I popoli romanì, anche noti come zingari o gitani (talvolta con accezione negativa), sono un insieme di popolazioni, da non confondersi con i romeni, accomunate dall'uso (presente o passato) della lingua romanì. Originariamente fuoricasta dell'India settentrionale, i popoli romanì si stabilirono in Europa nel corso del Medioevo e si sono diffusi in tempi più recenti anche in altri continenti (America). Cit. p. 1: "Quando investirono l'Europa, con armi, carri, cavalli e voivodi, il tipo zingaro era di pelle nerissima, per la non più contestabile loro origine indiana dai fuori casta."
Le popolazioni romanì sono in massima parte stanziali e hanno generalmente le cittadinanze degli stati di rispettiva residenza.
Tra i principali gruppi romanì in Italia vi sono i rom e i sinti.
La disciplina che si occupa di studiare la storia, lingua e cultura dei popoli romanì è la romanologia.
Terminologia Rom sta ad indicare un determinato popolo romanì, ed è il termine con il quale molti non-romanì oggi usano indicare (in maniera inesatta) tutti i gruppi romanì.
I documenti del Consiglio d'Europa e dell'Unione europea utilizzano il termine plurale Roma come termine generico per indicare tutti i popoli romanì nel loro insieme.
Spesso, per indicare i popoli romanì, vengono usati anche altri termini: ad esempio, in italiano "zingari" (o "zingani" o "zigani") e "gitani"; in inglese gypsies e travellers ("viandanti"); in francese gens du voyage ("viaggiatori"), tsiganes, gitans e manouches; in spagnolo e in catalano gitanos; in tedesco Zigeuner; in ungherese cigány; in polacco cyganie, ecc. Tali termini, usati per indicare le popolazioni romanì da parte di chi non ne fa parte (esonimi), sono percepiti come dispregiativi e offensivi, oltre che negativamente connotati nella gran parte delle lingue.
Secondo diversi studiosi, il termine corretto da utilizzare sarebbe quello proprio dell'etnia o, più in generale, la locuzione popolazione romanì, sostituendo quindi i termini zingaro/zingari, laddove usati come aggettivi, con i corrispondenti aggettivi romanò/romanì. In Italia, tuttavia, in documenti di emanazione ministeriale come ad esempio gli studi del Ministero dell'Interno, si continua a utilizzare il termine "zingari" per indicare l'insieme delle etnie e l'aggettivo "romanì" viene utilizzato solo in relazione alla lingua propria dei rom e sinti.
Etimologia Sulla parola zingaro, zingano o zigano esistono diverse ipotesi etimologiche. La parola è chiaramente imparentata con il francese tsigane, il portoghese cigano, il rumeno țigan, l'ungherese cigány e il tedesco Zigeuner. Fino all'inizio del XX secolo molti studiosi collegavano "zingaro" ad Athingan, una popolazione mista sira, etiope e nubiana, che si sarebbe stabilita in Tracia in seguito alle vittorie dell'imperatore Costantino V, e che sarebbe stata poi dispersa dalle invasioni turche (è l'opinione fra gli altri di Ottorino Pianigiani, autore del Dizionario etimologico italiano del 1907). Gli studiosi fanno risalire la parola dal greco medievale , (A)tsínganoi (), tribù dell'Anatolia. Non è escluso che l'etimo originario sia indo-ario, atzigan. La stessa parola greca Ατσίγγανος viene collegata da alcuni studiosi ad , Athínganoi, "intoccabili", nome di gruppi eretici stanziati nelle regioni anatoliche di Frigia e Licaonia, che imponevano di non toccare le persone considerate impure. Il significato "intoccabili" però ha fatto pensare anche alla quinta casta indiana, i paria, considerati appunto impuri ed intoccabili. Questo ha indotto molti a immaginare che la connotazione della parola sia sempre stata negativa.
Altri ancora ritengono invece che la connotazione del significato fosse positiva, portando a sostegno di ciò un documento del 1387 di Nauplia, in Grecia, dove i veneziani confermarono i privilegi agli zingari concessi a loro dai bizantini.Jean-Paul Clébert, 1926, Les Tziganes Privilegi che ritroviamo per questi popoli in diversi documenti per un centinaio di anni in diversi luoghi dell'Europa, come quella, per esempio, del 1423:
Intorno al XVI secolo il termine avrebbe assunto la connotazione negativa che troviamo ancora oggi.
La parola gitano, come l'inglese gypsy e il francese gitan deriva dallo spagnolo gitano a sua volta derivato dal latino *aegypt(i)anus, "egiziano" (aggettivo derivato da Aegyptus, "Egitto").
Piero Colacicchi sostiene che "nomade", riferito ai Rom, è un termine ottocentesco, usato non tanto per indicare lo stile di vita di questi, quanto piuttosto con intento discriminatorio verso coloro ritenuti "uomini inferiori" poiché "pigri, vagabondi, caratterialmente instabili", in contrapposizione all'uomo eletto, amante della patria, posato e seguace della morale. Il termine è peraltro in contraddizione con le effettive condizioni sociali della popolazione romanì, che è in gran prevalenza stanziale.
Storia
Originari dell'India settentrionale,Current Biology. presumibilmente delle regioni del Rajasthan e del Punjab, che, agli inizi dell'XI secolo, furono costretti ad abbandonare. Il principale argomento di tale tesi, comunque variamente circostanziata, è la loro lingua, di derivazione indoaria, le loro caratteristiche somatiche e le documentazioni storiografiche della loro antica presenza in tali territori.
Seguendo le tracce linguistiche gli studiosi affermano che, nella propria fuga dal subcontinente indiano, la prima tappa della migrazione delle popolazioni romanì sia nell'Armenia storica, ove si stanziarono abbastanza a lungo da acquisire dalla lingua armena molti vocaboli, tra cui "vurdón" (carro). Dall'Armenia si spostarono poi verso l'Impero Bizantino, dove furono spesso confusi con la setta eretica degli athinganoi ("intoccabili"), praticanti della chiromanzia, da cui deriva secondo una teoria etimologica anche il nome zingaro.
Si stima che la popolazione romanì arrivò in Europa prevalentemente tra il XIV e il XV secolo.
Nei secoli successivi la presenza si consolida in tutto il mondo. Rom, Sinti, Kalé e Romanichals arriveranno ai nostri giorni superando persecuzioni di ogni genere: ordini di espulsione da diverse comunità, come dalla regione tedesca di Meißen nel 1416, Lucerna nel 1471, Milano nel 1493, Francia nel 1504, Aragona nel 1512, Svezia nel 1525, Inghilterra nel 1530 (con la Egyptians Act del 1530, abolita con la Repeal of Obsolete Statutes Act del 1856) e Danimarca nel 1536; arresti di massa in Spagna nel XVIII secolo; la schiavitù in Romania (abolita solamente dopo il 1850), l'espulsione forzata nel XVII secolo in Italia con l'accusa di essere portatori di malattie, i campi di concentramento nazisti e i sentimenti xenofobi sviluppatisi nell'epoca attuale.
Il regime nazista attuò il genocidio della popolazione romanì, uccidendo "zingari" nei campi di sterminio. Altri morirono appena catturati oppure durante il trasferimento verso i lager.La stima è accettata dalla maggior parte degli studiosi romanologi. Si veda, ad esempio: Comune di Torino, Divisione Servizi Sociali, Settore Stranieri e Nomadi., pp. 4-5, dal sito web del Comune di Torino. Riportato il 14 febbraio 2007. Ian Hancock, direttore del Programma di studi rom presso l'Università del Texas ad Austin, stima invece tra i ed il milione e mezzo di vittime. I rom ricordano questa tragedia con il termine romanì Porajmos ("devastazione"), analogo a quello con cui si ricorda il più noto sterminio nazista del popolo ebraico, la Shoah ("sterminio") . Dal 2015, il 2 agosto è nell'Unione europea la giornata internazionale per il ricordo del genocidio delle popolazioni romanì.
Descrizione e demografia
La popolazione romanì è suddivisa nei seguenti gruppi: Rom (principalmente presenti in Europa centro e sud-orientale). Sinti (presenti in Germania, Austria, Francia, Paesi Bassi, Danimarca ed Italia), i Manouches in FranciaQuesta identificazione non è pacifica e alcuni studiosi danno i Manouches come gruppo a sé stante, così ad es. il Kalé (presenti principalmente in Spagna ed in Portogallo) Romanichals (principalmente presenti nel Regno Unito) Romanisæl (principalmente presenti in Svezia ed in Norvegia) Ciascuno di questi gruppi contiene al proprio interno ulteriori suddivisioni (sottogruppi).
Popolazioni non-romanì a volte genericamente accomunate a queste: Gens de Voyage (Francia, Belgio e Paesi Bassi) Jenisch (Germania, Svizzera, Austria, Paesi Bassi, Francia, Belgio, Spagna e Italia) Camminanti (Italia) Pavee (Irlanda, Gran Bretagna, USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda) Tattaren (penisola scandinava) Secondo le stime del Consiglio d'Europa in Europa vivono circa 10-12 milioni di romanì. La Romania ha il numero più elevato di rom, con 2.500.000 persone (il 12% della popolazione), a seguire ci sono: Ungheria 870.000 persone (il 9% della popolazione), Bulgaria 750.000 persone (il 10,3% della popolazione), Spagna 650.000 persone (l'1,61% della popolazione), Serbia 600.000 persone (l'8,23% della popolazione), Francia (lo 0,79% della popolazione) e Turchia (lo 0,72% della popolazione) hanno ognuna una popolazione di 500.000 persone, Slovacchia 490.000 persone (il 9% della popolazione), Repubblica Ceca 264.000 persone (il 2,4% della popolazione), Moldavia 250.000 persone (il 7,05% della popolazione), Grecia 200.000 persone (l'1,82% della popolazione), Russia 182.766 persone (lo 0,13% della popolazione), Italia 170.000 persone (lo 0,25% della popolazione), Albania 140.000 persone (il 5,06% della popolazione), Regno Unito 90.00 persone (lo 0,15% della popolazione), Germania 70.000 persone (lo 0,09% della popolazione), Bosnia ed Erzegovina 58.000 persone (l'1,54% della popolazione), Macedonia del Nord 53.879 persone (il 2,85% della popolazione) e Portogallo 50.000 persone (lo 0,3% della popolazione). Nei restanti paesi al di fuori dell'Europa le presenze maggiori si riscontrano in Brasile (lo 0,4% della popolazione) e Stati Uniti (lo 0,32% della popolazione) che hanno ognuna 800.000 persone e Messico 53.000 persone (lo 0,05% della popolazione).
Lingua
La lingua delle popolazioni romanì, al giorno d'oggi parlata unicamente dai Rom e dai Sinti, è il romanì, un idioma indoeuropeo facente parte del gruppo delle lingue indoarie.
Religione Le popolazioni romanì normalmente adottano la religione praticata dalle popolazioni fra cui vivono. Sono prevalentemente cristiani protestanti in Scandinavia, ortodossi in Europa orientale, cattolici in Europa occidentale e meridionale. I rom dei Balcani (Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Kosovo) sono tra i pochi ad essere di prevalente fede musulmana. Alle loro origini in India i popoli romanì erano prevalentemente seguaci della dea madre induistica pre-indoeuropea (non vedica, non brahmanica), Kāli Mā (la "Madre Nera"); spostandosi in Europa e adottando il cristianesimo, il culto di Kali è stato trasmutato nel culto della santa Sara la Nera (non riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa Cattolica) ancora presente a Saintes-Maries-de-la-Mer, in Camarga, Francia.
Essi quasi sempre rielaborano queste religioni inserendo i concetti mitici della loro cultura. I Rom ed i Sinti hanno la visione mitica di un mondo diviso tra forze oscure e contrarie, benefiche o malefiche, in perpetua lotta. Le due forze sono Dio e il diavolo. Dio creatore, principio del bene e il diavolo, principio del male, sono ambedue potenti e in lotta tra loro. Il Dio creatore (Del o Devél) è assistito da forze spirituali soprannaturali benigne; dall'altra parte vi sono creature maligne che agiscono nella sfera dominata dal diavolo (Beng). Inoltre essi credono ai santi ed agli spiriti dei defunti (mulé).
Struttura sociale e tradizioni
Sebbene non esista uno schema generale della struttura sociale valido per tutte le etnie, si può affermare che fra i romanì non esistano le classi sociali come si intendono comunemente. Le uniche distinzioni all'interno delle comunità sono quella tra i sessi (maschi - femmine) e quella basata sull'età (giovane - anziano).