Lo stadio Olimpico è un impianto sportivo multifunzione italiano di Roma. Situato nella pianura tra le pendici meridionali di Monte Mario e il fiume Tevere, fa parte del complesso architettonico del Foro Italico costruito a partire dal 1928 da Enrico Del Debbio, e, ancorché incompleto, fu inaugurato nel 1932 con il nome di stadio dei Cipressi; tra il 1933 e il 1937 Luigi Moretti ne rivisitò il progetto e lo rese una quinta scenica dei giochi del periodo fascista. Gli eventi bellici bloccarono previste espansioni dello stadio che, dopo la liberazione di Roma nel 1944, fu occupato dalle truppe alleate.

Il suo recupero avvenne tra il 1949 e il 1953 grazie a Cesare Valle, Carlo Roccatelli e, dopo la morte di quest'ultimo, Annibale Vitellozzi, autori di un'opera in discontinuità con il progetto architettonico originale ma maggiormente fruibile. Fu inaugurato con un evento multisportivo il (arrivo di una tappa del Giro d'Italia e un incontro internazionale di calcio tra e ) con il nome di stadio dei Centomila, e già l'anno successivo vi si tenne la finale di Coppa Europa di rugby tra e ; dal 1953, salvo brevi interruzioni, ospita gli incontri interni dei due maggiori club professionistici della Capitale, la e la . Lo stadio assunse il nome attuale dopo l'assegnazione a Roma dei Giochi della XVII Olimpiade del 1960. All'epoca impianto completamente scoperto eccezion fatta per la tribuna sul lato verso Monte Mario, in occasione del campionato mondiale di calcio 1990 fu di fatto ricostruito quasi integralmente e dotato di copertura in teflon che ne ha completamente stravolto il disegno originale.

In ambito calcistico, a livello internazionale fu sede delle finali dei campionati europei del 1968 e 1980, nonché di quella del mondiale 1990; più recentemente ha ospitato un girone e un quarto di finale del campionato europeo 2020, disputatosi senza un Paese organizzatore. A livello di club fu due volte lo stadio ospite della finale di Coppa dei Campioni – nel 1977 e nel 1984 – e altrettante di quella di Champions League, nel 1996 e nel 2009. Nel 1973 fu utilizzato come sede interna dalla per disputarvi, in gara unica, la Coppa Intercontinentale contro gli argentini dell' e nel 1991, in quanto impianto della Roma, fu sede della finale di ritorno della Coppa UEFA che vide impegnato il club giallorosso contro l'. Nel 1964 fu anche, in maniera estemporanea, la sede del primo e più recente spareggio tenutosi per decidere la vittoria nel campionato italiano di calcio, tra e . Dal 2008 è la sede della finale di Coppa Italia.

Oltre alle cerimonie d'apertura e chiusura e le gare d'atletica delle olimpiadi del 1960, vi si tennero gli europei d'atletica leggera del 1974, i mondiali del 1987, i Giochi universitari del 1975 e, più recentemente, gli europei d'atletica leggera del 2024. Dal 1980 ospita annualmente, tranne alcuni trasferimenti causa lavori, il Golden Gala. Usato come impianto rugbistico già dal 1954, è dal 2012 lo stadio interno della nazionale italiana nel Sei Nazioni oltre a essere utilizzato per i test match autunnali più importanti. Infine, dalla ristrutturazione avvenuta nel 1990 è frequentemente impiegato quale sede di concerti.

Lo stadio Olimpico è anche sfondo di due gravi episodi di cronaca nera, il primo nel 1979 quando il lancio di un missile con un'arma artigianale provocò la morte di uno spettatore, Vincenzo Paparelli, e l'altro nel 1994, quando un fallito attentato eversivo della mafia avrebbe potuto provocare la morte di una quantità imprecisata di civili e rappresentanti delle forze dell'ordine durante un incontro della .

L'impianto, così come tutto il complesso del Foro Italico, è dal 2004 di proprietà dell'agenzia Sport e Salute (ex Coni Servizi); in precedenza fu di proprietà demaniale. La sua capacità omologata è di spettatori, seconda a livello nazionale. La massima affluenza certificata allo stadio Olimpico è di spettatori, registrata durante il campionato di serie A 1973-74.

Storia Le origini Il complesso del Foro Italico non faceva originariamente parte del piano regolatore generale del 1909 redatto dallingegnere e urbanista Edmondo Sanjust.. Fu dopo lavvento del fascismo, che individuò nello sport un efficace veicolo di propaganda, che il piano di Sanjust fu sottoposto a variante generale nel 1926. per ricomprendervi un'area di – in origine destinata a sede ferroviaria – da adibire a complesso sportivo. L'allora Foro Mussolini nacque in Piazza d'Armi nel nuovo quartiere Della Vittoria, nella piana ai piedi di Monte Mario sulla sponda destra del Tevere che fronteggia il quartiere Flaminio appena dopo Ponte Milvio.

I lavori, commissionati dall'Opera nazionale Balilla (ONB), iniziarono nel 1928 sotto la direzione dell'architetto Enrico Del Debbio e, tra gli impianti ultimati in vista del decennale del regime, il , figurava lo stadio dei Cipressi, progettato per spettatori e realizzato interamente tramite terrazzamenti sul lato di Monte Mario e riporti di terreno sugli altri lati; l'impianto era più adatto ad adunate che a incontri sportivi, essendo la superficie del suo prato pari a ~ (circa ).

Per realizzare l'impianto, che sorgeva su una zona paludosa soggetta al ristagno delle acque che grondavano dalle pendici di Monte Mario, fu sopraelevato di il piano di calpestìo tramite il riporto di circa 2 milioni di metri cubi di terra di scavo. L'inaugurazione ufficiale avvenne il successivo, quattordicesimo anniversario della vittoria nella Grande Guerra, con un saggio ginnico giovanile a opera delle sezioni sportive di Balilla, Avanguardisti e Giovani Italiani.

Lo stadio, nelle intenzioni del regime, avrebbe dovuto ospitare i giochi olimpici che Roma era intenzionata a chiedere per il 1940; a partire dal 1933 fu sottoposto a varianti dall'architetto Luigi Moretti in collaborazione con Angelo Frisia e l'ingegnere Achille Pintonello., che ne rielaborarono una nuova conformazione con tribune in muratura anche sul lato del Tevere e in cui furono previsti anche un campo di calcio e campi accessori per la pallacanestro e atletica pesante; il , primo anniversario dell'Impero, avvenne l'inaugurazione dell'impianto ristrutturato che poteva contenere spettatori, anche se erano già in programma sopraelevazioni delle tribune che l'avrebbero portato a . Nel frattempo, con l'incorporazione dell'ONB nella Gioventù Italiana del Littorio (GIL), nel 1937 lo stadio dei Cipressi era passato sotto la proprietà di quest'ultimo ente.

Nonostante gli usi multisportivi cui fu destinato, lo Stadio dei Cipressi funse essenzialmente come teatro delle manifestazioni del regime: nel 1938 vi si svolse un'esibizione militare in occasione della visita a Roma di Adolf Hitler e più tardi, in quello che il Littoriale chiamò «Stadio Olimpiaco», ivi si tennero i saggi conclusivi del decimo Campo DUX, manifestazioni ginnico-militari organizzate dalla GIL. In piena guerra, nel settembre 1941, ospitò, in contemporanea con Berlino e Tokyo, celebrazioni paramilitari del primo anniversario della stipula del patto tripartito, anche noto come Asse, ovvero l'alleanza politica e militare tra Germania, Giappone e Italia.

I piani di sviluppo dello stadio dei Cipressi furono bloccati con l'arrivo della guerra a Roma nel 1943 e la successiva liberazione dal regime fascista con l'ingresso delle truppe angloamericane nella Capitale nel 1944; lo stadio, in tale periodo, fu utilizzato dai militari come base logistica e sede di competizioni sportive interalleate.

La ricostruzione del dopoguerra Dopo la guerra lo stadio fu affidato al CONI che, per voce del suo allora presidente Giulio Onesti, ne annunciò il completamento in varie fasi, la prima delle quali nel 1950.

Il progetto fu commissionato all'ingegnere Carlo Roccatelli e all'architetto Cesare Valle, entrambi all'epoca membri del consiglio superiore dei lavori pubblici. A complicare il lavoro del CONI, tuttavia, era il persistere di una controversia burocratica sorta sull'eredità del Foro Italico: infatti il primo governo Badoglio, nel liquidare la GIL con tutte le sue pertinenze, ne aveva assegnato i beni a un neoistituito Commissariato della Gioventù Italiana e disposto che in un secondo momento tali beni, a seconda della natura, dovessero essere ridistribuiti ai ministeri della Difesa e della Pubblica Istruzione; tuttavia, cessata la guerra, tale commissariato, nato come provvisorio, continuò a esistere e quindi rimase proprietario del Foro Italico (tale questione fu destinata a essere risolta solo nel 1976 con la soppressione dell'ente e il passaggio al demanio dei suoi beni immobili, incluso lo stadio).

Lungi dal leggere la vicenda in chiave di lassismo burocratico, l'Unità denunciò il tentativo del Commissariato, a seguito dell'istituzione di un centro nazionale sportivo del Foro Italico, di voler creare un'organizzazione parallela al CONI e orientata a favorire le associazioni sportive vicine all'Azione Cattolica. Qualche anno più tardi lo stesso quotidiano comunista denunciò pubblicamente Giovanni Valente, commissario della Gioventù Italiana politicamente vicino all'esponente democristiano Amintore Fanfani, per avere ipotecato il complesso del Foro Italico per tre miliardi di lire al fine di finanziare il progetto dell'Ente nazionale assistenza lavoratori (del quale lo stesso Valente era commissario straordinario) di creare l'Enalotto allo scopo di fare concorrenza al Totocalcio, altresì gestito dal CONI.

Dopo la morte di Roccatelli nel 1951 i lavori furono affidati ad Annibale Vitellozzi che nel 1953 ultimò la struttura per un costo complessivo di circa 3,4 miliardi di lire.. Il nuovo stadio, completamente in cemento armato ricoperto in travertino, si presentava con due curve a emiciclo di circa di raggio separate da due tribune quasi rettilinee, lungo sull'asse maggiore e su quello minore; il complesso misurava, dal piano di gioco fino alla sommità, meno di , ripartiti in sopra il piano stradale e interrati. Tale soluzione faceva sì che lo stadio non sovrastasse il paesaggio circostante e si inserisse in maniera coerente e armonica nel resto del complesso. L'impianto occupava un'area di circa . Furono costruite 10 entrate, tre per ogni curva e due per ogni tribuna; le gradinate erano scoperte fatta eccezione per una tettoia che copriva parte della tribuna sul lato di Monte Mario, alla sommità della quale fu realizzata una struttura metallica lunga 80 metri in cui furono ricavati 40 cubicoli in vetro e alluminio per i telecronisti. Fu realizzata anche una tribuna stampa da 572 posti di cui 294 coperti, una sala stampa con 54 cabine telefoniche più sala telescrivente, telegrafo e apparecchiature per telefoto. A bordo pista d'atletica, lunga , fu realizzato un fossato largo e profondo .

L'inaugurazione ufficiale del nuovo stadio così ricostruito, ribattezzato dei Centomila in ragione della capacità massima prevista, avvenne il alla presenza del capo dello Stato Luigi Einaudi; gli eventi sportivi in programma furono l'incontro di ritorno della Coppa Internazionale 1948-53 tra e e l'arrivo della sesta tappa del Giro d'Italia Napoli-Roma. L'Ungheria vinse 3-0 con un goal di Nándor Hidegkuti, primo marcatore ufficiale nel nuovo impianto, e due di Ferenc Puskás; dopo la fine dell'incontro il pubblico assisté all'arrivo della tappa del Giro d'Italia in cui Giuseppe Minardi batté in volata i sei ciclisti in fuga con lui fino al traguardo. La domenica successiva vi si tenne anche il primo incontro di club, la gara della 33ª giornata della serie A 1952-53 tra e vinta dai bianconeri 1-0 con un goal di Pasquale Vivolo, singolarmente presente anche nella partita di una settimana prima contro l'Ungheria come sostituto di Boniperti a inizio secondo tempo. Nella giornata successiva di campionato, ultima per quella stagione, fu il turno della a esordire nel nuovo stadio, con uno 0-0 contro la . Da allora l'Olimpico è l'impianto interno dei due club della Capitale.