Fiorentino d'origine, si trasferì, ancora molto giovane, a Roma, dove decise di dedicarsi alla propria missione evangelica in una città corrotta e pericolosa, tanto da ricevere l'appellativo di «secondo apostolo di Roma».

Radunò attorno a sé un gruppo di ragazzi di strada, avvicinandoli alle celebrazioni liturgiche e facendoli divertire, cantando e giocando senza distinzioni tra maschi e femmine, in quello che sarebbe, in seguito, divenuto l'Oratorio, ritenuto e proclamato come vera e propria congregazione da papa Gregorio XIII nel 1575.

Per il suo carattere burlone, fu anche chiamato il «santo della gioia» o il «giullare di Dio»Rita Delcroix, Filippo Neri il santo dell'allegria.

Biografia Infanzia

Al secolo Filippo Romolo Neri, nacque come secondogenito di Francesco Neri e di Lucrezia da Mosciano.Secondo un’antica e pia tradizione, la madre del futuro Santo era originaria del borgo medievale di Mosciano, oggi frazione di Scandicci. Il giovane “Pippo buono”, sempre secondo la leggenda, sarebbe stato ospitato, durante un periodo di villeggiatura, nella casa dei nonni materni; L. Gravina, Mosciano e La Roveta (Comune di Scandicci), Ricordi storici dal 1054 al 1940, Vol. XL di Collana di monografie storico-artistiche illustrate, 1940. Il padre esercitava la professione di notaio presso Firenze ma, nel 1524, decise di intraprendere la strada dell'alchimia. I coniugi Neri ebbero, dopo Filippo, altri due figli: Elisabetta, nata nel 1518, ricordata per aver testimoniato nel processo di canonizzazione per il fratelloPrimo processo canonico per San Filippo Neri nel Codice Vaticano Latino vol.4, e Antonio, morto poco dopo la nascita. La primogenita era invece Caterina, nata nel 1513 che, dopo il matrimonio, ebbe due figlie, entrambe in seguito divenute monache, che avrebbero avuto un modesto contatto epistolare con lo zio FilippoSan Filippo Neri, Gli scritti e le massime, a cura di A. Cistellini, Brescia, 1994. Ricevette il battesimo nel "Bel San Giovanni", il Battistero di tutti i Fiorentini e gli fu imposto il nome di Filippo Romolo il giorno dopo la nascita, il 22 luglio del 1515. La sua famiglia era residente nella Parrocchia di San Pier Gattolino.

Nel 1520 Filippo Neri perse la madre. Il padre decise così di risposarsi con Alessandra di Michele Lensi che, dopo essere entrata a far parte della famiglia Neri, si affezionò molto ai figli del marito. Filippo ricevette la prima istruzione in famiglia, in seguito venne mandato a studiare presso un certo maestro Clemente, e cominciò a frequentare il convento di San Marco evangelista a Firenze, un tempo sotto la direzione del frate domenicano Girolamo SavonarolaR. Spiazzi, San Filippo Neri e i domenicani.

Un aneddoto, molto caro ai biografi del santo, narra come questi a otto anni litigò con la sorella, che l'aveva disturbato in un momento di riflessione, e la gettò dalle scale. Qualche tempo dopo, quasi per contrappasso, vedendo un asino carico di frutta fermo a mangiare l'erba di un prato, volle saltargli sulla groppa per cavalcarlo ma la bestia, non appena egli si sedette sopra, cominciò a muoversi in maniera assai agitata, finché il bambino cadde dentro un pozzo molto profondo. I genitori di Filippo corsero a soccorrerlo, sicuri di trovare il figlio in fin di vita; il piccolo Filippo invece non aveva subito nemmeno una ferita.

A Roma

Durante gli anni di studio presso il convento di San Marco, il giovane Filippo Neri si appassionò a due testi che avrebbero influenzato il suo successivo apostolato: le Laudi di Jacopone da Todi, che in seguito egli fece musicare, e le Facezie del Pievano Arlotto, un libro umoristico scritto da un sacerdote fiorentino. Tra le sue meditazioni quotidiane figura l'Autobiografia di santa Camilla da Varano, come mostra la copia conservata alla Biblioteca Vallicelliana con sue note autografe.

Visse a Firenze fino a 18 anni, quando fu inviato presso uno zio, tale Bartolomeo Romolo, a Cassino (allora chiamata San Germano) per essere avviato alla professione di commerciante. In quegli anni cominciò a sentire la propria vocazione religiosa, così da costruire una piccola cappella in una roccia a picco sul mare denominata "Montagna Spaccata" (ancora oggi visitabile) a Gaeta, dove si recava tutti i giorni per pregare in silenzioA. Lentini, Memorie di S. Filippo a Cassino e Montecassino, in L'Oratorio di S. Filippo Neri, 20 (1963), pp. 1-6; M. Dell'Omo, S. Filippo Neri e il monachesimo (nel IV centenario della morte, 1595-1995), in Benedictina, 42 (1995), pp. 375-387, in particolare pp. 376-383 (= L'esperienza del monachesimo nella biografia di s. Filippo Neri, in Messer Filippo Neri, santo, l'Apostolo di Roma. Catalogo della mostra, Roma, Biblioteca Vallicelliana, 24 maggio-30 settembre 1995, Roma 1995, pp. 27-31).. Lo zio, che si era particolarmente affezionato a lui, non avendo eredi, aveva deciso di lasciare al nipote, dopo la morte, tutti i suoi averi (ben 20.000 scudi) che questi però rifiutò per dedicarsi a una vita più umile.

Nel 1534 si recò a Roma come pellegrino ma vi rimase in qualità di precettore di Michele e Ippolito Caccia, figli del capo della Dogana pontificia, il fiorentino Galeotto, che forse gli fornì l'occupazione in nome della loro comune origine, offrendogli inoltre vitto e alloggio. I due bambini avrebbero seguito successivamente la strada religiosa, divenendo l'uno sacerdote diocesano in una località vicino a Firenze, l'altro monaco certosino. Il suo compenso consisteva in un semplice sacco di grano che diventava poi, grazie a un accordo con il fornaio, una pagnotta che Filippo Neri condiva con un po' di olive e tanto digiuno. La stanza in cui viveva era piccolissima e aveva come unici mobili un letto, un tavolino e una corda appesa al muro che fungeva da armadio. Nello stesso tempo egli seguiva corsi di filosofia all'Università della Sapienza e presso i monaci di sant'AgostinoProcesso per la canonizzazione, p. 41. Sul finire del 1537 vendette i libri e ne offrì il ricavato a un giovane calabrese in cerca di fortuna, tale Guglielmo Sirleto, che in seguito sarebbe divenuto cardinale.

Ben presto espresse nella preghiera le sue attitudini di mistico e contemplativo. Cominciò a prestare la sua opera di carità presso l'ospedale di San Giacomo (il suo nome infatti compare fra le matricole dei membri della compagnia che regge l'OspedaleM. Vanti, S. Giacomo degli Incurabili di Roma nel cinquecento, Roma, 1938) dove molti anni dopo conobbe e strinse amicizia con Camillo de Lellis. Probabilmente nell'inverno del 1538 venne anche a contatto con Ignazio di Loyola e con i primissimi membri della Compagnia di GesùH. Ranher, Ignazio di Loyola e Filippo Neri, a cura dell'Oratorio di Roma 3.

Secondo la tradizione nel 1544, e precisamente nel giorno della Pentecoste, in preghiera presso le catacombe di San SebastianoV. Fiocchi Nicolai, San Filippo Neri, le catacombe di San Sebastiano e le origini dell'archeologia cristiana, Roma, 2000, Filippo Neri fu preda di uno straordinario avvenimento (secondo il santo un'effusione di Spirito Santo) che gli causò una dilatazione del cuore e delle costole, evento scientificamente attestato dai medici dopo la sua morteProcesso per la canonizzazione p. 424. Molti testimonieranno di aver visto spesso il cuore tremargli nel petto e che, a contatto con esso, si avvertiva uno strano calore.

In seguito a questa esperienza Filippo abbandonò la casa dei Caccia per ritirarsi a vivere come eremita fra le strade di Roma, dormendo sotto i portici delle chiese o in ripari di fortuna. Spesso lo si vedeva passeggiare per le piazze cittadine vestito con una tonaca munita di cappuccio. Camminando per Campo de' Fiori e nei vicoli di Trastevere incontrava giovani che lo deridevano e beffeggiavano. Egli non si faceva sfuggire l'occasione e, unendosi alla comitiva, la conquistava con la sua simpatia. Cominciava con una barzelletta e con qualche gioco, ma poi s'improvvisava predicatore, dicendo: «Fratelli, state allegri, ridete pure, scherzate finché volete, ma non fate peccato!».

Molti tentavano di farlo cadere, una volta dei giovani scapestrati idearono una raffinata trappola: invitatolo in una casa, vi introdussero prostitute. Ma la purezza di Filippo ebbe la meglio. Qualche anno più tardi dovette affrontare lo stesso tipo di tentazione a casa di una tale Cesaria, nota per la sua bellezza. Essa volle scommettere con gli amici che sarebbe riuscita con le sue capacità di seduzione a farlo capitolare. Fingendosi inferma lo invitò a casa sua per una confessione. Quando Filippo arrivò nella sua stanza la trovò vestita con un indumento così trasparente che niente lasciava alla fantasia. Accortosi dell'inganno, Filippo si diede alla fuga, e la donna, scoperta, si vendicò tirandogli dietro un pesante sgabello. Forse è per questa esperienza che Filippo dirà in seguito ai suoi discepoli che « [...] le tentazioni si vincono resistendo ad esse, ad eccezione di quelle carnali, dove è solo fuggendo che si hanno gloriose vittorie».

Nello stesso periodo, si occupò degli infermi, abbandonati a sé stessi o affidati a pochi volontari, negli ospedali di San Giovanni e Santo SpiritoAntonio Gallonio, Vita sancti Philippi Nerii, p. 12 nonché dei poveri nella confraternita della Carità, istituita da papa Clemente VII e nell'oratorio del Divino Amore. Essendosi fatto sempre più intenso il suo apostolato nei confronti dei bisognosi, tanti dei quali costretti a dormire in rifugi di fortuna, decise su consiglio di Persiano Rosa, suo padre spirituale, di fondare la cosiddetta Confraternita della Santissima Trinità dei pellegrini C. Fannucci, Trattato di tutte le opere pie di Roma, Roma, 1602, creata appunto per accogliere e curare viandanti, pellegrini e povera gente dei borghi romani. Inizialmente composta da quindici uomini, attratti dai discorsi da lui tenuti nella chiesa di San Salvatore in CampoGiorgio Papasogli, Filippo Neri- un secolo un uomo, p. 54, e installata nella casetta dello stesso Persiano Rosa, diede un grande contributo a favore dei pellegrini, in particolare nell'Anno Santo del 1550 (sebbene quell'anno venisse presa a pigione una casa più grande), tanto da ricevere da allora il soprannome di confraternita "dei pellegrini"Antonio Gallonio, Vita sancti Philippi Nerii, 19, e poi in seguito anche "dei convalescenti" per il suo soccorso nei confronti degli infermi della città.