Nato Zennichimaro (善日麿), cambiò nome in Zeshō-bō Renchō (是生房蓮長) quando fu ordinato monaco nel 1238 e infine, nel 1253, assunse il nome di Nichiren (日蓮) col quale è ricordato.

Dopo la morte ha ricevuto altri appellativi che esprimono rispetto per lui o rappresentano la sua posizione della storia del Buddismo. I più comuni sono Shōnin (日蓮上人 o 日蓮聖人; traducibile come: «saggio» o «santo») e Daishōnin (日蓮大聖人; dove il prefisso Dai sta per: «grande»). La corte imperiale Giapponese l'ha inoltre insignito dei titoli onorifici di Daibosatsu (日蓮大菩薩; «Grande bodhisattva») e Risshō Daishi (立正大師; «Gran Maestro Risshō»), formalizzati nel 1358 e poi nuovamente nel 1992.

Fin dalla nascita del Buddismo da lui fondato, Nichiren fu figura estremamente controversa e molte fra le scuole nate dai suoi insegnamenti proseguono tali controversie. Alla base degli spunti polemico-dottrinali, la convinzione di ognuna di queste scuole che la propria dottrina sia l'unica forma corretta di Buddismo, come lo fu all'inizio per lo stesso Nichiren.

Biografia Nascita, istruzione, primi insegnamenti Zennichimaro nacque a Kominato, piccolo villaggio di pescatori nell'antica provincia di Awa, durante il periodo Kamakura. All'età di 11 anni iniziò gli studi buddisti nel vicino monastero di scuola Tendai di Seichō-ji (清澄寺, chiamato anche Kiyosumi-dera) e fu ordinato monaco Tendai con il nome di Zeshō-bō Renchō all'età di 16 anni. Studiò sotto il maestro Dōzen-bō (道善房, ?-1276) che lo iniziò alla pratica del nembutsu (念佛)..Poco dopo lasciò il Seichō-ji per continuare i suoi studi a Kamakura dove, come era costume per i monaci Tendai, approfondì le dottrine del Buddismo Zen e dello Jōdo-shū. Diversi anni dopo lo troviamo a perfezionare gli studi nella zona di Kyōto–Nara, dove erano situati tutti i maggiori centri buddisti dell'epoca. In particolare, nel 1242 è attestata la sua presenza sul Monte Hiei, sede dello Enrya, oggetto di uno degli studi più importantiMiàofǎ liánhuā jīngxuán yì 妙法蓮華經玄義, anche Fǎhuā xuányì, Il profondo significato del Sutra del Loto della Legge meravigliosa, giapp. Myōhō renge kyōgen gi, T.D. 1716, 33.618-815 del patriarca cinese Zhìyǐ (智顗, 538-597), autore che Nichiren conosceva perfettamente e che verrà più volte citato nei suoi scritti. Il riconoscimento di tale esclusiva preminenza lo portò a staccarsi dagli altri insegnamenti buddisti – compresi alcuni della stessa scuola Tendai – e a rientrare al Seichō-ji nel 1253.

Il 28 aprile 1253, per la prima volta proclamò pubblicamente che tutte le forme di Buddismo erano incomplete e false e che solo gli insegnamenti del Sutra del Loto contenevano l'autentico Buddismo. Proclamò anche la pratica della recitazione del suo titolo, Nam myōhō renge kyō (南無妙法蓮華経), come pratica buddista esclusiva. Con tale atto egli intendeva affermare che la devozione e la pratica della recitazione del Sutra del Loto erano l'unico vero Buddismo per l'epoca storica corrente (indicata come Mappō, 末法, «ultimo periodo del Dharma»). In questa occasione mutò anche il proprio nome in Nichiren, ove il carattere kanji per nichi (日) significa: «sole» e quello per ren (蓮) significa: «loto».

Da questa data – che tutte le scuole del Buddismo Nichiren prendono come loro data di fondazione (立宗: risshū) – la vita di Nichiren fu segnata da continui conflitti con le autorità politiche e religiose del suo Paese. Da allora, dopo essere stato espulso dal monastero Tendai Seichō-ji, il monaco iniziò a diffondere i suoi insegnamenti da Kamakura, all'epoca capitale de facto del Giappone in quanto residenza dello Shōgun. Diversi praticanti buddisti, monaci e laici – tra cui anche numerosi samurai – iniziarono a seguire i suoi insegnamenti e a riconoscerlo come autorità religiosa. Tuttavia non fu mai intenzione di Nichiren riformare il Buddismo giapponese, quanto piuttosto far cessare il supporto del governo alle scuole che lo rappresentavano in quel momento storico e dissuadere i buddisti giapponesi dal seguirle, poiché era convinto che non insegnassero l'autentico Buddismo, che secondo lui corrispondeva esclusivamente alle dottrine esposte nel Sutra del Loto.

Il Risshō Ankoku Ron

Nichiren espresse chiaramente la sua posizione in uno dei suoi scritti più importanti: il Risshō Ankoku Ron (立正安国論 «Assicurare la pace nel paese attraverso la propagazione del vero Buddismo», 1260) il quale rappresenta il primo di tre ammonimenti alle autorità politiche del Giappone dell'epoca, ovvero al clan Hōjō (北条氏, Hōjō-uji), che ricoprirono il ruolo di shikken (執権) dal 1213 al 1333. In questo scritto Nichiren espose la necessità che lo stesso imperatore riconoscesse e accettasse l'unica vera e corretta forma di Buddismo (立正: risshō, cinese: lìzhèng) come l'unico modo per dare pace e prosperità al Paese e porre fine alle sofferenze che lo angustiavano. La vera e corretta forma di insegnamento buddista secondo lui risiedeva nella recitazione del titolo del Sutra del Loto (daimoku 題目); tutti gli altri insegnamenti propugnati dalle altre scuole non rappresentavano l'autentico Dharma del Buddha Śākyamuni.

Le critiche di Nichiren alle altre scuole buddiste, riportate nel Risshō Ankoku Ron, si rivolgevano in particolare: allo Jōdo-shū, per l'aver posto il Buddha Amitābha (阿彌陀佛, Amida Butsu) in un ruolo di preminenza rispetto al Buddha Śākyamuni (釋迦牟尼佛, Shakamuni Butsu) e quindi nell'aver mutato la scala valoriale dello stesso Buddismo; al Buddismo Zen per aver questa scuola dimenticato il ruolo dei sutra, delle scritture buddiste e in particolar modo del Sutra del Loto; alla scuola Tendai, per aver accolto sul suolo giapponese gli insegnamenti esoterici (Mikkyō, denominati nel Tendai come 台密 Taimitsu) propri anche dello Shingon.

Da ciò si evince che, in ultima analisi, Nichiren non intese mai fondare una nuova scuola buddista, quanto piuttosto riportare l'insegnamento buddista alle sue presunte origini, ovvero alla preminenza del Sutra del Loto così come insegnato nell'antica scuola cinese Tiāntái e dal suo fondatore Zhìyǐ (giapp. Chigi o Chisha). Fatta salva la scuola Shingon, tutti i fondatori delle scuole criticate da Nichiren erano come lui monaci Tendai e in quanto tali avrebbero dovuto, secondo gli stessi insegnamenti della loro scuola, predicare la preminenza del Sutra del Loto sulle altre dottrine. Rispetto alla scuola cinese Tiāntái e al suo fondatore Zhìyǐ, costanti riferimenti scritturali per Nichiren, le uniche importanti modifiche apportate da Nichiren furono la predicazione della esclusiva pratica del daimoku, ritenuta unica pratica spirituale esercitabile nell'era del mappō, e il rifiuto di creare un sistema che accogliesse insegnamenti differentiLa scuola Tiāntái aveva elaborato un complesso sistema di presentazione di tutti gli insegnamenti buddisti che rendesse conto delle loro differenze che veniva denominato 化法四教 (cin. huà fǎ sì jiào, giapp. ke hō shi kyō) ovvero quattro "tipi" di insegnamento del Buddha..

Basandosi su profezie e previsioni fatte in diversi Sutra dal Buddha Śākyamuni, Nichiren attribuì l'avvento nel suo tempo di malattie, epidemie e disastri naturali (in particolare siccità, tifoni e terremoti) all'adesione da parte dell'imperatore e della popolazione alle altre forme di Buddismo che egli considerava eretiche o inadatte all'epoca del mappō, in accordo con la visione buddista giapponese del tempo che divideva la storia successiva alla morte del Buddha Śākyamuni in tre distinti periodi: "Primo periodo del Dharma" (正法 cin. zhèngfǎ; giapp. shōbō), i primi mille anni dopo la scomparsa del Buddha; "Medio periodo del Dharma" (像法 cin. xiàngfǎ; giapp. zōhō), il secondo periodo di mille anni; "Ultimo periodo del Dharma" (末法 cin. mòfǎ; giapp. mappō), i 10.000 anni successivi.

Nel Risshō Ankoku Ron inoltre egli fece presente che il non adottare la corretta forma di Buddismo avrebbe lasciato il paese aperto a ulteriori e nuovi disastri, inclusi conflitti armati e più specificamente ribellioni interne e invasioni straniere.

Il trattato, pur non ricevendo mai alcuna risposta ufficiale, non passò inosservato alle altre autorità religiose che lo criticarono severamente. In particolare, il proclama irritò l'esponente più importante del clan Hōjō, Hōjō Shigetoki (北条重時, 1198-1261), fervente buddista dell'Amidismo e di conseguenza nel 1261 Nichiren fu arrestato ed esiliato nella penisola di Izu. Graziato nel 1263, durante una visita alla sua città natale l'anno seguente, subì un tentato omicidio da parte di un suo vecchio nemico, Tōjō Kagenobu, anche lui seguace dell'Amidismo.

Gli anni successivi della vita di Nichiren furono caratterizzati da una diffusione crescente dei suoi insegnamenti, in particolare nelle zone occidentali del Giappone, che acuì ulteriormente il risentimento delle altre autorità buddiste. Nel 1268 un ambasciatore coreano sbarcò in Giappone per chiedere il tributo a Kublai Khan, imperatore dei Mongoli. Nichiren inviò nuovamente una missiva al clan Hōjō ricordandogli le sue predizioni sulle sventure nel Giappone se non avesse abbracciato la fede nel Sutra del Loto: i governanti ignorarono il nuovo proclama ma numerose persone del popolo spaventate da una possibile invasione mongola abbracciarono il credo da lui divulgato.

Secondo lo studioso giapponese Watanabe Hōyō:

La «Persecuzione di Tatsunokuchi» Dopo un acceso scontro con un monaco molto influente dell'epoca, Ninshō Ryōkan (良観, 1217-1303), Nichiren fu nuovamente interrogato dalle autorità nel settembre 1271 e sfruttò questa occasione per sottoporre un nuovo ammonimento alla presenza di Hei no Saemon (平の左衛門, chiamato anche 平頼綱: Taira no Yoritsuna, ?-1293), un politico e un samurai molto potente. Secondo le tradizioni Nichiren, due giorni dopo Hei no Saemon, accompagnato da alcuni samurai, prelevò Nichiren dalla sua abitazione a Matsubagayatsu (Kamakura) allo scopo di decapitarlo, ma un evento astronomico descritto come una grande esplosione di luce si manifestò sul luogo dell'esecuzione (Tatsunokuchi) terrorizzando i samurai e impedendo loro di portarla a termine.

L'episodio è tramandato come la «Persecuzione di Tatsunokuchi» ed è considerato dal Buddismo Nichiren il vero punto di svolta nella vita del monaco, indicato dalla tradizione delle sue scuole come Hosshaku kempon (発迹顕本) ovvero «rinunciare al provvisorio e rivelare la verità». Nichiren in questa circostanza avrebbe rinunciato alla sua "identità provvisoria" di monaco mortale e rivelato la sua vera identità che, a seconda della tradizione, corrisponde alla manifestazione del Bodhisattva Viśiṣṭacāritra (上行菩薩, Jōgyō bosatsu o Bodhisattva Superior PracticesIn ) oppure del «Buddha originale dell'ultimo periodo del Dharma» (本仏, Hombutsu).

Dopo la mancata esecuzione, Hei no Saemon decise di esiliare Nichiren a Sado, isola situata nel Mar del Giappone nota per i suoi inverni particolarmente rigidi e perciò come luogo nel quale pochi esiliati erano sopravvissuti. Questo secondo esilio durò quasi tre anni e, nonostante le terribili condizioni, rappresentò uno dei più importanti periodi di insegnamento di tutta la sua vita. A Sado si unirono a lui molti seguaci ed egli ebbe modo di redigere due dei suoi più importanti trattati (gosho, 御書): il Kaimoku shō (開目抄, «L'apertura degli occhi») e il Kanjin no Honzon shō (観心本尊抄, «Il vero oggetto di culto» o più letteralmente: «L'oggetto di devozione per osservare la mente stabilito nel quinto periodo di cinquecento anni dopo la scomparsa del Tathagata»), così come numerose lettere e ulteriori trattati minori che contengono comunque elementi fondamentali del suo insegnamento. Le lettere, o gōshō, rappresentavano infatti per Nichiren il modo più semplice per incoraggiare i suoi discepoli e per insegnare loro la sua dottrina, con termini comprensibili e aiutandosi spesso con esempi o situazioni della vita di tutti i giorni.

Sempre secondo Watanabe Hōyō:

E ancora: