È stato uno dei principali esponenti della Democrazia Cristiana, partito protagonista della vita politica italiana per gran parte della seconda metà del XX secolo.
Ha partecipato a dieci elezioni politiche nazionali: è stato il candidato con il maggior numero di preferenze in Italia in quattro occasioni (nel 1958, nel 1972, nel 1979 e nel 1987) e il secondo nelle altre sei (nel 1948 e nel 1953, dietro Alcide De Gasperi; nel 1963 e nel 1968, dietro Aldo Moro; nel 1976 e nel 1983, dietro Enrico Berlinguer). Infine, nel 1991 è stato nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Dal 1945 al 2013 fece sempre parte delle assemblee legislative italiane: dalla Consulta nazionale all'Assemblea Costituente, e poi nel Parlamento italiano dal 1948, come deputato fino al 1991 e successivamente come senatore a vita.
Andreotti è stato il politico con il maggior numero di incarichi governativi nella storia della repubblica. Fu infatti: sette volte presidente del Consiglio (per un totale di 2652 giorni, ossia 7 anni, 3 mesi e 7 giorni) e per trentaquattro volte Ministro della Repubblica considerando anche gli incarichi ad interim: otto volte Ministro della Difesa; cinque volte Ministro degli Affari Esteri; tre volte Ministro delle Partecipazioni Statali (tutte ad interim); quattro volte Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica (due volte ad interim nello stesso Governo Andreotti V dal 27/03/1979 al 28/03/1979 e dal 15/07/1979 al 03/08/1979); tre volte Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato; due volte Ministro delle Finanze; due volte Ministro dell'Interno, la prima a soli trentacinque anni (è tuttora il più giovane eletto a tale carica nella storia repubblicana), la seconda volta lo fu a interim nel suo 4º governo; due volte Ministro per i Beni Culturali e Ambientali (ad interim); due volte Ministro per gli Interventi Straordinari nel Mezzogiorno (nei governi Moro IV e Moro V); una volta Ministro del Tesoro; una volta Ministro delle Politiche Comunitarie (ad interim), una volta Ministro per il Coordinamento della Ricerca Scientifica e Tecnologica (ad interim nel suo V governo). Nella storia della Repubblica Italiana Andreotti è il secondo Presidente del Consiglio per numero di giorni in carica, superato solo da Silvio Berlusconi.
A cavallo tra XX e XXI secolo fu imputato in un processo per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Fu assolto in primo grado dal Tribunale di Palermo con sentenza del 23 ottobre 1999. La Corte d'appello di Palermo, con sentenza del 2 maggio 2003, dichiarò commessi ma prescritti i reati di associazione per delinquere anteriori alla primavera del 1980, mentre fu confermata l'assoluzione per tutti gli avvenimenti successivi dal momento che la corte rilevò che dopo quella data, anche come conseguenza dell'omicidio di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Siciliana, egli mutò atteggiamento portando avanti un "incisivo impegno antimafia condotto nella sede sua propria dell'attività politica".Massimo Franco, Andreotti. La vita di un uomo politico, la storia di un'epoca, op. cit. p. 7 La Cassazione, infine, confermò la sentenza di appello ed Andreotti pagò le spese processuali.
È stato sposato dal 1945 con Livia Danese (1921-2015), da cui ha avuto quattro figli: Marilena (1946), Lamberto (1950), Stefano (1952) e Serena (1954). Nel luglio del 2007 ha donato l'archivio personale (incrementandone poi la dotazione documentaria fino alla scomparsa) all'Istituto Luigi Sturzo.
Biografia Infanzia e studi È nato a Roma, in via dei Prefetti, 18 da genitori originari di Segni, un comune dei Monti Lepini nella provincia di Roma: suo padre Filippo Alfonso (1888-1921) era un maestro elementare, mentre sua madre Rosa Falasca (1890-1976) era una casalinga. Andreotti era l'ultimo figlio dopo il fratello Francesco (1913-2013) e la sorella Elena (1916-1934). All'età di due anni rimase orfano di padre, morto a causa della febbre spagnola dopo avere partecipato alla Guerra di Libia nel 1921, e nel 1934, quando aveva 15 anni, perse anche Elena, l'unica sorella, a causa di una polmonite all'età di 19 anni dopo essersi iscritta all'Università; in una celebre intervista alla giornalista e scrittrice nonché inviata di guerra Oriana Fallaci, Andreotti asserì:
Dopo avere frequentato le Scuole Elementari, dapprima all'Istituto "Armellini" in Piazza della Maddalena e in seguito all'Istituto "Gianturco" in Via della Palombella, frequentò il ginnasio al "Visconti" e conseguì la licenza liceale al "Liceo Classico Torquato Tasso".Enzo Biagi, BUONI | CATTIVI, op. cit., p. 31. La sua formazione culturale si svolge nella parrocchia di Santa Maria in Aquiro ed in seguito anche nella Congregazione Mariana di Sant'Andrea al Quirinale e nella F.U.C.I (Federazione universitaria cattolica italiana). Si iscrisse poi alla facoltà di Giurisprudenza (nonostante la sua velleità fosse l'iscrizione presso la Facoltà Universitaria di Medicina) per ragioni da lui così illustrate:
Giulio Andreotti iniziò a soffrire sin dal periodo adolescenziale di fortissimi mal di testa ed emicranie, mentre la sua costituzione fisica particolarmente gracile giustificò delle infauste previsioni che Andreotti ricorda così sempre nell'intervista ad Oriana Fallaci:
Andreotti raccontò della funesta previsione preconizzata dal medico militare Ricci ad Oriana Fallaci:
Dopo essersi diplomato al Liceo Classico Torquato Tasso, Andreotti si laureò in Giurisprudenza con il massimo dei voti (110/110) presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" il 10 novembre del 1941 con una tesi di diritto canonico "Il fine delle pene ecclesiastiche e la personalità del delinquente nel diritto della chiesa: un approfondimento sugli influssi delle tendenze penali positiviste nella disciplina ecclesiastica". Il relatore della sua tesi di laurea fu il professore Pio Ciprotti.
Inizio della carriera politica Intraprese la carriera politica già nel corso degli studi universitari, durante i quali entrò a fare parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana, ma fu determinante l’incontro di Andreotti con De Gasperi.
I due si conobbero casualmente nella Biblioteca vaticana dove De Gasperi aveva un modesto impiego concessogli dal Vaticano per consentirgli di sfuggire alla miseria cui lo aveva condannato il regime fascistaGiulio Andreotti, De Gasperi visto da vicino, Rizzoli, Milano, 1986, p. 12: « […] Auspice l'avvocato Giuseppe Spataro (già presidente della Fuci), fui invitato nella sua casa di via Cola di Rienzo per incontrare, quasi clandestinamente, l'onorevole De Gasperi […] Quando lo vidi restai di stucco. Qualche giorno prima avevo avuto un piccolo incidente in Biblioteca Vaticana dove ero andato per consultare l'opera del padre Guglielmotti sulla Marina pontificia, nel quadro di una ricerca universitaria suggeritami dal professor Roberto Sandiford, incaricato di diritto marittimo. Riempito il modulino di richiesta, lo presentai ad un austero impiegato (sembra che anche gli scrittori dovessero fare un po' di umile turno supplendo ammalati o altrimenti assenti) e mi sentii chiedere se non avessi studi più seri o più utili cui dedicarmi. Gli risposi garbatamente, ma un po' infastidito dalla sorprendente interferenza, insistendo per avere i volumi che io avevo chiesto in lettura. Scoprivo ora che l'impiegato in parola era proprio De Gasperi. Senza tanti preamboli, mi disse che gli piaceva il taglio dato ad Azione fucina e che voleva che collaborassi con Gonella, sia nella redazione de Il Popolo, che si stampava alla macchia, sia nella predisposizione di tutto il necessario per uscire come quotidiano a fascismo sconfitto.» e fra i due si sviluppò un intenso rapporto nonostante le profonde differenze caratteriali.
Riguardo al primo incontro con l’impiegato della biblioteca, Andreotti ha poi spiegato: «Io non sapevo chi fosse quel signore. Lui sapeva invece che dirigevo il giornale degli universitari cattolici».Bruno Vespa, Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi, Rai Eri - Mondadori, Milano, 2004, p. 7. ISBN 88-04-53484-2. Infatti nella FUCI Andreotti era giunto, nel luglio del 1939, a ricoprire l'incarico di direttore di "Azione Fucina" (la rivista degli universitari cattolici), proprio mentre Aldo Moro assumeva la presidenza dell'associazione.Sulle vicende di Andreotti e Moro negli anni della FUCI si veda Tiziano Torresi, L'altra giovinezza. Gli universitari cattolici dal 1935 al 1940, Cittadella editrice, 2010, con prefazione dello stesso Andreotti. La FUCI non si sottrasse al clima nazionalistico, ma nel corso del conflitto cercò un proprio modello di partecipazione alla guerra rifiutando i miti della violenza rigenerativa e della guerra rivoluzionaria e insistendo sulla carità cristiana e il sacrificio, tanto che alcuni numeri del giornale furono sequestrati.
Quando nel 1942 Moro fu chiamato alle armi Andreotti gli succedette nell'incarico di presidente, incarico che mantenne sino al 1944:
Nel luglio del 1943 prese parte ai lavori che portarono alla redazione del Codice di Camaldoli. Durante la guerra scrisse per la "Rivista del Lavoro", pubblicazione di propaganda fascista. Partecipò anche alla redazione clandestina de Il Popolo. Il 30 luglio 1944, al Congresso di Napoli, fu eletto nel primo Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana e il 19 agosto divenne responsabile dei gruppi giovanili del partito; in tale carica venne confermato dal Congresso nazionale del Movimento giovanile DC di Assisi del gennaio 1947. Nel referendum che sancì la nascita della Repubblica nel 1946, il giovane Andreotti, che faceva parte dell'ala monarchica della Democrazia Cristiana, votò per il re Umberto II.
Elezione all'Assemblea costituente e prime responsabilità di governo
Fu De Gasperi ad introdurlo nella scena politica nazionale, designandolo quale componente della Consulta nazionale nel 1945 e successivamente favorendone la candidatura alle elezioni del 1946 all'Assemblea Costituente.
All'inizio degli anni quaranta monsignor Giovanni Battista Montini (futuro papa Paolo VI), già assistente ecclesiastico della Fuci e sostituto della segreteria di Stato, aveva notato il giovane Andreotti e fu lui nel maggio del 1947 a esortare De Gasperi perché lo nominasse sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, «lasciando di stucco un'intera schiera di vecchi popolari che affollavano l'anticamera politica della nuova Italia».Bruno Vespa, Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi, op. cit, p. 8.Anche Francesco Cossiga, nell'intervista al Corriere del 14 novembre 2007 sul caso Moro, spiegò che Andreotti era uomo di Papa Montini.
Sottosegretario nei Governi De Gasperi