I ventitré giorni della città di Alba è una raccolta di 12 racconti di Beppe Fenoglio pubblicata nel 1952.
Sei racconti sono dedicati ad episodi della guerra partigiana, altri sei sono descrizioni della vita nell'Italia contadina durante e dopo la seconda guerra mondiale (1939-1945).
Genesi La pubblicazione della raccolta, avvenuta nel 1952 per Einaudi, segnò l'esordio letterario di Fenoglio.
Il percorso dell'opera verso la pubblicazione fu lungo e travagliato anche a causa del titolo originario, Racconti della guerra civile, sgradito al consulente editoriale della casa editrice torinese, Elio Vittorini, che propose di cambiarlo in Racconti barbari.Gabriella Fenocchio (a cura di), Il Novecento. 2. Dal neorealismo alla globalizzazione, in La letteratura italiana, diretta da Ezio Raimondi, Milano, Mondadori, 2004, p. 104: «Sofferta fu la genesi editoriale del libro, a partire dal titolo per il quale l'autore aveva inizialmente proposto Racconti della guerra civile. Ma l'espressione "guerra civile" era in quegli anni un tabù per la cultura di sinistra, e Vittorini non lo accettò, suggerendo in un primo momento Racconti barbari». Il libro fu infine pubblicato nel 1952 con il titolo I ventitre giorni della città di Alba, dal nome del primo racconto.Sulle ragioni del cambiamento di titolo, Luca Bufano, Beppe Fenoglio e il racconto breve, Ravenna, Longo, 1999, p. 89: «L'insofferenza di gran parte della sinistra italiana verso il termine "guerra civile" aveva perciò (e per taluni continua ad averlo oggi) un significato squisitamente politico, quasi il suo impiego implicasse una sorta di legittimazione della parte avversa: non guerra civile, dunque, ma guerra di Resistenza e di Liberazione dal tedesco. I fascisti di Salò – era questo il senso ultimo – non dovevano considerarsi "italiani", ma traditori che avevano rinnegato la loro patria asservendosi al nemico invasore». Già nella prima edizione - e poi in tutte le altre seguenti - il titolo comprende la parola "ventitre" senza l'accento acuto finale, come invece prevederebbe la regola ortografica. Tema
Questo narra della conquista partigiana di Alba, avvenuta il 10 ottobre 1944. Privi degli aiuti alleati, i partigiani resistono poche settimane prima di cedere nuovamente la città all'esercito della Repubblica Sociale Italiana il 2 novembre successivo, dopo, appunto, 23 giorni.
La conquista di Alba da parte delle formazioni autonome delle Langhe fu il coronamento di mesi e mesi di lotta sulle colline, che avevano ridotto il presidio fascista al lumicino, quasi confinato all'interno della città; le truppe, quindi, furono costrette ad abbandonarla e lo fecero in modo ordinato e concordato il 10 ottobre, grazie all'intervento della curia diocesana, incalzati dai partigiani che si apprestavano ad entrare trionfalmente per le vie, salutati dalla popolazione festante e dal suono delle campane di tutte le chiese cittadine. Questa occupazione militare diede molto fastidio alle alte autorità fasciste, da Torino fino a Salò, che subito pensarono al modo di rientrare in possesso della città; una zona libera di questo tipo non poteva esistere, perché rappresentava una vera macchia al prestigio della RSI: per questo motivo alla riconquista non parteciparono truppe tedesche ma solo italiane, in particolare reparti anti-partigiani dei RAU (Reparti Arditi Ufficiali), formazioni della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) e delle Brigate nere, un plotone di cavalleria e alcuni reparti della Xª MAS (Bgt. Lupo e 1^ e 2^ Cp. Btg. Fulmine).Alba libera, atti del convegno di studi "la libera repubblica partigiana di Alba, 10 ottobre - 2 novembre 1944", Alba 1985.
I partigiani, che diedero vita a un governo civile mantenendo l'ordine e i commerci, controllavano soprattutto le rive del fiume Tanaro a nord e l'ingresso della città dalla direttrice sud, mentre tutto il fianco ovest si pensava fosse ragionevolmente sicuro per la presenza del fiume in piena e, soprattutto, per via del crollo del ponte in località Pollenzo, a pochi chilometri di distanza, dopo lo scoppio di una mina; il ponte (di corde), però, era stato distrutto solo in parte e, sotto il controllo delle SS del capitano Wesser (di stanza nel castello della cinta reale di Pollenzo), fu presto riparato a loro insaputa. La notte del 2 novembre esso fu percorso dalle truppe fasciste, che raggiunsero la città da sud e l'aggirarono da est, sulle colline, mentre un altro gruppo passò il fiume su un ponte di barche e penetrò dalla direzione ovest. L'allarme fu dato già di primo mattino da un uomo riuscito a sfuggire alle avanguardie fasciste che avevano freddato i suoi tre compagni, in località Toetto, mentre si riparavano dalla fitta pioggia sotto la tettoia di una chiesetta (Fenoglio scrive che stavano giocando a carte). I partigiani attesero le avanguardie fasciste concentrandosi sulla linea sud di cascina San Cassiano, dove esistevano alcune trincee, ma presto si accorsero che il nemico li stava aggirando da est, perché da lì cominciò a sparare, e smisero una dopo l'altra le mitragliere che avevano appostato su alcune posizioni dominanti (villa Monsordo, Castelgherlone) sulla sinistra. In inferiorità numerica e con gravi difficoltà logistiche, dovute soprattutto alle avverse condizioni meteorologiche, i partigiani ripiegarono su un'altura (in località villa Miroglio) per poi defilarsi nuovamente nella Langa. I fascisti, penetrati in Alba senza il saluto della popolazione, "andarono personalmente a suonarsi le campane".
Il racconto di Fenoglio appare disincantato e privo della retorica che regnava in quegli anni attorno alla Resistenza. I partigiani erano dipinti come giovani combattenti semplici, talvolta feroci, privi di quell'alone di eroismo in cui molti, nei primi anni dalla fine della guerra, li avevano proiettati; per questo l'opera fenogliana fu oggetto di molte critiche, soprattutto dai giornali di sinistra come l'Unità ("Guerriglia e mondo contadino", Mario Giovana, Cappelli Editore 1988). Solo più tardi il suo modo di "raccontare i partigiani" fu accolto più benevolmente e la sua opera ebbe il riconoscimento che meritava anche dal punto di vista storico.
L'incipit del primo racconto è stato citato dal Consorzio Suonatori Indipendenti (CSI) nella canzone Linea Gotica pubblicata nell'omonimo album.
Racconti Racconti della guerra civile:
I ventitre giorni della città di Alba L'andata Il trucco Gli inizi del partigiano Raoul Vecchio Blister Un altro muro
Racconti del parentado e del paese e del dopoguerra:
Ettore va al lavoro Quell'antica ragazza L'acqua verde Nove lune L'odore della morte Pioggia e la sposa
Edizioni
- Introduzione di Maria Antonietta Grignani, Collana Oscar n.273, Mondadori, 1970-1983.
in
in - nuova edizione accresciuta, con bibliografia a cura di Barbara Colli, Collana Biblioteca della Pléiade, Torino, Einaudi, 2001, ISBN 978-88-446-0080-8, pp. LXIV-1799.
- Milano, RCS, 2015; Collana Super ET, Torino, Einaudi, 2015, ISBN 978-88-062-2695-4; Presentazione di Davide Longo, Collana ET Scrittori, Einaudi, 2022, ISBN 978-88-062-5311-0. in
Note
Voci correlate Repubblica partigiana di Alba
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