La Lega Nazionale per la Democrazia (LND, in birmano: အမျိုးသား ဒီမိုကရေစီ အဖွဲ့ချုပ်, traslitterato: [ʔəmjóðá dìmòkəɹèsì ʔəpʰwḛdʑoʊʔ], ) è un partito politico birmano fondato il 27 settembre 1988. È guidato da Aung San Suu Kyi, che ha la funzione di presidente e, precedentemente, di segretario generale. Nato come opposizione democratica alla dittatura militare all'indomani della rivolta 8888, divenne il partito di governo nel 2016 dopo che le forze armate avevano accettato le libere elezioni del novembre 2015. L'esperienza democratica in Birmania ebbe fine con il colpo di Stato del 1º febbraio 2021, quando i militari ripresero il potere.

L'LND è accusata dai movimenti indipendentisti delle minoranze etniche in Birmania, a loro volta in lotta col regime, ma per l'autodeterminazione, di aver portato avanti le proprie istanze sotto un'ottica politica che prevede l'assimilazione culturale forzata delle minoranze stesse, delle loro lingue, religioni e territori al dominio dei bamar, la maggioranza etnica che guida il Paese. Tali accuse si inasprirono quando Aung San Suu Kyi, nel periodo in cui l'LND fu al governo, nel 2017 difese pubblicamente il genocidio dei rohingya, minoranza etnica dello Stato Rakhine.

Storia Premesse Dittatura militare in Birmania

Dopo l'indipendenza concessa dai britannici nel 1948, la Birmania conobbe un lungo periodo di conflitti interni che portarono al colpo di Stato del 1962, con il quale le forze armate birmane guidate dal generale Ne Win presero il potere. Ne Win fondò quell'anno il Partito del Programma Socialista della Birmania (PPSB), il partito unico che rappresentava la via birmana al socialismo secondo la sua ottica militare. Negli anni successivi le opposizioni politiche furono messe a tacere e i conflitti continuarono tra il governo militare e soprattutto i gruppi armati delle minoranze etniche. Negli anni ottanta l'economia nazionale peggiorò e il debito pubblico crebbe.. La discutibile politica economica del governo creò povertà e vibranti proteste soprattutto degli studenti.... In dicembre l'ONU inserì la Birmania tra i Paesi meno sviluppati e le proteste aumentarono.. Nel marzo del 1988 la polizia reagì duramente alle manifestazioni di protesta e si registrarono oltre 200 morti tra i dimostranti, soprattutto studenti..

Rivolta dell'8 agosto 1988 e colpo di Stato militare del 18 settembre

Dopo questi incidenti le università furono chiuse e vennero riaperte in giugno, subito ripresero le dimostrazioni che si tennero quasi ogni giorno. Molti dimostranti e poliziotti antisommossa persero la vita anche in quel periodo, le proteste si diffusero nelle maggiori città del Paese. e il dittatore Ne Win diede le dimissioni da presidente della Repubblica e da leader del partito unico il 23 luglio 1988, dopo 26 anni al potere. Mantenne comunque la sua influenza sull'esercito e scelse come successore il famigerato generale Sein Lwin, uno dei principali responsabili delle stragi di studenti in marzo e nel 1962. Il 3 agosto fu imposta la legge marziale con il divieto di radunarsi in gruppi con più di 5 persone ma gli studenti risposero indicendo per l'8 agosto 1988 uno sciopero generale e grandi dimostrazioni in tutto il Paese. Le grandi dimostrazioni dell'8 agosto continuarono a oltranza e verso mezzanotte scoppiò la sanguinosa repressione, questa volta da parte dell'esercito. Gli spari continuarono fino al mattino e non fecero desistere i dimostranti, molti dei quali reagirono con la violenza acuendo la brutalità dei soldati.. Il 12 agosto Sein Lwin rassegnò le dimissioni e il suo posto fu preso da Maung Maung, biografo di Ne Win e unico civile a far parte del PPSB, che promise nuove elezioni.

Le dimostrazioni ripresero il 22 agosto e il 26 agosto si unì alle proteste Aung San Suu Kyi, figlia dell'eroe nazionale Aung San, che invitò il popolo a continuare la rivolta contro i militari con la non violenza in un discorso fatto davanti a mezzo milione di dimostranti, diventando subito un simbolo della lotta per la democrazia.. In settembre vi fu il congresso del PPSB e il 90% dei delegati votò per il multipartitismo. I dimostranti continuarono a chiedere le immediate dimissioni del governo e le dimostrazioni ripresero il 12 settembre. Il 18 settembre i militari ripresero il controllo diretto del Paese con il colpo di Stato guidato dal generale Saw Maung; fu abrogata la Costituzione del 1974 e il potere passò alla neonata giunta militare chiamata Consiglio di Stato per la Restaurazione della Legge e dell'Ordine (CSRLO). Furono imposte rigide misure di sicurezza, tra cui la legge marziale, e le truppe spararono indiscriminatamente sui dimostranti in tutto il Paese. Le stime sul numero dei morti dall'inizio della crisi in agosto a fine settembre variano tra alcune centinaia e . Le dimostrazioni sarebbero terminate in ottobre e si è stimato che entro la fine del 1988 fossero morti tra dimostranti e militari e che altri fossero scomparsi.. Gli arresti continuarono fino a dicembre. Molti dissidenti fuggirono nella giungla inseguiti dai militari, alcuni studenti si stabilirono nelle zone di confine con la Thailandia e iniziarono a esercitarsi alla guerriglia.

Fondazione Nel suo primo comunicato, la nuova giunta militare annunciò la volontà di non restare a lungo al potere e i 4 obiettivi che si era prefissa: mantenere la legge e l'ordine, garantire un più efficiente sistema di trasporti, migliorare le condizioni di vita del popolo e indire elezioni democratiche con il sistema multipartito. In vista delle future elezioni, la Lega Nazionale per la Democrazia (LND) fu fondata il 27 settembre 1988 dalle seguenti famose personalità birmane: Aung San Suu Kyi, figlia del defunto eroe nazionale Aung San, tornata in Birmania in quel periodo dopo molti anni trascorsi all'estero. Aung Shwe, ex brigadier generale dell'esercito, che lasciò nel 1961 per i contrasti sorti con l'allora comandante in capo Ne Win. Tin Oo, comandante in capo dell'esercito e ministro della Difesa tra il 1974 e 1976, anno in cui fu costretto a lasciare l'esercito. Nel 1977 era stato condannato a 7 anni di carcere per alto tradimento. Kyi Maung, ex colonnello dell'esercito, uno degli organizzatori del colpo di Stato del 1962. Fu in disaccordo con la politica di Ne Win, che lo costrinse a lasciare l'esercito nel 1963. Al momento di fondare il partito, era reduce da 7 anni passati in carcere. Aung Gyi, ex brigadier generale dell'esercito e ministro dell'industria e del Commercio, fu il numero due del regime dopo Ne Win al tempo del colpo di Stato del 1962. Quell'anno fu accusato di aver fatto distruggere l'edificio dell'Unione studentesca. Venne allontanato dall'esercito nel 1963 per le sue critiche alla politica economica del governo. Prima di unirsi al partito era stato incarcerato tre volte durante il regime di Ne Win. Aung Gyi fu il primo presidente del partito, Tin Oo fu eletto vice-presidente e Aung San Suu Kyi segretario generale. Due mesi dopo Aung Gyi lasciò il partito, sostenendo che Suu Kyi era supportata dai comunisti, e Tin Oo prese il suo posto al vertice dell'LND. In effetti Suu Ky aveva dalla sua parte la base del partito che aveva partecipato alle dimostrazioni e in particolare gli studenti, i quali vedevano in lei la vera leader e guardavano con sospetto i vecchi militari della dirigenza. Questi facevano parte della fazione dell'LND chiamata Lega Patriottica dei Vecchi Compagni, avevano partecipato alle lotte per l'indipendenza e godevano quindi di ampio credito tra i militari, ed ebbero la funzione di tutelare il partito dai tentativi del regime di distruggerlo.

Primi arresti di membri dell'LND e il trionfo alle elezioni del 1990 annullate dal regime Malgrado le proibizioni della giunta, Suu Kyi tenne diversi comizi e incontri in giro per il Paese. Nel tentativo di costruire la riconciliazione nazionale tra i bamar e le minoranze etniche del Paese, in quel periodo l'LND strinse rapporti di alleanza con altri neonati partiti democratici come la Lega delle Nazioni Shan per la Democrazia della minoranza etnica shan e la Lega di Arakan per la Democrazia, che rappresentava gli interessi dei rakhine. Il 31 maggio 1989 entrò in vigore la legge relativa alle future elezioni parlamentari. Quell'anno molti membri del partito furono arrestati, tra gli altri Suu Kyi e il presidente Tin Oo, che furono posti agli arresti domiciliari senza essere processati e la presidenza fu affidata a Aung Shwe. Le elezioni si tennero sorprendentemente senza restrizioni il 27 maggio del 1990 e videro la schiacciante affermazione della Lega Nazionale per la Democrazia, che ebbe circa il 60% dei voti e si aggiudicò 392 dei 485 seggi in Parlamento, contro i 10 seggi conquistati dal Partito di Unità Nazionale organizzato dai militari. Questi ultimi si rifiutarono di riconoscere la sconfitta, il 27 luglio la giunta stravolse la legge elettorale dell'anno prima annunciando che con le elezioni non erano stati votati i membri del Parlamento ma i membri dell'assemblea incaricata di stilare la nuova costituzione, e che il CSRLO avrebbe mantenuto i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

Nei mesi successivi il governo fece arrestare e incarcerare dozzine di parlamentari dell'opposizione e molti altri si rifugiarono all'estero. Nel dicembre del 1990, membri dell'LND e di altri partiti dell'opposizione che erano stati eletti alle consultazioni formarono nel remoto villaggio di Manerplaw, nello Stato Kayin, il Governo di Coalizione Nazionale dell'Unione della Birmania, organismo che avrebbe portato avanti dall'esilio le istanze dell'opposizione. La carica di primo ministro fu affidata a Sein Win, cugino di Suu Kyi. Nel 1991 Suu Kyi e Tin Oo, che erano ancora agli arresti domiciliari, furono espulsi dal partito dopo che la giunta aveva minacciato di scioglierlo se i due non fossero stati espulsi. La decisione fu aspramente criticata dalla base del partito e molti degli iscritti fuoriuscirono.

1992-2008, repressione del regime nel lungo processo di preparazione della Costituzione Il 23 aprile il capo di Stato Saw Maung diede le dimissioni e il suo posto fu preso dal generale Than Shwe, la cui dittatura sarebbe stata caratterizzata da momenti di apparente apertura al dialogo a momenti in cui la repressione tornò a farsi violenta. Il giorno dopo fu annunciata la formazione della commissione nazionale addetta a stilare la costituzione composta da 702 delegati, dei quali solo 99 erano quelli eletti alle consultazioni del 1990. Nel 1995, Suu Kyi e Tin Oo tornarono in libertà e reintegrati nel partito, in novembre gli 86 delegati dell'LND vennero espulsi dalla commissione costituzionale e negli anni successivi le attività del partito furono ridotte al minimo. Nel lungo processo che portò alla Costituzione del 2008, l'LND e gli altri partiti della coalizione democratica non poterono fare altro che cooperare per cercare di promuovere i valori della democrazia, senza collaborare con la giunta militare. Nel 2001 furono liberati diversi membri dell'LND e di altri partiti di opposizione e fu riaperta una parte delle sedi del partito che erano state chiuse. Nel maggio 2003 un grande convoglio di auto con sostenitori dell'LND guidati da Suu Kyi fu attaccato da centinaia di membri di un'organizzazione paramilitare da molti ritenuta vicina alla giunta, molti persero la vita e Suu Kyi scampò al massacro, ma pochi giorni dopo inspiegabilmente sia lei che Tin Oo furono incarcerati e quindi rimessi agli arresti domiciliari.