La bisessualità è un orientamento sessuale che comporta l'attrazione emozionale, romantica e/o sessuale verso entrambi i sessi, oppure verso più generi, con o senza preferenze.

La bisessualità è stata osservata in varie società umane. lungo tutto il corso della storia registrata e nel resto del regno animale;. non è pertanto caratteristica esclusiva dell'essere umano. Come gli altri tre termini principali indicanti le possibili varianti di orientamento sessuale, ossia eterosessuale, omosessuale, e asessuale, anche la parola bisessuale è stata coniata e per la prima volta utilizzata nel corso del XIX secolo.

La bisessualità non va confusa con la bi-curiosità, termine utilizzato per classificare una persona, solitamente eterosessuale o non sicura del proprio orientamento sessuale, curiosa o aperta a impegnarsi in attività sessuale con qualcuno il cui sesso sia diverso da quello dei propri soliti partner sessuali.

Terminologia Il termine bisessuale è stato coniato nel 1809 da alcuni botanici, per descrivere le piante provviste di organi riproduttivi sia maschili sia femminili. Non è noto quando il termine sia stato applicato al contesto dellorientamento sessuale.

Il Manifesto Bisessuale (1997) specifica chiaramente che la bisessualità è includente delle persone trans (le quali non vanno viste come un genere a parte: una persona trans inoltre non è detto che si identifichi come donna o uomo per forza), e l'APA (American Psychological Association) usa la definizione "attrazione verso più di un genere o sesso", che compare anche nel Bisexuality Report. A oggi vi è una versione aggiornata del Manifesto, pubblicata in Francia il 12 dicembre 2017 e tradotta in inglese il 26 novembre 2019, in onore del ventesimo anniversario della Bi'Cause: in questo manifesto è mostrata l'inclusione della pansessualità per la battaglia contro la discriminazione. Vi è scritto «We are sexually and/or romantically attracted to people of all gender identities (bisexuality), or without regard for their gender identity (pansexuality), whether we have sexual practices or not, and we accept and claim it.»

Con bifobia si indica la paura o il rifiuto della bisessualità, in base alla convinzione che solo l'eterosessualità e l'omosessualità siano "reali" orientamenti sessuali e corretti stili di vita. I bisessuali possono anche essere l'obiettivo di omofobia da parte di coloro che considerano soltanto l'eterosessualità come appropriato orientamento sessuale. E a tal proposito il Bisexual & Pansexual Manifesto si esprime: «We fight biphobia, panphobia and other discriminations against sexual orientations, romantic orientations or gender identities, including by supporting discriminated people in their daily life. We work to eradicate the many harms those discriminations cause in all spheres of our lives: societal, familial, economic, health, etc.»

La bisessualità nella storia

È importante tenere presente che i termini eterosessualità, omosessualità e bisessualità, ma più in generale le nozioni stesse di sessualità e orientamento sessuale, costituiscono concetti relativamente nuovi e sono stati introdotti per la prima volta dalla psicologia e dalla medicina nel corso del XIX secolo. Essi quindi non indicano di per sé contesti storici precedenti, dal momento che le società antiche non utilizzavano, almeno non esattamente, le stesse categorie di pensiero.

La considerazione sociale del comportamento bisessuale nel corso della storia e presso le varie civiltà è stata molto varia. Relativamente alla cultura occidentale si è andati dall'apprezzamento del mondo greco, quando esercitato secondo precisi canoni, all'assoluta condanna della tradizione giudaico cristiana, che riteneva comunque inaccettabile l'attività sessuale fra individui dello stesso sesso.

Queste relazioni erano generalmente strutturate in base a classi di età (come nella pratica della pederastia nel bacino mediterraneo dell'antichità classica o la pratica dello Shudō nel Giappone premoderno), o strutturato in base al genere (come nella tradizione dei "Due Spiriti" proveniente dai nativi americani, o nelle pratiche dette Bacha Bazi dell'Asia centrale).

Molto più recentemente, nel quadro della laicizzazione o secolarizzazione del mondo occidentale, ha cominciato a svilupparsi un consistente movimento di opinione che considera la condotta bisessuale accettabile e naturale quanto la condotta eterosessuale od omosessuale.

All'opposizione verso la bisessualità delle morali tradizionali si è aggiunta, almeno in alcuni casi, una forte opposizione di molti gruppi omosessuali, che vedono tale pratica come sinonimo di promiscuità, oppure come contraddizione alla teoria della natura innata degli orientamenti sessuali, e perciò negano il concetto stesso. Ciò ha portato alcuni sostenitori del movimento bisessuale a parlare di bifobia, intesa come avversione alla bisessualità, come equivalente, specialmente in determinati settori gay, dellomofobia.

La bisessualità è oggi molto lontana dal ricoprire l'importanza sociale che ha avuto nel mondo antico.

Europa La gran parte di ciò che chiamiamo omosessualità nelle culture antiche è in realtà una forma più o meno istituzionalizzata di bisessualità, in quanto la pratica e le relazioni omosessuali in quel tempo erano raramente intese a escludere qualsiasi relazione eterosessuale; ciò in contrasto con l'attuale classificazione perentoria in cui una persona omosessuale è attratta esclusivamente da persone dello stesso sesso, mentre una eterosessuale esclusivamente da persone di sesso opposto.Élisabeth Badinter constata in XY, De l'identité masculine (1992) che molte civiltà del passato hanno praticato una certa "pedagogia" omosessuale e che l'amore e il sesso tra uomini erano necessari per la realizzazione della piena virilità. Tuttavia, insiste sul fatto che il comportamento omosessuale era una tappa in direzione di quello eterosessuale necessario a garantire la riproduzione e la sopravvivenza della società (pp. 130-131). È necessario comunque premettere che le informazioni storiche di cui oggi disponiamo riguardano quasi esclusivamente la bisessualità maschile; quella femminile è più difficile da stabilire, poiché le società erano generalmente patriarcali e le varie fonti a disposizione parlano solo delle relazioni maschili, interessandosi poco di quelle femminili.

Sia nella società dell'Antica Grecia sia in quella dell'Antica Roma il fatto di provare attrazione per le persone dello stesso sesso non era, di per sé, considerato deplorevole (benché fosse talora, specie in epoca tarda, oggetto di lazzi) ma, al contrario di quanto è stato talvolta sostenuto, questo non significava affatto una piena accettazione dellomosessualità o l'esistenza di una sessualità libera. Nel mondo antico, relazioni fra persone dello stesso sesso potevano essere accettate solo all'interno di un comportamento bisessuale: per quanto non fosse ritenuto biasimevole l'attrazione verso persone dello stesso sesso, ciò poteva realizzarsi solo a patto che un cittadino adulto, sia greco, sia romano, assolvesse i doveri nei confronti dello Stato. Fra questi figuravano al primo posto l'unirsi in matrimonio, generare figli e rispettare le leggi e convenzioni sociali sulla famiglia, considerata l'architrave della società. Qualsiasi comportamento che minasse questo principio era assolutamente condannato. Ulteriori limitazioni derivavano poi dalle leggi o convenzioni che regolavano i rapporti sessuali con persone dello stesso sesso: il comportamento effeminato e il crossdressing erano di fatto deplorati. Sulle modalità con cui tale rapporto poteva realizzarsi, il mondo greco e quello romano differivano profondamente tra loro. Anzi, anche nel corso della storia greca, tali modalità cambiarono notevolmente. Antica Grecia

Gli antichi greci non distinguevano le relazioni sessuali secondo codici rigidamente binari, come la società occidentale moderna invece fa: gli uomini che avevano amanti di sesso maschile non venivano identificati come omosessuali, in quanto potevano benissimo avere contemporaneamente una moglie o altre amanti. Ciò è ben spiegato da Eva Cantarella nel suo saggio Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico.

Il primo modello di relazione bisessuale tramandatoci è quello manifestato dagli eroi omerici: il rapporto fra uomini è, secondo una felice definizione di H. I. Marrou, una "omosessualità militare" la cui essenza consiste in un cameratismo fra guerrieri. La storia di Achille e Patroclo è stata in questo senso ritenuta paradigmatica. Anche dopo che questo modello fu abbandonato, almeno secondo la morale ufficiale, esso ha continuato a essere ben presente anche nella cultura greca successiva. Uno dei drammi perduti di Sofocle si intitolava, non a caso, "Achilleos Erastai" (Gli amanti di Achille). Le stesse fonti omeriche chiariscono peraltro che questo tipo di rapporto poteva ridursi a esclusiva relazione omosessuale; indicativo in questo senso è il tipo di rimprovero che Teti, madre di Achille, rivolge al figlio per la sua relazione con Patroclo: non biasima l'eroe perché porta avanti una relazione immorale, ma perché questa relazione sta ritardando il dovere naturale cui neppure il semidio può sfuggire, quello di sposarsi e generare una discendenza.

D'altro canto si deve osservare come i legami di tipo omosessuale fra guerrieri fossero comuni anche presso altre culture, come ad esempio quella dei Celti. Un quadro meglio conosciuto è quello della Grecia cittadina, che è invece del tutto differente. Un uomo, oltre che con le donne, può avere relazioni omosessuali, ma esclusivamente sotto forma di pederastia, cioè la relazione tra un adulto e un adolescente, secondo regole e ruoli codificati e ineludibili. Non si tratta certamente di una relazione alla pari; di fatto al pais (fanciullo) è assegnato il ruolo passivo. Esso viene scelto con precise limitazioni di età (ad Atene era un fanciullo fra i 12 e i 17 anni). Non solo era vietato scegliere un bambino di età inferiore, ma anche continuare nel ruolo passivo oltre i 17 anni era ritenuto inaccettabile. All'interno di tali regole la relazione non solo è tollerata ma diviene socialmente apprezzabile, in quanto ritenuta formativa ed educativa per l'adolescente.

Oltre l'adolescenza era possibile ricoprire solo un ruolo attivo, quindi avere relazioni eterosessuali adulte o omosessuali con adolescenti, secondo le regole di cui sopra. L'omosessualità esclusiva era socialmente biasimata quando si esercitava il ruolo attivo o, addirittura, punita per un adulto che accettasse il ruolo passivo.

Secondo quanto racconta Plutarco nella Vita di Licurgo, figura leggendaria e secondo la tradizione il principale legislatore di Sparta, ogni uomo adulto doveva avere una relazione con un adolescente ed essere per lui guida morale. Era considerato vergognoso per un adolescente non avere un amante. Erano poi previste punizioni per quegli adolescenti che avessero mostrato di preferire un amante semplicemente bello e ricco a uno virtuoso. Gli Spartani inoltre pensavano che le relazioni, sia affettive sia erotiche tra soldati esperti e principianti, avrebbero rafforzato la lealtà in combattimento e indotto un comportamento coraggioso da parte di coloro che volevano impressionare favorevolmente i propri amati. Quando i giovani soldati raggiungevano la maturità, la relazione sarebbe dovuta diventare prettamente affettiva, senza più alcuna implicazione sessuale, ma non è ben chiaro quanto frequentemente ciò avvenisse. Alcuni giovani erano infatti accusati di continuare la relazione con il proprio mentore anche durante l'età adulta e per tale motivo venivano stigmatizzati: Aristofane li chiama euryprôktoi e li dipinge come delle "mezze donne".

I documenti, per le abitudini culturali del tempo, fanno riferimento anche ai bisessuali. L'argomento poteva essere affrontato sotto il profilo sia mistico sia didattico.