Il Vangelo di Gamaliele è un vangelo apocrifo con attribuzione pseudoepigrafa a Gamaliele, stimato maestro ebreo del I secolo. Datato al IV secolo, è scritto in copto, forse rielaborante materiale greco precedente.

Descrive gli eventi della domenica di Pasqua successivi alla risurrezione di Gesù ed esalta la figura di Ponzio Pilato e sua moglie Procla, che prendono in consegna la Sindone.

È evidente la dipendenza da un altro vangelo apocrifo relativo alla passione, il Vangelo di Nicodemo o Atti di Pilato.

Come gli altri vangeli della passione, il Vangelo di Gamaliele è all'origine dell'esaltazione cristiana di Pilato e sua moglie Procla, considerati santi dalle chiese greco-ortodossa e copta. I due, non solo appaiono come due amici di Gesù, ma prendono addirittura in consegna le bende in cui era stato sepolto il Signore. Dopo la condanna a morte, infatti, Pilato riceve l'apparizione di Gesù che lo invita a convertirsi e a recarsi al sepolcro per testimoniare la Resurrezione. Come gli altri apocrifi lo scritti ha una forte tendenza antigiudaica.

Voci correlate Apocrifi del Nuovo Testamento Vangeli apocrifi Gamaliele Vangelo di Nicodemo Vangelo di Pietro

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