Fascismo. Storia e interpretazione è una raccolta di saggi riguardanti il fascismo, l'epoca del ventennio ed il contesto in cui il movimento ebbe campo, scritti dallo storico di scuola defeliciana Emilio Gentile.

Raccolti in libro, sono stati pubblicati per la prima volta nel 2002 da Editori Laterza nella collana i Robinson/Letture; nel 2005, l'edizione nella collana Economica Laterza.

La maggior parte degli scritti che costituiscono il corpus della pubblicazione - come ricorda la nota ai testi - è stata redatta e pubblicata dall'autore fra il 1973 ed il 1996.

Due capitoli - il terzo e il decimo - e le considerazioni finali sono invece inedite. La ricerca complessiva, nell'opera di Gentile, è stata tesa a definire compiutamente i caratteri essenziali del fascismo, riuniti nella circostanza in una sorta di unicum.

Fascismo come fenomeno ancora misterioso Citando lo storico Stanley G. Payne che in A History of Fascism 1914-1945 scriveva nel 1995S.G. Payne è uno dei maggiori studiosi dell'epoca del fascismo, argomento sul quale ha pubblicato il volume a History of Fascism 1914-1945, Madison 1995 - edizione italiana Il fascismo 1914-1945, Roma 1999.:

L'autore, partendo dal presupposto che dopo quasi novant'anni dalla sua comparsa nella storia e dopo oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa il fascismo sembra essere ancora un oggetto alquanto misterioso. Dopo aver passato in esame nell'introduzione i motivi che hanno portato ad un processo di defascistizzazione storica del fenomeno (e delle spinte ideologiche che ne favorirono almeno inizialmente il successo), analizza in due parti distinte, ma complementari l'una all'altra (una prima costituita da tre capitoli a carattere illustrativo ed una seconda organizzata su una serie di quadri interpretativi), i motivi salienti della nascita, ascesa e caduta del movimento fondato da Benito Mussolini.

Si sofferma, quindi, su tutti i temi che spesso hanno affascinato gli storici, in particolare - oltre naturalmente al mito del duce - quelli che hanno visto il fascismo assimilabile ad una religione o quelli tesi al dichiarato obiettivo di giungere alla creazione di un uomo nuovo in cui l'italianità potesse riflettersi.

Nella sostanza, l'esito dell'analisi storica di Gentile attesta di come - nel suo essere nazionalista e rivoluzionario in chiave totalitaristica, contro il liberalismo ed il marxismo, apertamente imperialista e (con la promulgazione delle leggi razziali fasciste) razzista al pari dell'ideologia gemella del nazismo - il fascismo (elemento fondamentale all'interno di quello che è stato definito dallo storico Eric Hobsbawm Il Secolo breve) sia stato il primo esperimento totalitario nell'Europa occidentale disegnata dall'esito della prima guerra mondiale.

Come partito-milizia - è l'assunto del lavoro di Gentile - il fascismo fu sempre proteso ad annientare i diritti dell'uomo e del cittadino, nella tensione di creare una civiltà nuova basata sulla militarizzazione della politica e sulla sacralità dello Stato nonché sul primato della nazione intesa come comunità etnicamente omogenea.

I capitoli del libro Dalla nota ai testi si riporta di seguito la specifica degli undici capitoli che compongono il libro - corredato da una introduzione e da riflessioni conclusive - e la destinazione prima nella quale gli scritti hanno trovato pubblicazione:

Capitolo Titolo Precedentemente pubblicato suIntroduzioneÈ esistito il fascismo?Parte primaAlla ricerca di una individualità storicaIIl fascismo in ItaliaPiccola Treccani, Dizionario enciclopedico, vol. IV, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1995IIFascismoEnciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti. 1979-1992, V Appendice, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1992IIIIl fascismo: una definizione orientativatesto ineditoParte secondaQuadri di una interpretazioneIVAlcune considerazioni sull'ideologia fascista"Storia contemporanea", I, 1974, pp 115–25VIl fascismo fu una rivoluzione?"Prospettive Settanta", ottobre-dicembre 1979, pp. 580–96VIIl mito di Mussolini"Mondo operaio", luglio-agosto 1983, pp. 113–28VIIPartito, Stato e Duce nella mitologia e nella organizzazione del fascismo"Fascismo e nazionalismo", a cura di K.D. Bracker e Leo Valiani (Atti della settimana di studio dell'Istituto storico italiano-germanico in Trento, 10-14 settembre 1984), Il Mulino, Bologna 1986, pp. 265–94, poi rifuso in E.Gentile, La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista, Carocci, Roma 2001 (ed. Nis, Roma 1995)VIIILe rôle du parti dans le laboratoire totalitaire"Annales". Économies sociétés civilisations", 3, 1988, pp. 567–91 (poi rifuso in Gentile, La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista, cit.)IXFascism as Political Religion"Journal of Contemporary History", maggio-giugno 1990, pp. 229–51XL'"uomo nuovo" del fascismo. Riflessioni su un esperimento totalitario di rivoluzione antropologicatesto ineditoXILa modernità totalitariaNuova introduzione alla nuova edizione del volume Le origini dell'ideologia fascista, Il Mulino, Bologna 1996, pagg. 3-49Riguardo a questo capitolo, la nota ai testi precisa che sono state eliminate le parti che si riferivano direttamente alla vicenda del volume in oggettoConsiderazioni conclusivePerché studiare il fascismo

Nella Introduzione, intitolata polemicamente 'È esistito il fascismo?', lo storico sottolinea la varietà e la contraddittorietà delle interpretazioni del fascismo, che appaiono tanto opposte e inconciliabili da far disperare che si possa raggiungere una definizione della sua natura e del suo significato. Gentile giunge a chiedere, provocatoriamente, se il fascismo sia esistito, o se, come vogliono le interpretazioni prevalse fino agli anni ‘60, sia stato un ‘epifenomeno’, effetto di altre e più profonde cause, e quindi una pura ‘negatività’ storica, priva di una propria autonomia e di caratteri propri, un concetto che per la sua ambiguità dovrebbe, insieme al concetto di totalitarismo, essere rimosso dal lessico degli storici. Gentile critica queste interpretazioni che comporterebbero una ‘defascistizzazione’ del fascismo, nel senso di una rimozione di quelli che egli ritiene essere i suoi caratteri costitutivi, quali un’ideologia propria, un’adesione ed un consenso di massa, un carattere totalitario. Secondo lo storico la tendenza più evidente di questa defascistizzazione consiste nel ridurre il fascismo a Mussolini e al ruolo personale del Duce, oscurando molti altri aspetti del fenomeno.

La prima parte, “Alla ricerca di una individualità storica”, propone due saggi pubblicati nel corso degli anni ‘90 come voci sintetiche in opere di consultazione e un testo inedito. La sezione si apre con un capitolo intitolato “Il fascismo in Italia” che delinea una sintesi delle vicende storiche del fenomeno dalle origini fino alla caduta della Repubblica Sociale.

Nel secondo capitolo, “Fascismo”, Gentile si confronta con le principali tendenze interpretative del fenomeno. Lo storico individua una tendenza verso una progressiva dilatazione del concetto dal suo originario contesto storico in Italia ad una concezione generale e astorica, che conduce a definire impropriamente come ‘ fascisti’ regimi diversissimi nello spazio e nel tempo. Rifiutando tali anacronismi, Gentile classifica le principali interpretazioni del fascismo riconducendole a diverse matrici ideologiche. Le prime interpretazioni, risalenti agli anni ‘20 e al confronto tra fascismo e antifascismo, si concentrano sulla italianità’ del fenomeno. A partire dagli anni ‘30, con l'affermazione di regimi antidemocratici in diversi paesi europei, si diffuse un'interpretazione ‘universale’ del fenomeno ‘fascista’, identificato, anche grazie alla propaganda dei regimi stessi, con un’alternativa al sistema politico e sociale liberal-democratico. L'interpretazione marxista indicò nella reazione del grande capitale il carattere comune ai regimi autoritari di destra, mentre quella liberale lo considerò espressione degenerata (‘demoniaca’) della politica di potenza dello Stato moderno (Gerhard Ritter), affermazione di una forma irrazionale di pensiero mitico (Ernst Cassirer) o ‘malattia morale’ (Benedetto Croce). Per i pensatori democratici i regimi totalitari erano il prodotto di un deficit di sviluppo civile e politico di paesi arrivati in ritardo all'unità e alla democrazia, e portatori di un retaggio culturale autoritario.