Il Veicolo Multiruolo VM 90, conosciuto anche con l'identificativo industriale 40.10 WM (prime versioni) e 40.15 WM (ultime versioni) è un mezzo ruotato militare leggero, multiruolo, prodotto dalla Iveco Defence Vehicles a partire dagli anni ottanta fino al 2018. Prodotto in migliaia di esemplari declinati in varie versioni, sia militari che civili, grazie alla sua versatilità ed affidabilità per decenni è stato la colonna portante del sistema logistico dell'Esercito Italiano ed è stato impiegato ufficialmente da almeno 20 paesi diversi in tutto il mondo, servendo all'interno di forze armate, corpi di polizia e organizzazioni di protezione civile.

Il veicolo, inoltre, è stato protagonista di eventi determinanti all'interno della storia moderna dell'Esercito Italiano, eventi che hanno sensibilmente condizionato l'industria della difesa italiana; questi eventi e il ruolo del VM90 in essi hanno tracciato un percorso che ha portato ad una nuova serie di veicoli: gli IMV.

Nonostante sia arrivato a fine vita produttiva la sua sostituzione, per quanto in parte necessaria, è ancora difficile e combattuta, ed è stato impossibile sostituire le tre versioni del VM90 con un veicolo unico ed in alcuni reparti il VM90 è stato aggiornato per poter restare operativo ancora per almeno un decennio.

Descrizione

È un ibrido, a metà fra l'autocarro tattico ed il fuoristrada basato sull'Iveco Daily. Dalla versione militare è stata successivamente derivata anche la versione civile 40E10 W/M (successivamente 40E13 e 40E15), pensata per le forze dell'ordine e la protezione civile.Scheda del veicolo sul sito dei Vigili del Fuoco È in servizio nelle forze armate italiane in tre versioni: VM 90T Torpedo, veicolo telonato (successivamente aggiornato in vari particolari e nei propulsori, ha assunto le denominazioni di VM90T2 e l'attuale VM90T3); VM 90P Protetto, con una blindatura contro armi leggere; VM 90 Ambulanza, in versione da trasporto feriti.

La denominazione industriale 40.10 WM è una sigla che identifica alcune caratteristiche tecniche del mezzo:

40 indica la massa complessiva a pieno carico espressa in quintali (ovvero 40 quintali, pari a 4.000 kg o 4,4 tonnellate a seconda delle specifiche esatte di omologazione militare/civile). 10 (moltiplicato per 10) indica la potenza approssimativa del motore in cavalli (il primo motore SOFIM erogava infatti circa 100 CV). WM sta per Weaponized Military (o semplicemente la variante Militare della linea Daily).

Versione Torpedo VM90T

La versione Torpedo è la versione di base, con parte posteriore telonata ed in grado di trasportare 10 uomini, compreso il conducente. Questa versione è idonea al trasporto tattico della truppa, ma non dispone di una corazzatura; tra gli altri usi vi è la possibilità di trainare piccoli pezzi d'artiglieria o di fungere da posto di comando tattico.

È in uso presso tutti i reparti delle Forze Armate, del Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana, del Corpo militare EI-SMOM e del Corpo di Polizia Penitenziaria. Il maggiore impiego di questo mezzo è destinato a tutte le missioni fuori area.

Caratteristiche del VM 90 T3 (M40E15-WM) N. cilindri: 4 Potenza: cv: 150 a 3800 giri/min Lunghezza: 4500 mm Larghezza: 2010 mm Altezza: 2483 mm N. marce: 5 + ridotte Trazione: integrale permanente con bloccaggio manuale sui 3 differenziali Velocità max: 105 km/h N. posti: 1 + 9 Autonomia: 800 km

Uso operativo Si tratta della versione più largamente utilizzata ed apprezzata per la propria notevole versatilità, agilità, usabilità ed affidabilità. Il VM90T ha accompagnato i soldati per oltre trent'anni e ha creato una vera e propria struttura operativa all'interno degli eserciti, rendendone molto difficile la sostituzione con mezzi più moderni.

Il VM90T dispiegato in Somalia

Il VM90T è stato usato massivamente da parte dell'Esercito Italiano, in Somalia, durante la missione UNOSOM II, nel 1993. In tale operazione avvenne un evento drammatico che coinvolse diversi veicoli e militari italiani, tra cui i VM90 Torpedo, utilizzati per il trasporto della fanteria motorizzata. Sebbene l'evento più grave abbia riguardato gli APC Camillino l'operazione ha dimostrato quanto fosse necessario dotare i VM90 di una blindatura in grado di proteggere gli occupanti dai proiettili. I VM90T infatti, durante l'operazione erano completamente privi di blindatura o dotati di sistemi di protezione artigianale, creata in loco; sistema che, seppur più protettivo dei semplici teli in dotazione, non era sufficiente a garantire un'adeguata protezione degli occupanti. Durante le imboscate i VM90 vennero tempestati di proiettili ed uno venne addirittura catturato dai locali, costringendo l'esercito italiano a distruggerlo.

Da questo evento è nata la necessità di dotare tale tipologia di veicoli di una blindatura anti proiettile, portando alla nascita del VM90P "Protetto".

Sostituzione ed eredità produttiva

Nonostante i 30 anni di servizio il veicolo non è ancora considerato obsoleto, anzi, il suo erede diretto, nel più dei casi, è stato scartato. Nel 2018, infatti, è iniziata una sistematica sostituzione del VM90 con una nuova versione, basata sempre sul Daily: il MUV 70.20; tuttavia il progetto ha ricevuto una drastica sospensione ed è stato declassato. La resistenza dell'Esercito Italiano a pensionare del tutto il VM 90 non è legata a una nostalgia formale, ma a precise ragioni operative e costruttive.

La filosofia "Meccanica vs Elettronica". Il VM 90 è un mezzo puramente meccanico: può essere riparato sul campo con attrezzi minimi, non teme gli impulsi elettromagnetici e ha costi di gestione molto bassi. I mezzi moderni sono vincolati a centraline elettroniche, diagnostiche computerizzate e sensori complessi che, in ambienti desertici o di combattimento isolato, diventano un punto di vulnerabilità. La flessibilità: Con oltre 6.500 unità storicamente in servizio, il VM 90 copre compiti logistici, di collegamento, pattugliamento, ordine pubblico e prima assistenza. Sia per costi economici (una sostituzione in blocco è troppo onerosa) che operativi (per alcune operazioni l'attuale versione è più che sufficiente) non si è mai arrivati ad un pensionamento totale del mezzo. Nessuna fretta nei contesti non operativi. Nelle retrovie o nelle caserme sul territorio nazionale, l'Esercito ha continuato a preferire il mantenimento dei vecchi VM 90 (ordinando persino piccoli lotti di aggiornamento o ripristino per "allungare la vita" alle flotte esistenti) piuttosto che spendere fondi preziosi destinati alle brigate da combattimento in prima linea.

Per alcuni ruoli logistici il VM90T è stato sostituito dai più grossi SMR6 e per quelli più semplici dal Iveco M70.20 WM, in altri contesti, sia operativi che non, il VM90T continuano ad essere ampliamente utilizzati ed aggiornati.

Versione Protetto VM 90P

Questa variante, soprannominata anche "scarrafone", è nata per far fronte alla necessità di garantire maggior protezione per il personale. La versione Protetto è dotata di una blindatura integrale in acciaio balistico omologato dall'Esercito Italiano, con un abitacolo posteriore che sostituisce il cassone telonato della versione Torpedo.

Il "Protetto" è dotato di un abitacolo blindato è dotato di porta posteriore, di feritoie e di fori per utilizzare le armi leggere senza esporsi, nonché di una o più botole per mitragliatrice o altra arma. La blindatura è di tipo leggero ma offre una protezione balistica livello 7,62 NATO ordinario, ed è stata adottata come soluzione temporanea in attesa dell'ingresso in servizio dei VBL Puma e dei LMV LinceSchede tecniche dei mezzi ruotati dell'Esercito : vedere la premessa alla scheda del VM 90P.

Esistono diverse varianti del VM90P, fra le quali quella destinata all'Arma dei Carabinieri, quella tropicalizzata, o ancora quella destinata all'Esercito Italiano, quella allestita internamente in versione ambulanza e così via.

Uso operativo

Il Protetto nasce successivamente all'esperienza in Somalia avuta con la versione Torpedo. Nei teatri operativi dov'è stato coinvolto il veicolo ha dimostrato di saper proteggere egregiamente gli occupanti dai colpi da parte di armi leggere ma si è scontrato con contesti bellici nuovi che hanno fatto emergere tutte le criticità di questa soluzione che, seppur temporanea, ha partecipato a due delle operazioni militari di pace più impegnative per l'Italia.

Il VM 90P, infatti, viene abbondantemente dispiegato nelle operazioni di pace successive alle guerra nei balcani, dove si trova a far fronte a un territorio cosparso di mine anti uomo ed anti carro, ereditate del conflitto appena concluso. Massivo è stato anche l'utilizzo di questa versione nell'operazione Antica Babilonia in Iraq: un terreno pieno di ordigni esplosivi improvvisati.

In questi contesti il peso della corazzatura, pur salvando la vita degli occupanti nei contesti per la quale era stata pensata, ha penalizzato molto l'agilità del mezzo nei terreni sconnessi e pericolosamente minati di ordigni terrestri; furono proprio quest'ultimi il vero tallone d'achille del VM90P che non era progettato per reggere l'impatto esplosivo proveniente da sotto il veicolo.

Il VM90P nella guerra in Iraq

L'italia dispiegò numerosi VM 90P durante l'operazione di pace Antica Babilonia con base principale a Nassiriya. Nell'aprile del 2006, durante un'operazione di pattugliamento il secondo veicolo, un VM90P del convoglio MSU passò sopra un ordigno posto al centro della carreggiata, innescandolo.

A differenza dei moderni IMV, il VM90P non aveva tutte le tecnologie MRAP volte a proteggere gli occupanti da questo tipo di attacchi: blindatura aggiuntiva inferiore, fondo a "V", sedili staccati dal telaio ed ammortizzati ed altre soluzioni che si sono diffuse in tutti gli eserciti proprio dopo le guerre in Iraq ed Afghanistan.

L'ordigno colpì violentemente il veicolo in un punto particolarmente debole e l'esplosione si propagò subito all'interno del vano posteriore blindato dove, a causa dello shock termico, morirono 3 dei 5 occupanti mentre gli altri 2 morirono poco dopo a causa delle gravi ustioni riportate.

Tale evento fu molto duro per l'Italia ed il suo esercito e mise in luce la necessità di accellerare sul programma di un nuovo veicolo da trasporto truppe avente soluzioni in grado di proteggere i soldati proprio in questi nuovi scenari di guerra asimmetrica ed ibrida, nacque così il Lince.

Sostituzione ed eredità produttiva Nonostante, a differenza del Torpedo, la vita operativa del Protetto sia stata molto più breve, la sua sostituzione è stata altrettanto complessa. L'Esercito Italiano non ha potuto sostituire in VM 90P direttamente, per mancanza di fondi che sono stati utilizzati per creare nuovi mezzi ruotati per la fanteria, la logistica ed il Genio, più sofisticati e pesanti come il Puma, il Lince, il Freccia, l'Orso ed il SuperAV e per ammodernare tutti i mezzi logistici pesanti con i nuovi SMR6.

Essendo il MUV 70.20 (erede del Torpedo) non idoneo a sostituire questa versione del VM 90, perché troppo leggero, il Protetto non ha mai avuto un erede diretto.

Con la presentazione dell'MTV da parte di Iveco, e successiva acquisizione di IDV da parte di Leonardo l'ipotesi di un erede è diventata ancor più concreta ma si è scontrata con i programmi A2CS e IMBT che hanno raccolto tutti gli sforzi economici destinati alla componente terrestre dell'esercito. Tuttavia, nonostante si tratti di due veicoli molto diversi, sia per dimensioni, costi operativi e peso, l'MTV rimane, il designato più probabile sia per volontà dell'esercito sia per motivi economici che industriali e ne è l'evoluzione lineare in quanto se si vuole mantenere la capacità del Protetto aggiungendo la protezione dei moderni IMV l'aumento del peso e delle dimensioni sono conseguenze naturali.

Conseguenze operative