La Corte penale internazionale ( - ICC; - CPI) è un tribunale per crimini internazionali che ha sede a L'Aia, nei Paesi Bassi.
La sua competenza è limitata ai crimini più seri che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, cioè il genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra (cosiddetti crimina iuris gentium), e di recente anche il crimine di aggressione (art. 5, par. 1, Statuto di Roma).
La Corte ha una competenza complementare a quella dei singoli Stati, dunque può intervenire se e solo se gli Stati non possono (o non vogliono) agire per punire crimini internazionali.
La Corte penale internazionale non è un organo dell'ONU e non va confusa con la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite, anch'essa con sede a L'Aia. La principale differenza è che la CPI giudica le persone fisiche, mentre la CIG giudica gli Stati. Ha però alcuni legami con le Nazioni Unite: ad esempio il Consiglio di sicurezza ha il potere di deferire alla Corte situazioni che altrimenti non sarebbero sotto la sua giurisdizione (art. 13(b), Statuto di Roma)http://osservatorio.giur.uniroma3.it/ .
Storia Le origini della Corte penale internazionale risalgono alla fine della seconda guerra mondiale, quando vennero istituiti dei tribunali militari internazionali. Il primo fu chiamato a giudicare i capi nazisti nel Processo di Norimberga, mentre il secondo era quello del Processo di Tokyo. Come tribunali militari, la loro competenza giurisdizionale si limitava ai crimini di guerra. Il tribunale di Norimberga - che durante gli anni aveva pronunciato diverse sentenze, ampliando l'ambito di giurisdizione inserendovi, oltre ai crimini di guerra, anche i crimini contro l'umanità e contro la pace - suscitò diverse polemiche nella dottrina giuridica, per la presunta violazione del principio di irretroattività della legge penale: per questo motivo già negli anni Cinquanta la migliore dottrina internazionalistaHersch Lauterpacht, The Development of International Law by the International Court (1958); Georg Schwarzenberger, "The Problem of an International Criminal Law", in Current Legal Problems, 1950; Jean Spiropoulos, Yearbook of the International Law Commission (1950), Special Rapporteur sulla codifica dei “Principi di Norimberga” (dal 1949 al secondo periodo, 1950–51), A/CN.4/22; nella Commissione per il diritto internazionale delle Nazioni Unite, investita con apposito mandato dall'Assemblea generale, si espressero a favore della giurisdizione di un tribunale internazionale anche Henri Donnedieu de Vabres e René Cassin. si pose il problema di consacrare in un testo normativo vincolante i precetti che perseguivano queste gravissime fattispecie di crimine internazionale e sancivano per esse la responsabilità anche personale - e non solo statale - degli autori. Nell'ambito di questo riconoscimento pattizio del precetto, la sanzione sarebbe stata irrogata da un nuovo organo, la Corte penale internazionale.
La campagna per l'istituzione della Corte penale internazionale fu poi ripresa e rilanciata negli anni novanta da una coalizione di 300 organizzazioni non governative, tra le quali l'organizzazione Non c'è pace senza giustizia appartenente alla galassia radicale italiana.
Contemporaneamente l'Assemblea generale dell'ONU varò il progetto di formulare un codice sui crimini e uno statuto per la Corte penale internazionale. Il 9 dicembre 1994, l'Assemblea generale creava un apposito comitato preparatorio che riprese il progetto elaborato precedentemente dalla Commissione di diritto internazionale, approfondendone gli aspetti più controversi e sviluppandone i profili più complessi anche alla luce della codificazione dei crimini internazionali avvenuta negli statuti e successive modifiche dei primi tribunali ad hoc. Le pressioni da parte dell'ONU di terminare il progetto di realizzazione, infatti, si fecero più pesanti durante il 1993-1994, proprio perché erano stati istituiti dei tribunali ad hoc per la questione di ex Jugoslavia e Ruanda.
Nel 1996, conclusi i lavori della commissione, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite - con la risoluzione n. 51/207 del 17 dicembre 1996 - convocò una conferenza diplomatica di plenipotenziari, che sarebbe stata ospitata a Roma – nella sede della FAO all'Aventino – dal 15 giugno al 17 luglio 1998: ad essa fu rimesso il progetto finale (la cui redazione si protrasse sino al 3 aprile 1998) che per la prima volta proponeva l'individuazione degli elements of crimes (attuale articolo 8 dello Statuto di Roma) e l'istituzione di una Corte internazionale chiamata a accertarli e sanzionarli.
Dopo intense discussioni (cui contribuirono anche molteplici organizzazioni non governative che avevano sostenuto la campagna d'opinione pubblica per la giurisdizione universale sui crimini internazionali), la Conferenza di Roma si concludeva con l'approvazione dello Statuto con 120 voti favorevoli, 7 contrari, 21 astenuti, e con la firma dell'Atto finale, aperto a tutte le delegazioni partecipanti (160).
Lo Statuto è entrato in funzione il 1º luglio 2002, dopo la ratifica da parte del sessantesimo Stato aderente: infatti le progressive ratifiche dello statuto hanno consentito di raggiungere il quorum fissato dall'art. 126 (60 ratifiche) quattro anni dopo la conferenza di Roma; in virtù di questa norma il testo è quindi entrato in vigore e la Corte ha iniziato le proprie attività nel 2002.
Il primo nucleo operativoLa Corte esordì con un piccolo gruppo di quattro persone, detto advanced team che aveva il compito di renderla operativa, si è poi ampliata a uno staff non superiore alle trenta unità, che lavoravano negli ex uffici della compagnia telefonica olandese KPN, con altre organizzazioni internazionali e con distaccamenti del Ministero olandese. è stato dapprima ampliato con l'elezione dei diciotto giudici, la nomina del presidente Philippe Kirsch e del cancelliere Bruno Cathala, che aveva guidato ladvanced team a partire dall'estate del 2002, e successivamente con l'elezione del procuratore capo Luis Moreno-Ocampo (cui è succeduta, nella funzione, Fatou Bensouda).
Il 13 settembre 2004 alla Corte è stato riconosciuto lo status di osservatore dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Il primo imputato di questo organo giudiziario è stato il congolese Thomas Lubanga il cui processo è iniziato il 26 gennaio del 2009.
A tutto il 2024 gli Stati parte erano 125, ben più della metà dei 193 Stati membri dell'ONU. L'opposizione degli Stati Uniti d'America La posizione di Washington, ostile sin dall'inizio, produsse un duro confronto al momento dell'entrata in vigore del trattato istitutivoV. Giampiero Buonomo,, in Diritto&Giustizia online, 12/9/2002), anche con l'Unione europeaV. Giampiero Buonomo, , in ItaliaOggi, 10 ottobre 2002. Nel 2002 gli Stati Uniti approvarono addirittura una legge federale che fu ironicamente soprannominata "Legge di invasione dell'Aia", la quale autorizza il Presidente a utilizzare "tutti i mezzi necessari e appropriati per ottenere il rilascio di qualsiasi membro del personale statunitense o alleato detenuto o imprigionato da, per conto o su richiesta della Corte Penale Internazionale". L'opposizione si attenuò in parte dopo la cessazione da parte di John Bolton del suo incarico di rappresentante USA al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite alla fine del 2006Il quale ha proseguito a esprimere la sua ostilità anche da ex ambasciatore: : dapprima il Dipartimento di Stato espresse apprezzamento per il trasferimento dell'imputato Charles Taylor all'Ajahttps://2001-2009.state.gov/r/pa/prs/ps/2006/68192.htm Bringing Charles Taylor to Justice by Adam Ereli, Deputy Spokesman, Washington, DC, June 21, 2006.; successivamente il governo statunitense non impedì l'adozione di risoluzioni che minacciavano il deferimento alla Corte penale internazionale di alcuni possibili crimini dei governanti libici nel 2011Per il caso libico, v. Riccardi, Alice, e rispetto dei diritti umani degli imputati nel caso libico di fronte alla Corte penale internazionale. n.p.: Società editrice il Mulino, 2014.
In seguito, però, la situazione è tornata estremamente conflittuale quando la Palestina ha depositato lo strumento di adesione al trattato istitutivo della Cortev. http://www.internazionale.it/notizie/2015/01/02/gli-stati-uniti-criticano-la-decisione-della-palestina-di-aderire-alla-corte-penale-internazionale, fino alle minacce di sanzioni avanzate, il 10 settembre 2018, da John Bolton, da poco nominato Consigliere per la sicurezza nazionale. Si tratta di una possibile controprova del fatto che, al di là dei motivi formali pure addotti inizialmente dall'amministrazione USACfr. sentenza della Corte internazionale di giustizia nel caso Nicaragua contro Stati Uniti d'America, in ICJ Reports, 1986, 114, invocata dall’Amministrazione Bush ricordando che gli Stati Uniti si ritirarono dalla giurisdizione obbligatoria della Corte internazionale di giustizia poco prima che il caso nicaraguegno fosse deciso (Respondent’s reply memorandum in re Guantanamo Detainee Case, 16 novembre 2004, p. 37)., il vero timore è che un organo giurisdizionale autonomo gestisca l'applicazione del DIU nei confronti degli Stati alleati e di quelli che ospitano personale militare statunitense, fin qui schermato da ogni possibile persecuzione penale non nazionale per le attività svolte nell'esercizio della funzione di aiuto allo Stato ospite nelle attività di contrasto al partito insurrezionale di alcune guerre civili in corso"In particolare in merito alla missione in Somalia del 1992 alcuni degli Stati coinvolti nella missione UNITAF, come gli Stati Uniti, non si ritenevano parti ad un conflitto armato internazionale, dato che si effettuava un riferimento, circa il diritto applicabile, al solo art. 3 comune alle Convenzioni di Ginevra del 1949, ovvero si richiamava la disciplina dei conflitti armati non internazionali": , CEMISS, p. 52..
In seguito è giunta la decisione della prima amministrazione Trump di imporre un divieto di viaggio al procuratore dell'Aja, Fatou Bensouda e ai membri del suo staff. L'allora consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Bolton, e il segretario di Stato Mike Pompeo hanno così reagito alla decisione con cui la Corte penale internazionale aveva accolto la richiesta di Bensouda di aprire un'indagine formale sui crimini di guerra commessi in Afghanistan da tutte le parti in lotta, comprese le forze americane. Alla violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, sottesa a queste misure, si è aggiunto anche il divieto di Trump ai cittadini statunitensi di fornire consulenza come esperti alla Corte penale internazionale.
Le sanzioni USA contro la Corte furono poi revocate dal presidente Joe Biden, non peraltro nell'ambito di una nuova politica di riconoscimento o accettazione della Corte stessa, bensì semplicemente come strumento di una diversa metodologia di confronto basata sul dialogo.
Non appena insediatasi, la seconda amministrazione Trump ha però ripreso la sua precedente politica di decisa contrapposizione nei confronti della Corte penale internazionale. Il 6 febbraio 2025 il presidente, da poco insediato, ha emanato un ordine esecutivo che vieta l'ingresso negli USA ad alti funzionari e dipendenti della Corte coinvolti nelle indagini sui crimini commessi in Afghanistan e in Palestina, e li sottopone a pesanti sanzioni economiche. Misure analoghe sono state adottate, contro la relatrice speciale dell'ONU per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, nel mese di luglio successivo, e mantenute nonostante le richieste in contrario avanzate dalle organizzazioni internazionali.