L'esecuzione dell'imperatore Massimiliano () è una serie di quattro dipinti e una litografia di genere realista-impressionista del pittore francese Édouard Manet, realizzati nel biennio 1867-1868 e conservati in vari musei del mondo. L'opera ritrae la fucilazione dell'imperatore Massimiliano I, per breve tempo monarca del Messico, ma destituito dal fronte ribelle guidato da Benito Juárez, che ne ordinò infine l'uccisione, avvenuta il 19 giugno 1867. Il potere di Massimiliano era in origine sostenuto da Napoleone III di Francia, che tuttavia presto lo abbandonò al suo destino per opportunismo politico.
Il comportamento delle autorità francesi destò molta indignazione nell'opinione pubblica europea. Édouard Manet rimase molto colpito dalla tragica morte di Massimiliano, e il risentimento contro Napoleone III lo spinse a realizzare il dipinto. La prima versione del quadro fu creata poco tempo dopo il fatto di sangue, e difatti è la più fosca e confusa. Manet in seguito rifinì l'opera, realizzandone altre tre versioni molto più elaborate. L'opera affronta la tematica dell'esecuzione quasi con distacco, presentando uno scenario in apparenza calmo e inquietantemente tranquillo. Tra i soldati del plotone d'esecuzione, vestiti con uniformi non messicane ma francesi, l'unico volto visibile è molto simile a quello di Napoleone III, rappresentando quindi un attacco esplicito al suo potere.
Il quadro, di aperta condanna contro il comportamento delle autorità francesi, fu quindi soggetto alla censura imperiale e rifiutato dalle mostre ufficiali negli anni successivi alla sua realizzazione. Nonostante l'opera non abbia avuto fortuna durante la vita dell'autore, dopo la sua morte le varie versioni cominciarono ad essere rivendute, anche a pezzi come accadde alla seconda, in seguito parzialmente ricomposta da Edgar Degas. A partire dal XX secolo lEsecuzione è esposta in maniera permanente, nelle sue molte versioni, in varie città del mondo.
Genesi La morte di Massimiliano
Durante il XIX secolo la Francia tentò più volte di intromettersi nella politica interna del Messico, cercando di incrementare la propria influenza nel Centroamerica. Vi furono vari interventi armati francesi in Messico come la guerra dei pasticcini, ma il più imponente fu l'invasione francese protrattasi dal 1862 al 1867.. Napoleone III di Francia, per cercare sostenitori in loco, ristabilì l'impero messicano e ne affidò il comando nominale al nobile austriaco Massimiliano d'Asburgo-Lorena,.. fratello minore dell'imperatore Francesco Giuseppe, da allora noto come Massimiliano I del Messico.. Egli, ansioso di emanciparsi dall'autorità del fratello, raggiunse il Mesoamerica e assunse la guida apparente degli affari messicani (in realtà era poco più di una marionetta nelle mani dei francesi).
Tuttavia entro il 1867 il fronte imperiale messicano si era fortemente deteriorato, complici anche le influenze degli Stati Uniti d'America, usciti vittoriosi dalla guerra di secessione e che mal tolleravano le ingerenze francesi in Messico.. Timoroso di un attacco diretto da parte degli statunitensi, Napoleone III decise di abbandonare la causa di Massimiliano, facendo ritirare le truppe francesi dal Messico. Senza più il sostegno di Bonaparte, l'imperatore condusse una disperata ultima resistenza a Santiago de Querétaro,. da dove provò infine a fuggire assieme al generale Tomás Mejía e all'ex-presidente del Messico Miguel Miramón, entrambi suoi sostenitori. I tre vennero tuttavia catturati, e il nuovo presidente messicano Benito Juárez, intenzionato a mostrarsi intransigente e spietato con gli imperialisti, decretò la loro condanna a morte senza appello. Secondo la sua volontà il 19 giugno 1867 Massimiliano, Mejía e Miramón vennero fucilati nella stessa Santiago de Querétaro da un plotone d'esecuzione di soldati messicani. La morte dell'imperatore pare sia avvenuta il modo particolarmente brutale: sopravvissuto all'iniziale scarica di proiettili, i soldati dovettero sparargli altre tre volte perché fosse infine ucciso...
Reazione pubblica e artistica all'evento La cruenta morte di Massimiliano fu un evento che suscitò indignazione e clamore in Francia, siccome la vicenda del regno di Massimiliano era interamente dovuta all'ingerenza di Napoleone III nelle questioni politiche messicane.. Non solo infatti Napoleone III aveva imposto Massimiliano sul trono messicano così da difendere i propri interessi commerciali, ma era poi persino arrivato a ritirare le truppe francesi che avrebbero dovuto difenderlo da coloro che non tolleravano un sovrano imposto da potenze straniere.. Quando la notizia si diffuse ebbe tragiche ripercussioni in tutto il mondo, e furono in molti a considerarla una macchia indelebile sull'onore francese.
Tra i più indignati dall'avvenimento vi fu il pittore francese Édouard Manet, già insofferente alla figura di Napoleone III,. il quale non solo era responsabile dell'intera vicenda ma patrocinava anche i Salon, le esposizioni d'arte ufficiali dalle quali l'artista fu sistematicamente escluso durante la sua vita. Per denunciare l'autorità di Napoleone III Manet, che sino ad allora si era scarsamente interessato ai soggetti storici, intraprese la realizzazione un dipinto di grande formato raffigurante questo evento scottante e pericoloso.
Manet non fu l'unico artista ad essere ispirato dal tragico destino dell'imperatore. Franz Liszt compose una marcia funebre in onore di Massimiliano, che incluse nella terza delle tre suite per pianoforte Anni di pellegrinaggio; realizzò inoltre nel 1867 un Requiem per soli, coro e orchestra dedicandolo all'imperatore, composizione andata perduta. Giosuè Carducci gli dedicò la poesia Miramar, compresa nelle sue Odi barbare del 1877, dove contrappone il suo entusiasmo nell'assumere il trono messicano alla sua fine ingloriosa, condita da toni foschi e sanguinari richiamanti le antiche divinità degli Aztechi.
Descrizione Versioni del dipinto Tra il 1867 e il 1868 Manet arrivò a dipingere ben quattro versioni del dipinto: Anno Stato Città Museo Dimensioni Tecnica1867 Boston Museum of Fine Arts, sala n. 251 Olio su tela1867 Londra National Gallery, sala n. 41 Olio su tela1867-1868 Copenaghen Ny Carlsberg Glyptotek Olio su tela 1868 Mannheim Städtische Kunsthalle Olio su tela
Esiste anche una quinta versione del dipinto, che tuttavia è stata realizzata dallo stesso Manet come litografia, esposta assieme alle altre nel 2006 al Museum of Modern Art di New York, di cui è proprietà..
Versioni iniziali
Prima versione La prima versione del dipinto, quella esposta a Boston, fu realizzata poco dopo che Manet seppe dell'inaspettata e tragica notizia, forse già nel luglio 1867.. Il pittore, colto da improvviso turbamento e sdegno, realizzò dunque un dipinto di grande formato, nella prospettiva di completarlo in seguito dopo aver reperito notizie più precise e dettagliate.. La prima versione del quadro, dalle tonalità fortemente scure e dai tratti confusi, è la più fosca della serie dellEsecuzione, come anche la più attinente a quello che Manet pensava essere stato lo svolgimento dei fatti. Per comporla infatti usò come base le fotografie del conflitto messicano riportate dai giornali, facendo quindi figurare l'imperatore fucilato da una banda di contadini guerriglieri.. Il critico John Elderfield ha ipotizzato che la potenza e la crudezza della prima versione del dipinto siano state motivate anche dalla volontà di Manet di competere con le opere di un altro giovane pittore allora in ascesa, Claude Monet, che sarebbe diventato uno dei principali esponenti dell'arte impressionista..
In questa versione si colgono potenti rimandi alla pittura di Francisco Goya, sollecitati anche dal viaggio in Spagna compiuto dal Manet nel 1865: il rimando è palesemente a Il 3 maggio 1808, opera considerata già allora paradigmatica per il tema delle fucilazioni. Da Goya Manet prese ispirazione per numerosi elementi della composizione: la camicia bianca del protagonista, l'inquadratura laterale, le reazioni degli astanti e la schiacciante urgenza del plotone d'esecuzione, che sembra vicinissimo all'osservatore e la cui prospettiva è identica a quella del quadro di Goya.. Le analogie tra questa prima versione del dipinto e certi episodi goyeschi hanno fatto affermare al critico d'arte Fred Licht che «è il più potentemente espressivo, il più goyesco che Manet abbia mai realizzato».
Alcuni critici ritengono che la prima versione fosse solo un bozzetto da usare per le stesure successive, ma John Elderfield nota che Manet quasi mai colorava i bozzetti preparatori, certificando quindi come questo fosse un vero e proprio lavoro terminato.. Il dipinto, quando l'autore provò a presentarlo ai Salon e anche all'esposizione universale di Parigi del 1867, fu respinto proprio perché ricordava la recentissima debacle messicana. Nonostante sapesse di stare attaccando col proprio lavoro l'autorità imperiale, il pittore si mostrò comunque molto rammaricato e sorpreso dal rifiuto.
Seconda e terza versione Dopo aver vinto i sussulti d'indignazione Manet, anche grazie all'arrivo di numerosi altri resoconti giornalistici sugli avvenimenti messicani, decise di realizzare una seconda e una terza versione dell'episodio più elaborate,. custodite rispettivamente alla National Gallery di Londra e alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen. In queste nuove versioni, poi rielaborate nella formulazione finale dell'ultima versione, le figure effigiate sono più piccole e pertanto vi è una maggiore distanza tra l'osservatore e il soggetto; analogamente, le forsennate variazioni chiaroscurali della prima versione, così come la febbrile agitazione che si veniva a generare, lasciano il posto a una stesura più piatta, realizzata giustapponendo senza gerarchia le zone di diverso colore. Si viene così a creare una sensazione di inquietante tranquillità,. accentuata dalla freddezza tonale e dallo scorcio spaziale. Da queste versioni comincia la critica aperta di Manet verso il potere, poiché ai guerriglieri messicani si sostituiscono i soldati francesi, e l'unico soldato dalla faccia visibile assume sempre più i connotati di Napoleone III..
Mentre la seconda versione era di grande formato e molto vicina ad essere quella definitiva (anche se in seguito Manet stesso, giudicandola non più idonea, la sezionò e in parte la lasciò preda dell'incuria), la terza era una tela a olio più piccola, prototipo della versione finale e quindi più sfocata e imprecisa, infine acquisita dal Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen..
Versione definitiva Grandezza Nella sua versione definitiva l'opera è molto grande, alta 251,4 cm e larga 304,8 cm. Già dalla prima versione il dipinto era di dimensioni ragguardevoli (195,9 x 259.7 cm),. segno che l'autore aveva fin dall'inizio intenzione di realizzare un'opera significativa e di ampio respiro.
Stile Manet fu un pittore poliedrico, il cui stile era difficilmente classificabile. In particolare per lEsecuzione, è molto difficile categorizzare il dipinto: se è vero che l'impostazione rappresenta un tragico fatto storicamente certo senza affatto attenuarlo, mostrandolo altresì in tutta la sua crudezza e dandogli un'indiscutibile impronta realista, il tratto della pittura è estremamente largo, compatto, sfumato ed emotivo, facendo trasparire i turbamenti che animavano l'artista al momento della pittura e denunciandone le forti influenze impressioniste. I contrasti tra i vari elementi pittorici sono molto forti, specialmente quelli in primo piano come i condannati a morte e i soldati. Nel dipinto si distinguono varie linee molto marcate, sia verticali (i personaggi) che orizzontali (i fucili, i contorni del muro), che intersecandosi contribuiscono a pronunciare i contrasti dell'opera..