La lira AOI fu una serie speciale di banconote della lira italiana stampate tra il 1938 e il 1939 per la circolazione esclusiva nell'Africa Orientale Italiana.

Storia Il regio decreto legge 2 luglio 1936, n. 1371, poi convertito nella legge 11 gennaio 1937, n. 260, aveva introdotto la lira italiana come unica valuta avente corso legale in Etiopia, contestualmente mettendo fine al regime derogatorio vigente in Eritrea. Il periodo di transizione fu stabilito per le banconote in tre mesi, dal 15 luglio al 15 ottobre 1936, e in un solo mese per le monete, da convertirsi entro il 15 agosto.

Il problema concreto nasceva però dal particolare sistema monetario etiope che si basava su un'antica moneta d'argento, il tallero di Maria Teresa che, grazie al suo valore intrinseco in valuta pregiata, era perfettamente mantenuta circolante ed accettata nel paese, tanto che anche le banconote e le monete ne erano in realtà un controvalore derivato in corso forzoso. Se il cambio della cartamoneta e delle monete avvenne nei tempi previsti e nel tasso obbligatorio di un tallero per tre lire, il governo italiano non poté fare altrettanto coi talleri argentei, pena la tesaurizzazione degli stessi.

Il tasso di cambio imposto dall'Italia era oggettivamente sproporzionato e attinente a considerazioni politiche e belliche, e per nulla economiche, su un paese conquistato. Nel 1936 la zecca di Roma coniò una moneta argentea da 5 lire del peso di 5 grammi, mentre il tallero teresiano pesava 28 grammi: ciò comportava un rapporto intrinseco di mercato di 28 a 5, del tutto estraneo a quanto stabilito per legge.

Il divario fra il valore intrinseco del tallero e il suo cambio ufficiale in lire alimentò inoltre una vasta speculazione internazionale: operatori esteri commissionarono la coniazione di talleri alle zecche di Londra, Parigi e Bruxelles — il delegato della Banca d'Italia a Londra stimò in circa dieci milioni i pezzi coniati nel solo 1937 — rivendendoli poi sui mercati etiopici contro biglietti italiani, che venivano infine esportati clandestinamente e ceduti sulle piazze estere. La quotazione del tallero in Africa Orientale Italiana, inizialmente pari a 5 lire, salì così a 10,50 lire nel febbraio 1937 e a 13,50 lire nel giugno dello stesso anno.

Per contrastare la speculazione e conoscere con esattezza il circolante effettivo nelle colonie, il 30 marzo 1936 il governatore della Banca d'Italia Vincenzo Azzolini propose al Consiglio superiore dell'istituto l'emissione di una serie speciale di biglietti da 50 e 100 lire con corso legale limitato ai possedimenti coloniali, identici ai tipi metropolitani salvo che nel colore, sul modello di quanto già sperimentato dalla Francia nei propri territori d'oltremare. La proposta fu approvata da Mussolini, che scelse personalmente le tonalità di colore fra i campioni presentatigli, ma la fabbricazione, già avviata, fu sospesa a tempo indeterminato per l'opposizione del ministro delle Colonie. Ripresa nel 1938 con l'estensione ai tagli da 500 e 1000 lire, l'emissione della serie speciale fu disciplinata dal decreto ministeriale del 28 marzo 1938, relativo ai biglietti «da emettersi per l'Africa Italiana» (G.U. 16 maggio 1938, n. 110), e dal decreto ministeriale dell'8 agosto 1938 (G.U. 19 agosto 1938, n. 188), che ne circoscrisse la circolazione alla sola Africa Orientale Italiana — esclusa quindi la Libia, dove la lira metropolitana circolava senza difficoltà — e ne disciplinò il cambio con i biglietti metropolitani, sia in colonia sia al rimpatrio.

A seguito della scoperta nel 2021 del bozzetto originale delle 1000 lire del numismatico Gerardo Vendemia raffigurante sul retro il transatlantico Rex si è appreso che il progetto iniziale prevedeva una serie dedicata alla circolazione nei territori dell'AOI. Dopo aver valutato i tempi di progettazione e realizzazione, troppo lunghi per le esigenze del Governo, si optò per l'utilizzo delle stesse banconote circolanti in Italia, della serie disegnata da Giovanni Capranesi, con alcune modifiche, tra cui la dicitura "Serie Speciale Africa Orientale Italiana" e il cambio delle colorazionihttps://www.gerardovendemia.com/le-1000-lire-africa-orientale-italiana-storia-di-un-glorioso-insuccesso Sito dello studioso Gerardo Vendemia. Dedicare una serie speciale all'AOI era importante dal punto di vista economico, in questo modo, sarebbe stato possibile dichiararla "fuoricorso", se ci fossero stati inconvenienti, senza influenza sulle banconote italiane. Il progetto, risalente all'anno XIV dell'era fascista (1935-1936), prevedeva un biglietto monocromatico verde con area di stampa di 222 × 155 mm, il busto dell'imperatore Augusto al fronte e il transatlantico al retro; la filigrana prevista, una testa di Atena elmata, è stata ricostruita grazie a un assegno turistico del 1938 che ne riutilizzava gli elementi grafici, poi ripresi anche sulle emissioni della Cassa Mediterranea di Credito per la Grecia e su quelle per l'occupazione italiana dell'Egitto.

I biglietti della serie speciale — soprannominati anche «lira verde» o «lira imperiale» — furono fabbricati in due tornate: la prima, disposta con decreto ministeriale del 14 giugno 1938 e immessa dal 12 settembre, per un valore nominale di 1,8 miliardi di lire; la seconda, con decreto ministeriale del 14 gennaio 1939, per ulteriori 498,5 milioni. L'invio in colonia tardò tuttavia a lungo: al provvedimento si opposero banchieri, commercianti e funzionari coloniali, timorosi di una svalutazione dei biglietti speciali rispetto alla lira metropolitana, oltre agli ambienti interessati al contrabbando di valuta; nel gennaio 1939 l'intero quantitativo era pronto presso la Banca d'Italia, ma il ministero per gli Scambi e le Valute invitò l'istituto a soprassedere e il 27 gennaio 1939 Attilio Teruzzi, sottosegretario di Stato al Ministero dell'Africa Italiana, telegrafò a Mussolini suggerendo di rinunciare al provvedimento. I biglietti entrarono effettivamente nel circolante dell'Africa Orientale Italiana solo dal 1940, in quantità limitate, distribuiti dalle filiali della Banca d'Italia di Gimma, Gondar e Addis Abeba: accolti con diffidenza, anche per la propaganda di discredito delle autorità britanniche, furono spesso rifiutati nei pagamenti o accettati con uno sconto di circa il 20% rispetto ai biglietti ordinari. Al 1º aprile 1941 le filiali ne avevano distribuiti per circa 214 milioni di lire, meno di un decimo del valore stampato, e la circolazione effettiva non superò i 116 milioni.

Con lo scoppio della guerra e la temporanea occupazione della Somalia britannica tra il 1940 e il 1941, anche qui si tentò di introdurre la lira seppur in coabitazione con lo scellino, offrendo un cambio fra il tallero e le banconote AOI portato a 13 lire e mezza.

L'occupazione inglese dell'Africa Orientale Italiana comportò un'ampia diffusione dello scellino dell'Africa Orientale in tutto il territorio, dato che i pesanti segnali inflativi che si prospettavano sulla lira spingevano gli stessi abitanti a coprirsi finanziariamente dotandosi di una valuta più stabile, tanto che il cambio pari a 24 lire dell'Africa Orientale Italiana imposto dal Comando militare britannico di Mogadiscio del generale Alan Cunningham con l'ordinanza n. 1 del 24 marzo 1941 divenne in poco tempo quasi vantaggioso. L'ordinanza militare poneva inoltre in vigore svariate valute del composito Impero britannico, dalla sterlina egiziana alla rupia indiana, oltre alla nuova liberalizzazione del tallero di Maria Teresa con un tasso di cambio che, significativamente, era stabilito in 45 lire per un tallero. La lira italiana rimaneva comunque valida per il commercio al dettaglio, ma le banconote della serie speciale furono espressamente escluse dai mezzi di pagamento ammessi per l'estinzione dei debiti. In ogni caso, nel giro di pochissimi anni fu la stessa popolazione locale a premunirsi di disfarsi delle svalutate lire, e fu dallo scellino britannico che il restaurato governo etiope creò nell'immediato dopoguerra il nuovo tallero etiope.

La fine delle banconote AOI non ebbe però luogo in Africa bensì in Italia: di fronte alla penuria di circolante causata dalla guerra, il decreto ministeriale del 25 novembre 1942 (G.U. 25 novembre 1942, n. 279) revocò la limitazione territoriale della circolazione e i biglietti rimasti nei depositi della Banca d'Italia — oltre il 90% del valore stampato — furono immessi nel circolante metropolitano a partire dal 26 novembre 1942, rifornendo soprattutto le filiali di Milano, Torino e Genova. Guido Crapanzano ha stimato in meno di un miliardo di lire il valore complessivo dei biglietti della serie speciale effettivamente entrati in circolazione in Italia. Una quantità imprecisata di banconote fu poi inoltre riportata in Italia nel 1943, al fine di disfarsene, proprio dalle truppe inglesi che stavano man mano occupando il paese insieme agli statunitensi. Anche questa cartamoneta contribuì alla devastante inflazione che martoriò la lira negli anni successivi.

Tagli I quattro tagli riprendevano i tipi della Banca d'Italia allora circolanti nella madrepatria: il 50 lire con la lupa capitolina, su bozzetto di Giovanni Pietrucci, e i tagli da 100, 500 e 1000 lire disegnati da Giovanni Capranesi. I biglietti della serie speciale se ne differenziavano per i colori di fondo e per due leggende in stampatello rosso sui margini bianchi del dritto: «Serie Speciale Africa Orientale Italiana» in alto ed «È vietata la circolazione fuori dei territori dell'Africa Orientale Italiana» in basso.

+ Biglietti della serie speciale per l'Africa Orientale Italiana Taglio Tipo Dimensioni (mm) Colori della serie speciale 1ª emissione (1938) 2ª emissione (1939) 50 lire «lupa capitolina» 137 × 78 fondo verde (giallo-arancio nel tipo metropolitano) 8.000.000 2.970.000 (su 3.000.000 autorizzati) 100 lire «aquila romana» 185 × 110 fondo verde scuro (grigio-verde nel tipo metropolitano) 4.000.000 1.500.000 500 lire «mietitrice» 201 × 117 al dritto parti laterali verde chiaro e centro grigio (grigio-verde e violetto nel tipo metropolitano) 1.000.000 200.000 1000 lire «regine del mare» 222 × 126 colorazioni del dritto invertite rispetto al tipo metropolitano 500.000 100.000

Come residuo dell'uso della lira italo-africana, fino alla fine degli anni sessanta in Somalia veniva usata l'espressione lix lira (cioè, "sei lire") per indicare i venticinque centesimi di scellino somalo.

Note

Bibliografia The First Monetary and Banking Experiences in Eritrea, in African Review of Money, Finance and Banking, pagg. 67-84, Arnaldo Mauri, 1998. Il mercato del credito in Etiopia, Arnaldo Mauri, Giuffrè, Milano, 1967. La cartamoneta italiana. Corpus notarum pecuniariarum italiae, Volume primo, XII edizione, 2023-24, Guido Crapanzano, Ermelindo Giulianini, Gerardo Vendemia, 2022. ISBN 979-12-210-0675-9.

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