Musicista di formazione jazz, è considerato uno dei maggiori cantautori italiani. Nel corso della sua carriera ha spaziato tra diversi generi musicali e ha collaborato e duettato con numerosi artisti italiani e internazionali, tra cui Francesco De Gregori, Mina, Gianni Morandi, Luciano Pavarotti, Zucchero e Sting.

Inizialmente autore delle sole musiche, in una fase successiva della carriera si affermò anche come autore dei testi delle proprie canzoni, diventando negli anni uno degli artisti musicali più influenti e innovativi del Novecento italiano.. Nell'arco della sua carriera, durata cinquant'anni, ha sempre suonato il pianoforte, il sassofono e il clarinetto, strumenti che praticava fin da giovanissimo.

La sua produzione musicale ha attraversato diverse fasi, dalla stagione beat alla sperimentazione ritmica e musicale, fino alla canzone d'autore. Alcune sue canzoni raggiunsero una vasta notorietà anche all'estero. Tra queste, Caruso, per la quale si stimano circa 38 milioni di copie vendute, è diventata una delle canzoni italiane più famose nel mondo.

L'attività musicale di Dalla può essere racchiusa in quattro ampi periodi: "le origini jazz e le varie partecipazioni sanremesi" (tra il 1962 e il 1972), la "collaborazione con Roversi" (tra il 1973 e il 1976), la "maturità artistica" (tra il 1977 e il 1996) e la "fase pop" degli ultimi anni, alternata a varie incursioni nella musica colta e accademica.. L’eredità artistica lasciata dal cantautore bolognese è oggi considerata una delle più ricche ed importanti nel panorama musicale italiano.

Biografia L'infanzia Figlio di Giuseppe Dalla (1896-1950), direttore del Club di tiro a volo di Bologna, e di Iole Melotti (1901-1976), Lucio trascorse i primi anni dell'infanzia a Bologna.Il padre è ricordato nella canzone Come è profondo il mare, mentre la madre è ritratta sulla copertina dell'album Cambio. Nel 1950, dopo la morte prematura del padre, la madre lo iscrisse al Collegio Vescovile Pio X di Treviso, dove trascorse tre anni e concluse le scuole medie, iniziando successivamente il ginnasio.

Suo zio Ariodante Dalla, cantante melodico popolare negli anni quaranta e cinquanta, gli regalò una fisarmonica che Lucio imparò a suonare da autodidatta. La madre lo sostenne nelle sue aspirazioni artistiche e, dopo le scuole dell'obbligo, frequentò in successione ragioneria, il liceo classico e il liceo linguistico, senza tuttavia portare a termine gli studi.

L'adolescenza e la passione per il jazz Tornato a Bologna, adolescente si appassiona alla musica jazz. Walter Fantuzzi, marito della socia nella sartoria della madre, per il suo decimo compleanno gli regala un clarinetto. Così il giovane Lucio, da assoluto autodidatta, impara a suonare lo strumento, esibendosi in alcuni gruppi dilettantistici della città. In qualità di clarinettista diviene membro di un complesso jazz bolognese, la Rheno Dixieland Band, di cui fa parte anche il regista Pupi Avati il quale, sentendosi "chiuso" dal talento di Dalla, abbandona presto il gruppo, trovando in futuro la via del cinema. Sempre a quel periodo risale l'incontro con Chet Baker, leggendario trombettista statunitense. Lucio è poco più che un ragazzino e, già virtuoso al clarinetto, viene invitato a suonare più volte con il grande jazzista, che all'epoca viveva a Bologna. L'artista, in un intervento raccolto nel suo libro Gli occhi di Lucio, racconta come all'epoca guardasse in maniera un po' schizzinosa la musica leggera, «perché ero un jazzista sorprendentemente bravo già a quindici, sedici anni», ricordando, con affetto, proprio le jam session con il grande trombettista. Il giovane Dalla, in seguito, duetterà con altre importanti figure del jazz come Bud Powell, Charles Mingus ed Eric Dolphy.

Sempre a quel periodo risalgono le prime vacanze dell'artista nel sud dell'Italia, e precisamente in Puglia nella città di Manfredonia, dove la madre era solita recarsi per motivi di lavoro.. In aggiunta, come ricompensa per vari lavori di sartoria, alcuni clienti delle Tremiti regalano alla madre una casa nell'arcipelago.La Stampa, venerdì 22 giugno 2007, pag. 45, rubrica Antenna, Giorgio Dell'Arti (a cura di) Presso la scuola media "Mozzillo-Iaccarino" della città pugliese, Dalla otterrà il diploma di licenza media, nell'anno scolastico 1955/1956. Proprio a Manfredonia gli è stato intitolato, dopo la morte, il teatro cittadino, all'ingresso del quale è posta una gigantografia dello stesso Dalla con le parole da lui pronunciate nel corso dell'ultima visita alla città: «mi sento profondamente manfredoniano». La dichiarata passione del musicista per il sud lo porterà non solo a trascorrere alle Tremiti tutte le estati ma anche ad aprirvi uno studio di registrazione. Dalle pagine de L'Europeo l'artista afferma: «È stato durante queste vacanze da emigrante alla rovescia che è avvenuta in me la spaccatura tra due diversi modi di vivere. Così oggi mi ritrovo con due anime: quella nordica (ordinata, efficiente, futuribile, perfezionista, esigente verso sé e verso gli altri) e quella meridionale (disordinata, brada, sensuale, onirica, mistica). È nel sud che sono diventato religioso, di una religiosità forsennata, irrazionale, pagana».

Gli anni sessanta L'esordio con i Flippers

Nel 1960 partecipa con la Rheno al Primo festival europeo del Jazz, ad Antibes, classificandosi, tra le varie "band tradizionali", al primo posto. In questo periodo inizia a scrivere le sue prime canzoni, recanti i titoli Il prode invertito e Avevo un cane... adesso non ce l'ho più. Parimenti, si fa notare da un'orchestra di professionisti romani, la "Seconda Roman New Orleans Jazz Band", composta da Maurizio Majorana, Mario Cantini, Peppino De Luca, Roberto Podio e Piero Saraceni. Con il gruppo avrà, nel 1961, la prima esperienza in sala d'incisione, suonando il clarinetto nel brano strumentale Telstar, cover di un successo internazionale, pubblicato dalla RCA su 45 giri.

Alla fine del 1962 entra a far parte dei Flippers, complesso composto da Franco Bracardi al piano, Massimo Catalano alla tromba, Romolo Forlai al vibrafono e alle percussioni e Fabrizio Zampa alla batteria, a cui Dalla si aggiunge quale voce solista, clarinetto e sax. Più avanti partecipa ad alcune incisioni di Edoardo Vianello, che i Flippers erano soliti accompagnare come gruppo di supporto nelle varie rassegne canore. Come raccontato dallo stesso musicista a Torinosette (settimanale de La Stampa), proprio con i Flippers avrà la possibilità di firmare il suo primo contratto. Nello stesso anno, suona per alcune sere nella sala Le Roi Lutrario di Torino, provocando numerose dispute con i padroni del locale che disapprovano la sua abitudine di esibirsi scalzo, affibbiandogli l'etichetta di "disadattato senza calzini". Nel merito ricorderà divertito l'artista: «una sera me li dimenticai e mi pitturai i piedi, così da farli sembrare dei calzini».. In quel periodo poteva capitare di incontrare il cantante, non ancora impostosi al grande pubblico, nei bar di via Po alla ricerca di cento lire per far suonare i suoi pezzi nei jukebox.

Contemporaneamente, in qualità di cantante dei Flippers, inizia a presentarsi al pubblico, rivelando i suoi estemporanei gorgheggi scat, che diverranno in seguito una sua caratteristica vocale. La sua prima incisione scat viene inserita nell'album dei Flippers At Full Tilt, nella canzone Hey You. Coltivando l'ammirazione per lo stile vocale di James Brown, fa uso di una voce volutamente aspra e disarmonica, tesa a ricamare il canto con improvvise variazioni di tono, ai limiti delle più diffuse logiche musicali. Così facendo, impone un proprio marchio di fabbrica, venendo notato da Gino Paoli che vede in lui il primo cantante soul italiano.

Durante il Cantagiro del 1963 Gino Paoli lo persuade a tentare la carriera da solista, convincendo il giovane artista a lasciare il gruppo dei Flippers. La vicenda viene ricordata dal musicista Massimo Catalano con queste parole: «Lucio suonava con me nel complesso dei Flippers, partecipammo nel 1963 al Cantagiro con un brano intitolato I Watussi, insieme a Edoardo Vianello. A quella manifestazione partecipava anche Gino Paoli, che ci rubò letteralmente Lucio, facendolo diventare un cantante del suo clan. Noi ci incavolammo molto con Gino».Dichiarazione di Massimo Catalano rilasciata nel marzo 1979 nel corso della trasmissione radiofonica Spazio X su Raidue, citata in .

La carriera da solista: il Cantagiro e gli esordi sanremesi

Nel 1964, a 21 anni, incide il suo primo 45 giri Lei (non è per me)/Ma questa sera: il brano sul lato A è una cover di Careless Love tradotta da Paoli e Sergio Bardotti, mentre il lato B è la cover di Hey Little Girl di Curtis Mayfield. Il disco è pubblicato dalla ARC, casa discografica distribuita dalla RCA Italiana, per cui usciranno i successivi 45 giri di Dalla, nonché il suo primo LP. Il suo esordio al Cantagiro è traumatico. Durante le varie esibizioni, nelle quali presenta la canzone Lei (non è per me), Dalla è oggetto di lanci di ortaggi e derrate alimentari. Gino Paoli ricorderà l'accaduto in un'intervista del 1979: «Fu un fiasco di rimarchevoli proporzioni: ogni sera raccattavamo una buona dose di fischi e di pomodori, uno spettacolo nello spettacolo, che durò quanto la manifestazione. Lucio, in ogni modo, si mostrò veramente un duro e non si lasciò abbattere».Intervista di Marco Paini e Dario Formentin a Gino Paoli, riportata nel n. 3 del 1979 del mensile Tutto. Musica e spettacolo

Senza perdersi d'animo, Dalla forma nel 1966 un proprio gruppo di accompagnamento con dei musicisti bolognesi, Gli Idoli, con i quali incide il suo primo album, intitolato 1999. Il disco fa leva su due brani: Quand'ero soldato (vincitore del premio della critica al Festival delle Rose) e Pafff...bum!. Quest'ultima (di fatto la sua prima hit) viene presentata dal musicista al festival di Sanremo, abbinato con gli Yardbirds di Jeff Beck. A Sanremo fa ritorno l'anno seguente, con Bisogna saper perdere, abbinato con i Rokes di Shel Shapiro. Il 1967 è anche l'anno del suicidio di Luigi Tenco, che aveva collaborato con Dalla per uno dei testi del suo primo disco e con cui aveva stretto amicizia: «Con Tenco avevo avuto rapporti di amicizia e di collaborazione» ricorda l'artista. «Andammo a Sanremo insieme, prendemmo la camera vicina, e la sua morte mi sconvolse... non dormii per un mese».Intervento di Lucio Dalla, in .

Successivamente, Dalla attraversa in maniera più diretta la stagione beat, pubblicando brani meno ambiziosi, tra cui si distinguono Lucio dove vai e soprattutto Il cielo, con cui partecipa al Festival delle Rose, vincendo nuovamente il premio della critica. L'allora Festival romano si svolgeva all'hotel Hilton, e la leggenda vuole che i portieri gli abbiano impedito di partecipare alla serata finale perché non aveva un aspetto presentabile.

Le stravaganze del giovane Dalla erano piuttosto note: sempre la leggenda vuole che spesso andasse in giro con delle ciliegie che pendevano dalle orecchie, appese per i gambi oppure che si presentasse a spasso con una gallina al guinzaglio.

Nel 1968 partecipa in qualità di narratore e cantante al film Franco, Ciccio e le vedove allegre. Le canzoni da lui cantate nella pellicola sono E dire che ti amo e Il cielo.

Nel 1969 ottiene un discreto successo con la canzone Fumetto, scelta dalla Rai come sigla del programma per ragazzi Gli eroi di cartone. All'inizio del nuovo decennio incide il secondo album Terra di Gaibola, nome che deriva da un sobborgo collinare di Bologna. Le vendite del disco risulteranno piuttosto scarse, tanto da indurre la RCA a non stamparne più nessuna copia fino alla metà degli anni novanta.

Gli anni settanta Da 4/3/1943 a Piazza Grande