Per Leone di San Marco, o Leone Marciano, s'intende la rappresentazione simbolica dell'evangelista Marco, raffigurato in forma di leone alato. Altri elementi in varie combinazioni presenti sono l'aureola sul capo e un libro aperto tra le zampe con scritto "". Descrizione Il Leone di San Marco è il secolare simbolo della città di Venezia, della sua antica Repubblica e attuale simbolo del Comune e della Provincia di Venezia, nonché della Regione Veneto e di numerosi altri enti e amministrazioni civili, militari e politici.
Il Leone Marciano compare in tutte le città che sono state sotto il dominio della Repubblica Veneta (solitamente nelle piazze principali e nei palazzi storici). Lo si trova su bandiere, gonfaloni, stemmi, pozzi, statue e monete. Compare nella bandiera navale, sia mercantile sia militare, della Repubblica Italiana.
Una delle più antiche raffigurazioni del Leone di San Marco è il Leone "in moleca" nascente dalle acque del sec. XIII del Museo Correr a Venezia che si trovava alla base del campanile di Sant'Aponal.Alvise Zorzi, Una Città, una Repubblica, un Impero, Venezia 697 - 1797, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1980, p. 18
La figura del Leone di San Marco è anche il simbolo del premio del Festival del cinema di Venezia, ovvero il Leone d'oro, delle Assicurazioni Generali, sulla maglia del Benetton Rugby di Treviso e del Venezia Football Club. È infine usato dallo United States Army Africa (USARAF), già Southern European Task Force (SETAF), di base a Vicenza.
La figura del Leone Alato è anche il simbolo e il logo che appare sulle maglie e sui vessilli della squadra di calcio del , in onore di uno dei due Santi Patroni della città, ossia San Marco, e delle popolazioni, in maggioranza provenienti dalle terre venete, che si insediarono nell'Agro Pontino, contribuendo alla bonifica a scopi agricoli delle sue paludi negli anni venti e trenta.
Il leone di piazza San Marco
Il leone più famoso è forse quello posto sopra la colonna che tuttora sovrasta piazza San Marco a Venezia. L'origine di questa statua bronzea è attualmente dibattuta, seppur le diverse versioni concordano sul fatto che si tratti di un'opera importata, poi rielaborata come leone alato e più volte restaurata.
Secondo numerosi studiosi questo sarebbe stato un monumento eretto a Sandan, protettore della città di Tarso.Scarfi, Bianca Maria, ”The Bronze Lion of St Mark” (1990); In: Scarfi, Bianca Maria, editor, The Lion of Venice: Studies and Research on the Bronze Statue in the Piazzetta, Prestel Publishing, pp. 31-124. Qui, secondo gli studi degli archeologi, esisteva intorno al III secolo un monumento in cui la divinità appariva ergersi su un grande leone alato e cornuto, di aspetto compatibile con quello del leone di San Marco. Tarso fu sede vescovile almeno fino al VI secolo ed è plausibile che questa statua sia stata abbattuta perché ritenuta pagana, conservando solo la semplice raffigurazione leonina (o un grifone con la testa di leone). Fino a che i veneziani, che erano soliti portare in patria bottini di guerra, non si sono impadroniti della statua.Samuele Costantini, The Lion of St. Mark. Venice Magazine, Anno II , n. 8, Aprile 2003 pp. 7-9
Studi pubblicati nel 2024 tendono a smentire questa ipotesi classica, e posticipano la datazione all’VIII secolo identificando la statua come una produzione proveniente dalla Cina, giunta a Venezia in maniera ancora non chiara, forse in seguito alla missione diplomatica veneziana del XIII secolo portata a buon fine dai Polo (il padre e lo zio di Marco). Oltre a raffronti stilistici abbastanza stringenti con la statuaria cinese rituale del periodo, la prova più forte per tale ipotesi è data dall’analisi fisica della lega di bronzo con cui è stata realizzata buona parta dell’opera originale (molte comunque sono state le modifiche realizzate successivamente in ambito veneziano). La composizione del bronzo ed in particolare le tracce degli isotopi del piombo che lo compongono come impurità del rame, collimano con l'impronta digitale degli isotopi che ha il materiale estratto da miniere di rame situate nell’area orientale della Cina, nel bacino inferiore del fiume Azzurro. Gli studiosi hanno trovato una forte correlazione anche con gli isotopi caratteristici delle miniere di rame in Sud America ma, vista la situazione dell'epoca e la mancanza di contatti con quel continente, è stata esclusa quest'ultima ipotesi in favore di quella cinese.
Lettura dell'immagine
Marco e il leone nella simbologia cristiana universale La rappresentazione di San Marco in forma di leone è tipica dell'esegesi patristica e dell'iconografia cristiana e deriva dalle visioni profetiche contenute nel versetto dell'Apocalisse di San Giovanni . Il leone è infatti uno dei quattro esseri viventi descritti nel libro come posti attorno al trono dell'Onnipotente e intenti a cantarne le lodi, poi scelti sulla base dell’associazione indicata da San Girolamo come simboli dei quattro evangelisti. In precedenza questi "esseri" erano stati descritti dal profeta Ezechiele nel suo libro contenuto nell'Antico Testamento.
Il leone è associato a San Marco in funzione delle parole con le quali comincia il suo Vangelo in riferimento a San Giovanni Battista che predicava nel deserto dove c'erano bestie selvatiche
Il Battista vestiva nell'immaginario cristiano una pelle di leone (nonostante il Vangelo secondo Marco riporti che vestisse peli di cammello) e la frase evangelica della voce che grida nel deserto richiamava l'idea di un ruggito nel deserto.
Il leone simboleggia anche la forza della parola dell'Evangelista, le ali l'elevazione spirituale, mentre l'aureola è il tradizionale simbolo cristiano della santità.
Associazione tra il leone di San Marco e Venezia Il legame del leone di San Marco con Venezia deriva da un'antichissima tradizione secondo la quale un angelo in forma di leone alato avrebbe rivolto al Santo, naufrago nelle lagune, la frase: «Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum»Martin Garrett, Venice. Signal. ISBN 1-902669-29-0 (Pace a te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo) preannunciandogli che in quelle terre avrebbe trovato un giorno riposo e venerazione il suo corpo. Il libro, spesso erroneamente associato al Vangelo, ripropone proprio le parole di benvenuto del leone e, nella maggior parte delle rappresentazioni veneziane, si presenta aperto recando solitamente la scritta latina «PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEVS».
Il simbolo leonino esprimeva anche il significato araldico di maestà e potenza (tratto quest'ultimo sottolineato soprattutto dalla coda felina alzata), mentre il libro ben esprimeva i concetti di sapienza e di pace e l'aureola conferiva un'immagine di pietà religiosa. La spada, oltre al significato di forza militare, è invece anche simbolo di giustizia e difatti è ricorrente nelle rappresentazioni, antropomorfe e no, della Giustizia.
Erano dunque simbolicamente presenti tutti i caratteri con cui Venezia ama pensare e descrivere sé stessa: maestà, potenza, sapienza, giustizia, pace, forza militare e pietà religiosa.
Numerose le interpretazioni simboliche possibili riguardo alla combinazione tra spada e libro: il solo libro aperto è ritenuto simbolo della sovranità dello Stato (numerose le raffigurazioni dei Dogi della Repubblica di Venezia inginocchiati davanti a tale rappresentazione); il solo libro chiuso è invece ritenuto simbolo della sovranità delegata e quindi delle pubbliche magistrature; il libro aperto e la spada a terra (non visibile) sono popolarmente, ma erroneamente, ritenuti simbolo della condizione di pace per la Serenissima; il libro chiuso e la spada impugnata sono invece popolarmente, ma erroneamente, ritenuti simbolo della condizione di guerra per la Serenissima; il libro aperto e la spada impugnata sono infine ritenuti simbolo della pubblica giustizia.Giorgio Aldrighetti, L'araldica e il leone di San Marco. Le insegne della provincia di Venezia, Marsilio, Venezia 2002. ISBN 88-317-8071-9Articolo de L'Arena di venerdì 18 aprile 2008, p. 22.
Tuttavia tali interpretazioni non sono universalmente accettate in quanto la Serenissima non codificò mai i propri simboli rappresentati in modo assai vario. Rare, ma presenti, sono anche raffigurazioni del leone privo sia del libro, sia della spada, sia dell'aureola (soprattutto nella rappresentazione statuaria).
Dopo la conquista della Terraferma avvenuta nel sec. XV nelle raffigurazioni il leone poggia le zampe anteriori su una terra in cui spesso compare anche una città turrita e quelle posteriori sull'acqua: tale particolare rappresentazione intendeva indicare lo Stato da Tera in aggiunta all'originario Stato da Mar.Giorgio Aldrighetti, Mario De Biasi, Il Gonfalone di San Marco, Venezia, Filippi Editore, 1998, p. 80.
Differenti versioni del Leone di San Marco L'immagine del Leone di San Marco può essere rappresentata in oltre cinquanta varianti;Giorgio Aldrighetti, Mario De Biasi, Il Gonfalone di San Marco, Venezia, Filippi Editore, 1998, p. 79. L'araldica prevede oltre cinquanta varianti o positure del solo leone tra rampante, reciso, coricato, coronato, a coda doppia o biforcuta o annodata, dormiente, dimezzato, incatenato, diffamato, bailonato, sedente, passante, uscente, nascente, marinato, alato, disarmato, nimbato... ritto sulle zampe anteriori, con la testa posta di fronte, nascente dalle acque, in moleca le principali positure sono: PosizioneEsempioDescrizioneandante Ovvero quando è possibile vedere per intero il corpo del leone di profilo, appoggiato su tre zampe mentre l'anteriore destra è poggiata sul libro: tipica raffigurazione presentata nelle bandiere e nelle grandi statue, dove vi era abbondanza di spazio per riportare la rappresentazione completarampante raffigurazione del 1651 Di profilo e ritto sulle zampe posteriori. e con le zampe anteriori regge il libro e la spada.in moléca (pronunciato in moéca)Il leone è accovacciato e posizionato frontalmente con le ali spiegate a ventaglio assumendo un aspetto simile al granchio con le chele aperte (in dialetto veneziano moléca è appunto il nome dei piccoli granchi in periodo di muta). È una versione molto usata su spazi ridotti, per la semplicità e la compattezza grafica, soprattutto su monete, sigilli, stemmi e bassorilievi stiacciati.
Con la venuta dei francesi nel 1797, il leone lapideo venne democratizzato e nel libro aperto venne scritto DIRITTI E DOVERI / DELL'UOMO E DEL CITTADINO.Giorgio Aldrighetti, Mario De Biasi, Il Gonfalone di San Marco, Venezia, Filippi Editore, 1998, pp. 282-283. Durante il dominio francese, il leone marciano era rappresentato con il berretto frigio su sfondo celeste, all'interno dello stemma del Regno d'Italia napoleonico. In quegli anni il Comitato di salute pubblica, organo della Municipalità di Venezia, lamentando la pesante situazione politica della città, istituì una Giunta Criminale per avviare la repressione del dissenso e decretò la pena di morte per chiunque avesse pronunciato l'antico motto "Viva san Marco!"; inoltre, centinaia di leoni alati e sculture raffiguranti la Repubblica di Venezia vennero distrutti. Ai piedi del monumento equestre a Vittorio Emanuele II (realizzato da Ettore Ferrari nel 1887) situato in Riva degli Schiavoni, il leone marciano ruggente, posto davanti alla personificazione dell'Italia, posa simbolicamente la zampa anteriore sinistra su una lapide con i risultati del plebiscito del Veneto del 1866 (che sancì l'unificazione delle province venete al Regno d'Italia), posta a sua volta sul libro con la tradizionale scritta "Pax tibi Marce, evangelista meus".
Nell'esercito collaborazionista della Repubblica Sociale Italiana, i soldati del 1º Reggimento "San Marco", poi disciolto nella Xª Flottiglia MAS, portavano sulle mostrine il leone andante con il libro alzato e chiuso e alla base il motto latino Iterum rudit leo ('Il leone ruggisce ancora').