Con la Rivoluzione di luglio, nota anche come Rivoluzione del 1830, Seconda rivoluzione francese, Tre giornate di Parigi e Trois Glorieuses in francese, avvenuta a Parigi nelle giornate del 27, 28 e 29 luglio 1830, fu rovesciato l'assolutista Carlo X, ultimo sovrano della dinastia dei Borbone-Francia, e sostituito da Luigi Filippo I, il re della monarchia di luglio.

Dopo un lungo periodo di crisi ministeriali prima e parlamentari poi, re Carlo X, col supporto del primo ministro Jules de Polignac, tentò un colpo di mano anticostituzionale emanando le «ordinanze di Saint-Cloud» il 25 luglio 1830, con cui la monarchia costituzionale rischiava di riavvicinarsi al modello di monarchia assoluta abolita con la Rivoluzione. In reazione, il movimento di opposizione si trasformò rapidamente in rivoluzione repubblicana: il popolo parigino si sollevò, eresse le barricate e affrontò le truppe comandate dal maresciallo Marmont in combattimenti che provocarono almeno ottocento morti fra gli insorti e circa duecento fra i soldati.

Carlo X e la famiglia abbandonarono Parigi. I deputati liberali, in maggioranza monarchici, presero le redini della rivoluzione popolare e conservarono la monarchia costituzionale al prezzo di un cambiamento di dinastia, rifiutando l'abdicazione di Carlo X in favore del giovanissimo nipote Enrico, duca di Bordeaux. La casa d'Orléans, ramo cadetto di quella di Borbone, succedette sul trono di Francia con Luigi Filippo, il reggente del regno, che fu proclamato «re dei Francesi» e non più «re di Francia».

La rivoluzione del 1830 non provocò rivolgimenti istituzionali né in Francia né in Europa, a parte il caso del Belgio, ma per la prima volta dal tempo della rivoluzione del 1789 un'ondata di rivoluzioni popolari attraversò l'Europa.

Le cause L'irrigidimento di Carlo X: la costituzione del ministero Polignac

Con le elezioni del 1827 i liberali divennero maggioranza in Parlamento e Carlo X consenteNon era giuridicamente obbligato secondo la Costituzione del 1814, secondo la quale il ministero procede dal re e non dal parlamento a nominare un primo ministro che stia a metà strada tra le posizioni ultrarealiste e quelle liberali. Chiama il visconte de Martignac a formare un ministero semi-liberale e semi-autoritario ma intanto l'opposizione liberale aumenta i suoi consensi nel paese.

Constatando il fallimento del suo tentativo di compromesso, Carlo X prepara nascostamente un cambiamento di rotta politica: durante l'estate del 1829, quando le Camere sono in vacanza, licenzia il visconte di Martignac sostituendolo con il principe di Polignac. Pubblicata nel Le Moniteur l'8 agosto, la notizia fa l'effetto di un'esplosione: il nuovo ministro evoca i peggiori ricordi della corte di Versailles – è il figlio dell'intima amica di Maria Antonietta, l'impopolare duchessa di Polignac – e dell'emigrazione dei nobili, quando egli fu compagno di Carlo X in Inghilterra. Al suo fianco, il conte de La Bourdonnaye, ministro dell'Interno, è un ultrarealista fanatico, che nel 1815 reclamava «supplizi, ferro, carnefici, morte, morte» per i complici di Napoleone, mentre il ministro della Guerra, il generale Bourmont, è un vecchio ribelle, poi passato a Napoleone prima di tradirlo pochi giorni prima della battaglia di Waterloo.

L'opposizione si esprime con indignato clamore: «Coblenza, Waterloo, 1815: ecco i tre principi e i tre personaggi del ministero. Da qualunque parte lo si giri, da ogni parte sgomenta e irrita. Spremete, torcete questo ministero, non vi gocciola che umiliazione, disgrazia e rabbia»Journal des débats, 14 agosto 1829 Bertin, direttore del Journal des débats, pubblica un articolo divenuto celebre che si conclude con la formula: «Disgraziata Francia! Disgraziato re!», stigmatizzando «la corte con i suoi vecchi rancori, l'emigrazione con i suoi pregiudizi, il clero con il suo odio per la libertà»Processato per questo articolo, Bertin fu condannato in primo grado ma assolto in appello e il giovane duca di Chartres che aveva assistito al processo, fu vivamente ripreso da Carlo X in una tempestosa discussione alle Tuileries.

In questa veemenza c'è una parte di messa in scena. Polignac, presentato come un fanatico bigottoPretendeva che la Vergine Maria gli apparisse per dargli consigli politici maniaco del diritto divino dei re, è in realtà favorevole a una monarchia costituzionale ma ritiene che questa non sia compatibile con una libertà di stampa senza limiti e misura. Molti importanti ministri – Courvoisier alla Giustizia, Montbel alla Pubblica Istruzione, Chabrol de Crouzol alle Finanze, il barone d’Haussez alla Marina – sono piuttosto liberaliMontbel è un ultra che ha sostenuto Villèle ma mostrerà moderazione rifiutando di sospendere i corsi universitari tenuti da François Guizot e da Victor Cousin.. Quando La Bourdonnaye si dimette il 18 novembre perché Polignac accede, dall'incarico di ministro degli Esteri alla presidenza del Consiglio, è sostituito dal barone de Montbel, a sua volta sostituito all'Istruzione da un magistrato liberale come il conte de Guernon-Ranville.

Niente permette di affermare, come si è fatto, che Carlo X e Polignac abbiano voluto ristabilire la monarchia assoluta di prima del 1789. In realtà, sono due concezioni della monarchia costituzionale, ossia due interpretazioni della Costituzione del 1814, che si affrontano nel 1829-1830. Da una parte il re vuole attenersi a una interpretazione stretta della Carta: per lui, il re può nominare i ministri di sua scelta e deve rinviarli alle Camere solo nei due casi previsti, tradimento e concussione. Dall'altra parte, i liberali vorrebbero far evolvere il regime alla forma inglese, verso un parlamentarismo che la Costituzione non ha esplicitamente previsto: essi ritengono che il ministero deve avere la fiducia della maggioranza della camera dei deputati. Questo dibattito sarebbe stato risolto solo dalla rivoluzione di luglio.

Sia Carlo X che Polignac credevano nel potere assoluto del trono e della Chiesa.Sylvia Kahan, In Search of New Scales: Prince Edmond de Polignac, Octatonic Explorer, 2009, p. 11.

L'indirizzo dei 221

All'inizio del 1830 il clima politico in Francia è elettrico. Thiers, Carrel, Mignet e Sautelet inaugurarono, il 3 gennaio 1830, un nuovo quotidiano di opposizione, Le National: con Le Globe e Le Temps iniziò una dura campagna a favore di una monarchia parlamentare, evocando apertamente la gloriosa rivoluzione inglese del 1688, conclusasi con la deposizione di Giacomo II.

Il 2 marzo 1830, all'apertura della sessione parlamentare, Carlo X pronunciò il discorso della Corona, annunciando la spedizione coloniale ad Algeri e minacciando implicitamente l'opposizione di governare per decreti in caso di ostruzionismo.

Per tutta risposta il 16 marzo la Camera dei deputati votò il cosiddetto indirizzo dei 221, con il quale espresse la propria richiesta a Carlo X di sostituire il ministero del conservatore principe di Polignac con uno più affine alle nuove Camere e, soprattutto, di accettare una modifica della Carta verso un regime parlamentare.

Il 18 marzo l'indirizzo venne presentato al re: questi rispose, con alterigia e determinazione, che: «le mie risoluzioni sono immutabili». Il giorno dopo un'ordinanza aggiornava la sessione dei lavori parlamentari al 1º settembre. Diceva: «preferisco salire a cavallo» (quello dell'esilio) «che in carretta» (quella della ghigliottina).

Una situazione sempre più esplosiva La decisione di Carlo X suscitò una vera ebollizione: circolavano le più diverse dicerie. Si accusava il re e i suoi ministri di preparare un colpo di Stato, altri sostennero che Polignac, già ambasciatore a Londra e amico del primo ministro britannico, il duca di Wellington, pensava di richiedere, con l'appoggio inglese, l'aiuto delle potenze straniere nel caso in cui il re fosse indotto a sospendere o modificare la legge. Nell'aprile del 1830 il conte de Montlosier pubblicò l'opuscolo Le Ministère et la Chambre des députés, nel quale sosteneva che, se i diritti reali sono incontestabili al riguardo della scelta dei ministri, è lecito tuttavia contestare la convenienza delle sue scelte.G. Antonetti, Louis-Philippe, p. 553. Egli suggerì che il partito clericale spingesse il re a legiferare per decreti allo scopo di imporre «elezioni gesuitiche» nel nome della sicurezza dello Stato e invocava, in quest'ipotesi, un dovere di disobbedienza, consacrato dal preambolo della Costituzione del 1793: «Se con qualche artifizio si ingannasse la religione e la volontà, non si obbedirà. La disobbedienza in tal caso salverebbe lo Stato e la monarchia».G. Antonetti, cit. Thiers riprende questo concetto nel manifesto del 26 luglio 1830.

Al Palais-Royal Vatout, bibliotecario e intimo del duca d'Orléans, gli consigliò di utilizzare la situazione a proprio profitto. I familiari del duca – il generale Gérard, Thiers, Talleyrand e altri – erano ormai persuasi che il ramo maggiore dei Borbone fosse perduto, ma Luigi Filippo tergiversava. Nel mese di maggio ricevette a Parigi i suoi cognati, i reali di Napoli, Francesco I e Maria Isabella. In loro onore il 31 maggio venne data una festa sontuosa al Palais-Royal dove, fatto eccezionale, fece una breve visita anche Carlo X. I giardini del palazzo furono lasciati aperti al pubblico, che accorse numeroso, e il duca a più riprese si affacciò al balcone a farsi acclamare e ascoltare le grida contro il Polignac. La manifestazione degenerò, si dette fuoco alle sedie del giardino e ci fu un inizio di sommossa: il giovane conte di Salvandy, presente alla festa dove «le grida di rivolta si sposano alla musica delle contraddanze e dei valzer», secondo l'espressione del conte Apponyi,G. Antonetti, cit., p. 557. indirizzò al padrone di casa le parole famose: «Ecco, Signore, una festa tutta napoletana: noi danziamo sull'orlo di un vulcano!».Luigi Filippo avrebbe risposto: «Che ci sia un vulcano è possibile, io lo credo come voi, ma la colpa non è mia; non posso rimproverarmi di non aver cercato di aprire gli occhi al re. Che volete: non ascolta niente. Dio sa dove andremo a finire! Il mondo ha cambiato volto da quarant'anni: non vi rendete conto della diffusione dei lumi, conseguenza della divisione delle ricchezze. Le classi medie non sono tutta la società, ma ne sono la forza. Il loro interesse è il mantenimento dell'ordine e hanno abbastanza forza per combattere e reprimere le cattive passioni. Tutto quel che vuole il Paese è lo stabilimento sincero del regime costituzionale». G. Antonetti, cit., p. 557.

Il 16 maggio 1830, quando il corpo di spedizione fu pronto a partire alla conquista di Algeri, Carlo X sciolse la Camera dei deputati e convocò i collegi circoscrizionali per il 23 giugno e quelli dipartimentali per il 3 luglio. Nell'immediato la decisione del re provocò un rimescolamento degli incarichi di governo: Courvoisier e Chabrol de Crouzol, ostili al provvedimento reale, diedero le proprie dimissioni mentre Chantelauze venne nominato alla Giustizia e Montbel, passato alle Finanze, fu sostituito agli Interni da un noto reazionario, il conte di Peyronnet. Un prefetto specialista di elezioni, il barone Capelle, entrò nel gabinetto di governo, ufficialmente alla testa di un ministero dei Lavori Pubblici, che così fanno la loro apparizione nell'organigramma del governo.

Il 13 giugno Carlo X pubblicò sul Moniteur un appello ai francesi, accusando i deputati «di non aver compreso le sue intenzioni» e chiese agli elettori di «respingere le supposizioni indegne e le false lamentele di chi farebbe strame della pubblica fiducia e potrebbe spingere a gravi disordini» e concluse: «È il vostro re che lo domanda. È un padre che vi chiama. Adempite ai vostri doveri e io adempierò ai miei». La manovra fu rischiosa perché il re si espose in prima persona.

Le elezioni furono una grave sconfitta per il re, l'opposizione aumentò.

La presa di Algeri