Biografia Le origini familiari e il paese di nascita La famiglia di Borghi è una famiglia che ha radici nei movimenti risorgimentali. Il padre passa dal mazzinianesimo ad una impostazione politica in linea con le teorie di Michail Aleksandrovič Bakunin, uno dei padri spirituali del socialismo anarchico. Per quanto riguarda le tradizioni della terra d'origine, la famiglia vive in una zona in cui la peculiarità della situazione socio-politica spinge un rilevante numero di persone ad aderire agli ideali dell'anarchia che vengono citate sul volume I e II del dizionario degli Anarchici, Edizioni Zero in condotta . Fra questi ultimi vi è anche Giovanni ForbiciniGiovanni Forbicini,(1874-1955), interviene in un comizio dopo la manifestazione operaia che rende pubblica, mediante una sfilata con inquadramento militare in centurie, la nascita degli Arditi del Popolo, organizzazione di fronte unito nata per contrastare le violenze fasciste. Dopo la riunione dell'Orto Botanico a Roma, fa parte del folto gruppo di anarchici di Castel Bolognese, fra i quali pure Armando Borghi, la cui traiettoria umana e politica si intreccerà ancora con quella del Borghi nel secondo dopoguerra, all'epoca della travagliata riorganizzazione della frangia anarchica e della costruzione della FAI, e Giuseppe Guidi, divenuto successivamente pittore di valore.

La prima guerra mondiale Borghi aderisce fin dalla giovinezza al movimento anarchico. Nel 1898 viene arrestato per la prima volta, nel corso di uno sciopero agrario nel Ravennate. Con le dimissioni della direzione interventista dell'Unione Sindacale Italiana (USI), diviene il principale dirigente sindacalista rivoluzionario rimasto su posizioni neutraliste in netta opposizione all'interventista di sinistra Alceste de Ambris. Durante la prima guerra mondiale viene internato prima ad Impruneta in provincia di Firenze poi ad Isernia. Riacquista la libertà nel 1918, ma nel 1920 è nuovamente arrestato, assieme ad altri anarchici. I socialisti, nel periodo che va dal primo dopoguerra all'avvento del fascismo, adottano una politica attendista e di debolezza nei confronti delle masse popolari e delle loro richieste e questo genera profondi dissidi sia a livello nazionale che locale in una zona tradizionalmente "insurrezionale" quale è il Ravennate.

Il primo dopoguerra Armando Borghi già nel 1918 e 1919, subito dopo i primi attacchi squadristici alla sede dellAvanti!, dimostra una visione politica di lungo respiro, si prodiga per la formazione di un comitato rivoluzionario e si oppone alla proposta di fare confluire l'USI nella CGdL essendo fautore, come alternativa, dello scioglimento delle leghe e della convocazione di una costituente sindacale, per poter dar vita a un nuovo organismo scaturito dalla libera volontà dei lavoratori mediante elezioni. La CGdL però, rifiuta. Nell'aprile 1919, dopo l'incendio dellAvanti! da parte dei fascisti, spinge per la formazione di un comitato rivoluzionario formato da cinque membri in rappresentanza di USI, CGdL, PSI, Unione anarchica italiana (UAI) e SFI; tale azione agitatoria ed organizzativa ne provoca però l'arresto insieme all'intero comitato centrale dell'USI. In sostanza Armando Borghi ipotizza in anticipo un fronte unito sindacale-operaio che poi militarmente a livello nazionale si possa saldare alla formazione del Fronte Unito Arditi del Popolo. Nel ravennate infatti agirà successivamente il gruppo che fa capo ad Alberto Acquacalda.

I moti del carovita del giugno-luglio 1919, gli scioperi ed i morti fra i manifestanti della primavera (1920), la rivolta dei Bersaglieri di Ancona (1920), l'occupazione delle fabbriche (1920), la stessa impresa di Fiume, con gruppi non trascurabili di Legionari su posizioni bolsceviche-libertarie, sono indicativi di una situazione prerivoluzionaria che poggia sia sulla consistente presenza dell'USI (che ha capi storici e gruppi che da interventisti passeranno su posizioni antifasciste armate), considerata ormai una valida alternativa per la classe operaia, sia sulla forza e le tradizioni del CGdL che danno al Borghi la spinta per intensificare la propria battaglia politica.

I rapporti con l'ambiente bolscevico ed anarchico russo

Dopo la presa di potere da parte dei bolscevichi ha rapporti sia con Zinov'ev che con Lenin, ma le sue posizioni sono più vicine a quelle di Victor Serge, bolscevico che presta particolare attenzione alle istanze anarchiche ed a quelle di Kropotkin, teorico del comunismo libertario in Russia. Costui, seppur per breve periodo, si può definire il più illustre interventista di sinistra a livello internazionale in quanto invitò le masse proletarie ad appoggiare la Triplice intesa. Molti intellettuali marxisti sono critici rispetto allo sviluppo rivoluzionario del dopo "Ottobre Rosso": un carteggio fra Lenin e Kropotkin lo dimostra, pur essendo altresì evidente il profondo rispetto esistente fra i due grandi teorici rivoluzionari.

Divergenze e relazioni nell'ambiente sovietico

Nelle sue memorie Armando Borghi parla pure della sua diatriba con Bucharin.

Il periodo è assai teso in Italia e il problema pressante immediatamente successivo consiste nella risposta agli attacchi squadristici: si ricorda l'incontro fra Bucharin, che spesso tiene contatti con italiani, e Ruggiero Grieco, il cui scontro è determinato dal rifiuto della dirigenza comunista d'Italia del tempo di partecipare al Fronte Unito Arditi del Popolo.

Borghi nelle sue memorie ricorda appunto una conferenza a Piombino del 1921, dove è presente il deputato comunista Francesco Misiano rifugiatosi nella città toscana dopo essere stato cacciato dal parlamento dai fascisti con minaccia di morte. Piombino è tenuta ancora saldamente dalle frange anarchiche e dagli Arditi del Popolo, nelle quali, in spregio agli ordini del partito, sono precedentemente confluiti numerosi comunisti.

Borghi rientra quindi frettolosamente in Italia dalla Russia perché nel contempo si è sviluppata in patria l'occupazione delle fabbriche, raggiungendo Verona a tappe forzate il 16 settembre 1920. Al suo arrivo però il movimento di fabbriche e consigli operai è in via di esaurimento. Riesce comunque a tenere ancora dei comizi in alcune Camere del Lavoro quali Milano, Sestri Ponente, che da all'epoca parecchio filo da torcere agli squadristi, e, ovviamente, la stessa Verona. Fino al momento dell'arresto, avvenuto il 13 ottobre, continua ad incitare la classe operaia alla lotta. Pochi giorni più tardi verrà tratto in arresto anche Errico Malatesta insieme a numerosi altri militanti anarchici.

Il periodo del fascismo

Il 1922 è l'anno della marcia su Roma e della disfatta del movimento operaio e rivoluzionario italiano: la strada della conquista del potere da parte dei fascisti è ormai aperta. Durante il fascismo è esule prima a Berlino, in Germania, poi in altri Paesi europei e infine negli Stati Uniti d'America.

Esilio in Europa

Nella capitale tedesca si svolge, dal 25 dicembre 1922 al 2 gennaio 1923, il congresso costitutivo dell'Asociación Internacional de los Trabajadores (AIT), organizzazione sindacale internazionalista con impostazione libertaria. Armando Borghi è un propugnatore di tale organismo internazionale per la riorganizzazione del movimento sindacale duramente sconfitto in molti paesi, fra cui l'Italia. Berlino in quel momento è anche il luogo in cui sono presenti gli anarchici russi, e Borghi tiene con questi stretti contatti. Come rappresentante dell'AIT viene mandato in Francia, in Portogallo, nei Paesi Bassi (1925), e successivamente in Spagna. La matrice libertaria di Borghi lo porta ad avversare sia il fascismo che il nuovo corso inaugurato dallo Stato sovietico. È questa l'epoca, infatti, della presa di potere assoluto da parte di Stalin ed è anche il periodo degli ammiccamenti fra fascismo e stalinismo.

Un suo studio L'Italia tra due Crispi viene pubblicato in questi anni: per Borghi è importante capire per poi mettere a frutto l'esperienza rivoluzionaria italiana degli anni immediatamente precedenti e tentare di riorganizzare le forze della sinistra, gran parte delle quali, per poter soprattutto avere un solido punto di riferimento, si avvicina sempre più al nuovo corso stalinista.

La riorganizzazione dell'ala anarchica è complessa a causa delle suddivisioni fra gli individualisti "puri" e gli organizzatori, con l'ulteriore problema di mantenere le distanze dalla frangia comunista di osservanza moscovita.

Nel fuoriuscitismo antifascista inizia anche il periodo degli infiltrati con personaggi molto singolari per le loro vicissitudini politiche. Fra questi vi è Ricciotti Garibaldi junior discendenza(aderente al fascismo col fratello Ezio GaribaldiASSOCIAZIONE NAZIONALE VETERANI E REDUCI GARIBALDINI (ANVRG) ) che, a differenza di un altro fratello Sante Garibaldi, fervente antifascista, si infiltra fra i fuoriusciti con intenti di provocazione, facendosi forte del nome che porta.

Il Borghi quindi si trova a diffidare anche della formazione antifascista "Avanguardie garibaldine", o sedicente tale, estremamente esposta a consistenti infiltrazioni di provocatori fascisti, e deve quindi allontanarsi dagli anarchici che si sono lasciati coinvolgere.

La vicenda non passa senza lasciar lacerazioni e spaccature nella frangia libertaria degli esuli in Francia. La posizione politica di Borghi a questo punto è quella di rendere sempre più autonoma la parte anarchica antifascista, dissentendo pure dall'aderire al Fronte Unito Antifascista, ipotesi caldeggiata da Errico Malatesta. Si avvicina pertanto alle posizioni dell'"Adunata dei Refrattari".

Esilio negli Stati Uniti d'America Nel 1927 è negli Stati Uniti d'America, ancora in dissenso con altri gruppi anarchici che si muovono seguendo una strategia più vicina al Fronte Unito appoggiato da Errico Malatesta. Nello specifico, lo scontro sulla tattica da adottare nel periodo avviene con il gruppo di anarchici che ha come riferimento il giornale Il Martello di Carlo Tresca*Tutta la verità sul caso Tresca di Mauro Canali Mauro Canali è professore ordinario di Storia contemporanea nell'Università di Camerino, fra i suoi libri «Il dissidentismo fascista» (Bonacci, 1983), «L'informatore. Silone, i comunisti, la polizia» (con D. Biocca, Luni, 2000); editore il Mulino: «Cesare Rossi. Da rivoluzionario a eminenza grigia del fascismo» (1991) e «Il delitto Matteotti» (1997; nuova ed. 2004). Tresca verrà ucciso, secondo la più recente ricostruzione storica, da un killer della mafia su invito di Benito Mussolini, che a sua volta ospiterà in Italia il boss Vito Genovese, mandante del delitto, quando questi si troverà in grossa difficoltà col governo USA USA Tutta la verità sul caso Tresca di Mauro Canali I servizi segreti fascisti e gli infiltrati si daranno da fare per scaricare la colpa del delitto Tresca su Vittorio Vidali, fedele alla linea moscovita, presente in Messico, negli Stati Uniti d'America in particolare col compito di portar avanti la tattica del Fronte Unito Antifascista della sinistra, era nota l'avversione che aveva Vidali per gli anarchici e quindi ottimo soggetto, il Vidali stesso, per scaricargli addosso l'omicidio di Tresca, questo fu uno dei numerosi tentativi da parte del regime fascista di provocare conflitti cruenti all'interno del fuoriuscitismo antifascista. Per l'arresto di Borghi ci son pressioni italiane presso gli organi di repressione statunitensi, ma questi riesce comunque a pubblicare il libro Mussolini in camicia che ha grande successo.

Nel 1927, ancora negli Stati Uniti d'America, viene arrestato per le dimostrazioni nella campagna agitatoria contro l'esecuzione di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, i due anarchici giustiziati per un delitto mai commesso e recentemente riabilitati dal sindaco della stessa città in cui furono inquisiti, con pubblica cerimonia.