Di scuola impressionista, nacque, visse e lavorò sempre in Francia, per cui, anche se di famiglia inglese, è spesso considerato un artista francese.
Biografia Un aspirante commerciante Alfred Sisley nacque il 30 ottobre 1839 a Parigi, al n. 19 di rue des Trois Bornes, da genitori inglesi della buona borghesia britannica, stabilitisi nella capitale francese nel 1836 alla ricerca di fortuna. Il padre, William Sisley (1799-1879), era il direttore della filiale parigina di una fiorente ditta di Londra specializzata nel commercio di guarnizioni di lusso per i sarti e nella produzione di confezioni di abiti da donna.. Sua madre, Felicia Sell (1808-1866), si interessava più che altro alla buona musica ed alla vita di società.
Sisley fu dunque battezzato il 31 ottobre 1840 dal pastore Athanase Coquerel nella chiesa riformata di Parigi, con tutta probabilità la chiesa protestante dell'Oratorio del Louvre. Quando il giovane Alfred compì diciotto anni i genitori, come era consuetudine per una famiglia dell'alta borghesia dell'epoca, lo mandarono a studiare a Londra per indirizzarlo alla carriera commerciale. L'apprendistato commerciale di Sisley durò quattro anni: dal punto di vista paterno questo soggiorno londinese si rivelò un vero e proprio fallimento, in quanto il giovane dimostrò subito di avere poco fiuto per gli affari. Fu proprio a Londra, tuttavia, che Sisley si avvicinò alla pittura, avendo modo di fruire del ricchissimo patrimonio artistico della National Gallery.Einaudi, Enciclopedia dell'arte, voce: Sisley, Alfred. Dell'influenza dei pittori inglesi dei secoli XVIII e XIX, perdurata in maniera lunga e duratura in Sisley, se ne parlerà più approfonditamente nel paragrafo Fonti d'ispirazione.
L'approdo impressionista Sisley tornò in Francia nel 1861 e i genitori, nonostante l'assenza di precedenti in famiglia, gli concessero di abbandonare il mondo del commercio per dedicarsi all'arte. La scelta di intraprendere la carriera artistica fu dunque subito assecondata dal padre, nonostante la sua primitiva volontà di fare del figlio un commerciante di beni di lusso, proprio come lui. Fu allora che Alfred entrò nell'atelier di Charles Gleyre, dove venne iniziato alla pratica del disegno e dove conobbe Renoir, Monet e Frédéric Bazille, giovani con i quali intrecciò un'amicizia alimentata da una stima intensa e vicendevole.
Ma la concezione che Gleyre aveva del paesaggio non convinceva i suoi allievi, essendo così diversa dalla percezione che essi ne avevano. Così i quattro amici lasciarono lo studio del maestro nel marzo del 1863 per andare a lavorare all'aperto, piantando i loro cavalletti nel bosco di Fontainebleau, a Chailly-en-Bière, a Barbizon o a Marlotte. Questa prima esperienza di lavoro in gruppo, ripetuta con entusiasmo nel luglio 1865, unì ancora di più i quattro artisti, li stimolò e preannunciò la loro battaglia per la nuova pittura impressionista, lo stesso anno in cui fu aperto il celebre Salon des Refusés [Salon dei rifiutati]. Sisley, d'altronde, era molto apprezzato dai suoi amici, che ne ammiravano fervorosamente il suo grande senso dell'umorismo, i suoi scherzi, il suo amore per la musica e per le belle donne. Sisley, infatti, aveva conosciuto nel frattempo Marie-Eugénie Lescouezec, giovane parigina originaria di Toul, con la quale intrecciò una relazione sentimentale nel 1866. Della loro unione, coronata da Pierre (morto celibe nel 1939) e Jeanne-Adèle (divenuta in seguito Madame Dietsh), ci rimane una rimarchevole testimonianza pittorica in I coniugi Sisley, olio eseguito da Renoir nel 1868, due anni dopo il loro primo incontro.
Tutelato dalle ricchezze familiari Sisley poté godersi fino in fondo il matrimonio appena contratto oltre che dedicarsi alla pittura con grande serenità. Sistematosi con Marie-Eugénie a Parigi, egli si divideva tra un'intensa attività pittorica e le frequentazioni concesse da una grande città: celebri le riunioni del tutto informali, quasi salottiere, che si tenevano al Café Guerbois sotto il presidio di Édouard Manet, capofila della nuova generazione di pittori, dove artisti e critici d'arte animavano vivaci discussioni ed esploravano nuove soluzioni stilistiche, tecniche e tematiche. Sisley salì con gioia sulla palpitante giostra parigina, feconda di scambi culturali e fonte di esaltanti emulazioni che Zola descrisse assai bene nel suo romanzo L'Opera, ispirato volutamente alla vita degli impressionisti. Egli, tuttavia, subì anche il fascino della campagna e effettuò numerosi soggiorni in campagna nei dintorni di Parigi per poter dipingere all'esterno, a contatto con la natura o, come si diceva, en plein air.
Nel 1871, a seguito della guerra franco-prussiana, il padre di Sisley incappò in una serie di affari sbagliati e l'intera famiglia subì un dissesto economico. Da quel momento la vita di Sisley cambiò: non più sostenuto dalle finanze paterne, egli avrebbe dovuto sostentarsi solo con i proventi dei suoi lavori, cercando naturalmente di ricavarne il più possibile. Durante il sanguinoso periodo della Comune di Parigi si ritirò con la famiglia a Voisins-Louveciennes, recandosi spesso nel bosco di Marly-le-Roi in compagnia del suo vicino e amico Auguste Renoir. Tornato a Parigi, ebbe la sgradevole sorpresa di trovare la sua casa saccheggiata e distrutte moltissime tele che vi aveva lasciato: nonostante queste traumatiche esperienze, Sisley era un artista totalmente immerso nella sua vocazione e perciò continuò a lavorare alacremente. Nel 1874, oltre a suggellare il suo impegno impressionista con la partecipazione alla prima mostra del gruppo, fece un breve viaggio in Inghilterra e realizzò una serie di vedute del Tamigi da una località nei pressi di Hampton. Tornò in Gran Bretagna nel 1881, sempre per breve tempo, ma non ebbe occasione di dipingere. Occorrerà attendere il 1897 per vederlo ancora all'opera nella terra della sua famiglia, ma che Sisley non riuscì mai a considerare come la sua autentica patria.
Il periodo dell'indipendenza e dell'affermazione Nel 1880 Sisley si trasferì in una casa a Moret-sur-Loing, conquistato dalla campagna placida e verdeggiante di quella regione, alla quale rimase affezionato per tutta la vita. Furono giorni sereni, e nel 1887 sua moglie Marie-Eugénie si lasciò persino ritrarre da un pittore australiano, John Peter Russel. Ma proprio in quel periodo il gruppo degli impressionisti cominciò a disperdersi. Dopo l'abbandono delle mostre impressioniste da parte di Cézanne e poi di Monet, ognuno si preoccupò di trovare da solo la propria strada, ubbidendo esclusivamente alla propria sensibilità.
Si inaugurò così per Sisley un periodo buio e solitario, a causa del suo carattere schivo e più incline alla riflessione e allo studio che non alle relazioni sociali, specie se a sfondo commerciale. Egli era anche poco abile nell'amministrare se stesso e il suo lavoro, e nel farsi apprezzare adeguatamente dalla critica e dal pubblico: una volta dileguatosi il collante impressionista, tuttavia, era imprescindibile per lui organizzare mostre personali, in modo da farsi conoscere e apprezzare. Così fece nel 1881, alla Vie Moderne con ben quattordici quadri, e poi nel 1883, nella galleria di Paul Durand-Ruel, subito dopo quelle di Monet, Renoir e Pissarro, con un totale di ben settanta quadri. Il successo, tuttavia, non era sempre a portata di mano, e le opere di Sisley che Durand-Ruel inviava a Londra, a Boston, a Berlino o a Rotterdam non diedero i frutti sperati. Nel 1882 si tenne inoltre la settima mostra impressionista che vide la ricostituzione del gruppo iniziale degli artisti (Monet, Renoir, Sisley, Pissarro, Cézanne, e gli altri). Questo riaccostamento fu però l'ultimo; infatti nella mostra seguente, l'ottava e conclusiva, mancarono le opere di Sisley, di Monet, di Renoir e di Cézanne.
Nel 1884, Sisley rifiutò due proposte di esposizioni fattegli da Durand-Ruel, ma poi, costretto dalle sue precarie condizioni finanziarie, nel 1885 gli chiese aiuto, accettando di partecipare a due mostre collettive a New York nel 1886. L'iniziativa ebbe successo e fu il primo segnale del tardivo riconoscimento dell'Impressionismo. Nel 1889, mentre Durand-Ruel gli proponeva una personale nella sua nuova galleria di New York, appena aperta, egli si rivolse anche ad altri mercanti, come Georges Petit, con cui collaborava già da qualche anno, seguendo l'esempio di Monet e di altri suoi amici. Il contratto con Petit si rivelò proficuo e Sisley conobbe il successo anche nella seconda esposizione internazionale, organizzata sempre da Petit. Così, fra alti e bassi, Sisley riuscì in qualche modo a mantenersi.
Questo crescente successo fu accompagnato anche da riconoscimenti ufficiali. Risale al 1890 l'ammissione come membro associato alla Société nationale des Beaux-Arts: per il pittore questo fu un traguardo e un riconoscimento molto importante perché gli assicurò una certa continuità espositiva e quindi finanziaria. Sisley infatti poté esporre le sue opere tutti gli anni e per tutta la vita, esclusi il 1895 e il 1896. L'accoglienza riservata alle sue tele, tuttavia, fu molto ondivaga e, malgrado i caldi elogi di Adolphe Tavernin, fu spesso costretto a fronteggiare critiche indignate e virulente. Basti leggere il seguente commento di Gustave Geffroy:
E infatti Sisley non conobbe mai il successo e le gratificazioni che ottennero altri esponenti dell'impressionismo, come Renoir, Manet o Degas. Del resto, anche Pissarro subì la stessa sorte; in una lettera al figlio Lucien scriveva nel 1899: «io resto, al pari di Sisley, come una sorta di coda, di appendice dell'impressionismo».«Je reste, avec Sisley, comme une queue de l’impressionnisme». Delle sfortunate vicende critiche di Sisley se ne parlerà, per l'appunto, nel paragrafo Fortuna critica.
Ultimi anni Durante gli ultimi anni di vita la sua salute mostrò i segni di un declino precoce, ed egli soffrì di attacchi reumatici dolorosi. Nel dicembre del 1896 Georges Petit organizzò per lui una grande retrospettiva nella sua galleria di Rue di Sèze. Sisley si diede molto da fare per mettere assieme il maggior numero di opere, anche quelle presenti in varie collezioni private, ma, alla fine, la mostra aprì con quarantasei quadri ad olio e sei pastelli. Soltanto i critici Arsène Alexandre e Adolphe Tavernier ne parlarono sulla stampa e neanche una tela fu venduta. Per Sisley fu un'esperienza dolorosa e mortificante. L'anno seguente, tuttavia, fu invitato a trascorrere l'estate in Gran Bretagna con Eugénie, prima a Londra e poi a Penarth, presso Cardiff. Questo soggiorno inglese costituì per Sisley l'ultimo barlume di grande creatività: in Galles Sisley dipinse le falesie, le scogliere, i grandi dirupi, le onde del mare. Un insperato ritorno di giovinezza sembrava profilarsi: era il 1897.