Della psicoterapia si potrebbe dire quanto si dice della psicologia stessa: ha una storia breve, ma un passato antico. thumb|upright=1.5|La psicoterapia psicodinamica europea incontra il funzionalismo statunitense nel celebre convegno della Clark University del 1909. Davanti, da sinistra: Sigmund Freud, Stanley Hall, C.G.Jung. Dietro, da sinistra: A.A. Brill, Ernest Jones, Sándor Ferenczi
Descrizione Origini della psicoterapia: l'antichità
In effetti, il tema della “cura degli affetti” è antico quanto la civiltà stessa, ed i tentativi empirici del “prendersi cura” della sofferenza emotiva e dei disturbi psichici sono parte integrante dei sistemi medici dell'antichità, sia occidentale che orientale. Tentativi appunto empirici, spesso basati su norme generali di “igiene di vita” e strutturati secondo gli assiomi fondamentali dei sistemi valoriali delle diverse culture e civiltà di riferimento, oltre che sui principi derivanti dalle relative concettualizzazioni della psiche (che si potrebbero definire “prototeorie della mente”).
Anche se riflessioni di particolare interesse psicologico o psicopatologico sono presenti già nell'Epopea di Gilgamesh (in particolare, in merito al trauma emotivo), è con la cultura greca che inizia a strutturarsi una “riflessione operativa” articolata sulle modalità migliori per prendersi cura delle difficoltà emotive, in congiunzione con lo svilupparsi dei modelli filosofico-antropologici classici della malattia e della cura.
In una prima fase, le modalità di cura sono strettamente legate a istanze di tipo mitico-religioso. Il Sacro è il paradigma fondante della Physis, e quindi sia la patologia che la possibilità di risolverla vengono ricondotte, simbolicamente, a tale categoria. Si diffondono così in tutta la Grecia i templi di Esculapio, figlio di Apollo e Coronide e semidio tutelare della Medicina. Nei grandi santuari di Pergamo e di Epidauro i sacerdoti di Esculapio accoglievano i malati-pellegrini, che avevano iniziato tempo prima il loro “viaggio”, fisico e simbolico, verso la guarigione. All'interno di un'atmosfera ieratica e ricca di simbolismi, il questuante veniva posto a dormire nel tempio, dove, attraverso i sogni notturni inviati da Esculapio o da Apollo, prendevano forma le indicazioni degli Dei finalizzate al recupero della salute. Le interpretazioni dei sacerdoti permettevano quindi di ricondurre ad un livello operativo le istanze simboliche rappresentate nei contenuti onirici prodotti in tale contesto sacrale.
Dalle antiche istanze sacrali-taumaturgiche dei templi di Esculapio, le modalità di cura del disagio emotivo si iniziarono in seguito a declinare in direzione delle “rappresentazioni simboliche condivise” con l'affermarsi progressivo delle forme del Teatro Attico e della Tragedia nella Grecia classica. L'immersiva messa in scena collettiva, la rappresentazione "apersonale" di ruoli psicologici e figure relazionali universali e fortemente simboliche (in cui era possibile identificarsi, o proiettare importanti parti di sé), l'uso della maschera come punto di articolazione dell'asse persona/personaggio, l'imponenza e risonanza emotiva dell'apparato scenico, il ruolo attivo di "esplicitazione del simbolico" rappresentato dal Coro, erano tutti elementi che potevano spingere ad una forte compartecipazione dei vissuti affettivi e dei tematismi psicologici, in chiave rappresentativa ed elaborativa. La Tragedia greca, da questo punto di vista, permette l'elicitazione di dinamismi profondi dello psichismo umano, ed attraverso la loro rappresentazione simbolica condivisa li rende accessibile ed elaborabili per il singolo. thumb|left|upright=0.5|Anassagora
Un'ulteriore evoluzione del pensiero greco su queste tematiche si ha con Anassagora, che, per certi aspetti, propone una piccola "rivoluzione epistemologica" nell'agire terapeutico. Il modello antropologico sotteso alla teorizzazione filosofica anassagorea non è più quella ieratica, di alcuni secoli prima, dei Templi di Esculapio; non è più nemmeno quella, simbolico-immersiva, del teatro attico: è il modello protorazionalista, dell'uomo che percepisce il reale tramite i sensi, e lo "ordina" con la logica. È il prototipo di uomo che vive ormai nell'età del Logos, e non più in quella del Mythos. Ovviamente, al mutare del modello antropologico sottostante, mutano anche le indicazioni pratiche per operare la “presa in carico” della sofferenza psichica. La melete thanatou, la riflessione distaccata sulla morte, su basi razionali e consolatorie, prende il posto della sua rappresentazione teatrale o della sua elaborazione mitico-simbolica.
Non si "agisce una rappresentazione in un teatro", non si "condivide l'interpretazione dei significati di un sogno": si discute, didascalicamente, delle condizioni logiche per costituire un logos coerente sugli eventi umani. Si tratta di una transizione epistemologica ed antropologica fondamentale, un mutamento di paradigma, che criterierà di sé tutte le successive evoluzioni della "cura psichica".
I Sofisti, Antifonte per primo, rappresenteranno la massima espressione di tale movimento logico-dialettico nella cura delle afflizioni emotive. Lo stesso Antifonte fonda a Corinto quello che si può forse definire come il primo "ambulatorio psicoterapico" della storia, in cui si effettua una "logoterapia", una cura con le parole. thumb|upright=0.5|Ippocrate di Coo È in questa matrice che nasce e si sviluppa la Medicina Ippocratica, prima vera scuola medica strutturata dell'antichità. I fondamenti di "igiene di vita" della medicina ippocratica, finalizzati a ristabilire l'equilibrio tra i quattro principi fondamentali (rappresentati dai quattro umori: sangue, flegma, bile gialla, bile nera), vengono contestuati in una rilevante interazione medico-paziente ed in un attento "studio del temperamento", in cui l'assetto "pedagogico" e dialogico assumono una centralità terapeutica, all'interno di un modello antropologico che salda psiche e soma.
In contrapposizione alle riflessioni Anassagoree o Ippocratiche, le tradizioni mediche più tarde (quali quelle Galeniane, o quelle derivanti dalla trattazione di Celso), dedicheranno meno attenzione a questa dimensione integrativa di cura dello psichico, assumendo verso la sofferenza mentale un atteggiamento che si potrebbe definire come in parte "riduzionista" (per Galeno si può agire sulla sofferenza psichica solo attraverso la cura degli organi somatici), in parte “etico-critico” (sulla scia Platoniana, per cui la sofferenza emotiva va affrontata e gestita in maniera direttiva ed assai "assertiva").
Il dialogo psicoterapeutico, in questo nuovo contesto, scivola in secondo piano, e vi rimarrà molto a lungo, fino a tempi recenti; in questo lungo interregno, delle passioni dell'anima si interessano invece maggiormente filosofi, poeti e, in seguito, teologi.
Il Medioevo
Nel corso del Medioevo, la concettualizzazione della malattia mentale scivolò progressivamente verso la spiegazione di tipo religioso; al di là delle "deficienze costituzionali", il modello esplicativo prevalente delle sintomatologie psichiatriche era quello della possessione diabolica, il cui paradigma di cura era lo scongiuro o l'esorcismo. Per ampi periodi del medioevo, almeno in occidente, la malattia mentale e la sua "cura" rimasero quasi più di competenza della teologia che della medicina. Solo lentamente e con molto ritardo, dopo l'affermazione dell'umanesimo, le discipline medico-sanitarie inizieranno a riprendere in considerazione modelli etiopatogenetici e terapeutici di tipo "naturale" e non "soprannaturale".
L'età moderna e contemporanea: la scoperta dell'Inconscio
La storia della scoperta dell'Inconscio, o, più precisamente, della concettualizzazione dell'esistenza e del rilievo funzionale di una struttura dello psichismo scarsamente accessibile all'autoriflessione consapevole, anticipa di molto la nascita della Psicoanalisi, che proprio intorno al costrutto di Inconscio articola la propria struttura teorica. thumb|upright=0.5|Franz Mesmer
Se una riflessione sui "precursori concettuali" dell'Inconscio si sviluppa fin dall'antichità, è però con l'età moderna e l'emergere delle prime teorie della mente che si pone la possibilità di concettualizzare l'esistenza di un'istanza inconscia. Nel Settecento, proprio mentre l'Empirismo ed il Razionalismo sembravano raffinarsi nel nascente Illuminismo, forse per reazione si ponevano le basi dei primi “irrazionalismi” tipici della storia culturale e delle idee del primo ottocento: dai Romanticismi agli Intuizionismi. In questo contesto, iniziano a concretizzarsi però degli irrazionalismi molto differenti rispetto a quelli dei secoli precedenti. Mentre in passato l'assetto irrazionalistico si rivestiva di tematismi religiosi, l'attenzione ed il riconoscimento della possibilità di studiare in maniera organica e strutturata anche gli aspetti “non logici” dello psichismo inizia ad emergere in corrispondenza dello scontro tra Gassner e Franz Anton Mesmer alla fine del Settecento.
Gassner (1727-1779), sacerdote e guaritore carismatico, si procurò grande fama con guarigioni ed esorcismi spettacolari, fortemente intrisi di religiosità popolare. Il suo conflitto con Mesmer (1734-1815), medico di ispirazione illuministica e propugnatore della teoria del "magnetismo animale", criteriò in parte la transizione paradigmatica tra modelli preilluministici e illuministici. All'opera di Mesmer, ed alle sue teorizzazioni sul magnetismo animale ed il suo relativo “metodo di cura”, si possono far risalire due concetti fondamentali per il successivo sviluppo della psicoanalisi: la centralità del rapporto personale tra “magnetizzatore” e paziente, e l'uso delle crisi (sorta di abreazioni catartiche) come strumento di cura. Quest'ultimo punto, mediato anche da Gassner, rimase a lungo tra i principi della cura psichica nel corso dell'Ottocento, fino alla "teoria dell'Abreazione" di Joseph Breuer e Sigmund Freud. thumb|upright=0.5|Philippe Pinel
Nello stesso periodo, iniziavano a diffondersi le prime forme della cosiddetta "terapia morale" (prevalentemente di tipo ergoterapico e di "incoraggiamento morale"), soprattutto sull'onda del lavoro di Philippe Pinel, che nel 1793, nominato responsabile della Salpêtrière, "tolse le catene" ai "minorati mentali" ricoverati in quello che era allora una sorta di ospedale-prigione, simile ai molti altri asylums che nel Settecento erano stati costituiti nelle principali città europee e americane per la custodia (ovvero la segregazione) dei pazienti psichiatrici. La diffusione delle terapie morali di Pinel, che prevedevano il rifiuto del ricorso alla violenza per il controllo dei pazienti, l'avvio di programmi di riabilitazione ergoterapica e forme di socializzazione, iniziò a diffondere l'idea che della malattia mentale (anche grave) ci si potesse prendere cura con modalità molto diverse rispetto al passato e, spesso, con finalità curative e non solo di controllo sociale. thumb|left|upright=0.5|Esprit Blanche In vari paesi europei (in Francia, in Inghilterra sotto l'influsso dei filantropi Quaccheri, in Italia sotto l'impulso della lezione di Vincenzo Chiarugi, etc.) iniziano così a diffondersi le prime "istituzioni pubbliche" e le prime "case di cura private" che si prendono cura del disagio psichico. Mentre nelle istituzioni manicomiali l'approccio Pineliano si afferma con difficoltà, e l'istanza del "controllo" rimane prevalente, varie forme di terapia morale si diffondono invece nelle "case di cura private", quali quella fondata nel 1821 da Esprit Blanche a Passy (Parigi). Si tratta di vere e proprie forme embrionali di psicoterapia, intesa sia come "cura integrata del disagio psichico", sia come forma di "logoterapia" (terapia tramite la parola).
Le "Scuole" francesi: Bernheim, Charcot, Janet thumb|upright=0.6|Charcot insegna alla Salpêtrière