Ha vinto 6 tornei del Grande Slam in singolare e 3 in doppio, 1 ATP Finals in singolare e 2 in doppio ed è stato numero 1 al mondo in entrambe le discipline.
Ha partecipato ai Giochi olimpici di Los Angeles dove il tennis non era ancora uno sport ufficiale, ma solo un torneo dimostrativo e ha vinto la competizione sconfiggendo in finale Francisco Maciel. Conferma di meritare una medaglia quattro anni dopo alle Olimpiadi di Seul vincendo la medaglia di bronzo sia in singolare che in doppio. Fece inoltre parte della squadra svedese che vinse quattro Coppe Davis, competizione nella quale disputò 7 finali, la più recente nel 1996 quale ultimo atto della sua carriera professionistica.
Tra gli avversari di alto livello con cui Edberg si misurò durante la sua carriera di vertice, figurano il tedesco Boris Becker, contro il quale disputò tre finali consecutive a Wimbledon, e lo statunitense Jim Courier, con cui si alternò al 1º posto del ranking tra il 1992 e il 1993.
Per tutta la sua carriera, Edberg è stato rispettato e benvoluto da colleghi e giornalisti, ed è un giocatore noto anche per la sua correttezza, che gli ha valso per ben 5 anni la conquista dello Sportsmanship award (Premio sportività), messo in palio dall'ATP per il giocatore più corretto della stagione. Dal 1996, anno in cui Edberg ha abbandonato l'attività agonistica, questo premio porta il suo nome. Nel 2004 è stato inserito nella International Tennis Hall of Fame.
Carriera L'ascesa
Edberg si mise in luce fin dalla categoria giovanile under 18. Dopo aver vinto il torneo dell'Avvenire nel 1982, l'anno successivo, a 17 anni, realizzò il Grande Slam juniores, vincendo gli Australian Open, il Roland Garros, Wimbledon e Flushing Meadows. Ancora oggi è l'unico giocatore della storia ad aver ottenuto questo traguardo giovanile. In quello stesso anno passò al professionismo. Sulle sue spalle la pesante eredità di un illustre conterraneo come Björn Borg e il confronto con un altro giovane svedese, Mats Wilander, già vincitore di Slam.
Nel 1984 arrivò il primo trionfo in un torneo ATP, ottenuto a Milano, alle spese proprio di Mats Wilander in finale. Non fu l'unico acuto della sua prima stagione ad alti livelli. Alle Olimpiadi di Los Angeles il tennis era ancora uno sport dimostrativo, ma Edberg sbaragliò tutti senza lasciare per strada nemmeno un set e regalò l'oro alla Svezia. Bisognerà però attendere il dicembre del 1985 per vederlo trionfare la prima volta nel Grande Slam sull'erba australiana di Kooyong. In finale batté ancora una volta Mats Wilander. Ma di quella edizione è rimasta negli annali soprattutto la straordinaria semifinale vinta contro il numero uno del mondo Ivan Lendl in una battaglia terminata 9-7 al quinto set.
All'Australian Open Edberg concesse il bis nel 1987, questa volta battendo in una finale molto dura l'idolo di Casa Pat Cash. L'anno precedente, Stefan aveva vinto a Gstaad il primo dei suoi tre titoli sulla terra battuta, raggiungendo a soli 20 anni il notevole traguardo di aggiudicarsi almeno un torneo su tutte le superfici (cemento, terra rossa, erba e sintetico).
Ma è per Wimbledon che passa la gloria tennistica. Proprio sull'erba di Londra Stefan si era rivelato al grande pubblico nel 1983, quando perse al secondo turno per 8-6 al quinto set contro il connazionale Henrik Sundström. In una conferenza stampa di quella edizione del torneo, si era presentato ai giornalisti in un inglese ancora imperfetto, affermando di essere figlio di uno Swedish criminal (intendendo che suo padre lavorava nella crime police svedese).
Cinque anni dopo, nel 1988, Stefan poté alzare la coppa più prestigiosa. L'inizio del torneo fu contrassegnato da vittorie piuttosto agevoli, fino alla semifinale, quando Edberg si trovò di fronte il talentuoso Miloslav Mečíř, cui cedette i primi due set. Quando sembrava che Mecir fosse ormai sicuro della finale, lo svedese risorse dalle proprie ceneri: approfittando di un calo di tensione dell'avversario, che fu incapace di trasformare una sola delle 12 palle-break conquistate (fu allora che Gianni Clerici, commentando il match per la televisione privata Tele+, giocando sul soprannome che lui stesso aveva affibbiato al giocatore slavo, pronunciò la profetica frase "Tanto va il Gatto al break..."), Edberg vinse il terzo set e poi il quarto, per prevalere infine al quinto per 6-4. La sua prima finale sul Centre Court londinese lo oppose al rivale di sempre, Boris Becker, che si era fatto largo verso la finale superando nei quarti il campione in carica, Pat Cash, e poi Ivan Lendl, accreditato della testa di serie n. 1. La finale, a causa della pioggia, si concluse il lunedì: Edberg vinse in quattro set- la Repubblica, 5 luglio 1988, vendicando la sconfitta subita tre settimane prima nella finale del torneo del Queen's.
Il 1989 fu la sua stagione più sfortunata. Agli Australian Open si ritirò prima del match contro Thomas Muster nei quarti di finale a causa di un infortunio alla schiena rimediato negli ultimi punti di un match a senso unico contro Pat Cash. A Parigi disputò forse il suo miglior torneo sulla terra rossa, smentendo quanti riluttavano a considerarlo competitivo su una superficie che non agevolava il suo stile di attaccante, e giunse in finale. Nella prima settimana di gioco dispose facilmente sia del terraiolo Jimmy Arias al terzo turno, che di Goran Ivanišević. Nei quarti di finale, era atteso da Alberto Mancini, che aveva appena vinto il torneo di Montecarlo su Becker e quello di Roma, superando Andre Agassi. Molti credevano che i colpi arrotati di Mancini avrebbero irretito il gioco d'attacco dello svedese, che invece giocò un match impeccabile: Edberg insistette sul rovescio dell'avversario con il proprio colpo migliore e, accentuando la rotazione del servizio in modo da ottenere rimbalzi molto alti, che spingevano il rivale fuori dal campo, ebbe vita facile nei turni di battuta. Ne scaturì un agevole successo in tre set. La semifinale propose il classico confronto con Becker, che infine fu sconfitto in cinque partite, in un match che definitivamente sfatò il mito negativo della debolezza psicologica di Edberg. In finale, però, incappò in una delle partite più strane e rocambolesche della sua carriera: in vantaggio per 2 set a 1 contro il diciassettenne Michael Chang, andò avanti di un break anche nel quarto set e sciupò altre dieci palle-break, prima di farsi rimontare e superare al quinto. Il Roland Garros è rimasto l'unico trofeo importante a non entrare nel suo palmarès.
Fu amara anche l'erba londinese. In un torneo che vide schierate ai quarti di finale 6 delle 8 prime teste di serie, Edberg accedette all'atto conclusivo battendo nei quarti Tim Mayotte e John McEnroe in semifinale, entrambi in tre soli set. In finale, tuttavia, sciorinò una prestazione clamorosamente abulica. Sommerso dal gioco potente di Boris Becker, perse a zero il set iniziale, per poi riprendersi lentamente nel secondo, fino a che non riuscì a strappare il servizio al tedesco, andando a servire per il set: avanti per 40-0, sbagliò prima una semplicissima volée e fu poi superato da un lungolinea di dritto in corsa di Becker che rientrò all'incrocio delle righe. Cedette il servizio e il successivo tie-break non ebbe storia: Edberg racimolò solo un punto e finì per perdere in tre set. Lo svedese si prese la rivincita nel Masters di fine anno, vinto in finale proprio sul tedesco (n. 2 del mondo), dopo aver battuto in semifinale Ivan Lendl (n. 1).
Gli anni migliori
Il biennio 1990-91 fu quello della consacrazione: un Edberg al top tecnicamente e fisicamente espresse il suo tennis migliore. Nel 1990 alternò nel Grande Slam prestazioni eccellenti a risultati deludenti. In Australia un infortunio lo fermò in finale contro Ivan Lendl quando era in vantaggio di un set e stava per servire per il secondo. A Parigi, invece, Stefan non riuscì a ripetere la bella prova dell'anno precedente e i suoi sogni si infransero al primo turno contro l'astro nascente del rosso, Sergi Bruguera. Pronto riscatto sull'amata erba inglese di Wimbledon: Stefan fece fatica a trovare la forma e rischiò l'eliminazione al terzo turno contro Mansdorf. Uscito indenne da una battaglia chiusasi 9-7 al quinto set, ritrovò il suo tennis e arrivò in finale al terzo appuntamento in tre anni con Boris Becker. Edberg vinse i primi due set, ma Becker recuperò e arrivò addirittura a condurre di un break nel quinto. Edberg ribaltò ancora il match e si aggiudicò il set decisivo per 6-4. Da lì in poi ingranò la quinta. Sul cemento americano vinse tre tornei consecutivi portando a 21 incontri la sua striscia di vittorie. Una serie positiva che gli valse per la prima volta in carriera la conquista dello scettro di numero 1, sancita il 12 agosto del 1990, mantenuto per 72 settimane complessive. Chiuse peraltro due annate consecutive (1990 e 1991) in prima posizione. La striscia si interruppe a Stoccolma in finale, dove subì da Becker una delle sconfitte più sonore della sua carriera. Dopo la vittoria al Paris Masters di Bercy la settimana successiva (grazie al ritiro di Boris Becker nel primo set della finale) giunse al match decisivo anche alle ATP Finals, che per la prima volta si giocavano a Francoforte. Ma qui a sconfiggerlo fu uno straordinario ragazzo ventenne di Las Vegas, Andre Agassi.
Stefan iniziò il '91 da Melbourne dove perse in semifinale una maratona con Ivan Lendl, dopo aver sprecato malamente 2 match point. Stessa cattiva sorte sull'erba inglese, dove avanzò fino alla semifinale senza perdere nemmeno un set, per poi lasciare il passo al tedesco Michael Stich, che avrebbe vinto il torneo, causando una notevole sorpresa: Edberg vinse il primo set per 6-4 e parve sul punto di aggiudicarsi anche il secondo, quando sbagliò un facile smash, consegnando il tie-break al futuro vincitore dei Championships. Perse anche i successivi due tie-break e, pur tenendo sempre il servizio e vincendo sei punti in più del suo avversario, fu costretto a rinunciare alla quarta finale consecutiva contro Becker. La pronta riscossa arrivò a Flushing Meadows, lo Slam che fino ad allora gli aveva dato le minori soddisfazioni e dove addirittura l'anno prima, da testa di serie n. 1, era stato eliminato al primo turno da Alexander Volkov: Edberg divenne così il secondo giocatore a passare dall'onta della sconfitta al primo incontro al successo l'anno seguente. Nel torneo che vide il 39-enne Jimmy Connors issarsi da una wild card fino alla semifinale, lo svedese giocò, per sua stessa ammissione, il miglior tennis della carriera, mortificando Chang negli ottavi e Lendl nella semifinale, prima di annichilire Courier con il punteggio di 6-2 6-4 6-0. Edberg nel match ottenne 51 punti sui 66 giocati al servizio e 68 sulle 94 discese a rete, il tutto condito da 36 colpi vincenti e solo 18 errori non forzati.