Figlia ed erede del marchese di Massa Antonio Alberico II Malaspina, figlio e nipote dei marchesi Malaspina di Fosdinovo, sposò in prime nozze Scipione Fieschi, già vedovo di sua sorella Eleonora, e in seconde nozze Lorenzo Cybo, conte di Ferentillo. Lorenzo era il figlio di Franceschetto Cybo (a sua volta figlio illegittimo di papa Innocenzo VIII) e di Maddalena di Lorenzo de' Medici.
Suo figlio Alberico I fu il capostipite dei Cybo-Malaspina. Ebbe anche diversi figli illegittimi tra cui quattro con il cognato cardinale Innocenzo Cybo.
Biografia Nascita, famiglia e primo matrimonio Nacque nel 1497 dal marchese Antonio Alberico II Malaspina e da Lucrezia, figlia di Sigismondo I d'Este San Martino.
La coppia generò solo figlie femmine: Eleonora (1493), Ricciarda (1497), Caterina Dianora (ca 1500, poi monacata a Ferrara con il nome di suor Lucrezia),Le notizie che si rinvengono nelle fonti circa la terza figlia di Antonio Alberico non sono particolarmente congruenti. Secondo Calonaci e Meli, si chiamava Lucrezia, secondo Staffetti, Caterina (1892, I, p. 137), secondo altri Dianora (). I dati apparentemente più precisi sono forniti da Simona Bertocchi nel suo romanzo Nel nome del figlio, peraltro basato in genere su un quadro di dati documentali particolarmente accurato: il nome era Caterina Dianora, la nascita era avvenuta «intorno al 1500», e il nome da religiosa era quello di suor Lucrezia (Cap. I). L'avvenuta monacazione è implicitamente confermata dalla specifica fatta Antonio Alberico in sede di testamento, redatto dopo la morte della primogenita, secondo la quale al marchese restavano «al secolo» le sole «Donna Ricciarda, [...] e Thaddea» (Staffetti, 1892, II, p. 140). e Taddea (1505). La primogenita Eleonora fu data in moglie a Scipione Fieschi (ca 1480-1520) di Genova, ma morì nel 1515, poco dopo le nozze;Secondo Patrizia Meli, invece, Eleonora morì prematuramente prima di potersi sposare, e Alberico quindi concesse al nobile genovese la mano della secondogenita Taddea, la quale pure, tuttavia, morì, subito dopo le nozze. Tale tesi pare però confutata da un atto notarile del 1517, con il quale Scipione Fieschi conferiva incarico per l'erezione di un mausoleo in marmo per la sua prima moglie "Leonora" (citato en passant in ). Il monumento funebre risulta oggi censito tra quelli presenti nel Sepolcreto del duomo di Massa (cfr. Website della Provincia di Massa Carrara). ciò che indusse Alberico a dare in sposa al genero la sua figlia secondogenita Ricciarda, previa concessione (lautamente remunerata), da parte di papa Leone X, della dispensa necessaria al matrimonio tra cognati. Contestualmente lasciò, per testamento, le proprie disposizioni per la successione dei suoi feudi, indicando come erede universale il figlio maschio primogenito di Ricciarda, o, in caso di premorte di questi, gli altri fratelli maschi in ordine di nascita, o, in mancanza, quelli della figlia quartogenita Taddea, o in ulteriore mancanza e sempre rispettando l'ordine di nascita, i figli maschi delle figlie delle due principesse. Ove infine queste non avessero lasciato discendenti maschi, la successione sarebbe passata ai pronipoti del marchese, Francesco e Ottaviano Malaspina, discendenti da suo fratello Francesco e dal di lui figlio Ludovico. La legge salica vigente nei territori dell'Impero, veniva così in qualche modo salvaguardata, e Ricciarda veniva per intanto nominata «donna et madonna et usufruttuaria et herede della sua [di Antonio Alberico] heredità et beni, infine a tanto che sia in età di concipere et generare figliuoli.»Il testo integrale del testamento, tradotto nell'italiano dell'epoca, è riportato in Staffetti, 1892, II, pp. 139-145 (la citazione testuale è a pag. 144). La pignoleria e la puntigliosità delle disposizioni testamentarie di Antonio Alberico trovavano la propria ragione d'essere nel fatto che il principio della primogenitura non era tradizionalmente applicato dai Malaspina, ciò che aveva determinato lo spezzettamento e la proliferazione dei feudi di famiglia, nonché dissidi e scontri anche cruenti tra gli eredi, come quelli che avevano contrapposto lui e il fratello Francesco, o suo padre e il fratello Gabriele. Dall'unione tra Scipione e Ricciarda nacque Isabella, che sarebbe stata maritata nel 1533 a Vitaliano Visconti Borromeo, portando una dote di 12000 scudi.
Secondo matrimonio Nel 1519 morì il padre e all'inizio del 1520 anche il marito Scipione. Papa Leone X, d'intesa con il nipote, cardinale Innocenzo Cybo, decise allora di combinare le nozze tra Ricciarda e il fratello del porporato Lorenzo Cybo, conte di Ferentillo. Lorenzo e Innocenzo erano figli di "Franceschetto" Cybo (rampollo legittimato di papa Innocenzo VIII) e di Maddalena de' Medici (terzogenita di Lorenzo il Magnifico e Clarice Orsini). I capitoli di matrimonio furono sottoscritti il 14 maggio 1520, pochi mesi dopo la morte del primo marito, da Ercole d'Este di San Martino, zio materno di Ricciarda e suo procuratore. Dall'unione con Lorenzo nacquero Eleonora (1523), Giulio (1525) e Alberico (1534), anche se quest'ultimo, pur essendo stato sempre tenuto per legittimo, era con tutta probabilità figlio del cardinal Cybo, ufficialmente suo zio.
Negli anni successivi al matrimonio, i coniugi si trasferirono a Roma, dove Ricciarda rimase fino a poco prima del sacco del 1527. Quando si ebbe notizia che le truppe imperiali si avvicinavano alla città, contravvenendo agli ordini di papa Clemente VII che vietavano di abbandonare la città per motivi di ordine pubblico, scappò con i figli a Ostia, da dove raggiunse Civitavecchia, quindi Pisa e infine Massa.
Scontri con il marito Lorenzo Durante il suo soggiorno romano Ricciarda seppe guadagnarsi l'amicizia di personaggi influenti, in grado di orientare le scelte dell'imperatore Carlo V d'Asburgo sul marchesato, che era da considerarsi feudo imperiale, sebbene ciò fosse illegittimamente rimasto piuttosto in ombra nelle precedenti successioni malaspiniane.Duino Ceschi, Una donna eccezionale nel Rinascimento: la marchesa Ricciarda Malaspina nella lotta per il casato e il potere, in Pelù-Raffo (a cura di), p. 121. Fu certamente grazie a queste amicizie che il 16 luglio 1529 Carlo V concesse l'investitura di Massa e Carrara suo jure a Ricciarda e, in ordine di primogenitura, ai suoi discendenti maschi o, in mancanza di questi, femmine. Si realizzava così finalmente, in deroga alla legge salica, l'obiettivo inseguito sin dal 1525, a costo però dell'apertura di una guerra diplomatica (e non solo) che la oppose al marito fino al 1546. Lorenzo infatti aspirava anch'egli all'investitura a suo nome (o in quello del suo figlio primogenito) dei domini toscani dei Malaspina e, con l'appoggio del cugino e papa Clemente VII, si era anch'egli rivolto segretamente a Carlo V per ottenerla. In quegli anni egli aveva realizzato una brillante carriera militare e ottenuto posizioni sempre di maggior prestigio, partecipando anche alla cerimonia dell'incoronazione imperiale a Bologna. Fu qui che il 21 marzo 1530 riuscì a ottenere da Carlo V un diploma in cui venivano accolte, almeno parzialmente, le sue rivendicazioni sul marchesato: l'imperatore lo nominava infatti "co-padrone" del feudo, nonché successore di Ricciarda qualora le fosse sopravvissuto. Ricciarda,a questo punto, rispose all'iniziativa del marito e il 7 aprile 1533 ottenne di poter nominare lei stessa il proprio successore.Il diploma imperiale è riportato in Staffetti, 1910, pp. 328-330.
Nel 1533 la "marchesana" si trasferì a Firenze, dove rimase fino al 1537,Nel 1534, comunque, Ricciarda si trasferì evidentemente per qualche tempo a Genova, perché fu qui che nacque il suo terzogenito Cybo, Alberico: a meno che non sia corretta la successiva affermazione di quest'ultimo di essere invece nato nel 1532 (quando i rapporti tra i suoi genitori non erano ancora completamente interrotti, ciò che avrebbe reso non del tutto implausibile un suo concepimento in condizioni di legittimità). Cfr. risiedendo insieme alla madre Lucrezia e alla sorella Taddea nel Palazzo Pazzi in via del Proconsolo, nonché nella villa appartenuta alla stessa famiglia e denominata La Loggia, edifici che erano in realtà di proprietà del marito Lorenzo, in quanto erede di Franceschetto Cybo. Nel 1535 si unì a loro anche la cognata Caterina Cybo, duchessa vedova e reggente di Camerino, costretta alla fuga dall'elezione nell'ottobre 1534 del nuovo papa Paolo III Farnese. La Petrucci peraltro afferma erroneamente che a Firenze risiedeva suo fratello Lorenzo con le due cognate.
La reputazione che circondava i facili costumi delle "marchesane" era tutt'altro che immacolata. «Una descrizione di Ricciarda e della cognata Caterina Cibo del 1524, quando andarono in visita a Roma, diceva che erano "brutte come diavoli, ma amanti dei divertimenti, per questo corteggiate dai signori cardinali".» Il poeta Ortensio Lando ci ha lasciato il seguente calembour sul loro cognome: «Ho trovato una mala spina che si può abbracciare di notte senza esserne feriti, ma anzi con un certo piacere.» Le marchesane fecero di Palazzo Pazzi un salotto alla moda e non si sforzavano certo di tenere riservate le relazioni che intrattenevano con i gentiluomini loro frequentatori, maîtresse-en-titre, l'una, Ricciarda, del cognato cardinale, plenipotenziario papale nella patria stessa del pontefice,Risale a questo periodo (febbraio 1534) la nascita dell'ultimogenito "legittimo" di Ricciarda, Alberico, nato dunque quando ella non abitava più con il marito da tempo e intratteneva una relazione ufficiale con il cognato. l'altra, Taddea, addirittura del giovane duca di Firenze, Alessandro, al quale regalò, con tutta probabilità, due figli naturali, cui furono dati i nomi di Giulio e Giulia (evidentemente allora molto in voga nell'entourage dei Medici, probabili omaggi a Giulio Zanobi de' Medici, papa Clemente VII).
Per quanto Ricciarda risiedesse lontano da Massa, la sua azione era caparbiamente volta a conservare il potere sullo Stato nella sua esclusiva persona, e questo le fu possibile grazie all'azione di Innocenzo Cybo che da Carrara, dove si era ritirato nel 1537, governò Massa per suo conto. Negli anni successivi Ricciarda lottò per l'esclusione del marito dal 'condominio' feudale, contestando il testamento del padre Alberico (che prevedeva non fosse Ricciarda a subentrargli direttamente, ma il suo primogenito maschio) e sostenendone l'invalidità a fronte dell'autorevole pronunciamento dell'imperatore che l'aveva invece investita in prima persona.
A questo punto Lorenzo tentò, nel 1538, di impadronirsi del marchesato con la forza: riuscì a catturare il castellano e camerlengo Pietro Gassani, ma dovette desistere dal procedere oltre dietro consiglio del fratello cardinale, che evidentemente lo fece ragionare sull'impossibilità di realizzare un progetto ai danni della volontà imperiale. Nel 1541 Carlo V dette finalmente ragione a Ricciarda e, con un diploma in data 26 settembre, abrogò il diritto concesso a Lorenzo di compartecipare al governo di Massa.
Scontri con il figlio Giulio