Loiano (Lujèn in dialetto bolognese montano medio, Lujàn in dialetto bolognese cittadino) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bologna in Emilia-Romagna, situato sull'Appennino tosco-emiliano lungo la Strada statale 65 della Futa, a circa 35 chilometri a sud di Bologna e 73 chilometri a nord di Firenze.

È uno dei 5 comuni membri dell'Unione dei comuni Savena-Idice.

Storia Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 29 settembre 2011.

Il gonfalone è un drappo di giallo.

Il leone rosso dell'attuale stemma comunale era, in antichi documenti, un grifone che probabilmente derivava dallo stemma dei Loiani, conti di Loiano (d'argento, al grifone di rosso). Il capo d'Angiò è un riferimento alla dominazione di Bologna sul territorio.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Tra gli edifici di maggior pregio del comune vi è la chiesa parrocchiale dei Santi Giacomo e Margherita, costruita nel Seicento e poi rimaneggiata nei secoli successivi.

Celebre è la locanda Corona, dove nel 1508 si trattò l'annessione di Cento a Ferrara e in cui pernottò Goethe nel 1786.

Tra gli altri edifici si ricorda Palazzo Loup.

Società Evoluzione demografica

Geografia antropica Il Comune è costituito dalle comunità territoriali delle località-frazioni di: Anconella, Barbarolo, Bibulano, La Guarda, Roncastaldo, Quinzano, Sabbioni, Scanello, Scascoli.

Anconella Nucleo di pregio storico-ambientale, raggiungibile sia da Sabbioni che dalla strada di fondo-valle Savena. Ricordata come località "Ancona", fra le dipendenze della corte di Scanello, in un elenco risalente al 1120-1150, conservato a Pisa e riportante i servizi dovuti alla chiesa pisana da questo suo possesso bolognese. Nel 1249 viene segnalata la comunità e nel 1288 "Anthonella" è elencata tra le podesterie del contado bolognese, mentre l'anno dopo, 1289, la località "Anthecellam" è compresa nella podesteria maggiore di Scaricalsino.

Anconella fu poi unita al comune di Scascoli e nel Seicento la maggior parte delle sue case apparteneva alla famiglia Berti.

Il nucleo abitato presenta un impianto urbanistico e diversi edifici di particolare interesse. Nel caratteristico fabbricato dell'osteria con portico antistante, rimane all'interno un camino, con lo stemma Bentivoglio e decorazioni floreali, databile tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento.

Si segnala una casa torre con cornicione in cotto e finestra datata con anno 1525.

Notabili anche diverse grotte scavate nell'arenaria, dette 'buse nelle lastre', un tempo abitazioni e ricoveri, che furono utilizzate anche come rifugi nel periodo bellico; la più grande ha un profondità di 15 m circa e termina con una nicchia conclusa da un architrave datato 1901.Dal punto di vista storico sono importanti la Chiesina, ampliata nel Settecento, ed i resti di un antico oratorio risalente al Trecento.

Barbarolo La frazione di Barbarolo si trova al confine settentrionale del comune di Loiano, leggermente verso la valle dello Zena rispetto alla statale della Futa. Fin dai tempi più remoti fu un Comune indipendente nella sua organizzazione interna ed amministrativa.

Il 24 novembre 891 il pago Barbarorum, insieme con quelli di Monte Cerere, Brento e Gesso, fu donato in proprietà e giurisdizione a Titelmo di Titelmo dall'Imperatore Guigo. Vediamo così come esso fosse centro pagense, compreso in una "iudiciaria" comprendente le alte vallate dei fiumi da Savena a Santerno e luogo fortificato, forse di origine bizantina.

Barbarolo, è per tutto l'Alto Medioevo non tanto identificato come centro abitato ma quasi unicamente come pieve: Pieve di SS. Pietro e Paolo.

Antichissima pieve prende quasi certamente il nome da uno stanziamento di popolazioni germaniche, probabilmente longobarde. Il 27 marzo 1034 il marchese Bonifacio di Toscana si impegnò a vendere a Moghefredo di Ubaldo duecento tornature poste "infra plebe S. Petri qui vocatum Barbarolum".

I possedimenti del marchese Bonifacio nella zona passarono alla figlia Matilde di Canossa che nel 1078 li donò, con il paese di Scanello, alla chiesa di Pisa. Nel 1116 l'Imperatore Enirio confermò ai canonici di S. Pietro di Bologna la metà delle decime di tutta la Pieve di Barbarolo. Infine nel 1289 "Barbarolum sive Poreclum" è incluso con diversi altri luoghi vicini nella podesteria di Scaricalasino. Alla Pieve erano soggette nel 1366, 22 chiese e 3 ospedali. Dalla fine del Quattrocento l'arciprete di Barbarolo ebbe il titolo di Abate.

Dell'originale edificio protoromanico restano tracce di eccezionale valore coeve alla cripta di S. Maria di Montovolo: sono visibili capitelli ad intreccio di fogliame, risalenti probabilmente al decimo secolo. L'attuale struttura dovuta a rifacimenti del Sette-Ottocento altera la lettura d'insieme di questa opera.

Fino a tempi relativamente recenti Barbarolo ha costituito, con i suoi borghetti e le numerose case sparse, il borgo più popoloso dell'intero comune, più dello stesso capoluogo. A testimoniare dell'importanza e della vitalità di questo centro ricordiamo che proprio a Barbarolo fu fondata nel 1902, ed ebbe sede per oltre mezzo secolo, la Cassa rurale di depositi e prestiti, attualmente Banca di Credito Cooperativo, trasferitasi nel capoluogo nel 1958.

Bibulano Borgo posto sulla destra del Savena, sulla strada che da questo fiume sale a Loiano. È una località abitata sicuramente fin dai tempi antichi, come testimonia il suo nome, di fondo gentilizio romano, di cui però rimangono scarse memorie scritte.

La comunità è menzionata per la prima volta in un documento del 1223. A questo periodo risale infatti la fondazione della chiesa: da antichi documenti si sa che fin verso il Seicento la popolazione di Bibulano era divisa in due parrocchie: quella di S. Andrea e quella di S. Maria. Nel XVII secolo la prima fu demolita e la parrocchia rimase quella di S. Maria Assunta.

La Guarda

Posto in posizione dominante rispetto alla strada nazionale, è il primo borgo che si incontra venendo da Bologna, è nato probabilmente come edificio fortificato con funzioni di avvistamento (da qui il toponimo) e si è poi, nel tempo, esteso ad agglomerato di case. Il nucleo storico viene citato già nel 1315 e nei secoli diviene un centro funzionale alla viabilità: a metà del XVI sec. vi erano infatti tre ricoveri per viandanti e pellegrini.

L'insieme degli edifici presenta un notevole valore ambientale. Il primo edificio, sulla sinistra per chi viene da Bologna, è il più antico ed è caratterizzato da un ampio portico sorretto da colonne quadrate, in mattoni, sormontate da grosse travi di quercia e finestrelle cinquecentesche. Su una porta si può notare un architrave di pietra recante la data 1520 contornata da un segno ottagonale e, ai lati, due stelle a cinque punti di foggia etrusca.

La tradizione vuole che nell'oratorio, posto sempre sotto il portico, abbia celebrato la Messa San Carlo Borromeo, in occasione del suo pellegrinaggio alla volta di Roma.

Caratteristiche sono la strettoia all'ingresso dell'abitato e Ca' della Guarda, un edificio databile al XVI o XVII sec., affiancato da un altro più recente. Costituiscono un nucleo di notevole livello ambientale al bivio fra due percorsi, quello medioevale e quello settecentesco, della strada che conduceva a Firenze.

Roncastaldo Posto sull'antica strada postale che attraverso Loiano e Scaricalasino (Monghidoro) conduceva in Toscana, il borgo di Roncastaldo viene citato nel 1135 in un contratto di enfiteusi di "Gandulfino de vico Roncastaldo". Nel 1289 Roncastaldo è compreso insieme a diverse località vicine, nella podesteria di Scaricalasino. Nel medioevo il castello di Roncastaldo insieme a Loiano e Scaricalasino fu sede del capitano del Popolo e luogo dove venne sancito l'accordo fra Bologna e Firenze per combattere Pistoia.

Da Roncastaldo veniva il notaio Giacomo Panzacchi che nel 1276 stipulò l'accordo fra la famiglia ghibellina degli Ubaldini, proprietaria tra Savena e Idice di circa una trentina di castelli, e la famiglia guelfa dei Geremei che comandava a quel tempo a Bologna.

Roncastaldo, in quanto borgo di passaggio, è da sempre terra di rinomate locande e antiche osterie.

L'abitato ha una chiesa parrocchiale dedicata a S. Lorenzo ed è formato dall'aggregazione di piccole borgate.

Quinzano Anche Quinzano, borgo situato all'estremità orientale del Comune di Loiano, presso le sorgenti del torrente Zena, ha chiaramente origini romane (Fundus quintianus).

Da segnalare un ottimo esemplare di casa-torre, le cui porte e finestre (di antico stile medioevale) testimoniano come si trattasse di una costruzione di un certo rango e di un certo valore architettonico.

Dal centro di Quinzano parte una strada che, incuneandosi nella vallata dello Zena, raggiunge l'area archeologica di Monte Bibele.

Sabbioni Posto sulla strada statale della Futa in direzione Bologna, il piccolo nucleo storico viene citato nel 1315 come località sulla strada di Toscana ed ebbe una stazione di sosta con osteria.

Nel 1412 era una "villa" (borgo con diversi edifici) e vi abitava Cristoforo di Denticherio, nobili di Loiano i cui discendenti, esenti come nobili dalle imposte dei fumenti ancora nel Cinquecento, assunsero i cognomi di Bertoni. San Fabiano e san Sebastiano la preservarono dalla peste descritta da Manzoni e da allora essi ne sono divenuti i patroni.

Un edificio costeggiava la strada sulla sinistra e sulla facciata si aprivano ben nove arcate dietro le quali trovavano posto la trattoria, la "bottega", gli ingressi alle abitazioni e alle stalle dei muli, che servivano a trainare diligenze e carri di lì a Loiano. Ricostruito dopo un incendio causato dall'ultima guerra, perdette sei dei suoi preziosi archi, ma non la sua antica destinazione di bottega ed osteria. Di fronte a questo edificio, sotto un architrave monolitica che porta ancora in rilievo i simboli del fabbro e del maniscalco, vi era l'ingresso di un'osteria e di un negozietto di alimentari. Da ricordare altri due fabbricati rurali: uno di questi presenta un interessante paramento murario trecentesco e, nell'adiacente fienile, il residuo di un architrave seicentesco recante inciso il monogramma di Cristo.

Scanello Scanello ha sicuramente origini molto antiche e non è improbabile che vi fosse un vico romano. Indizio di questo è l'esistenza di "fundi romani" che hanno lasciato il nome antico: Vezzano (Fundus Vezzianus), Gnazzano (Fundus Ignatianus). Dopo il Mille una parte del "castello e corte" di Scanello appartenne a Bonifazio marchese di Toscana che nel 1024 fece per essa una transazione con Magifredo d'Ubaldo.

La chiesa parrocchiale di Scanello, dedicata a San Giovanni Battista, sorge su un altopiano lungo la strada provinciale che da Loiano conduce a Quinzano e a San Benedetto del Querceto. È da ritenersi molto antica, anche se l'attuale edificio risale al XVIII sec., essendo quello precedente stato completamente demolito verso la metà del Seicento.

Vicino alla chiesa di Scanello c'è una località, chiamata Ca' di Priami, nelle cui adiacenze si erge una piccola sommità che porta il nome di Castelluccio. Il nome stesso fa supporre che qui esistessero il castello e la corte di Scanello: il luogo prescelto non poteva essere più favorevole. Da quassù si possono passare in rassegna le principali montagne della valle dell'Idice e di quelle del Savena, fino all'alto appennino da un lato, e alle colline che fanno da cornice a Bologna dall'altro.