La guerra di Morea, anche nota come sesta guerra turco-veneziana, fu la campagna militare, svoltasi tra il 25 aprile 1684 e il 1699, con cui la Repubblica di Venezia sottrasse all'Impero ottomano il controllo della Morea (Peloponneso) e del mar Egeo. Tale conflitto, il sesto tra turchi e veneziani, si inserì nel più vasto scenario delle guerre della Lega Santa, che vide la formazione di una coalizione di Stati cristiani (tra cui l'Impero austriaco, lo Stato della Chiesa e i Cavalieri di Malta) opporsi all'espansione turca nella penisola balcanica.
La guerra di Morea fu l'ultima grande campagna espansionistica della Serenissima e si concluse con la pace di Carlowitz (1699), che sancì la vittoria della Lega Santa e, tra l'altro, la cessione della Morea ai Veneziani.
Premesse Dall'inizio dello smembramento dell'impero bizantino dovuto alla quarta crociata (1204) la Repubblica di Venezia si era gradualmente assicurata il dominio su numerose isole dello Ionio e dell'Egeo e su svariati porti della Grecia continentale, ma con l'inarrestabile avanzata dell'Impero Ottomano, dopo che aveva abbattuto definitivamente l'impero bizantino nel 1453, aveva dovuto via via rinunciare a gran parte dei propri possedimenti. L'isola di Negroponte cadde nel 1470 dopo una strenua resistenza; in seguito caddero Vonizza (1472), le piazzeforti di Zarnata e Maina (1479), Navarino e Lepanto (1499), Modone e Korōnī (1500), Nauplia, Egina e Malvasia (1540); Cipro capitolò nel 1571; Creta era stata infine invasa nel 1645 (unicamente la città di Candia era rimasta in mano veneziana e si sarebbe arresa solo nel 1669 dopo un assedio di 23 anni). A metà del XVII secolo la presenza veneziana nel Levante si era oramai ridotta alle sole Isole Ionie. Un primo tentativo di reazione aveva avuto luogo nel 1659, quando il comandante Francesco Morosini era sbarcato in Morea prendendo Calamata grazie ai manioti insorti, dovendovi rinunciare tuttavia poco dopo per correre alla difesa di Candia.
La Lega Santa
Nel 1683 scoppiò la guerra tra l'Austria e l'Impero Ottomano e in quel frangente i turchi giunsero ad assediare Vienna. Per respingere gli ottomani fu costituita una Lega Santa, cui nel 1684 aderì la Serenissima, ansiosa di recuperare i propri antichi territori; il trattato venne stipulato il 25 aprile 1684, alla presenza del nuovo doge Marcantonio Giustinian e dell'ambasciatore imperiale, conte di Thurn..
Stretta l'alleanza con l'imperatore, la Serenissima iniziò i preparativi militari: riarmò l'esercito e la flotta, mise in armi la milizia, chiese navi e volontari ai Cavalieri di Malta, al Ducato di Savoia, allo Stato Pontificio e ai Cavalieri di Santo Stefano ed infine reclutò oltre mercenari dalla Sassonia e dal Brunswick.. Nel giugno 1684 Morosini salpò da Venezia e navigò verso Corfù, dove nel luglio dello stesso anno si incontrò con gli alleati veneziani: 5 galee papali comandate da Paolo Emilio Malaspina, 4 galee e una man-of-war dal Granducato di Toscana agli ordini di Camillo Guidi e 7 gallee e 3 man-of-war dei Cavalieri di Malta agli ordini di Giovanni Battista Brancaccio.
La guerra Capitano Generale da Mar venne nominato Francesco Morosini, mentre per comandare i Fanti da Mar venne richiamato dalla Germania Nicolò, conte di Strassoldo.. Il bailo veneziano a Costantinopoli abbandonava in fretta la città, mentre Venezia per la prima ed unica volta dichiarava guerra alla Sublime porta per bocca del segretario Giovanni Cappello, poi espulso anch'egli, contrariamente ad una tradizione storiografica ascentifica gli ambasciatori dei paesi nemici non venivano affatto perseguitati nell'Impero ottomano, anche se, come precauzione contro lo spionaggio, non potevano muoversi liberamente in città; tant'è che, per esempio, Venezia mantenne il suo ambasciatore a Costantinopoli durante tutta la guerra di Cipro.
Mentre in Dalmazia il provveditore Antonio Zeno batteva tutta la costa, gli alleati Morlacchi penetrarono in Bosnia e Albania. Frattanto il Morosini, con la flotta veneziana sbarcava a Santa Maura, impossessandosi in sedici giorni dell'isola, strategica per il controllo dell'accesso al mare Adriatico. Da qui le truppe dello Strassoldo potevano lanciarsi sulla terraferma, prendendo il controllo delle piazzeforti di Prevesa (29 settembre) e Missolungi.
La flotta Turca operò alcune azioni di disturbo, senza però affrontare apertamente quella veneziana. La Serenissima, dal canto suo, reclutava nuove truppe in Italia e Germania, coprendo le spese di guerra attraverso l'immissione di nuove famiglie nel patriziato veneziano.
La conquista della Morea
Il 21 luglio 1684 l'assedio di Santa Maura fu la battaglia di apertura della sesta guerra tra la Serenissima e l'Impero Ottomano.
Conquistata Leucade (o Santa Maura) nel 1685 i Veneziani sbarcarono in Morea, espugnando l'11 agosto (dopo un assedio di 49 giorni) il porto di Korōnī, già antico possedimento veneziano con la vicina Modone, con la quale era nota come Venetiarum ocellae ("occhi di Venezia"). L'avanzata proseguì quindi all'interno nella Messenia e nella penisola della Maina, dove furono affiancati dalla popolazione locale, i Manioti, che si ribellò all'Impero Ottomano..
L'anno successivo, i veneziani aiutarono i manioti a respingere un contrattacco ottomano diretto da Ismail Pascià (l'appena nominato governatore militare della Morea).. Immediatamente dopo le truppe di Morosini si accrebbero grazie ai rinforzi giunti dallo Stato Pontificio, dal Granducato di Toscana e dai Cavalieri di Malta. Nel quadro della Lega Santa il generale svedese Otto Wilhelm von Königsmarck fu posto a capo delle forze di terra, mentre Morosini mantenne il comando della flotta. I successi militari parvero inarrestabili: Königsmarck strinse d'assedio Navarino, che capitolò il 17 giugno, mentre Modone cadde il 7 luglio in seguito ad un breve ma efficace bombardamento via mare che distrusse le mura della fortezza; ottenuti tali successi, i veneziani poterono così avanzare verso Argo e soprattutto verso Nauplia, che era la più importante città della Morea..
L'armata veneta, forte di circa uomini, giunse a Nauplia tra il 30 luglio ed il 4 agosto; immediatamente fu presa la fortezza di Palamidi, che dominava la città, ma la guarnigione ottomana di Nauplia - incoraggiata dall'arrivo di uomini al comando di Ismail Pascià nei pressi di Argo - resistette tra alterne vicende fino al 29 agosto 1686, quando i veneziani sconfissero i turchi ad Argo, costringendoli a ritirarsi in Acaia e ad asserragliarsi nella piazzaforte di Corinto..
Nonostante le perdite subite dalla peste nell'autunno e inverno del 1686, le forze di Morosini furono arricchite dall'arrivo di nuovi mercenari tedeschi nella primavera successiva e fu così che il comandante veneto poté organizzare l'assalto agli ultimi principali bastioni ottomani del Peloponneso, la città di Patrasso e il Castello di Morea (Rion), che con l'antistante Castello di Rumelia (Antirion) controllava l'accesso al golfo di Corinto. Il 22 luglio 1687 Morosini sbarcò con uomini vicino a Patrasso, dove si era stabilito il nuovo comandante ottomano Ahmed Pascià, costringendo l'avversario ad una precipitosa fuga. Di fronte ad un nemico piombato nel panico, i veneziani seppero sfruttare l'occasione e riuscirono a prendere Patrasso, i castelli di Morea e Rumelia e la fortezza di Lepanto senza colpo ferire; non appena la notizia delle vittorie giunse a Venezia, le magistrature concessero a Morosini ottenne il titolo onorifico di "Il Peloponnesiaco" oltre all'onore di una statua in bronzo..
Infine, il 7 agosto, i veneziani occuparono Corinto ed, alla fine del mese, Mistrà; praticamente, l'intera Morea si ritrovò sotto completo controllo veneziano, salvo per il forte di Malvasia a sudest, che sarebbe caduto solo nel 1690..
La campagna di Atene e di Negroponte
In seguito a queste vittorie che avevano sgomberato il Peloponneso dalle armate turche, Morosini decise di spostare la campagna nella Grecia centrale, ed in particolare contro i baluardi turchi di Tebe e Calcide. Fu così che il 21 settembre 1687 le truppe di Königsmarck, forti di uomini, sbarcarono ad Eleusi, mentre la flotta veneziana entrò nel porto del Pireo. I turchi evacuarono velocemente la città di Atene, mentre la guarnigione e parte della popolazione si asserragliarono nell'Acropoli, che fu stretta d'assedio dai veneziani per sei giorni (dal 23 al 29 settembre). Oltre agli alti tributi in termini di vite umane, l'assedio dell'Acropoli causò gravissimi danni agli antichi monumenti: il tempio di Atena Nike fu demolito dai turchi per costruire un bastione difensivo, mentre l'Acropoli fu presa a cannonate dai veneziani..
Il Partenone, utilizzato dai turchi come deposito di munizioni, fu colpito la sera del 26 settembre da un colpo di mortaio veneziano esploso da un giovane ufficiale tedesco, che provocò la completa distruzione del tetto (fino ad allora conservato intatto) e di gran parte della cella; quando Venezia si scusò dell'accaduto Morosini commentò: "Ma quali scuse? Se l'ho abbattuto alla prima bordata!".. Pare che le munizioni utilizzate nel bombardamento dell'Acropoli fossero di produzione bresciana, fornite dalla famiglia Chinelli. Nonostante la distruzione causata dall'esplosione e la perdita di circa 200 uomini, i turchi opposero tuttavia una resistenza accanita finché, in seguito al fallimento di un contrattacco ottomano su Tebe, la guarnigione capitolò a condizione di essere portata a Smirne..
Nonostante la caduta di Atene, la posizione di Morosini risultò insicura in quanto gli ottomani mantennero il controllo dell'Attica grazie alla cavalleria, con ciò limitando la zona sotto controllo veneziano alla sola regione di Atene, ed iniziarono a riunire un'armata a Tebe. Ad indebolire ulteriormente la posizione di Morosini, in dicembre il contingente di Hannover, forte di uomini, si ritirò e una nuova ondata di peste si abbatté sulle truppe.. I veneziani furono quindi costretti a ritirarsi nel Peloponneso in aprile, non prima di aver sottratto un noto reperto archeologico, il Leone del Pireo, che a tutt'oggi si trova a guardia dell'ingresso dell'Arsenale di Venezia; inoltre, con la ritirata veneziana e temendo rappresaglie turche, migliaia di greci seguirono le truppe, fuggendo verso il Peloponneso o verso le isole vicine..
Nel luglio del 1688 Morosini, che pochi mesi prima era stato eletto 108º doge di Venezia, effettuò tuttavia uno sbarco a Calcide in Negroponte, stringendo d'assedio la città con uomini tra terra e mare contro la guarnigione ottomana che contava uomini; la flotta veneziana, tuttavia, non riuscì a impedire che le forze di Ismail Pascià rifornissero via mare, attraverso l'Euripe, gli assediati; infine, un'ulteriore ondata di peste causò gravi perdite ai veneziani e ai loro alleati (tra gli altri, morì, il 15 settembre, il generale Königsmarck) mentre un ultimo assalto veneziano del 12 ottobre si rivelò un fallimento..
Il 20 ottobre il doge Morosini dovette desistere dall'assedio, che era costato uomini, e ritirarsi dall'Eubea per dirigersi verso Argo. La disfatta del Negroponte si ripercosse negativamente sull'umore dei combattenti e i rimanenti mercenari tedeschi si ritirarono dal conflitto agli inizi di novembre. Morosini tentò inutilmente un nuovo attacco su Malvasia nel 1689, ma la sua salute debilitata lo costrinse a far ritorno a Venezia poco dopo. Ciò segnò la fine delle ambizioni veneziane e l'inizio di una serie di efficaci, ancorché non decisivi, contrattacchi ottomani..
Dalmazia Veneta
Contemporaneamente alle spedizioni in Morea, la Serenissima Repubblica di Venezia, inviò un secondo contingente militare nella Dalmazia Veneta assediata allo scopo di assediare e conquistare la piazzaforte ottomana di Signo; furono attuati due tentativi di assalto, nel mese di ottobre 1684 e poi di nuovo di marzo e aprile 1685, nessuno di questi ebbe successo..