Fu tra i più celebri prigionieri politici ad essere rinchiuso negli psichuška, la rete di ospedali psichiatrici istituiti dal governo dove venivano internati i dissidenti sovietici durante il programma di psichiatria punitiva, e di cui svelò al mondo gli orrori tramite i suoi libri, come Aleksandr Solženicyn aveva fatto con i gulag. In totale ha trascorso dodici anni tra prigioni, campi di lavoro ed ospedali psichiatrici, a causa della sua opposizione e delle sue denunce pubbliche e tramite samizdat, accusato di "agitazione e propaganda antisovietica" (articolo 70.1 del codice penale, simile al famigerato articolo 58.10) e "diffusione di calunnie deliberate e infondate che screditavano il sistema statale e sociale sovietico" (articolo 190.1). Fu liberato nel 1976 in uno scambio di prigionieri con i paesi occidentali.

Bukovskij era anche un biologo neurofisiologo, e ha pubblicato diversi articoli scientifici.

Criticò anche Mikhail Gorbačëv e Boris El'cin per la mancata decomunistizzazione e lustrazione. Membro del partito Solidarnost e di idee liberali, liberal-conservatrici"Il sogno dei socialisti, il Program Maximum, è sempre stato di eliminare la proprietà privata, la famiglia e lo Stato nazionale. Con la proprietà privata non ci sono riusciti, ma continuano sulla via della distruzione della famiglia e della nazione". e libertariane, filo-occidentale, atlantista ma euroscettico, nel 2007 Bukovskij affermò di voler tornare a vivere stabilmente in Russia e sfidare il regime autoritario di Vladimir Putin e il suo candidato Dmitrij Medvedev alle elezioni presidenziali del 2008, ma la sua candidatura fu bocciata e il progetto non ebbe seguito.

Nel 2015, in procinto di testimoniare contro Putin nel caso dell'avvelenamento di Aleksandr Val'terovič Litvinenko perpetrato a Londra dal FSB, i servizi segreti della Federazione Russa, fu incriminato nel Regno Unito con l'accusa, da lui attribuita ai servizi segreti russi stessi, di possesso di materiale pedopornografico ma è morto prima della fine del processo. Le prime analisi scientifiche sul computer non trovarono attività di hacker, ma secondo un libro del giornalista investigativo Bill Gertz, si sarebbe trattato di un'azione di disinformazione e diffamazione perpetrata da un hacker russo. Anche la pubblica accusa convenne su questa possibilità. Il tribunale ha bloccato il processo per l'impossibilità di Bukovskij di testimoniare e difendersi. Pochi anni dopo è deceduto a Cambridge.

Biografia Bukovskij nacque in Baschiria da una famiglia evacuata da Mosca durante la seconda guerra mondiale. Aveva una sorella, Olga. Il padre era di remota origine polacca, discendente da un deportato in Siberia ai tempi dell'insurrezione di Kościuszko.

Ebbe i primi dubbi dopo aver assistito ai funerali di Stalin nel 1953, e divenne anticomunista dopo aver ascoltato il discorso di Nikita Kruscev al XX Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica che sancì la destalinizzazione (1956), reso pubblico l'anno dopo. Decise di abbandonare quindi il gruppo giovanile dell'Organizzazione dei pionieri di tutta l'Unione. Nel 1959 fu espulso dalla scuola di Mosca che frequentava per aver fondato una rivista non autorizzata ed esserne divenuto il direttore. Bukovskij scriverà di ricordare «la mia prima discussione con un investigatore del KGB. Avevo 16 anni all'epoca. Mi chiese: "Perché ci odi così tanto?". Risposi: "Non vi odio. Semplicemente non vi credo. Volete costruire il comunismo? Ottimo, andate a costruirlo. Ma io no. Posso avere solo due metri quadrati per me dove non ci sarà più comunismo?"». Il KGB cercò inizialmente di reclutarlo, dichiarandolo poi un "teppista antisociale".

Attivismo ed arresti

Lo psichiatra di regime Snežnevskij diagnosticò a Vladimir Bukovskij la schizofrenia a progresso lento (una finta diagnosi di schizofrenia latente utilizzata contro i dissidenti) il 5 luglio 1962, dopo il suo secondo arresto. In seguito gli psichiatri occidentali lo trovarono perfettamente sano di mente.

Dal giugno 1963 al febbraio 1964, Bukovskij è stato detenuto (articolo 70-1 del codice penale sovietico) in una psichuška per aver organizzato incontri di poesia nel centro di Mosca presso il monumento a Vladimir Majakovskij. Nel gennaio 1967 è stato arrestato per aver organizzato manifestazioni in difesa di Aleksandr Ginzburg, Jurij Galanskov ed altri dissidenti (articolo 190-1, tre anni di reclusione); fu rilasciato nel gennaio 1970.

Nel 1971 Bukovskij riuscì a far giungere in Occidente un documento di oltre 150 pagine che descriveva gli abusi commessi negli istituti psichiatrici sovietici nei confronti di dissidenti politici. L'informativa ebbe grande eco negli ambienti degli attivisti per i diritti umani in tutto il mondo (incluso l'URSS) e per questo fu arrestato nuovamente nel gennaio 1972 con l'accusa di aver avuto contatti con giornalisti stranieri e per possesso e diffusione di samizdat (di nuovo articolo 70-1, sette anni di prigionia più cinque di esilio). Insieme con un compagno di prigionia, lo psichiatra Semën Gluzman, redasse un Manuale di psichiatria per dissidenti per aiutare altri dissidenti a combattere gli abusi delle autorità. Bukovskij fu detenuto in ospedali psichiatrici, carceri e campi di lavoro forzato tra cui la prigione centrale di Vladimir e il campo di Perm'-36, uno degli ultimi del sistema gulag. Subì anche due tentativi di omicidio, secondo il suo racconto. Bukovskij sopravvisse anche imparando a non assumere o rigurgitare i farmaci somministrati per ridurre o detenuti in stato semi-catatonico.

Rinchiuso nel centro detentivo federale di Lefortovo in attesa di processo, cominciò uno sciopero della fame (in totale ne fece più di venti) e fu costretto ad alimentazione forzata con sondino nasogastrico per 12 giorni. Per Bukovskij intervenne anche lo scrittore Vladimir Nabokov che lo definì "uomo coraggioso e prezioso" in una lettera del 1974 al direttore di The Observer. Nabokov scrisse: "L'eroico discorso di Bukovskij alla corte in difesa della libertà e i suoi cinque anni di martirio in un'abietta prigione psichiatrica saranno ricordati a lungo anche dopo che i torturatori che ha sfidato saranno morti".

Durante il processo del 1972 Bukovskij si rivolse ai giudici dicendo che «non importa per quanto tempo sarò recluso, non rinuncerò mai alle mie convinzioni, né a diffondere le mie idee tra tutti coloro che vorranno ascoltarmi... Anzi, ho un solo rimpianto: nel breve periodo in cui sono stato libero, un anno, due mesi e tre giorni, ho fatto troppo poco per questa causa».

Deportazione ed esilio

Il destino di Bukovskij e di altri prigionieri politici sovietici, portato ripetutamente all'attenzione da attivisti per i diritti umani e diplomatici occidentali, fu causa di imbarazzo ed irritazione per le autorità, che lo ritenevano un elemento sovversivo capace di provocare ribellioni negli altri detenuti. Bukovskij in prigione era molto dimagrito e aveva sviluppato problemi di salute che lo avrebbero accompagnato tutta la vita.

Il 18 dicembre 1976, mentre era in prigione e doveva ancora scontare tre anni di reclusione, Bukovskij beneficiò di un accordo di scambio di prigionieri politici (frutto di una forte mediazione internazionale), fra il regime cileno di Augusto Pinochet e URSS che portò alla contestuale liberazione del segretario Partito Comunista del Cile Luis Corvalán, incarcerato per la sua attività politica e atti di sabotaggio, per cui l'Unione Sovietica conduceva una campagna (tra cui l'assegnazione del Premio Lenin per la pace) dai tempi del golpe cileno del 1973. Mitrokhin Archive, volume II: The KGB and the World di Christopher Andrew (storico) e Vasili Mitrokhin (ex-agente del KGB); estratti pubblicati nell'articolo «How 'weak' Allende was left out in the cold by the KGB» , The Times, 19/09/2005..

Pinochet venne inizialmente contattato per lettera da una corrispondente di Bukovskij, l'olandese Gertrudis Hartman, in seguito sua intima amica e compagna di vita. Corvalán non era stato processato né torturato a differenza di molti altri oppositori della dittatura militare, ma per il suo alto profilo era tenuto in condizioni buone (poteva ricevere ogni settimana alcuni giornalisti sovietici e rilasciava interviste ai comunisti italiani) e non avrebbe voluto andare in URSS, ma venne convinto dal suo partito. Lo scambio avvenne a Zurigo e nel suo racconto autobiografico Il vento va, e poi ritorna, Bukovskij racconta come fu trasferito in Svizzera in manette, per essere "espulso" contro la sua volontà, e consegnato agli americani, mentre Corvalán andò in esilio in Russia per poi tornare clandestinamente in Cile nel 1980. Sull'aereo era presente anche la madre di Bukovskij, che decise di seguire il figlio nell'esilio, la sorella e un nipote malato. In seguito fu ricevuto anche dai presidenti statunitensi Jimmy Carter e dopo il 1980 da Ronald Reagan. Bukovskij trascorse un mese a Zurigo, poi, dopo una tappa negli Stati Uniti, si stabilì nel Regno Unito ottenendo asilo politico.

Nel Regno Unito Dal 1976 Bukovskij ha vissuto a Cambridge, in Inghilterra, interessandosi di neuropsicologia e scrivendo. Ha conseguito un master in biologia ed ha scritto diversi libri e saggi politici, oltre che articoli sulla neurofisiologia. Oltre a criticare il regime sovietico, parlò spesso di quella che chiama la "creduloneria occidentale", cioè una mancanza di fermezza del liberalismo occidentale nei confronti degli abusi del comunismo. Inoltre accusò il governo sovietico di finanziare e propagandare il pacifismo e il disarmo nucleare per rendere inerme il mondo libero, mentre l'URSS disattendeva segretamente ogni accordo.<ref>V. Bukovskij, The Peace Movement And The Soviet Union</ref> Supportò il boicottaggio dei giochi olimpici di Mosca 1980.

Nel 1983, insieme con Vladimir Maksimov ed Ėduard Kuznecov, ha fondato l'organizzazione anticomunista Resistenza internazionale (in russo: Интернационал сопротивления) della quale è stato eletto presidente.

Nel 1985, insieme con Albert Jolis, il dissidente cubano Armando Valladares, l'esponente del neoconservatorismo Jeane Kirkpatrick, Midge Decter e Jurij Jarym-Agaev, ha fondato la Fondazione americana per la resistenza internazionale (in inglese: American Foundation for Resistance International); la fondazione, alla quale più tardi aderirono anche Richard Perle e Martin Colman, divenne il centro di coordinamento per i movimenti di dissidenti e democratici che miravano a rovesciare il comunismo. Ha avuto collaborazioni lavorative con i neocon Richard e Daniel Pipes. Creò inoltre il Consiglio nazionale di supporto ai movimenti democratici (in inglese: National Council To Support The Democracy Movements) - noto anche come Consiglio nazionale per la democrazia (in inglese: National Council For Democracy) - .

Nel 1991 ottenne la cittadinanza britannica, oltre che la cittadinanza russa al posto di quella sovietica.

Dopo il crollo dell'URSS

Nell'aprile 1991 Vladimir Bukovskij ha visitato Mosca per la prima volta dopo la sua prigionia ed esilio. Durante la campagna per le elezioni presidenziali del 1991 Boris El'cin considerò Bukovskij come un potenziale vice presidente insieme a Galina Starovojtova e Gennadij Burbulis, ma alla fine la sua scelta cadde su Aleksandr Ruckoj. Nel 1992, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, il governo del presidente El'cin invitò Bukovskij a testimoniare nel processo in corso davanti alla Corte costituzionale russa per determinare se il PCUS fosse un'organizzazione fuorilegge.