I Mille sono la più nota delle formazioni garibaldine della campagna nell'Italia meridionale comandata da Giuseppe Garibaldi, durante la Spedizione dei Mille.
Furono il primo nucleo dell'Esercito meridionale, che conquistò il Regno delle Due Sicilie per unirlo al Regno di Sardegna, tramite annessione, mediante proclamazione del Regno d'Italia sotto la dinastia di Casa Savoia.
Le condizioni per l’arruolamento dei volontari
Quando a Garibaldi fu concesso di guidare la Spedizione, la condizione era che i volontari garibaldini non fossero militari del Regio Esercito, pertanto Garibaldi non poté reclutare coloro tra i Cacciatori delle Alpi che non erano stati congedati e che era confluiti nel 46º reggimento dall’ex commilitone garibaldino colonnello Sacchi, e neppure quelli del 45º reggimento come avrebbe desiderato, ad eccezione di alcuni ufficiali e militari che si unirono comunque ai Mille, tra i quali Giuseppe Bandi. Alcuni di essi dopo la conclusione della spedizione risposero dell'accusa di diserzione, insieme a quei giovani che ricevettero il precetto per il servizio di leva mentre erano con Garibaldi. La disposizione di non reclutare militari sardi fu applicata dal Bertani anche nella formazione delle Spedizioni successive, per evitare o quanto meno limitare che i militari sardi disertassero per arruolarsi tra i garibaldini, anche se erano moltissimi i soldati e ufficiali sardi, pronti a disertare e sacrificare gradi e carriera, che si vedevano rifiutare la domanda di arruolamento garibaldino.Garibaldi e i Mille, G.M. Trevelyan, pagg. 221-222
Il numero dei “Mille” Nel dicembre 1861 fu istituita una Commissione per redigere il primo elenco dei Mille che sbarcarono a Marsala l'11 maggio 1860. La Commissione era composta dai generali: Vincenzo Giordano Orsini, Francesco Stocco, Giovanni Acerbi, i colonnelli; Giuseppe Dezza, Guglielmo Cenni e Benedetto Cairoli, Giorgio Manin, i maggiori; Luigi Miceli, Antonio Della Palù, Giulio Emanuele De Cretsckmann, Francesco Raffaele Curzio e Davide Cesare Uziel, i capitani; Salvatore Calvino e Achille Argentino. La Commissione rilasciò delle autorizzazioni a fregiarsi della medaglia decretata dal Consiglio civico di Palermo il 21 giugno 1860 per gli sbarcati a Marsala. Un altro Giurì d'onore riesaminò i titoli dei componenti la spedizione e il Ministero della Guerra pubblicò un nuovo Elenco dei Mille di Marsala, nel bollettino n.21, nell'anno 1864, in base al quale furono concesse le pensioni "di guerra" ai volontari, aventi diritto ai sensi della legge 22 gennaio 1865, n.2119.Direzione ‘’ Nuova Antologia’’, Nuova Antologia – Maggio Giugno 1915 – vol. CLXXVII della raccolta CCLXI, Roma 1915, Piazza di Spagna, Via S. Sebastiano 3, pp. 129-130-131. Sulla base del secondo elenco fu redatto in modo definitivo il documento della Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia del 12 novembre 1878.
Sulla base della documentazione disponibile gli storici hanno stimato il numero dei volontari partiti il 5 maggio 1860 da Genova in circa 1.150, dei quali 1.089 sarebbero sbarcati a Marsala, in quanto una sessantina erano stati destinati alla diversione dello Zambianchi e alcuni avevano lasciato la spedizione per contrasti politici (tra cui Brusco Onnis).
Va anche considerato che secondo quanto riportato in vari studiMario Menghini – Treccani Menghini, Mario nell'Enciclopedia Treccani , durante la sosta a Talamone, Garibaldi scartò dagli effettivi un centinaio di volontari, non ritenuti idonei per vari motivi, che fecero quindi ritorno a Genova via Livorno (Supplemento al Movimento del 13 maggio 1860, La Spedizione Garibaldina)La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli – Mario Menghini – Società Tipografico Editrice Nazionale – Torino – 1907 - pagg. 13-14 La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli, nei proclami, nelle corrispondenze, nei diarii e nelle illustrazioni del tempo: Menghini, Mario, 1865-1944: Free Download, Borrow, and Streaming: Internet Archive; secondo tale dato il numero dei volontari dovrebbe pertanto essere diminuito, salvo eventuali rimpiazzi sul luogo. In effetti qualche maremmano si era unito alla spedizione e 4 o 5 bersaglieri di guarnigione si erano aggregati a Porto Santo Stefano nascondendosi nelle stive, anche se molti altri militari che avrebbero voluto unirsi alla spedizione furono respinti.Garibaldi e i Mille - George Macaulay Trevelyan – pag. 269 e 286 Garibaldi e i mille; : Trevelyan, George Macaulay, 1876-1962: Free Download, Borrow, and Streaming: Internet Archive.
Occorre infine considerare che l’Esercito garibaldino, seppur ispirato alle norme del regolare Corpo dei Cacciatori delle Alpi, era composto di volontari organizzati autonomamente in maniera spesso improvvisata, pertanto le ricostruzioni da parte degli storici, basate solo su documenti, possono incontrare limiti, in quanto la formazione dei reparti e la loro consistenza erano variabili e non sempre documentate come in un esercito regolare, anche per mancanza di tempo e di personale dedicato. Dopo l’arrivo della Spedizione a Marsala il comitato patriottico di Palermo scriveva indicando in oltre 1.500 i volontari garibaldini sbarcati: E d’altro lato nel suo decreto il comandante borbonico della piazza di Palermo diminuiva ad 800 il numero degli sbarcati: Lo storico Mario Menghini nella sua opera “La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”, pubblicata nel 1907, riporta il testo di alcune lettere di partecipanti alla Spedizione, già pubblicate in altri giornali, dalle quali si desume che a Talamone i volontari inquadrati sarebbero stati oltre 1.500 (Lettera da campo di Talamone presso … del 7 maggio 1860)La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli – Mario Menghini – Società Tipografico Editrice Nazionale – Torino – 1907 - pagg. 10-11-12-13 La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli, nei proclami, nelle corrispondenze, nei diarii e nelle illustrazioni del tempo: Menghini, Mario, 1865-1944: Free Download, Borrow, and Streaming: Internet Archive, numero che viene confermato anche dopo lo sbarco in una successiva lettera del 12 maggio 1860La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli – Mario Menghini - pagg. 24-25, mentre in altra lettera pubblicata in “Unità Italiana” del 29 maggio 1860, si parla di 1.200 sbarcati.La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli – Mario Menghini - pagg. 19-20-21. Sul numero dei volontari partiti il giorno 9 da Talamone, Carlo Agrati cita che il SylvaGuido Sylva autore di Cinquant'anni dopo la prima spedizione in Sicilia: Impressioni e ricordi di un bergamasco dei mille li fa ammontare a 1.150, equipaggi compresi, (400 sul Piemonte e 750 sul Lombardo), mentre dall'archivio CortesPietro Cortes guidò la spedizione del 6/8 agosto sulla nave Provence con 211 volontari risulta che sul Lombardo i volontari imbarcati quel giorno erano 627, che sommati ai 400 del Piemonte darebbero il totale di 1.027 imbarcatiI Mille nella storia e nella leggenda, Carlo Agrati, pag. 118, cifra che escludendo gli equipaggi, se corretta, sembra confermare quanto affermato dallo storico Mario Menghini sull'esclusione di 100 volontari per inidoneità o altri motivi. In effetti sul numero dei volontari effettivamente partiti da Genova, Talamone e poi sbarcati esistono anche altre diverse versioni di varie fonti, anche se non riconosciute (vedere:Il numero dei “Mille” e La partenza e la stampa internazionale).
Un’altra fonte di informazioni circa il numero di volontari imbarcati a Genova è desunta dai “Dispacci elettrici dell’Agenzia Stefani” pubblicati anche nella Gazzetta Ufficiale dell’epoca,L’Unità d’Italia dalle pagine della Gazzetta Ufficiale – a cura di Pierluigi Ridolfi – prefazione di Carlo Azeglio Ciampi – pag. 21-24 e riportati anche dalla stampa internazionale. Nella Gazzetta Ufficiale del 9 maggio 1860, dispaccio n. 419, Parigi 9 maggio sera, il giornale Morning Post riporta come positivo che Garibaldi si è imbarcato a Genova con 3.000 individui, mentre il dispaccio n. 420, Parigi 9 maggio (sera) – il giornale La Patrie scrive che, indipendentemente dal legno su cui si imbarcò Garibaldi, due altri vapori lasciarono Genova con 1.400 Cacciatori delle Alpi, romagnoli, lombardi e genovesi; e che altri quattro legni han dovuto da differenti punti raggiungere Garibaldi. “La spedizione (continua il giornale La Patrie) è organizzata su vasta scala: possiede armi, munizioni viveri, materiale per accampamento, mezzi per sostenere diversi mesi di lotta”. Le sottoscrizioni raccolte in Inghilterra e in Italia non essendo bastevoli a coprire le spese della spedizione, La Patrie domanda chi ha fornito il complemento del denaro necessario. Il dispaccio n° 421, Parigi, 10 maggio, mattino - Informazioni recano che Garibaldi ha con sé 24 cannoni. nell’opera La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli di Mario Menghini a pag. 23 è riportata una illustrazione del tempo (Mistrali pag. 162) che mostra una delle navi dello sbarco a Marsala con diversi cannoni sulle fiancate, trattandosi di navi mercantili si deve presumere che fossero stati lì collocati successivamente alla partenza da Genova e considerando gli autori la presenza dei cannoni deve essere stata ritenuta attendibile. Nella Gazzetta Ufficiale del 19 maggio 1860 viene riportato il dispaccio telegrafico n° 453 del 18 maggio, nel quale si annuncia, tra l’altro, lo sbarco di ulteriori volontari “emigrati siciliani” presso Tre Fontane, senza indicarne la consistenza, né il numero o la nave che li trasportava.La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli – Mario Menghini pag. 22 - (Suppl. al Movimento del 21 maggio 1860). Le notizie raccolte da varie fonti sul numero dei volontari sono pertanto diverse, anche se più volte le fonti citate indicano il numero dei volontari in circa 1.500, considerando la difficoltà di documentare una forza militare irregolare, che si formava rapidamente in semi clandestinità tollerata e il fatto che tale formazione armata doveva anche documentarsi in condizioni precarie, tutti i dati che si possono ricavare, anche con eventuali ragionevoli arrotondamenti, forse non renderanno mai il numero reale di quanti partirono allora e/o si unirono strada facendo alla spedizione. Si può ipotizzare che un ulteriore utile riscontro potrebbe essere fornito dal rinvenimento di eventuali “rapporti riservati”, che si presume sicuramente il Regno di Sardegna facesse redigere, in quanto non appare verosimile che Cavour non si preoccupasse di conoscere l’entità della spedizione, nella quale presumibilmente si arruolavano anche alcuni “cavourriani” per osservare dall’interno e riferire in caso di progetti contrari a quanto Cavour riteneva opportuno. Di tale fatto non c’è ovviamente prova, ma è più che logico che il grande statista avesse predisposto un sistema di monitoraggio e controllo, per evitare che la situazione potesse sfuggire di mano, sia militarmente, che politicamente, fatto questo comprovato dal blocco delle partenze per alcuni successivi sbarchi che i mazziniani avevano in mente di dirigere verso lo Stato Pontificio, prima con Medici e poi con Pianciani e Nicotera, spedizioni che vennero dirottate tutte verso la Sicilia, le ultime due anche in parte con l’uso della forza.
Il numero totale dei garibaldini Secondo lo storico Trevelyan al termine della campagna nel mese di novembre 1861 l’armata garibaldina avrebbe raggiunto il numero di 50.000 arruolati, di cui 7.000 garibaldini dislocati a presidio della Sicilia e 43.000 nel continente, di questi ultimi un buon numero furono gli arruolati nella fase finale e altri in fase di arruolamento.Garibaldi and the making of Italy – Appendix J - pagg. 341-342-343 (vedere: Gli sbarchi successivi al primo di Marsala) Va osservato che nel numero di 50.000 garibaldini erano considerate anche le formazioni irregolari, nate ad opera di privati o varie milizie aggregate e parecchi garibaldini di comodo, che si arruolavano solo per ritirare il cibo e la paga e che Garibaldi commentava con queste parole: