I Castra Albana erano un accampamento fortificato stabile della Legio II Parthica in Italia fondato dall'imperatore Settimio Severo (193-211) nel sito dell'attuale centro di Albano Laziale. Attualmente, le rovine delle strutture interne ai castra, delle terme di Caracalla e dell'anfiteatro romano di Albano Laziale rappresentano una delle maggiori concentrazioni urbane di resti archeologici di età romana nel Lazio fuori da Roma.

Storia

Dall'età repubblicana a Domiziano

In età repubblicana l'area dei castra risulta essere stata occupata solo da alcune murature rinvenute in diversi punti del centro di Albano Laziale, e rase al suolo in età severiana durante la costruzione dell'accampamento. In prossimità dello stesso si trovavano comunque diverse ville suburbane del patriziato romano: fra esse, le ville di Publio Clodio Pulcro (identificata presso la località Ercolano in comune di Castel Gandolfo),. e di Gneo Pompeo Magno (identificata, a torto od a ragione, con una villa sita nel parco pubblico di villa Doria),.. una villa anonima rinvenuta presso la stazione ferroviaria di Albano Laziale..

La grande abbondanza di ville e fondi rustici nel territorio albano era dovuta alla facilità di comunicazione diretta con Roma attraverso la via Appia Antica, voluta nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco come collegamento diretto tra l'Urbe e Capua,. porta della Campania: in seguito la strada, pavimentata in "saxum quadratum" fino a Bovillae nel 293 a.C., fu prolungata fino a Benevento e poi fino a Brindisi, porta della Grecia.

L'erudito settecentesco Giovanni Antonio Ricci, autore delle "Memorie storiche dell'antichissima città di Alba Longa e dell'Albano moderno" (1787), ipotizzò l'esistenza di una cosiddetta "Alba Media", ovvero un municipium che avrebbe occupato il sito dell'attuale centro di Albano:. tuttavia formulò questa ipotesi confondendo spesso i documenti riguardanti altre località omonime, come Alba Pompeia (l'attuale Alba) ed Alba Fucens. Il Ricci fu ampiamente confutato nei secoli successivi,.. ed oggi è appurato che fino all'età domizianea il tratto della via Appia incluso tra Bovillae ed Aricia (le attuali Frattocchie, in comune di Marino, ed Ariccia) era assolutamente sgombro di edifici: lo dimostra Publio Cornelio Tacito in un passo delle "Historiae" (IV 2). riguardante l'anno dei quattro imperatori (69) e l'ultima fase della guerra civile tra Vitellio e Tito Flavio Vespasiano, quando afferma che l'esercito di Vitellio si accampò in parte a Bovillae ed in parte ad Aricia, il che vuol dire che non c'era nulla in mezzo ai due centri abitati,. peraltro già abbastanza decaduti.

Tito Flavio Domiziano, figlio secondogenito di Vespasiano, diventò imperatore nell'81, e si dedicò immediatamente al suo ambizioso progetto: realizzare un'imponente villa imperiale sui Colli Albani, in sostituzione di una villa già utilizzata periodicamente da diversi imperatori (a partire da Tiberio), probabilmente identificabile con la stessa villa attribuita a Gneo Pompeo Magno e sita nell'attuale parco pubblico di villa Doria, ormai entrata a far parte del patrimonio imperiale.. Sorse così la villa di Domiziano a Castel Gandolfo: se il palazzo vero e proprio sorgeva all'interno dell'attuale villa Barberini presso Castel Gandolfo, nella zona extra-territoriale della Villa Pontificia di Castel Gandolfo,. la tenuta includeva una serie di ville, già di proprietà imperiale per diversi motivi, e si estendeva nel territorio di cinque comuni (Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Marino e Rocca di Papa) su una superficie di 13 o 14 chilometri quadrati attorno al lago Albano e, ma non è chiaro, forse anche al lago di Nemi.. La villa fu utilizzata frequentemente da Domiziano, ma in seguito decadde, anche a causa della costruzione della più famosa villa Adriana a Tivoli voluta da Publio Elio Traiano Adriano (117-136): lo stesso imperatore mise in atto anche un programma di vendita del patrimonio imperiale in eccesso mettendo in vendita alcune delle ville poste nel perimetro dell'"Albanum Caesarum".

Da Settimio Severo ad Eliogabalo

La villa di Domiziano a Castel Gandolfo era probabilmente presidiata, nei periodi in cui vi risiedeva l'imperatore, da un distaccamento della guardia pretoriana,.Francesco Giorni, Storia di Albano, p. 68. anche se di questa permanenza non restano né documenti né resti archeologici o epigrafici: l'archeologo Giuseppe Lugli ha del resto confutato ogni datazione posteriore delle strutture dei castra attualmente visibili nel centro storico di Albano. Infatti se il summenzionato Giovanni Antonio Ricci aveva datato l'accampamento addirittura alla seconda guerra punica (219 a.C.-202 a.C.),. il padre gesuita Giuseppe Rocco Volpi aveva pensato risalisse ad Augusto, ed il Tocco nientemeno lo aveva interpretato come l'acropoli di Alba Longa.

La datazione ad oggi considerata corretta per i castra è quella che li fa risalire a Settimio Severo (193-211), che non appena divenuto imperatore dopo un secondo "anno dei quattro imperatori" ed una violenta guerra civile, pensò bene di sciogliere temporaneamente la guardia pretoriana e di chiamare vicino a Roma per la sua sicurezza personale e politica la Legio II Parthica,. legione romana creata nel 197 per la (vittoriosa) campagna contro i Parti, terminata nel 198 con il saccheggio della capitale partica Ctesifonte, nell'attuale Iraq.

Il sito scelto per la fondazione dei castra, se apparentemente può sembrare inopportuno per la forte pendenza del terreno, in realtà è in buona posizione panoramica, idoneo per un punto di osservazione sull'Agro Romano come doveva essere l'accampamento.

Un'interessante memoria storica riguardante i castra risale al principato di Caracalla (211-217), il quale salì al potere dopo aver assassinato il fratello co-imperatore Geta: questo fratricidio indignò la legione partica, che sostenne di aver giurato fedeltà ad entrambi i figli di Settimio Severo e si rifiutò di accogliere come imperatore solo Caracalla.. Questi si recò personalmente presso i Castra Albana e dopo un lungo parlamentare con i legionari li convinse a restargli fedeli, non senza promettere un aumento di stipendio del cinquanta per cento e beneficare l'accampamento albano facendo erigere le imponenti terme di Caracalla.

Altre citazioni della legione nella storiografia antica si hanno nel III secolo sotto i regni di Macrino (217-218), Eliogabalo (218-222), Alessandro Severo (222-235), Massimino Trace (235-238), Filippo l'Arabo (244-249).. Alla metà di questo secolo è databile la costruzione dell'anfiteatro romano di Albano Laziale, costruzione che chiude il periodo di massimo splendore della Legio II Parthica..

La decadenza dei "castra" fino a Costantino

La Legio II Parthica viene citata per l'ultima volta all'inizio del V secolo presso l'accampamento di Cepha, oggi Hasankeyf, in Turchia: poi scompare dalla storia. Già dall'inizio del IV secolo comunque la legione aveva abbandonato i Castra Albana, per stanziarsi nella strategica città di Bezabde, oggi Cizre, sul fiume Tigri, confine orientale sempre più traballante dell'Impero romano.

Nel Liber Pontificalis si afferma che l'imperatore Costantino I (306-337) avrebbe fondato la basilica cattedrale di San Giovanni Battista ad Albano Laziale sotto il pontificato di papa Silvestro I (314-335), dotando la cattedrale di arredi e di ingenti proprietà sui Colli Albani, tra cui anche le "sceneca deserta vel domos civitatis", ovvero le caserme abbandonate dai legionari e le case lasciate dalle loro famiglie.. Se ne deduce così che sui resti dei castra nacque l'attuale Albano Laziale, circostanza che viene emblematicamente spiegata analizzando il centro di Albano Laziale, sorto letteralmente sopra all'antico accampamento, i cui resti si trovano per lo più tra gli 0,50 ed i 2 metri dall'attuale piano di calpestìo.

Descrizione

Resti archeologici La cerchia muraria

Come tutti i castra romani, i Castra Albana seguono uno schema urbanistico rigoroso: si presentano come un grande rettangolo fortificato, dotato di quattro porte (praetoria, decumana, principalis sinixtra e principalis dextra), con gli angolo arrotondati e rinforzati da torrette circolari (caratteristica anomala, simile ai castra del Vallo di Adriano nel Regno Unito).. La tecnica di costruzione è lopus quadratum, in una delle sue più tarde comparse nell'Agro Romano. (sarà sostituita dallopus latericium). Il materiale da costruzione è il peperino, estratto in situ dal suolo vulcanico su cui sorgono i castra, con notevole risparmio di tempo e denaro:. la costruzione fu resa difficile dall'infelice posizione dell'accampamento, posto su un declivio con pendenza all'11%, situazione che richiese alcune soluzioni tecniche come una diversa disposizione dei blocchi secondo la pendenza dei vari punti delle mura.. Il perimetro della cerchia è di metri: il lato nord-ovest misura 434 metri, mentre il parallelo lato sud-est misura 437 metri, ed i lati corti misurano 224 metri quello a nord-est e 239 quello a sud-ovest.. L'area complessiva si aggira di conseguenza sui metri quadrati.

Lato nord-est

All'inizio del lato nord-est della cerchia muraria si trova subito traccia di una probabile torretta circolare di rafforzamento, inglobata nell'edificio della Società del Sacro Cuore di Gesù presso la chiesa di San Paolo fino alla completa distruzione dello stesso in un bombardamento aereo anglo-americano durante la seconda guerra mondiale: oggi l'edificio ricostruito ospita il seminario vescovile ed un centro di formazione professionale. La stanza rotonda all'interno del convento, descritta prima della guerra, misurava 3,63 metri di diametro ed era coperta da una cupola bassa in opera a sacco di cattiva fattura, probabilmente un rifacimento moderno..

Andando oltre il muro romano è nel suo tratto meglio conservato per una cinquantina di metri, poiché funge da divisione tra le proprietà del seminario vescovile e dei Missionari del Preziosissimo Sangue che reggono la chiesa di San Paolo.. Questo tratto fu costruito con la massima cura, poiché doveva fungere anche da muro di sostruzione del terrapieno esterno, alto fino a quattro metri: per questo è anche il più monumentale e robusto.. Non rimane traccia della porta decumana che si doveva aprire circa alla metà di questo tratto, e che probabilmente aveva accesso attraverso una scala o un piano inclinato.

Oltrepassata via San Francesco d'Assisi, sulla quale fino alla seconda metà dell'Ottocento si apriva la medioevale porta dei Cappuccini, il muro prosegue lungo via Tacito, nella proprietà delle Figlie di Maria Immacolata: all'angolo della proprietà coincide l'angolo arrotondato del muro antico, ancora visibile, che non presenta segni della presenza di una torretta circolare, ma solo di una disposizione dei blocchi di peperino più accurata e più forte..

Lato sud-est

Questo è il lato meglio conservato, sul quale rimangono anche i resti di una torretta di guardia rettangolare e della porta principalis sinixtra, oltre al tratto più lungo di muro, conservato per ben 142 metri su via Castro Partico.

Ancora nella proprietà delle Figlie di Maria Immacolata, stavolta su via Castro Partico, ad una sessantina di metri dall'angolo arrotondato il muro ingloba una torretta di guardia rettangolare adibita attualmente ad uso colonico: il vano misura all'interno 5,90 metri per 3,85, lo spessore dei muri è di 0,90 metri (tranne quello esterno, spesso inspiegabilmente 0,59) e l'ingresso è rimasto lo stesso antico, verso l'interno dei castra, largo 1,78 metri. Oltre, il muro continua nella recinzione moderna del cortile del Liceo classico statale Ugo Foscolo, e circa duecento metri più a valle. si trovano i resti della porta principalis sinixtra, l'unica delle due portae principales di cui ad oggi siano visibili resti.