Yahweh (, anche YahvehQuesta traslitterazione, molto diffusa, riproduce, se letta da un anglofono, quella che è generalmente considerata l'originale pronuncia ebraica di YHWH (anche YHVH): Un'altra forma per rendere la pronuncia di YHWH è Jehovah, da cui l'italiano Geova (cfr. Geova in Il Devoto-Oli 2012. Vocabolario della lingua italiana, a cura di Luca Serianni e Maurizio Trifone), è frutto di una errata trascrizione (cfr. S. David Sperling, in Encyclopedia of Religion, cit., p. 3538) avvenuta in epoca medievale (cfr. R.T.A. Murphy in The New Catholic Encyclopedia, vol. 7, New York, Gale, 2003, pp. 750-1)., oppure solo Yah o Yahu; in italiano scritto anche Ja(h)vè o Ia(h)vè; pronuncia Iavè, ) è il dio del popolo ebraico. È descritto nella Bibbia ebraica.

Il culto dedicatogli da parte degli ebrei è attestato a partire dall'età del ferro nei regni ebraici di Israele e Giuda,Miller, Patrick D (1986). A History of Ancient Israel and Judah, pp. 110-111, Westminster John Knox Press. insieme ad altre divinità della religione siro-palestinese, fra cui, in un primo momento, potrebbe aver avuto una consorte femminile, Asherah.. L'incertezza è dovuta alla difficoltà di chiarire se i siti archeologici in cui Yahweh è associato ad altre divinità siano siti ebraici o cananei e al fatto che "Asherah" potrebbe indicare non una dea ma un oggetto di culto.

Dopo il periodo dell'esilio babilonese (VI secolo a.C.) Yahweh risulta con certezza essere stato promosso a dio unico nella religione ebraica,. soppiantando definitivamente El (dio supremo delle religioni del Vicino Oriente) e assumendone gli attributi (tra cui gli epiteti El Shaddai, "Dio Onnipotente", ed El Elyon, "Dio Altissimo")..

Nella Bibbia ebraica, nella quale quindi, secondo la tradizione esegetica, Yahweh ed El sono da interpretare come lo stesso Dio, egli è descritto come potente e creatore (Genesi, ), ma anche legato da un patto con la famiglia di Giacobbe: severo nel punire le colpe, attento verso i penitenti, a fasi alterne dio locale e dio universale, protettore del popolo d'Israele.

Origine e pronuncia del nome

Il tetragramma Il nome "Yahweh" è una vocalizzazione dell'ebraico biblico יהוה, parola composta da quattro lettere (yodh, he, waw, he, corrispondenti alle quattro consonanti dell'alfabeto latino YHWH o YHVH, con la yodh talvolta resa anche dalla lettera J intesa come suono I semiconsonantico) e perciò detta "tetragramma". La lingua ebraica, sia anticamente che oggi, è dotata di sole lettere dal valore consonantico, mentre la vocalizzazione (variabile e importante ai fini del significato delle parole) è indicata ortograficamente attraverso segni diacritici, notazioni vocaliche introdotte dai Masoreti soltanto nella seconda metà del I millennio d.C.. Mentre è indiscusso che il nome del dio ebraico è indicato nella Tanakh con le quattro lettere summenzionate, la loro pronuncia resta incerta e oggetto di dibattito sia tra gli studiosi, sia tra i fedeli delle diverse confessioni che fanno riferimento al "Dio di Abramo", ma è oggi abbastanza certo che fosse Yahweh o Yahaweh (questa la vocalizzazione anche nell'ebraico moderno).

La forma breve, e originaria, Yah Yahweh è un composto di Yah con hweh. Yah (con accento sulla prima vocale, il suono I) o Yahu (anche Yeh o Yehu), già reso Ia e Iao da autori antichi di lingua greca, il cui significato è il "Vivente" ed è presente come radice o desinenza in numerosi termini e nomi propri composti di origine ebraica (e.g. alleluia; Elia, Geremia, Isaia, Mattia, ecc.), è secondo alcuni studiosi la forma semplice e arcaica del nome, poi rafforzata ed estesa con hweh che è il verbo "essere" alla terza persona singolare, forse una ripetizione del già presente hu nella forma Yahu. La pronuncia di queste varianti brevi è certa e ben attestata. Secondo alcuni studi, Yah sarebbe la resa cananaica-ebraica dell'accadico Ea, dalla medesima radice etimologica e dal medesimo significato (il "Vivente"). L'italiano "Gesù" deriva in ultima analisi, attraverso la mediazione greco-latina, dall'aramaico Yehošuah (in ebraico Yēshūa῾) e che pacificamente significa "Yah/Yahu è salvezza", molto simile (e corrispondente per significato) al nome ebraico Yěhōshūa῾, reso in italiano come "Giosuè".

Il titolo sostitutivo Adonai Gli ebrei evitavano di pronunciarne il nome per non profanarlo ("non nominare il nome di Dio invano", terzo comandamento secondo la tradizione ebraica, secondo comandamento secondo la tradizione cattolica), mentre nella Bibbia è reso per iscritto con il tetragramma, ovvero dalle lettere prive di vocali: gli ebrei talvolta usavano il titolo Adonai (lo stesso che il nome, reso in lingua greca, di Adone, ossia il dio mesopotamico e cananaico Dumuzi/Tammuz, figlio di Ea), che significa "Signore", uso poi ripreso dai cristiani. Gli ebrei rabbinici moderni continuano ad utilizzare il termine Adonai per designare il dio di Israele, mentre gli ebrei samaritani moderni, che non hanno mai considerato proibita la pronuncia del nome ma solo la profanazione di quest'ultimo, lo leggono come Iabè. I cristiani hanno preferito il termine Kyrios ("Signore", in lingua greca) ovvero Dominus ("Signore", in lingua latina), tant'è che nel Nuovo Testamento il termine non viene mai usato, non essendo presente negli originali greci, mentre compare circa volte nell'Antico Testamento.

Il desueto "Geova" Jehovah è una costruzione artificiosa basata sulla vocalizzazione del tetragramma con l'inserimento delle vocali di Adonai. Le chiese cristiane, compresa la Chiesa cattolica, pur avendo usato in passato sia il termine Yahweh sia (più raramente) il termine Jehovah, italianizzato in "Geova", oggi usano solo sporadicamente il termine Yahweh nella lettura di passi biblici dell'Antico Testamento e in alcuni canti religiosi, mentre Geova è scomparso del tutto, fatta eccezione per i Testimoni di Geova, che, invece, ne fanno un uso costante ed abituale.

Origini del culto di Yahweh Sembra probabile che l'adorazione di Yahweh si sia originata nel sud della terra di Canaan (Edom, Moab, Madian) a partire dall'Età del bronzo (XIV secolo a.C.)Robert K Gnuse, No Other Gods: Emergent Monotheism in Israel, Sheffield Academic Press (1997) pp. 74-87 e che il suo culto sia stato diffuso a nord dalla popolazione seminomade dei Keniti dediti alla pastorizia e all'estrazione del rame. Cornelis Petrus Tiele, uno degli ideatori dell'"ipotesi Kenita" (1872), riteneva che storicamente Yahweh fosse stato una divinità dei Madianiti e che il profeta Mosè fosse uno di loro; sempre secondo Tiele, sarebbe stato Mosè a portare ad Israele il culto di Yahweh. Quest'idea è basata su alcuni passi biblici secondo cui Yahweh si sarebbe rivelato a Mosè nel deserto del Sinai, quando egli vi pascolava le greggi di suo suocero, Ietro, che era un sacerdote Madianita di Yahweh (Libro dell'Esodo, ). Questa tradizione conserverebbe il ricordo dell'origine Madianita del dio. Dagli studiosi e dagli storici moderni viene ampiamente accettato il ruolo che i Keniti hanno avuto nel trasmettere il culto di Yahweh,Karel van der Toorn, Bob Becking, Pieter Willem van der Horst(eds.) Dictionary of Deities and Demons in the Bible , Leiden, Brill, 1999, p. 911. anche se quello di Mosè è privo di riscontri extra-biblici.

In base ai ritrovamenti archeologici e alle iscrizioni rinvenute negli ultimi decenni nei siti delle città-Stato cananee,J. Day (2002), Yahweh and the Gods and Goddesses of Canaan, pp. 15-16, Journal for the Study of the Old Testament, n. 265, Sheffield Academic Press, Londra, ISBN 1-85075-986-3. oggi gli studiosi propendono a scartare l'ipotesi che Yahweh in origine appartenesse al pantheon cananeo, poiché non compare nemmeno nei testi mitologici di Ugarit. La maggior parte degli accademici è concorde invece nel ritenere che il culto di Yahweh abbia avuto origine fuori da Israele, verso sud, nella terra di Madian (oggi Arabia nord occidentale), tra la fine dell'Età del bronzo e l'inizio dell'Età del ferro; inoltre l'epiteto Yahweh di TemanTeman era un'importante città del Regno di Edom, confinante a sud con il Regno di Giuda, ed il nome di una tribù omonima di Edomiti. sull'iscrizione di Kuntillet Ajrud e il toponimo Shasu di Yahweh in alcuni testi egizi risalenti alla XVIII dinastia (XIV-XIII secolo a.C.) avvalorano la veridicità della teoria sull'origine madianita di Yahweh, che sarebbe quindi stato adottato come dio nazionale dagli ebrei in seguito. Studi di linguistica e mitologia-simbologia comparata effettuati da biblisti, ebraisti e assiriologi, sostengono che in ultima analisi il culto di Yahweh fu una diramazione occidentale di quello mesopotamico di Enki; il nome Yah sarebbe una resa in cananaico-ebraico del nome accadico del dio, Ea.

Al culto di Yahweh sembra potesse essere affiancato quello di Asherah, considerata spesso la dèa consorte di El nel pantheon cananeo. In numerose iscrizioni israelite più recenti, invece, sembra essere ritenuta la consorte di Yahweh. NOVA Infatti migliaia di statuette di creta, rappresentanti probabilmente Asherah, sono state riportate alla luce e suggeriscono che in realtà nell'età monarchica gli Israeliti non adorassero un solo dio. Le indagini archeologiche sugli insediamenti ebraici dei secoli precedenti (1200-1000 a.C.) mostrano, invece, che gli ebrei sembrano essere stati rigorosamente monoteisti e aniconici.Israel Knohl, "The Rise, Decline and Renewal of the Biblical Revolution" in Yehezkel Kaufmann and the Reinvention of Jewish Biblical Scholarship, Job Y. Jindo, Benjamin D. Sommer,Thomas Staubli (eds.), Orbis Biblicus et Orientalis 283, Academic Press Fribourg-Vandenhoeck & Ruprecht Göttingen,pp. 167-180, in particolare: 170-174.

Sia come sia, l'adozione di Yahweh come dio nazionale fu il frutto di un lungo processo, che difficilmente può essere collocato nella fase dell'etnogenesi del popolo ebraico. È, a tal proposito, indicativo che nessuno dei patriarchi, nessuno dei giudici e nessuno dei re del periodo formativo portasse nomi yahwisti, che pure all'epoca esistevano già (yahwisti sono i nomi di Giosuè e di Yonatan, il figlio di Saul). È possibile ipotizzare che il culto di Yahweh come dio nazionale sia databile al periodo 900-850 a.C. per il Regno di Giuda e al periodo 850-800 a.C. per il Regno di Israele..

Monolatria e monoteismo ebraico La Bibbia ebraica, che è testo sacro, oltre che per gli ebrei (limitatamente all'Antico Testamento), anche per i cristiani e per i musulmani, descrive Yahweh come il vero Dio che ha condotto il popolo ebraico fuori dall'Egitto, fornendolo dei Dieci comandamentiEsodo, .. Yahweh è un "dio geloso" (secondo l'esatta definizione del testo biblicoEsodo, ; Deuteronomio, .), perché redarguisce gli Ebrei relativamente al culto di divinità di altre nazioni o alla fabbricazione di idoliIsaia, ..

L'identità di Yahweh come dio unico e universalistico perché artefice del mondo, da un lato, e come dio nazionale ed etnico, in quanto unico dio cui Israele deve tributare il culto, dall'altro, oscilla tra le due versioni anche in ragione della datazione dei testi biblici e dei diversi contesti.

Così, nella Genesi, il tema della creazione accentua evidentemente il carattere universalistico dell'opera di Yahweh: non esistono Ebrei in quella fase in cui Dio dà forma all'informità pristina. Ed i "libri narrativi" tendono ad accentuare il carattere universalistico di Yahweh, almeno nelle vicende relative ad Adamo, Eva, i primi patriarchi. Il quadro di riferimento è dunque più vasto che non il racconto delle vicende del popolo ebraico. Il racconto di Genesi, è peraltro vicino alle cosmogonie delle civiltà vicine: non manca una tendenza antropomorfizzante (ad esempio, nel riferimento al riposo di Yahweh al settimo giorno della creazioneGenesi, . o nell'ira che manifesta di fronte all'infrazione del berit, ossia del patto tra Dio e il suo popolo) e la descrizione della creazione come imposizione di ordine al caos.

Elementi fondamentali dell'antica religiosità ebraica