Atraḫasis (dall'accadico, lett. "il molto saggio"; anche chiamato Atramḫasīs, Atra-ḫasis, Atar-ḫasis o Atrahasis) è uno dei nomi con cui nei poemi mesopotamici inerenti al mitico diluvio universale viene indicato il re di Šuruppak, oggi Tell Fara, nella parte centro-meridionale dell'Iraq, l'eroe che sopravvisse e fu reso immortale dagli dèi.

Nella letteratura in lingua accadica è chiamato Ut-Napishtim (accadico: 𒌓𒍣 lett. "Colui che ha trovato la vita"; reso anche come Ut-napištim o Utnapištim) e, nella letteratura sumerica, è indicato con il nome di Ziusudra (sumerico, Zi-u-sud-ra, lett. "Vita dai giorni prolungati"; reso anche come Ziusura), conosciuto nella successiva letteratura in lingua greca come Xisouthros (nella Storia di Babilonia () di Berosso).

Ziusudra nella letteratura sumerica La lista reale sumerica e i re anti-diluviani La lista reale sumerica (sumerico: [nam]-lugal an-ta ed3-de3-a-ba; Quando la regalità discese dal cielo) è un testo in cuneiforme sumerico composto tra il 2100 e il 1900 a.C.La sua redazione definitiva appartiene alla dinastia di Isin (1950 a.C.; cfr. Giovanni Pettinato, La Saga di Gilgameš, Milano, Mondadori, p. LXXVIII)Una insuperata edizione di questa opera è di Thorkild Jacobsen, The Sumerian King List, University of Chicago Oriental Institute, Assyriological Studies 11, University of Chicago Press, 1939. con la finalità di gettare le basi tradizionali e politiche dell'unificazione del territorio di Sumer (Mesopotamia meridionale)Enrico Ascalone, Mesopotamia, Milano, Electa, 2005, p.10..

Esistono diverse versioni giunte a noi di questo fondamentale documento della civiltà sumerica. Alcune di queste, segnatamente quelle indicate con le sigle WB, P5 e K forniscono chiaramente una lista di re vissuti antecedentemente al diluvio universale (in sumerico amāru, in accadico abūbu). Tra queste tre fonti, quella indicata con la sigla WBAshmolean Museum 1923.444, edita da Langdom. è la più completa e quindi utilizzata dagli studiosi.

Questo testo si avvia con il principio di "regalità" che discende dal cielo (nam]-lugal an-ta ed3-de3-a-ba: "Quando la regalità scese dal cielo") per essere assegnato per la prima volta alla città sumera di Eridu in cui resta per complessivi 64.800 anni, successivamente tale principio si trasferisce alla città di Bad-Tibira per altri 108.000 anni, per poi discendere sulla città di Larak per ulteriori 28.800 anni, poi a Sippar per 21.000 anni e infine, prima del diluvio universale, a Šuruppak:

In questa versione della Lista Reale Sumerica Ubartutu (Ubara-Tutu) è l'ultimo re prima del Diluvio. In un'altra tavola, che gli studiosi indicano come WB 62 (datata alla fine del III millennio, scritta sempre in sumerico ed edita da Langdon), viene citato Ziusudra (zi-u4-sud-ra dumu su-kur-lam: "Ziusudra uomo di Šuruppak")Quindi piuttosto che figlio di Sukurlam tale nome va inteso come la città di Šuruppak. In tal senso cfr. nota 32 p. 76 Jacobsen..

Ziusudra e il mito sumerico del diluvio universale Il mito del diluvio universale è di origine sumerica. Come vedremo più avanti, la causa del Diluvio viene fatta risalire a una scelta divina. In un poema, in lingua sumerica, conosciuto come Enki e Ninḫursaĝa risalente agli inizi del secondo millennio (tre testi: Nippur, Ur e uno di provenienza sconosciuta), e che conserviamo in 284 versi con pochi passi lacunosi, viene così descritto il mondo prima della civiltà.

Dilmun (anche Tilmun o Telmun) è il nome con cui i Sumeri indicavano l'attuale isola di Bahrain includendo, probabilmente anche l'isola di Failaka. Tali isole erano molto importanti per gli scambi commerciali. In questo mito Dilmun viene descritta come una terra vergine, pura, santa, priva di civilizzazione. Ninsikila, paredra del dio Enki, chiede a quest'ultimo di fornirla di acqua per avviare la produzione agricola. Enki si avvale del dio Sole, Utu, e l'isola si avvia verso la civilizzazione. Come vedremo, nel racconto sumerico del Diluvio Dilmun sarà il luogo che gli dèi destineranno a Ziusudra, l'unico uomo sopravvissuto al Diluvio e da loro reso immortale.

Per quanto attiene al mito sumerico del diluvio universale, disponiamo di una tavola in lingua sumericaPoebel 1914 pp.7 e sgg., Civil 1964 pp.138 e sgg., Jacobsen 1981 pp.513 e sgg., Saporetti 1982 pp.19 e sgg., Pettinato 1971 e 2001. che precederebbe di più di un secolo il poema assiro-babilonese di Atraḫasis, quest'ultimo risalente al periodo paleobabilonese (XVIII secolo a.C.). Questa tavola raccoglie, quindi, la più antica versione sumerica del mito del diluvio universale. Essa fu rinvenuta a Nippur (Nibru, oggi Nuffar) nel 1895 e fu pubblicata per la prima volta dall'assiriologo tedesco Arno Poebel (1881-1958) nel 1914 in Historical and Grammatical Text. La tavola risulta non ben conservata, il suo testo cuneiforme muove lungo sei colonne. Le prime 36 righe sono andata perdute, lì dove probabilmente si sarebbe narrata la creazione dell'uomo da parte del dio Enki e della dea Nintu (conosciuta anche come Ninḫursanga). C'è però una minaccia per l'umanità e un dio (Enki o forse EnlilPer Bottéro/Kramer è Enki (Uomini e dèi della Mesopotamia, p.601); Per Pettinato, che invece più che una minaccia rileva la condizione miserevole dell'umanità appena creata è, forse, il dio Enlil, il re degli dèi, che intende porvi rimedio (Mitologia sumerica, pos.2719). Per Pettinato il ruolo di Enki come "difensore dell'umanità" apparterrebbe alla teologia babilonese, tesa a sostituire il dio Marduk, dio poliade di Babilonia in qualità di re degli dèi, a Enlil il sovrano divino della città sumerica di Nippur (Nibru) al riguardo cfr. e ad esempio, Mitologia assiro-babilonese pp. 20 e sgg.) prende la parola:

Le successive righe, quelle dalla 51 all'84, sono andate perse. Sembra ancora una volta che gli uomini possano perdere la loro esistenza e, quando il testo riprende (righe 85-100) il dio Enki si muove ancora in loro aiuto per la costruzione di città e di governi centrali organizzati, destinandovi la sede degli dèiEridu assegnata a Enki; Badtibira a Inanna; Larak a Pabilsag; Sippar a Utu; Šuruppak alla dea Sud;, e per la costruzione di canali adatti all'irrigazione dei campi. Le righe 101-139 sono andate perse è qui che doveva essere riportata la motivazione della successiva decisione divina di inviare il diluvio universale. Quando, al rigo 140, il testo riprende Enki e Nintu cercano di opporsi alla decisione degli dèi di sterminare gli uomini.

Ed ecco che il re di Šuruppak, Ziusudra, re devoto agli dèi, sostava in preghiera nel tempio (righe 145-150) quando:

Le righe 161-200 sono andate perdute: lì si sarebbero dovute trovare le istruzioni del dio Enki a Ziusudra per costruire la barca e mettersi in salvo. Infine, il sopraggiungere del diluvio universale.

Le righe 201-211 narrano del termine del Diluvio quando il dio Sole, Utu, riemerge nel suo splendore. Allora Ziusudra esce dalla barca e sacrifica a Utu buoi e montoni. Le righe 212-250 o sono incomprensibili o sono andata perdute, lì si sarebbero dovuti trovare i rimproveri del re degli dèi Enlil a Enki colpevole di aver messo in salvo Ziusudra.

Con gli ultimi versi, 262-265, che tuttavia sono andati perduti, si conclude il più antico racconto sumerico del mito del diluvio universale.

A tal proposito, tuttavia, occorre ricordare le conclusioni dell'assiriologo italiano Giovanni Pettinato il quale così chiosa su questa tavola la quale dunque conterrebbe:

Lo studioso italiano ha ribadito la sua posizione in merito anche nella voce Atrahasis della Encyclopedia of Religion edita dalla Macmillan nel 2005.

L'assiriologa britannica Stephanie Dalley ritiene invece che la redazione di tale tavola in lingua sumerica sia basata su un'opera precedente composta in lingua accadica. Della stessa opinione gli studiosi inglesi Jeremy Black e Anthony Green. Tale fu l'opinione anche di Jean Bottéro e Samuel Noah Kramer i quali, ritenendo quest'opera sumerica prodotta su un originale accadico, precisano così sul poema paleobabilonese in lingua accadica di Atraḫasis:

D'altronde anche Pettinato è assolutamente convinto che tale poema, quello in lingua accadica di Atraḫasis, appartenga esclusivamente alla tradizione assiro-babilonese:

Atraḫasis, Utanapištim, nella letteratura assiro-babilonese Atteso che il mito del diluvio universale è attestato in opere in lingua sumerica, non è chiaro se, specificatamente, il testo inerente al suo racconto in quella lingua, rinvenuto in una tavola di cui al paragrafo che precede, debba essere inteso come prodotto originale di quella cultura oppure sia una edizione sumerica di un racconto precedente in lingua accadica e quindi appartenente alla mitologia semitica. Di certo, invece, gli studiosi concordano che il racconto mitico di Atraḫasis, con la sua specifica connotazione e quindi anche quelli riferiti a Utanapištim, tutti riportati in lingua accadica, vadano intesi esclusivamente di ambito assiro-babilonese e quindi semitico.

Il Poema di Atraḫasis: l'antropogonia e il mito assiro-babilonese del diluvio universale Di questo poema conserviamo diversi frammenti risalenti a differenti periodi: sette testi di origine paleobabilonese, due di epoca mediobabilonese, circa una dozzina risalenti al periodo neoassiro (con modifiche) e infine due appartenenti al periodo neobabilonese.

Partendo da un frammento rinvenuto nel 1874 nella Biblioteca di Assurbanipal (668-627 a.C.) siamo venuti a conoscenza dell'esistenza di quest'opera. Nel 1956 l'assiriologo danese Jørgen Læssøe (1924-1993) ne ricostruì il testo dimostrando di essere di fronte all'opera religiosa più antica inerente alla "Genesi". Successivamente, nel 1965, l'assiriologo britannico Wilfred George Lambert pubblicò i frammenti raccolti al British Museum di Londra nel suo Cuneiform texts from Babylonian tablets in the British Museum che consistevano nel testo più antico a nostra disposizione (quindi paleobabilonese), risalente al XVIII secolo a.C.

Del testo più antico, paleobabilonese, conosciamo il nome dello scriba autore: Ipiq-Aya (precedentemente identificato con i nomi di Kasap-Aya, Ku-Aya o anche Nûr-Aya), probabilmente originario di Sippar e che operò sotto il regno babilonese di Ammi-ṣadûqa (1702-1682). Il testo si compone di tre tavole, ognuna delle quali si sviluppa per otto colonne, quattro sul fronte e quattro sul retro, ogni colonna si compone di circa 55 righe. L'intera opera si compone dunque di complessive 1.245 righe, di cui solo alcune sono giunte a noi.

I Tavola: gli dèi Igigi si ribellano alle dure corvée, gli dèi Anunnaki decidono allora di creare gli uomini affinché li sostituiscano; il dio Enki/Ea e la dea-madre Mummu generano gli uomini, ma dopo 1.200 anni di attività il loro "baccano" convince Enlil a inviargli un'epidemia, ma questa viene vanificata dall'intervento di Enki/Ea.