I dialetti d'Abruzzo, in special modo quelli del sottogruppo abruzzese adriatico del gruppo dei dialetti italiani meridionali non posseggono un'ortografia codificata, né esiste alcuna istituzione deputata alla standardizzazione della scrittura e della morfologia di tali dialetti. Gli scritti in dialetto sono per lo più classificabili in due categorie: testi letterari, in particolare poesie e commedie teatrali, e repertori di vocaboli, espressioni, toponimi, ad uso scientifico o culturale. In nessuno dei due contesti si è sviluppata un'ortografia condivisa.

In questo contesto frammentato, infatti, sono almeno tre gli approcci ortografici che vengono utilizzati:

scrittura fonetica, secondo l'alfabeto fonetico internazionale scrittura "intuitiva", largamente modellata sull'italiano scrittura etimologica

Scrittura fonetica Usata per riprodurre nella maniera la più fedele possibile le sfumature fonetiche dei diversi dialetti, questo tipo di ortografia si serve dei simboli IPA o comunque di simboli speciali, usati in trascrizione per lo più fonologica.

Scrittura intuitiva Di gran lunga la più utilizzata in testi poetici e narrativi l'ortografia intuitiva prevede, tra l'altro: l'utilizzo del grafema <e> per trascrivere la vocale atona (o scevà) [ə], ad es. chenosce 'conoscere' l'utilizzo del grafema <i> per trascrivere lo scevà protonico, ad es. giuvinette 'signorina', pinzire 'pensiero' l'utilizzo del grafema <jj> per trascrivere una consonante prossima alla laterale palatale doppia italiana [ʎʎ], ad es. pajje 'paglia' l'assenza di distinzione dell'apertura delle vocali, come in italiano, ad es. nove 'nuovo' e solde 'soldo' la concrezione della preposizione in, ad es. mmezze 'in mezzo', ncampagne 'in campagna' la scrittura esplicita dei raddoppiamenti iniziali, ad es. cchiù 'più' il segno distintivo per l'apocope e talvolta l'aferesi, ad es. 'nche 'con', purtà' 'portare' la scrittura esplicita di fenomeni di epentesi, ad es. balecone 'balcone, holepe 'volpe', bavujje 'baule', po' resse 'può essere', aricorde 'ricordo'

Alcune alternanze nell'ortografia sono dovute alla particolare pronuncia di alcuni nessi consonantici, come: consonanti sorde precedute da [m], [n], ad es. campe/cambe 'campo', vente/vende 'vento', '''ncore/'ngore 'ancora', pense/penze '(io) penso'; [s] davanti a [t] e [d], talvolta scritta alla maniera introdotta da Finamore con il diacritico <š>, ad es. štanze, šdoppie, šdentate vocali allungate dalla caduta di [l] successiva, per le quali talvolta si usa l'accento circonflesso, ad es. âtre/atre 'altro'

Autori notevoli che hanno impiegato questa ortografia sono Modesto Della Porta fra i poeti e Gennaro Finamore fra i dialettologi. A titolo d'esempio, si riporta una versione della nota canzone ortonese Vola vola vola (Albanese-Dommarco, 1908), la quale mostra alcune delle soluzioni ortografiche sopra elencate:

Un'altra versione, che mostra un diverso uso di apostrofi ed accenti, non sempre coerente:

Scrittura etimologica Mentre a Napoli, capitale del Regno delle Due Sicilie, il principio di scrittura etimologica costituì l'ortografia tradizionale almeno dal XVI secolo fino ai primi anni del Novecento (fino, cioè, alla riforma ortografica "fonetica" proposta da Salvatore Di Giacomo), i dialetti abruzzesi non hanno mai avuto una simile tradizione. Una proposta in tal senso, piuttosto isolata, è stata in tempi recenti avanzata dallo studioso celanese Eligio VillaE. Villa, Grammatica e ortografia dei dialetti abruzzesi, Japadre, L'Aquila, 1992. L'applicazione del principio etimologico alle parlate abruzzesi prevederebbe: la scrittura degli accenti tonici grave ed acuto sulle <e> ed <o> toniche, e su tutte le toniche non piane la distinzione grafica fra <e>, <o> ed <a> postoniche, tutte pronunciate come [ə], basata sull'etimologia latina, ad es. sàbbato</e> 'sabato', doméneca 'domenica', fasciule 'fagioli' l'utilizzo di <i> ed <u> per scrivere le atone protoniche anche non etimologiche, ad es. surèlla 'sorella', gilusia 'gelosia' l'utilizzo del grafema <gli> per trascrivere il suono [ʎʎ], ad es. paglia 'paglia' l'utilizzo del grafema <v> per trascrivere la semiconsonante iniziale [w], ad es. vardà 'guardare' la scrittura separata della preposizione 'in', ad es. n campagna 'in campagna' i segni distintivi per l'apocope e l'aferesi, ad es. 'nche 'con', purtà' 'portare' l'assenza di raddoppiamenti iniziali, ad es. chiù 'più' mantenimento delle consonanti sorde precedute da [m], [n], ad es. campo, vènto 'vento'

La trascrizione della canzone Vola vola vola'' secondo l'ortografia etimologica sarebbe:

Note

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