La collegiata di Sant'Andrea è la chiesa madre di Empoli, nella città metropolitana di Firenze, nel territorio dell'arcidiocesi di Firenze.

La chiesa è stato l'elemento attorno a cui è sorto il castrum Impoli, a partire dal 1119.

Storia Nel XVIII secolo gli eruditi del tempo attestarono l'esistenza di documenti che dimostrerebbero che la pieve sia stata fondata alla metà del V secolo e che dal X secolo fosse dipendente della diocesi fiorentina anche se la prima testimonianza sicura si trova in una bolla inviata da papa Niccolò II all'allora pievano Martino l'11 novembre 1059 e con la quale conferì il potere di ricevere tributi e rendite fondiarie all'allora già esistente capitolo dei canonici per difenderli dalle ingerenze dei conti Guidi, signori della zona. Sempre da quel documento sappiamo che la pieve apparteneva alla diocesi di Firenze di cui costituiva uno dei plebati posti al confine col le diocesi di Lucca e Pistoia.

I documenti del XII secolo informano che oltre alla chiesa faceva parte del complesso plebano anche un battistero posto nei pressi e dedicato a san Giovanni Battista. Tra i documento di quel secolo il più importante è quello redatto nel dicembre 1119 a Pistoia dalla contessa Emilia moglie di Guido Guerra; nel documento si afferma che Imilia comitissa concesse al pievano Rolando custodem et prepositum Plebis S.Andreae de Impori e a tutti gli abitanti del plebato il diritto di edificare intorno alla pieve le loro case e di poterle circondare di mura difensive. Questo è il documento di fondazione di Empoli e si integra con un privilegio vescovile del 12 agosto 1117 col quale di dava al capitolo di Sant'Andrea il potere di inibire l'edificazione di qualsiasi edificio religioso all'interno del piviere.

Con il rapido sviluppo del nuovo centro cambiò anche il ruolo della chiesa che non era più solo una semplice pieve di campagna, bensì una ecclesia castrense che alla fine del XII secolo aveva ben 30 chiese suffraganee. Dell'edificio ecclesiastico allora esistente non resta che la parte inferiore della facciata: infatti già nel 1389 il pievano Pietro di Ugucciozzo de' Ricci, con il concorso del Comune e di alcune famiglie empolesi, avviò una profonda ristrutturazione in senso gotico della chiesa. La chiesa fu allungata fino alle dimensioni attuali, la navata centrale fu ampliata e vennero costruite le cappelle laterali ed il transetto. I lavori dovrebbero essersi conclusi già nel 1397.Silvia De Luca, Continuità e innovazione nell'arte del Quattrocento a Empoli, in Empoli 1424. Masolino e gli albori del Rinascimento, catalogo di mostra a cura di Silvia de Luca, Andrea de Marchi, Francesco Suppa, Firenze 2024, pag. 15.

Nel 1443 venne fondata l'Opera di Sant'Andrea che era l'organismo preposto ai lavori di restauro della fabbrica e all'acquisto e al mantenimento degli arredi sacri. Nel XV secolo grazie alla munificenza della famiglia Giachini venne costruito un corridoio per unire la chiesa al battistero e un chiostro che è ancora esistente. Nel 1531 la chiesa venne promossa e da pieve assunse il titolo di Collegiata. Nel XVII secolo l'edificio del battistero venne ingrandito.

Negli anni trenta del XVIII secolo la chiesa appariva inadeguata al ruolo che doveva ricoprire e oltretutto era in uno stato conservativo abbastanza degradato. Perciò l'Opera di Sant'Andrea decise di fare dei lavori di ammodernamento e l'incarico fu dato all'architetto Ferdinando Ruggeri che il 24 agosto 1735 presentò il suo progetto subito accettato e si stabilì che essendo d'universale satifazione de popoli l'ultimo disegno del medesimo fatto di ridurre detta chiesa ad una sola navata si dovesse stanziare una somma di 1379 scudi per i lavori. I lavori consisterono nella soppressione di due file di navate, nel rialzare la chiesa con conseguente rifacimento del tetto e di realizzare una decorazione interna a pietrame. Si intervenne anche sulla facciata con il rifacimento della parte superiore su progetto di Carlo del Re accettato dall'Opera il 17 febbraio 1802; i lavori in facciata il 23 gennaio 1803 erano compiuti. Tra i lavori realizzato all'inizio dell'Ottocento c'è anche la statua in stucco del Martirio di Sant'Andrea che fu posta al centro della facciata.

Nel 1912 si fece una campagna di restauri diretti da Giuseppe Castellucci che portarono alla rimozione della statua in facciata sostituita dall'odierna finestra. La chiesa fu enormemente danneggiata nel luglio 1944 quando la torre campanaria fu minata e fatta saltare; nel crollo rimasero distrutti quasi tutto il soffitto e i locali meridionali del complesso. Nel dopoguerra tutto è stato restaurato.

Descrizione

La chiesa è ad una sola navata e dell'antico edificio romanico rimangono solo la parte inferiore della facciata, una parte della parete del battistero e la base della torre campanaria.

Esterno

Tutta l'attenzione degli storici e della critica si è concentrata sulla facciata che rientra in quel ristretto filone definito "romanico fiorentino" consistente in una serie di intarsi geometrici o fitomorfi di serpentino verde del Monte Ferrato sul marmo bianco di Carrara; altri esempi di questo stile sono il Battistero di Firenze, la Basilica di San Miniato al Monte, la facciata della Chiesa di San Salvatore al Vescovo e la parte inferiore della facciata della Badia Fiesolana.

Facciata

L'ordine inferiore è costituito da cinque arcate cieche. Le quattro che affiancano la centrale presentano delle specchiature di marmo bianco caratterizzato dalla presenza di numerose venature. I restauri fatti nel corso del Novecento hanno dimostrato che queste lastre hanno uno spessore notevole (7- 8 centimetri) tanto da assumere un vero e proprio ruolo strutturale; gran parte dell'ordine inferiore è originale di epoca romanica ad eccezione delle lesene in marmo ricomposte nel 1802, del portale realizzato nel 1545 da Battista di Donato Benti e dallo zoccolo verde fatto nel 1912.

Tra l'ordine inferiore e il superiore è posta un'iscrizione fondamentale per datare cronologicamente non solo questa facciata ma anche il "romanico fiorentino". Tale iscrizione corre lungo tutta la facciata e recita:

la data che se ne ricava è il 1093; resta il dubbio dato dal termine OPVS che non si sa se si riferisca alla facciata marmorea o al completamento della chiesa.

L'ordine superiore è scandito da piatte lesene su capitelli classici e presenta alcune lastre simili a quelle poste più in basso. All'interno di ogni specchiatura sono riquadri e disegni geometrici realizzati in serpentino. Notevole il piccolo timpano in marmo che è simile ad alcune suppellettili poste in pievi mugellane e databile alla metà del XII secolo.

Il campanile Il campanile con rivestimento in cotto è posteriore rispetto alla prima fase romanica dell'edificio di culto. Fu pesantemente danneggiato durante l'assedio degli spagnoli nel 1530 e con i restauri che ne seguirono il campanile ebbe finalmente il suo completamento nel 1619. Durante la seconda guerra mondiale fu minato e distrutto dai tedeschi: quello che ammiriamo oggi è infatti una ricostruzione operata nel secondo dopoguerra. Al suo interno sono conservate cinque campane in Re3, risalenti al settecento.

Interno

L'interno appare nella veste conferitagli dopo la ricostruzione a seguito dei danni bellici ed è la fedele riproduzione del rifacimento progetta da Ferdinando Ruggeri. La struttura è a pianta a croce latina, con un'ampia navata unica con cinque cappelle per lato, profondo transetto ed abside a pianta quadrangolare coperta con cupola.

Prima della guerra il soffitto della navata era decorato con la Gloria di Sant'Andrea opera di Vincenzo Meucci e Giuseppe del Moro del 1761-1763, quest'opera è andata completamente distrutta e fu completamente ridipinta ad affresco dai pittori empolesi Virgilio Carmignani e Sineo Gemignani nel primo dopoguerra. Nella controfacciata si conserva, della chiesa più antica, un affresco raffigurante il Redentore opera di Raffaello Botticini.

Nella fiancata destra nella prima cappella è collocato un Crocifisso ligneo di un seguace di Giovanni Pisano, forse Lupo di Francesco, databile entro il primo quarto del Trecento ma documentato dal 1340 quale proprietà della Compagnia di Sant'Andrea in quell'anno fondata. Il simulacro fu considerato miracoloso in quanto, portato in processione dalla Compagnia del Crocifisso appositamente costituita, avrebbe prima fatto fiorire un mandorlo secco e poi fatto cessare l'epidemia di peste che sconvolse Empoli nel 1399.Silvia De Luca, Seguace di Giovanni Pisano, Crocifisso, in Empoli 1424. Masolino e gli albori del Rinascimento, catalogo di mostra a cura di Silvia de Luca, Andrea de Marchi, Francesco Suppa, Firenze 2024, pagg. 92 - 93. Poco dopo fu quindi collocato nella cappella dell'allora pieve che prese il nome dal manufatto, posto al centro del polittico di Niccolò di Pietro Gerini di cui rimangono diverse tavole oggi nell'adiacente Museo della Collegiata. Al di sotto di esso era una grande predella più larga del polittico, di un più modesto anonimo pittore ed aggiunta successivamente.Rebecca Rinalducci, Niccolò di Pietro Gerini, scomparti di polittico, in Empoli 1424. Masolino e gli albori del Rinascimento, catalogo di mostra a cura di Silvia de Luca, Andrea de Marchi, Francesco Suppa, Firenze 2024, pagg. 94 - 97. Sul soffitto della cappella un ciclo realizzato nella seconda metà dell'Ottocento da Ferdinando Folchi, che rappresenta la Gloria dei simboli della Passione.

Nella seconda cappella di destra si trova un affresco staccato attribuito a Maestro Francesco e raffigurante il Martirio di Santa Lucia. Questa era la cappella dove era collocata dal 1451 una scultura lignea della Maddalena intagliata da Romualdo da Candeli e dipinta da Neri di Bicci, forse affiancata dalle due tavole nel Museo della Collegiata con San Girolamo e San Sebastiano, opere di Raffaello Botticini (1500).Silvia De Luca, Continuità e innovazione... (Cit.), in Empoli 1424...(Cit.), Firenze 2024, pag. 30.

L'ultima cappella, già dedicata a Sant'Ivo di Bretagna, conservava un trittico smembrato dipinta da Scolaio di Giovanni (ex Maestro di Borgo alla Collina) nel 1424, di cui i laterali con Sant'Ivo e Lazzaro e con Giovanni Battista e Antonio abate sono oggi nel Museo della Collegiata.Silvia de Luca, Scolaio di Giovanni, Santi Ivo e Lazzaro, San Giovanni Battista e Antonio abate, in Empoli 1424. Masolino e gli albori del Rinascimento, catalogo di mostra a cura di Silvia de Luca, Andrea de Marchi, Francesco Suppa, Firenze 2024, pagg. 106 - 107.Il presbiterio si protrae al di fuori dell'abside nella parte terminale della navata ed è delimitato da una balaustra marmorea che forma due semicerchi. Nella parte anteriore, è allestito il presbiterio conciliare, con arredi mobili in legno. Nell'abside, invece, rialzato di alcuni gradini, vi è l'altare maggiore barocco in marmi policromi e presenta al centro il tabernacolo. Precedentemente all'attuale altare barocco, vi era l'Altare del Santissimo Sacramento realizzato da Francesco Botticini tra 1483 e 1491 e completato dal figlio Raffaello nel 1504, corredato ai lati da tavole con Sant’Andrea e San Giovanni Battista e al di sotto della predella, oggi nel Museo della Collegiata.Silvia De Luca, Continuità e innovazione... (Cit.), in Empoli 1424...(Cit.), Firenze 2024, pag. 29. Al di sopra dell'attuale altare si trova il trittico opera di Lorenzo di Bicci e di Bicci di Lorenzo, databile tra gli ultimi anni del Trecento e l'inizio del Quattrocento e che raffigura la Madonna col Bambino tra i Santi Martino, Andrea, Agata e Giovanni Battista. Al di sopra di esso è un Crocifisso ligneo scolpito barocco.