Fu figlio di un pittore titolare della propria bottega, la cui famiglia potrebbe avere avuto radici fiorentine; tale circostanza ha spinto taluni a ipotizzare che tra i suoi antenati ci fosse il ghibellino Farinata degli Uberti, reso celebre da Dante nella sua Commedia. Contemporaneo e amico del pittore Paolo Veronese, secondo Giorgio Vasari fu istruito alla pittura dal padre e dal veronese Nicola Giolfino e, probabilmente, da Antonio Badile e Domenico Brusasorci, nonostante fin da giovane avesse adottato uno stile personale senza che questi suoi maestri avessero lasciato un inequivocabile segno.
Recatosi a Mantova, il suo linguaggio pittorico venne fortemente influenzato dai lavori di Giulio Romano. La sua prima opera importante è stata una pala d'altare per la cappella del Sacramento del Duomo di Mantova a cui lavorarono, tra gli altri, anche Domenico Riccio, Battista del Moro e Paolo Veronese. Proprio quest'ultimo sarà il pittore il cui stile contribuirà maggiormente a formare quello della maturità di Farinati.
Vasari ebbe parole di lode verso le opere di Farinati, apprezzando in particolare le sue composizioni affollate e il valore del disegno. La sua carriera fu caratterizzata da un'intensa produzione di arte sacra e profana. I suoi dipinti adornano tuttora palazzi e chiese non solo di Verona e Venezia, ma anche di Padova e di altre località all'epoca appartenenti al territorio della Serenissima. Tra le sue opere più importanti si possono citare la Moltiplicazione dei pani e dei pesci, dipinta in età avanzata per la chiesa di San Giorgio in Braida, un'Ultima cena per la chiesa di Santa Maria in Organo, gli affreschi dell'abside della chiesa dei Santi Nazaro e Celso, un Cristo mostrato al popolo, oggi conservato al Museo di Castelvecchio di Verona.
Molte delle notizie su Paolo Farinati risultano note grazie al Giornale, un diario contabile estremamente dettagliato che il pittore tenne a partire dal 1573 fino alla sua morte e che ha permesso di conoscere le sue opere e l'attività della sua bottega. Alla sua scomparsa, avvenuta nel 1606, l'attività della bottega venne continuata, seppur con minor fortuna, dai figli Orazio e Giambattista.
Fonti storiografiche
Scarse sono le informazioni sulla vita del Farinati arrivate fino a noi. Una delle fonti coeve è il celebre trattato Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori di Giorgio Vasari, il quale, malgrado non dedichi un capitolo a Paolo, gli riserba più di una citazione. Questa mancanza di notizie è, tuttavia, mitigata dalla redazione da parte del pittore del Giornale, un preciso libro contabile iniziato nel 1573 e continuato fino alla sua morte, rinvenuto all'inizio del XX secolo nell'Archivio di Stato di Verona da Luigi Simeoni e pubblicato integralmente da Lionello Puppi nel 1968. Grazie alla precisione cronologica con cui sono qui riportate le varie committenze, è stato possibile ricostruire l'attività artistica di Paolo, attribuendogli con certezza i vari lavori, e venire a conoscenza delle numerose opere oramai perdute o disperse.. Un'altra importante fonte storiografica su Farinati è il lavoro Le Maraviglie dell'arte scritto da Carlo Ridolfi nel 1648 a cui collaborò il figlio Cristoforo.
Biografia Gioventù e formazione
Paolo Farinati nacque in contrada San Paolo in Campo Marzio (ora Campofiore) a Verona nel 1524La certezza sulla sua data di nascita ci viene da una sua tela ora nella chiesa di San Giorgio in Braida, La moltiplicazione dei pani, in cui dopo averla datata al 1604 aggiunse "AETATIS SUAE LXXIX". In . in una famiglia di modeste condizioni.. Sulla base di quanto risulta dagli estimi e dal testamento di Francesco Morone, anche suo padre Giovan Battista svolgeva la professione di pictor, sovraintendendo una sua bottega.. Si ritiene che proprio presso l'attività paterna il giovane Paolo abbia appreso i primi rudimenti della pittura... Poco o nulla si sa della madre, probabilmente morta in giovane età e forse proprio dando alla luce Paolo come ipotizzato da alcuni storici..
Vi sono poche e frammentarie notizie, scarsamente suffragate da fonti verificabili, riguardanti la sua formazione. Secondo quanto riporta lo storico cinquecentesco Giorgio Vasari, dopo aver lasciato la bottega del padre divenne allievo del pittore Nicola Giolfino (e probabilmente anche di Antonio Badile e Domenico Brusasorzi). che lo introdusse ad uno stile fortemente improntato verso l'antinaturalismo e il manierismo, insegnandogli la composizione, la figura e la prospettiva.. In questo periodo, diversi dovettero essere i viaggi che compì a Venezia, insieme al maestro, per apprendere le nuove tendenze della pittura. Sembra che Paolo lasciò lo studio del Giolfino quando oramai doveva avere 22 o 23 anni.. Un significativo aneddoto della precoce fortuna del Farinati si rintraccia nell'opera letteraria Le Maraviglie dell'arte di Carlo Ridolfi, in cui l'autore scrive: «Passando Filippo II re di Spagna per Villa Franca, vi è un'immagine di Nostra Donna di man del Farinato; e gli piacque sì, che ne fece acquisto». Effettivamente Filippo II transitò per il territorio veronese nel 1549.
La prima opera nota di Farinati, in ordine cronologico, fu un fregio per il salone di palazzo Verità ai Leoni presso la città natale, raffigurante un Ratto della sabine e un Trionfo di Tomiri. L'analisi di quest'opera giovanile rivela quanto essa si distacchi dallo stile di Giolfino facendo intendere che, semmai Paolo fosse mai stato suo allievo, dovesse essersi comunque allontanato ben presto dal suo maestro, non concedendogli alcun ricordo nelle sue opere. Piuttosto che alla scuola veronese, infatti, lo stile del fregio ricorda maggiormente i lavori di Nicolò dell'Abate del periodo pre-bolognese nella prima metà degli anni 1540. Tuttavia, nemmeno le influenze di dell'Abate si riscontreranno nei successivi lavori del Farinati, avvicinatosi sempre di più alla scuola mantovana. Secondo lo storico Luigi Antonio Lanzi, Paolo fu sin da subito attratto dagli stili di Giulio Romano e del Parmigianino. Gli storici dell'arte hanno inoltre ipotizzato, sulla base delle contaminazioni stilistiche riscontrate nelle sue opere, che egli abbia soggiornato in Toscana tra il 1546 e il 1548.. Indubbia anche l'influenza di Tiziano, certamente colta durante i suoi viaggi a Venezia, da cui apprese l'uso del colore e i contorni parzialmente indefiniti, ben diversi da quelli netti e ruvidi tipici del suo maestro.
Successivamente, intorno agli anni cinquanta del Cinquecento, dipinse Noè ebbro e Il sacrificio di Abele e Caino, oggi entrambi conservati al museo del Louvre di Parigi. Sempre secondo Vasari, nel 1552 Farinati fu incaricato dal cardinale Ercole Gonzaga della decorazione delle pale d'altare per il Duomo di Mantova insieme ad un gruppo di pittori. Di questa "formazione" fecero parte, tra gli altri, Paolo Caliari (noto come Veronese), Domenico Brusasorzi, Battista del Moro. Per quest'occasione Paolo realizzò un San Martino,Vasari scrive: «A Paulo Farinato veronese fece fare quella di San Martino, et al detto Domenico Brusasorzi quella di Santa Margherita; Giulio Campo cremonese fece quella di San Ieronimo». Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori. un'opera con spiccati richiami michelangioleschi, probabilmente appresi su influsso dell'architetto della chiesa Giovan Battista Bertani, in cui «abbandonati i ritmi fluidi e lineari legati al mondo emiliano, il pittore adotta una costruzione serrata e spigolosa, con forme articolate nella breve profondità del piano, una resa in chiave plastica sottolineata dal chiaroscuro accentuato». La collaborazione con Paolo Caliari portò poi a una solida amicizia tra i due che gli accompagnerà per tutta la vita..
Nonostante che gli anni cinquanta del XVI secolo fossero stati prosperi di commissioni per Farinati, a differenza di altri suoi colleghi come Domenico Brusasorzi, Battista del Moro, Paolo Caliari, Giovanni Battista Zelotti, Bernardino India, Anselmo Canera, egli non ricevette alcun incarico nei cantieri dei vari palazzi progettati dal celebre architetto Andrea Palladio. Benché diverse risultino le possibili spiegazioni fornite dagli storici, la ricostruzione più verosimile appare quella secondo cui si preferì scartare il suo stile, non affine a quello degli altri pittori di scuola veronese e maggiormente ispirato dalle correnti michelangiolesche.
Nel 1554 Paolo Farinati sposò Bonassunta (o Benassunta) Volpini da cui avrà cinque figli: Giulio (morto in giovane età), Orazio, Giobatta, Cristoforo e Vittoria..
Gli anni dell'affermazione
Tornato a Verona, nel 1556 lavorò a due opere per il coro della chiesa di Santa Maria in Organo, la Strage degli Innocenti, la sua prima opera datata dipinta sul suolo natio, e il Costantino che ordina la strage, in cui dimostra la sua piena adesione alla "maniera" e in cui, grazie all'uso del chiaroscuro, realizzò forme possenti e complesse che si delineano su sfondi ispirati alle architetture del veronese Michele Sanmicheli.. Commentando queste prime esperienze veronesi Vasari ebbe a dire che «nelle quali opere... è un numero grandissimo di figure fatte con disegno, studio e diligenza». Nello stesso anno, il 29 aprile, è testimone in occasione delle nozze tra l'amico Paolo Caliari e Elena Badile (figlia di Antonio Badile, anch'egli pittore)..
Due anni più tardi, oramai impegnato a consolidare la sua fortuna in terra veronese, realizzò altre due tele per la stessa chiesa, una Cena di san Gregorio e un Cristo che cammina sulle acque, entrambe caratterizzate da un gigantismo dei personaggi, mentre per la San Tomaso Cantuariense dipinse una pala d'altare. Sempre del 1558 una notevole prova di Paolo fu un dipinto dal soggetto estraneo al tema religioso e commissionato da una nobile locale: Allegoria del battesimo di Adriana Verona Ferro, oggi facente parte di una collezione privata e sempre di chiara ispirazione michelangiolesca..
Nel 1560 dipinse La Natività, Dio Padre appare ai ss. Francesco e Antonio abate per il santuario della Madonna del Frassino di Peschiera del Garda, mentre due anni più tardi, con il dipinto Cristo mostrato al popolo, Paolo mutò ancora una volta il suo stile rivendendo i prestiti michelangioleschi a fronte di una riscoperta della tradizione veronese. Quest'opera, esposta al museo di Castelvecchio, è una delle sue tele più celebri, «costituendo una sorta di programma artistico a cui Farinati si manterrà sostanzialmente fedele» e di cui è stato sottolineato «l'impareggiabile espressione di dolcissima pietà di Cristo verso i persecutori»... Degno di nota fu un Battesimo di Cristo che dipinse nel 1568 per la chiesa di San Giovanni in Fonte (a quell'epoca battistero per la cattedrale di Verona), mentre l'anno successivo fu la volta di una pala raffigurante i Santi Bartolomeo, Girolamo e Chiara, inizialmente destinata ad un altare laterale del chiesa di Santa Chiara e, al 2018, conservato al museo di Castelvecchio.. Alla metà degli anni '60 del 1500 si possono attribuire anche lAdorazione dei magi (oggi al Rijksmuseum di Amsterdam), gli affreschi nella cappella Marogna in San Paolo in Campo Marzio, la pala d'altare del Battesimo di Cristo per la chiesa di San Giovanni in Fonte e i Santi Girolamo, Bartolomeo e Anna oggi al museo di Castelvecchio.
È noto che, a partire dal 1570, divenne il titolare di una bottega situata nei pressi di palazzo del Podestà a Verona. Sulla base di quel che risulta dagli estimi del tempo e dal suo testamento, si può facilmente intuire che la sua attività dovette godere di florida fortuna. La bottega di Farinati assunse sempre di più i connotati di impresa familiare quando iniziarono a frequentarla anche Orazio e Giambattista, due dei figli avuti da Benassunta Volpini.