Piazza delle Erbe (o più semplicemente Piazza Erbe) è la piazza più antica di Verona e si trova all'incirca al centro della città antica, nell'area un tempo occupata dal foro romano. Le tracce archeologiche indicano una frequentazione dell'area già in epoca preromana, ma la sua sistemazione come spazio pubblico monumentale è riconducibile alla trasformazione di Verona in municipium romano nel 49 a.C. In questa fase venne progressivamente definita l'area del foro, in corrispondenza dell'incrocio tra il cardo massimo e il decumano massimo. Nella stessa fase probabilmente dovette iniziare la costruzione del Capitolium, prospiciente il lato nord-occidentale del foro. Il foro costituiva il principale spazio pubblico della città, con funzioni politiche, religiose, giudiziarie e commerciali. In età giulio-claudia, l'area fu ulteriormente valorizzata con la realizzazione di importanti edifici pubblici, tra cui la basilica e la curia. Nell'alto Medioevo, con la disgregazione dell'Impero romano d'Occidente, gli edifici del foro persero progressivamente le loro funzioni originarie e furono in parte abbandonati, demoliti o sottoposti a spoglio. L'area continuò tuttavia a mantenere un ruolo centrale nella vita cittadina. Le sue funzioni politiche acquistarono nuovo rilievo nel XII secolo, con l'affermarsi del comune medievale di Verona, mentre tra il XII e il XIII secolo lo spazio assunse progressivamente una configurazione più vicina a quella attuale. Durante la signoria scaligera perse la centralità politica a favore dell'adiacente piazza dei Signori, ma mantenne quella commerciale, che proseguì anche durante la successiva dominazione della Repubblica di Venezia.

Se dell'alzato degli antichi edifici romani non è rimasto quasi nulla, se non alcune tracce a circa 4 metri sotto l'attuale livello stradale, sulla piazza si affacciano numerosi edifici di pregio appartenenti a epoche diverse. Sul lato nord-occidentale, dove sorgeva il capitolium e nel basso Medioevo si concentravano i banchi dei cambiavalute, si trova oggi il seicentesco Palazzo Maffei, sede anche di un museo. Numerosi sono gli edifici risalenti alla Verona medievale, come le Case Mazzanti (affrescate tuttavia nel XVI secolo), il Palazzo della Ragione, la Domus Mercatorum e le torri del Gardello e dei Lamberti. Tra i principali monumenti della piazza figurano il Leone di San Marco su una colonna, simbolo del legame storico tra Verona e la Repubblica di Venezia, il capitello (o "berlina") di epoca medievale, la fontana di Madonna Verona, voluta da Cansignorio della Scala nel XIV secolo e costituita da una statua di origine romana successivamente rimaneggiata e da una vasca anch'essa di epoca romana, e la colonnina viscontea, testimonianza della breve dominazione di Gian Galeazzo Visconti.

La vocazione commerciale ha contraddistinto Piazza delle Erbe per tutta la sua storia. Se anticamente vi si vendevano prevalentemente prodotti alimentari, attrezzi da lavoro, pelli e vasellame, con la progressiva affermazione del turismo e della grande distribuzione la natura delle merci offerte dai banchi si è in parte modificata, con una crescente presenza di cibo pronto e souvenir destinati ai turisti, suscitando anche critiche sulla trasformazione dell'offerta commerciale. La piazza e le sue tradizionali bancarelle, con i loro piassarotti (i venditori della piazza in dialetto veneto), hanno interessato anche numerosi artisti. Piazza delle Erbe è stata cantata dal poeta veronese Berto Barbarani e raffigurata da diversi pittori veronesi, tra cui Angelo Dall'Oca Bianca, Nurdio Trentini e Carlo Ferrari, detto il Ferrarin.

Storia Le origini romane: il Foro di Verona

Il primo insediamento umano di Verona sorse presso il settore meridionale del colle San Pietro ed è databile al Neolitico. L’area interna all’ansa dell’Adige, destinata in età storica a diventare il centro politico e commerciale della città, e in particolare quella dell’attuale piazza delle Erbe, non ha invece restituito testimonianze preistoriche o protostoriche, probabilmente anche a causa delle frequenti esondazioni del fiume. Le prime tracce di frequentazione dell’area risalgono alla fine del II e all’inizio del I secolo a.C. e sono costituite soprattutto da frammenti di ceramica a vernice nera, riferibili a una produzione locale di modesta entità. Tali rinvenimenti non sembrano indicare l’esistenza di un abitato stabile, ma piuttosto una frequentazione sporadica favorita dalla vicinanza della via Postumia, completata nel 148 a.C., e di precedenti percorsi viari.. Nella parte settentrionale del lato orientale dell’attuale piazza, presso l’innesto di corso Sant’Anastasia, sorgeva inoltre un santuario databile intorno al I secolo a.C..

Dopo l’89 a.C., in seguito alla guerra sociale e alla Lex Pompeia de Transpadanis, Verona ottenne lo status di colonia latina fittizia, senza una formale deduzione né l’invio di coloni.. In questa fase iniziò la pianificazione urbanistica della città nell’area dell’ansa dell’Adige, destinata a divenire il centro della Verona romana.. Nel 49 a.C., con la concessione della cittadinanza romana alla Gallia Transpadana e la Lex Roscia, Verona fu elevata al rango di municipium.. Probabilmente in questo periodo venne definita anche l’area del foro cittadino, destinato a diventare il centro politico, amministrativo, religioso e commerciale della città, corrispondente all’attuale piazza delle Erbe. Esso era collocato all’incrocio tra il cardo massimo, identificabile con l’attuale via Cappello, e il decumano massimo, corrispondente agli attuali tracciati di via Roma e corso Santa Anastasia, in prossimità degli assi viari che collegavano le principali porte urbane. Il foro era probabilmente poco accessibile ai carri, se non completamente escluso dalla loro circolazione: l’accesso dal decumano massimo avveniva infatti tramite gradini, rendendo quel lato non transitabile..

L’elevazione a municipium venne celebrata con la realizzazione del Capitolium, collocato sul lato settentrionale del foro. Completato verosimilmente intorno al 20 a.C., il tempio presentava forme arcaizzanti ispirate al Capitolium di Roma.. In età giulio-claudia, intorno alla metà del I secolo d.C., il foro fu interessato da un radicale rinnovamento urbanistico e monumentale, con la costruzione di nuovi edifici pubblici destinati alle principali funzioni della vita cittadina. Dopo l’abbattimento di alcune strutture precedenti, sui due lati maggiori, occidentale e orientale, furono realizzati due portici profondi circa 8,50 metri, accessibili mediante tre gradini. Oltre il portico occidentale sorsero contemporaneamente, a nord, la Curia, e a sud, la Basilica.

Alla fine del I secolo d.C. il foro aveva assunto una forma rettangolare, con una lunghezza di circa 168 metri e una larghezza di circa 58 metri, quasi il doppio dell’estensione dell’attuale piazza delle Erbe. La piazza era pavimentata con lastre quadrangolari di marmo e calcare bianco e rosato, mentre lungo il perimetro correva una canaletta destinata allo smaltimento delle acque meteoriche.. Il foro presentava quindi una configurazione particolarmente allungata, con un rapporto di circa 1:3 tra i lati minori e quelli maggiori, più vicina alle proporzioni dei fori repubblicani del III e II secolo a.C. che ai modelli imperiali successivi..

Tale assetto rimase sostanzialmente invariato fino all’Alto Medioevo,. sebbene già in età tardoimperiale gli edifici monumentali del foro avessero iniziato un progressivo declino, determinato dalla perdita delle funzioni originarie e dalla diminuzione degli interventi di manutenzione. Il caso più significativo è quello del Capitolium, che nella seconda metà del IV secolo risultava ormai abbandonato e soggetto a spoliazione: un’iscrizione del 379-380 d.C. ricorda infatti il trasferimento di una statua in bronzo dal tempio, dove giaceva inutilizzata, a un'altra area del foro. Tale processo si inseriva nelle profonde trasformazioni della società romana tardoantica, caratterizzate dalla crisi delle istituzioni tradizionali e dalla progressiva affermazione del cristianesimo, che determinò anche il declino dei culti pagani.

Nel medioevo

Le invasioni barbariche del V secolo e la caduta dell'Impero romano d'Occidente determinarono il progressivo declino degli edifici pubblici romani. Nell'alto medioevo, l'area del Capitolium appariva ormai in gran parte libera da costruzioni ed era utilizzata anche come luogo di deposito di rifiuti e macerie.. Nonostante la scomparsa delle strutture monumentali, il foro mantenne un ruolo centrale nella città medievale. È ricordato nel Versus de Verona dell'VIII secolo; in età longobarda vi era probabilmente un carcere sotterraneo nell'area dell'antica curia, mentre dal X secolo è attestata la presenza della zecca, ubicata in un punto non precisato, dove rimase almeno fino al XII secolo. I documenti dell'XI secolo testimoniano inoltre la progressiva rioccupazione dell'area con abitazioni solariate (a più piani) e attività private..

La nascita del Comune medievale viene tradizionalmente fatta risalire al 1136, anno della prima attestazione dei consoli. Il foro iniziò allora a essere indicato come platea mercati fori e nel 1193 ebbe inizio la costruzione del palatium comunis, futura sede del Comune. Alcune fonti indicano inoltre che l'assemblea cittadina (l'Arengo) si riunisse nella domus fori o sub domo mercati, probabilmente identificabile nell'area che in seguito avrebbe ospitato la Domus Mercatorum.. La piazza tornò così a essere il principale centro della vita politica ed economica di Verona e uno dei simboli della sua identità urbana.. Attorno ad essa sorsero numerose consorterie, casatorri e dimore appartenenti alle principali famiglie cittadine, legate al commercio, al cambio della moneta e al notariato. Di questo periodo sopravvive ancora, sebbene profondamente rimaneggiata, la Torre dei Lamberti, probabilmente innalzata nel 1172. Il Comune cercò inoltre di preservare la piazza come spazio pubblico, limitando il potere delle fortificazioni e delle strutture private delle famiglie più influenti.. Nel 1205 vi è attestata una violenta rissa, episodio che preannunciava i successivi conflitti tra le fazioni cittadine..

Sotto i Della Scala (signori di Verona dal 1262 al 1387), la piazza mantenne le proprie funzioni commerciali e amministrative, confermandosi il principale centro della vita economica e pubblica della città. Al centro si trovava il capitello, dal quale venivano letti i bandi e proclamate le cariche pubbliche; ad esso erano infisse le misure in ferro del braccio e del fascio.. Vi si trovavano inoltre il macello, dove probabilmente si lavoravano e commerciavano anche le pelli, e le vicine sgarzerie, destinate alla lavorazione e al commercio dei panni di lana.. La piazza ospitava numerosi banchi e botteghe, destinati alla vendita di generi diversi: vi si trovavano ortolani, venditori di granaglie, olio, biade e pesce, filo e conocchie, cuoi e pelli, stoviglie, frutta e verdure, funi, stoppa, legna, cenere e carni, oltre ai sarti destinati alla clientela popolare. Lungo il corso, poco distante dalla piazza, si concentravano invece le botteghe degli orefici e dei mercanti di lana, tra cui quelle delle ditte Orso del Toro, Leone, Agnù d'Aquila e Grifone, fino alla corte Sgarzerie.. Nell'area settentrionale della piazza, dove in età romana sorgeva il Capitolium, dal Trecento trovò posto una loggia lignea destinata ai banchi dei cambiavalute; uno di questi apparteneva agli stessi Della Scala..