La medicina delle grandi emergenze e delle catastrofi analizza e comprende tutte le procedure mediche e di primo soccorso che vengono attuate in caso di maxiemergenza o di catastrofe; le due diverse situazioni sono così definite:
maxiemergenza: i sistemi di soccorso, inclusi gli ospedali, sono intatti e funzionanti. catastrofe (o disastro): i sistemi di soccorso sono danneggiati, e/o incapacitati a funzionare.
Principi fondamentali La medicina delle catastrofi ha lo scopo di fornire la risposta sanitaria corretta quando le risorse sono insufficienti rispetto alle necessità dell'evento, e si basa sull'integrazione delle varie componenti dei soccorsi (sanitari e logistici).
Come riferimento orientativo si utilizza lequazione di Bernini Carri detta "regola del danno dinamico" che enuncia:
"l'intensità di un fenomeno (detta: danno) (Q) è direttamente proporzionale all'intensità dello stesso (n) e indirettamente proporzionale alle risorse esistenti per gestirlo (f) per il tempo nel quale esso si sviluppa (t)"
dove (n) rappresenta il numero di coinvolti nella catastrofe (feriti, deceduti o sopravvissuti che necessitano di assistenza) e (f) rappresenta il numero di soccorritori o i mezzi utilizzati per il soccorso.
In questa equazione può essere successivamente considerato il "fattore di resilienza (R)" della popolazione (Q = n/f x t / R) inteso come la capacità di una determinata popolazione di reagire in maniera positiva e attiva alla riduzione del Danno; pertanto più si considera alto il fattore di resilienza (R), più viene mitigato l'effetto del Danno (questo è importante soprattutto per le fasi successive a un evento catastrofico).
Nella medicina dei disastri vanno sempre considerati due aspetti basilari:
integrazione tra le istituzioni dei soccorsi, ossia la condizione per giungere a una sinergia operativa finalizzata a un obiettivo comune; concetto di vittima esteso nella sua globalità, ossia non soltanto morti e feriti, ma tutti coloro che sono stati colpiti negli affetti e nella psiche.
Strumenti La medicina delle catastrofi rappresenta in realtà l'insieme di vari tipi di discipline rivolte al raggiungimento di obiettivi comuni, cioè alla limitazione delle sequele e della perdita di vite umane.
L'ambiente ostile dove si svolgono le operazioni necessita di una capacità di adattamento tipica della medicina da campo; l'identificazione delle priorità caratterizza la medicina d'urgenza, la presa in carico sanitaria di un gran numero di vittime deve tenere conto della medicina di massa, e il concetto di vittima inteso nella sua globalità è peculiare della medicina globale. Occorre partire da una pianificazione preventiva applicabile sul campo tipica della medicina di dottrina, mantenendo una gerarchia dei compiti e un'essenzialità dei trattamenti caratteristici della medicina di guerra.
L'aspetto peculiare di ogni disciplina scientifica è l'utilizzo di strumenti operativi; quelli che caratterizzano la medicina delle catastrofi sono tre: la strategia: l'arte di ideare i piani di emergenza; la logistica: l'insieme di personale, mezzi e materiali finalizzato alla realizzazione dei piani; la tattica: l'applicazione dei piani con lo svolgimento della catena dei soccorsi.
Strategia La strategia è l'arte di ideare i piani di emergenza, e tre capisaldi ne rappresentano il cardine: top management: i piani di emergenza devono essere predisposti dagli operatori più esperti, ideando situazioni realisticamente possibili; piani di emergenza: la stesura dei piani di emergenza ha come punto di partenza l'analisi dei rischi presenti nel contesto territoriale; è bene sottolineare che la realizzazione di una risposta deve basarsi sulla previsione degli eventi relativa alle conseguenze degli stessi; preparazione degli operatori: la formazione degli operatori è un requisito imprescindibile.
Logistica La logistica è tutto quanto permetterà al sistema di sopravvivere e funzionare; è letteralmente definibile come l'arte del provvedere e di permettere un equo e razionale dispiegamento sul campo di uomini, materiali e mezzi.
Occorre stabilire a priori alcuni criteri di valutazione: la tipologia dell'evento: ad esempio, il crollo di una struttura abitativa in ambiente urbano determinerà una risposta diversa rispetto al deragliamento ferroviario. l'ambiente operativo: le condizioni ambientali influenzano pesantemente la risposta del sistema. L'azione che si svolge in luoghi impervi, la presenza di possibili ulteriori rischi, le difficoltà legate all'accesso delle vittime, le condizioni climatiche e la possibilità di convogliare efficacemente le risorse sul teatro dell'evento, rappresentano aspetti vincolanti che devono essere considerati nella gestione dell'intervento. la durata delle operazioni: l'autonomia dei soccorritori e/o la loro rotazione è un'importante variabile ai fini logistici.
Tattica La tattica è l'applicazione dei piani di soccorso attraverso procedure operative consequenziali, finalizzate alla creazione della catena dei soccorsi.
Questa sequenza è applicabile in ogni evento, indipendentemente dal tipo di catastrofe, e deve essere considerata il modello operativo di base a cui riferirsi.
Gli aspetti peculiari della catena dei soccorsi devono rispondere a determinati requisiti: La centralità di un'unica Istituzione che riceva l'allarme, dimensioni l'evento e fornisca prontamente una risposta coordinata. La medicalizzazione costituisce il fulcro della medicina delle catastrofi; benché i problemi riscontrabili nelle emergenze ordinarie risultino amplificati, l'errore più comune è il pensiero di affrontarli aumentando disordinatamente lo spiegamento di forze in campo. L'approccio più corretto sarà invece lo stabilire la priorità di evacuazione verso i luoghi di cura definitivi per le vittime. La medicalizzazione sarà condotta a diversi livelli, e nello specifico all'interno del Posto medico avanzato (PMA) e del Centro medico di evacuazione (CME), ossia le strutture operative di emergenza di primo e secondo livello interposte tra il sito dell'evento ("cantiere", o "cratere") e gli ospedali; in esse le vittime vengono trasportate dal cantiere ("Piccola Noria"), ivi valutate (Triage) e stabilizzate, per essere così messe in condizioni di affrontare la successiva evacuazione verso gli ospedali ("grande Noria"). L'evacuazione è il circuito ininterrotto dei mezzi di soccorso dal PMA ai luoghi di cura definitivi. L'evacuazione può svolgersi con l'ausilio di mezzi usati nella quotidianità o di mezzi speciali. L'ospedalizzazione è l'ultimo anello della catena dei soccorsi; gli ospedali dovranno predisporre piani di emergenza per un gran numero di vittime (i cosiddetti Piani massiccio afflusso feriti, PMAF).
Analizzeremo seguito ciascuna fase temporale prevista nella tattica: Fase di allarme: l'ente preposto alla ricezione dell'allarme di pertinenza sanitaria è la Centrale Operativa (C.O.) del sistema SUEM-118. È compito della C.O. stilare procedure operative conosciute da tutti coloro che verranno inviati sul campo, dimensionare l'evento attraverso una mirata raccolta di informazioni, e modulare e coordinare la risposta (anche degli altri enti/gruppi di soccorso) sulla base delle necessità. Zona dei soccorsi sanitari: la zona dei soccorsi deve essere allestita in prossimità dell'area colpita, possibilmente al riparo da "rischi evolutivi". Nelle prime fasi dell'evento lo stress e la confusione possono raggiungere livelli elevati. Il primo equipaggio di soccorso a intervenire deve essere adeguatamente formato, perché avrà il compito di confermare e trasmettere le informazioni necessarie per fornire una risposta adeguata all'evento.
Aspetti e compiti della zona dei soccorsi: Improvvisazione: la prima fase osservabile sull'area colpita; è caratterizzata da tensioni emotive e risposte psichiche di vario tipo. La soluzione proponibile rimane l'educazione sanitaria che attraverso l'informazione, il coinvolgimento e la partecipazione attiva a esercitazioni e momenti formativi simulati deve identificare il suo primo bersaglio nella popolazione. Ricognizione preliminare: fornisce gli elementi per modulare una risposta adeguata all'evento; può essere effettuata anche dall'alto tramite mezzo aereo, oppure dal primo mezzo terrestre che giunge sul luogo. Si tratta di un insieme di operazioni importanti che devono essere svolte da personale addestrato, poiché l'obiettivo non è il soccorso immediato alle vittime bensì la trasmissione di una descrizione della scena ai gruppi di coordinamento della risposta operativa, e in particolare informazioni sulla tipologia del sinistro, il numero presunto delle vittime, e le patologie prevalenti. La ricognizione è finalizzata inoltre a valutare l'estensione del sinistro, rilevandone i limiti topografici, la persistenza di zone a rischio e la presenza di pericoli attuali o latenti ("rischi evolutivi"), le conseguenze del disastro sull'ambiente con relativa valutazione di danni a strutture, identificazione di aree di atterraggio, valutazione del sito ove impiantare il PMA e le aree di parcheggio per i mezzi in arrivo. Settorializzazione: si intende la ripartizione in aree funzionali di lavoro allo scopo di razionalizzare le risorse disponibili. Questa fase, obbligatoriamente condotta con le forze di polizia e con i vigili del fuoco, presuppone un approccio tecnico che raramente è in possesso delle squadre sanitarie. È necessaria la conoscenza dei perimetri di sicurezza e la corretta distribuzione delle équipe. Ciascuna area deve essere frazionata localmente, allo scopo di convogliare equamente le risorse di soccorso, e si avranno rispettivamente zone a loro volta suddivise in "cantieri di lavoro". Integrazione: è la condizione finalizzata all'esecuzione dei compiti istituzionali delle componenti dei soccorsi. Questo concetto, assolutamente semplice a livello teorico, risulta a volte assai difficile da realizzare anche nelle emergenze ordinarie. In mancanza di un linguaggio comune e di procedure condivise, le squadre sanitarie, i Vigili del Fuoco, le Forze dell'Ordine e il personale volontario rischiano di trovarsi a operare in condizioni difficili perseguendo ciascuno il suo obiettivo, o le proprie logiche operative. Recupero e raccolta delle vittime (ricerca e salvataggio): Salvataggio, ossia l'insieme delle operazioni finalizzate allo spostamento della vittima in luogo sicuro; può essere svolto da personale tecnico. Soccorso, in alcuni casi, il recupero di una vittima deve essere preceduto dall'esecuzione di rapide manovre salvavita. La lunga durata delle operazioni di recupero, la potenzialità evolutiva delle lesioni, e la necessità di manovre cruente per una disincarcerazione complicata (ad es., amputazione di arti rimasti bloccati da lamiere o macerie) sono situazioni che frequentemente richiedono l'intervento sanitario sul punto di ritrovamento della vittima. Medicalizzazione: comprende tutte le operazioni sanitarie necessarie a stabilizzare le vittime, e va distinta a sua volta in due ambiti separati: Intervento di prima linea, cioè nel "Cantiere", dove verranno compiuti pochi gesti terapeutici essenziali, con la finalità unica di far sopravvivere i feriti fino all'accesso del Posto medico avanzato. Intervento al Posto medico avanzato (PMA): in questa struttura verranno convogliate ("piccola Noria") tutte le vittime recuperate dai cantieri, e qui sottoposte a nuovo Triage. Il Posto medico avanzato è una struttura sanitaria di emergenza dove le vittime verranno stabilizzate ed evacuate ("grande Noria") verso i luoghi di cura definitivi (ospedali), secondo ordini di priorità (codici di gravità clinica) stabiliti dal triage.