'isola di Chio la popolazione venne pressoché interamente sterminata. Gravi disordini scoppiarono anche nella capitale dove elementi dei giannizzeri organizzarono violente incursioni nei quartieri cristiani dopo che Mahmud stesso aveva ordinato l'imprigionamento e l'esecuzione del dragomanno (vedi Massacro di Costantinopoli (1821)).

Chiusa la contesa con la Persia tramite il Trattato di Erzurum (1823), Mahmud si concentrò sulla Questione grecaMasters, Bruce (1991), The Treaties of Erzurum (1823 and 1848) and the Changing Status of Iranians in the Ottoman Empire, in Iranian Studies, 24 (1): 3–15. Nel Peloponneso, Kolokotronis manteneva alcune sacche di resistenza, mentre Markos Botsaris resisteva a Missolungi. Il sultano dovette ricorrere nuovamente alle truppe del Pascià egiziano. Nel 1824 nominò il figlio di Muhammad Ali, Ibrāhīm Pascià, governatore della Morea. Ibrahim passò subito all'azione, riconquistando Navarino (1825), Missolungi (1826) e Atene (1827).

Le gestione delle province europee dell'Impero venne poi ulteriormente complicata nel 1826 dallo scioglimento del corpo dei giannizzeri. I distaccamenti provinciali dei giannizzeri iniziarono infatti a fomentare focolai di rivolta e a schierarsi al fianco dei governanti sostenendone le pretese di autonomia ai danni della Porta. Rivolte tra i musulmani neo-convertiti scoppiarono inoltre in Rumelia, Bosnia e Albania. Il quasi contemporaneo accendersi del nuovo conflitto tra Persia e RussiaKazemzadeh, F (1991), Iranian relations with Russia and the Soviet Union, to 1921, in: Avery P, Hambly GRG, Melville, P. [a cura di] (1991), The Cambridge History of Iran, Cambridge University Press. scampò Mahmud da eccessive intromissioni di Mosca nell'area danubiana. Il 7 ottobre 1826, il sultano e il nuovo Zar Nicola I congelarono la loro contesa sottoscrivendo la Convenzione di Akkerman nella quale il governo dei Principati veniva rimesso a degli Hospodar eletti congiuntamente da Mosca e da Istanbul..