Il drago cinese (zh. ) ricopre un ruolo egemone nella mitologia cinese in generale. Il drago cinese è l'incarnazione del concetto di yang, lo spirito fecondo e creatore, maschile, e rappresenta in quanto tale anche il lignaggio genetico familiare (similmente al genius, lo spirito della famiglia dell'antica religione romana, che negli altari privati era rappresentato da un serpente). Secondo René Guénon è il simbolo estremo-orientale del Logos (la regola cosmica, il Tao nella tradizione cinese).René Guénon. Simboli della scienza sacra.

Nella sua raffigurazione standardizzata, il dragone cinese è un animale colossale (talune incarnazioni pantagrueliche lo vorrebbero lungo fino a cento chilometri), avente corpo di serpente, quattro zampe di pollo, testa di coccodrillo, baffi simili a quelli di un pesce gatto, criniera e corna di cervo. La creatura raffigura dunque un miscuglio di tutte le specie animali. Sono state riconosciute almeno quattro teorie attendibili sull'origine del drago cinese che potrebbe derivare dal: serpente, alligatore cinese, tuono o da un più generico culto della natura. È stato per lungo tempo un simbolo di buon auspicio nel folclore cinese, in contrasto con il Drago Occidentale che ha invece sempre avuto, anche prima della diffusione del Cristianesimo, dei connotati negativi. Il drago è quindi la creatura portatrice di pioggia, nutrimento per le messi e gli armenti, e non il mostro distruttore sputa veleno/fuoco della tradizione occidentale. I cinesi pregano il drago nei momenti di siccità e lo consideravano il padre della loro civiltà. Il drago era inoltre simbolo dell'imperatore cinese e si riteneva che, al momento della morte, l'imperatore stesso rivelasse la sua vera natura di drago liberando il proprio spirito di drago ora svincolato dalle catene terrene e libero di ascendere al cielo e/o vigilare sulla città. I dragoni cinesi si riproducono fecondando una perla (nelle loro raffigurazioni, la tengono spesso nelle fauci), che in seguito si schiudeva dando alla luce un nuovo drago. Questa perla o gemma era l'essenza dello spirito del drago.

La controparte femminile del drago cinese è la fenghuang, ossia la fenice cinese.

Simbologia

La figura del dragone ha legato le sue fortune a quelle dell'Impero cinese sin dal XII secolo a.C.. Già al tempo della Dinastia Zhou, infatti, il dragone unghiuto venne associato alle caste dominanti siniche: cinque dragoni simboleggiavano il Figlio del Cielo, quattro i suoi nobili (gli Zhuzhou) e tre dei suoi burocrati/ministri (i dai fu). Con la Dinastia Qing il dragone singolo passava a simboleggiare il popolo dell'Impero in sé e non più talune sue caste divenendo simbolo nazionale raffigurato sulle bandiere..

Ancora oggi, i cinesi indicano sé stessi come "Discendenti del Drago" ( 龙的传人 cinese semplificato; 龍的傳人 cinese tradizionale), seppur la creatura mitologica sia oggi abbastanza in disuso quale simbolo ufficiale della Cina moderna. I motivi di questa controversa situazione sono molteplici. In via non ufficiale, il dragone è a pieno titolo considerato il simbolo della Repubblica popolare cinese tanto quanto della Repubblica di Cina, per non parlare poi di Hong Kong che ha nel dragone una parte fondamentale del suo brand. Importante anche ricordare che, a partire dagli anni settanta, le popolazioni dell'Asia Orientale hanno codificato la scelta di un "animale nazionale" ed i cinesi, proprio in quel periodo, hanno ribadito la loro scelta del dragone (là dove i tibetani scelsero la scimmia ed i mongoli il lupo). Precise scelte di strategia comunicativa hanno però spinto la classe politica cinese ad accantonare il drago nella grafica pubblicitaria del loro Stato per evitare di veicolare messaggi erronei o allarmanti agli Occidentali, per i quali la figura del dragone ha valenze prettamente bellico/negativi e non benevolo/propiziatorie. La scelta incontrò però la netta disapprovazione della popolazione.

Nella cultura popolare cinese attuale, il dragone è uno stilema decorativo molto ricorrente. Notevoli sono state le sue fortune nel campo sub-culturale dei tatuaggi, fenomeno osservabile anche per la controparte nipponica del long, il ryū.

Drago Cinese e Drago Orientale: varianti "geografiche" Il Drago Cinese, complice il ruolo egemone svolto per secoli dalla cultura cinese nei confronti delle altre culture dell'Asia Orientale, funse in buona sostanza da modello per lo sviluppo di figure simili nella mitologia e nel folklore di quelle culture che coabitarono e/o si scontrarono/incontrarono con il blocco culturale sinico. Un po' più problematico è invece stabilire la correlazione tra il dragone sinico ed i Nāga del Subcontinente indiano. Le creature serpentiformi semi-divine dell'Induismo, più una vera e propria razza pre-umana di abitatori della Terra che delle "creature" senzienti, spartirebbero infatti con il long solo una leggera similitudine estetica (caratteristica tipica dei nāga è l'assenza delle zampe e la pluri-cefalia, attributi questi carenti al dragone cinese) ed il comune habitat marino-lacustre.

Drago giapponese

Il Drago del Sol Levante è, tra i vari draghi asiatici, il più simile al modello cinese. Unica apprezzabile differenza tra il Nihon no ryū (日本の竜) ed il long è la zampa d'uccello dotata di soli tre rostri nella creatura nipponica, contro i quattro artigli del long e i cinque della sua variante imperiale.

Drago vietnamita Il drago vietnamita, Rồng o Long, ha il corpo che si piega nella forma di 12 creste d'onda, a simboleggiare i mesi dell'anno. È ritenuto responsabile del tempo atmosferico e dei raccolti. Lungo tutta la schiena presenta piccole squame ininterrotte; la testa ha una folta criniera, baffi, occhi prominenti e una cresta sul naso, ma è priva di corna. La mascella è ampia ed aperta, con una lingua lunga e sottile. Porta sempre con sé una châu (gemma/gioiello) nella bocca, simbolo di umanità, nobiltà e conoscenza.

Drago coreano Il drago coreano, o Yong (in coreano puro anche Mireu), è un drago dei cieli praticamente identico al lóng cinese; come quest'ultimo, è associato all'acqua e ai fenomeni atmosferici.

Accanto allo Yong esistono altre due figure: l'Imoogi, un drago degli oceani privo di corna, paragonabile ai serpenti marini (il nome significa letteralmente "grande lucertola"): secondo la leggenda, il dio del sole avrebbe donato all'Imoogi i suoi poteri attraverso una ragazza umana, destinata a trasformarsi in Imoogi il giorno del suo diciassettesimo compleanno, riconoscibile da un marchio a forma di drago sulla spalla; e il Gyo, un drago di montagna, il cui ideogramma cinese coincide con quello usato per l'Imoogi.

Drago thailandese

Nāga indù Il Nāga è un drago serpentino comune a tutte le culture influenzate dall'Induismo. Ha spesso un cappuccio simile a quello dei cobra e può avere più teste a seconda del rango. Di norma privo di arti, nelle raffigurazioni più articolate ricorda i draghi orientali propriamente detti.

Drago indonesiano e malese Derivato dal nāga indiano e diffusosi in tutta la Malesia attraverso l'induismo, il drago indo-malese è chiamato naga o nogo — termine che, in malese, designa comunemente i draghi in generale. Come la controparte indiana, è considerato una creatura divina e benevola, spesso associata a montagne sacre, foreste e alcune parti del mare.

Drago Khmer

Il drago Khmer, o Neak, deriva anch'esso dal nāga indiano, di cui condivide spesso i tratti ripresi dal cobra. Può avere fino a nove teste, il cui numero cresce con il rango: un numero dispari rappresenta la mascolinità, uno pari la femminilità. A differenza dei serpentiformi Makar e Tao, il Neak presenta tratti da coccodrillo. Una principessa drago è protagonista del mito della creazione in Cambogia.

Drago filippino Il Bakunawa, drago delle Filippine, appare come un serpente gigante che vive nel mare. Secondo la tradizione popolare sarebbe responsabile delle eclissi di sole e di luna: in certi periodi dell'anno emergerebbe dall'oceano per ingoiare la luna intera, e per scongiurarlo gli abitanti uscivano di notte a fare rumore con pentole e padelle, per spaventarlo e fargli sputare nuovamente la luna nel cielo.

Miti e leggende Allo stato attuale, i reperti archeologici più antichi attestanti l'esistenza della figura mitica del drago nella cultura cinese datano al Neolitico. Nello specifico, si tratta di una statua attribuita alla Cultura di Yangshao (5000-3000 a.C.) dello Henan e dei distintivi di grado a spirale in giada, decorati in foggia serpentiforme, attribuiti alla Cultura di Hongshan (4700-2900 a.C.), gli zhūlóng. Proprio queste suppellettili a spirale richiamanti la forma del serpente ma con testa chiaramente non ofidea funsero, presumibilmente, da tramite per: (a) lo sviluppo dei successi amuleti di giada draghiformi della Dinastia Shang (ca. 1600-1046 a.C.), codificando così la forma del dragone dal lungo corpo di serpente che appare nei primi testi cinesi; e (b) lo sviluppo dell'ideogramma indicante appunto il dragone.

In Cina come in Occidente, il rinvenimento di fossili di dinosauro e/o di paleofauna alimentò, nel corso dei secoli, il mito del drago. Lo scrittore Chang Qu (IV secolo a.C.), per esempio, menziona il rinvenimento di "ossa di drago" nel SichuanDong, Zhiming (1992), Dinosaurian Faunas of China, Beijing, China Ocean Press, ISBN 3-540-52084-8.. Questi reperti non vennero però semplicemente conservati come reliquie dai cinesi, un aspetto questo della "cultura archeologica" occidentale, ma divennero oggetto di vere e proprie raccolte sistematiche per un loro riutilizzo nella formulazione di ricette della medicina tradizionale cinese. Una pratica ancora oggi diffusa, nonostante le invettive della comunità scientifica.Interessante inoltre osservare che, oggi, la parola utilizzata dalla Lingua cinese per indicare i dinosauri, kónglóng (恐龍), significa, letteralmente, "drago terribile" e non "lucertola terribile" come invece vale per gli Europei. Più specificatamente, specie autoctone di dinosauri rinvenuti in Cina vedono spesso il suffisso "-long" divenire parte integrante del loro nome. Eclatante è il caso dei Draghi-Dormienti, i mèilóng (寐 龙 ), rettili preistorici fossilizzatisi in gruppi, probabilmente colti nel sonno da veleno aereo, tutti accovacciati e ripiegati su sé stessi a disegnare grandi anelli/spirali.

Analizzare le origini del mito del drago in Cina è cosa abbastanza complessa.