Santadi (Santàdi in sardo) è un comune italiano di abitanti della provincia del Sulcis Iglesiente, situato nel Basso Sulcis, a sud ovest di Cagliari, da cui dista circa .
Il paese è rinomato per la sua ricca enogastronomia, per le bellezze naturalistiche e per le numerose testimonianze del passato.
Geografia fisica Territorio
Il territorio comunale si estende complessivamente per , di cui circa 50 occupati da un fitto bosco di lecci, lillatri, sughere, con sottobosco costituito da vegetazione tipica dell'area mediterranea. Il comune confina a settentrione con quello di Nuxis, a occidente con i comuni di Villaperuccio e Piscinas, a meridione con Teulada e ad oriente con i comuni di Domus de Maria, Pula e Assemini.. Il centro abitato è situato a 134 metri sul livello del mare, al centro di un'ampia vallata dalla quale si erge un gruppo montuoso che nel territorio comunale raggiunge la massima altitudine con i 1104 metri del Monte Tiriccu. Il comune è privo di sbocco sul mare.
Il paesaggio è prevalentemente collinare e montuoso, non mancano comunque delle fertili piane. Il territorio comunale e più in generale quello del Sulcis-Iglesiente nel suo complesso costituisce la zona geologicamente più antica d'Italia e tra le più antiche d'Europa, risalente a quasi 600 milioni di anni fa.
L'acqua è un elemento abbondante grazie ai numerosi rilievi. Il principale corso d'acqua è il rio Mannu, avente regime torrentizio, il quale separa le due borgate principali, Santadi Basso e Santadi Centro. Il torrente costituisce uno dei maggiori immissari del lago artificiale di Monte Pranu. Sono presenti alcuni piccoli bacini d'acqua artificiali come il laghetto di Crabì e quello di Su Benatzu. Le falde sono numerose e ricchissime d'acqua; proprio le acque sotterranee hanno favorito importanti fenomeni carsici: il territorio santadese brulica di grotte e cavità. Le Grotte Is Zuddas sono un esempio importante di tale fenomeno.
Santadi è uno dei comuni che costituiscono il Parco del Sulcis (o di Gutturu Mannu), un parco naturale di decine di migliaia di ettari coperti da macchia mediterranea. Nel parco sorge una delle foreste più grandi in Italia: 35.000 ettari senza soluzione di continuità, di grande valore naturalistico, la lecceta più estesa al mondo.
Clima
Il clima è tipicamente mediterraneo, con lunghe estati secche e inverni miti e talvolta piovosi. Le piogge si concentrano nel semestre che va dalla metà di ottobre alla metà di aprile; i mesi mediamente più piovosi sono novembre e dicembre, mentre luglio è il più siccitoso; molto siccitosi sono generalmente agosto e giugno e talvolta settembre e maggio. Santadi paese ha una piovosità media di 665,3 mm, in base ai dati raccolti a partire dal 1922 dall'Ente Idrografico della Sardegna. Pantaleo, località ai piedi delle montagne santadesi, registra invece una piovosità media di 877,6 mm.
A fronte di questi valori medi, possono esservi annate particolarmente siccitose, come quella 2001-2002 (appena 336,2 mm tra l'agosto 2001 ed il luglio 2002) e lunghissimi periodi senza precipitazioni, come nel 1924 (totale assenza di piogge dal 4 aprile al 1º ottobre). Il territorio è stato tuttavia flagellato anche da fenomeni alluvionali: il ponte che unisce le due borgate di Santadi Basso e Santadi Centro è stato più volte divelto dal rio Mannu. Si ricordano alcuni episodi alluvionali notevoli, testimoniati dai dati pluviometrici disponibili a partire dal 1922. Nel novembre 1933 si ebbero quasi 258 mm mensili a Santadi e 370 mm a Pantaleo, con 82 mm nel solo giorno 20 in tale località. Nel marzo 1953 ci fu uno degli episodi più gravi, con l'allagamento di Santadi Basso e Terresoli, dovuto al rio Mannu ed ai suoi affluenti: il 16 marzo caddero 91 mm a Santadi, 98 mm a Pantaleo e 201 mm a Is Cannoneris, località più a monte di Pantaleo; tra il 14 ed il 16 marzo 243 mm a Pantaleo e 168 mm a Santadi. Gli anni cinquanta e sessanta furono generalmente molto piovosi. Altra importante alluvione si ebbe il 15 gennaio 1961, quando caddero 102 mm in 24 ore a Santadi e ben 544 mm tra dicembre 1960 e gennaio 1961. L'ultima grande esondazione del rio Mannu si ebbe il 27 novembre 1971 (84 mm in 24 ore a Santadi, con 287 mm mensili; 100 mm in 24 ore a Pantaleo, con 322 mm mensili): in tale giorno venne divelto anche il ponte tra via Roma e via Cagliari. Gli anni ottanta e novanta ed i primi anni 2000 furono spesso avari di precipitazioni, si segnala comunque qualche episodio di pioggia alluvionale, come nell'agosto 1997. Nei due decenni degli anni 2000 e 2010 si verifica un'alternanza tra annate sopra media e periodi siccitosi. Si segnala l'eccezionale piovosità del periodo tra il maggio e l'agosto 2018 (normalmente, in altre annate, molto siccitoso), con prosecuzione nei mesi di ottobre e novembre 2018 e l'episodio alluvionale del giorno 10 ottobre 2018, quando un violento temporale notturno portò grande devastazione nell'alveo del rio Is Castangias (affluente del rio Mannu) ed il quasi straripamento del rio Mannu a Santadi Basso.
L'andamento termico è simile a quello delle altre località pianeggianti dell'entroterra meridionale sardo. Le temperature sono più elevate nei mesi di luglio e agosto, specialmente tra l'ultima decade di luglio e la prima di agosto, con valori diurni medi ben sopra i 30 gradi e picchi oltre i 40 (specie quando i venti si dispongono da sud-est). Più freddi sono i mesi di gennaio e febbraio, con valori diurni medi attorno ai 14 gradi e valori notturni attorno ai 5; non mancano le gelate durante l'inverno (eccezionalmente anche in primavera e fine autunno), con valori che si sono avvicinati ai nei maggiori episodi di ondate di freddo.
La neve cade abbastanza frequentemente alle quote elevate, con più episodi durante la stagione fredda nei maggiori rilievi. Diviene sempre più rara alle quote sotto i 700/800 m, con tempi di ritorno di molti anni in pianura, specie nevicate con accumulo. In alcune annate ci sono stati episodi nevosi di rilievo con accumulo al suolo, peraltro in coincidenza con le altre località pianeggianti e costiere del sud dell'Isola; in particolare si segnalano in tempi recenti il gennaio 1985, il febbraio 1986, il gennaio 1993 ed il gennaio 1999. L'episodio più significativo della seconda metà del Novecento rimane quello del febbraio 1956, quando la neve coprì tutta la Sardegna in modo inconsueto.
Nel decennio 2010 si sono verificati episodi di neve senza accumulo il 12 febbraio 2010, i giorni 7, 11, 12 del febbraio 2012, la notte tra il 31 dicembre 2014 ed il 1º gennaio 2015.
Origini del nome L'origine del nome di Santadi trova la sua radice in 'Sant'Agata', la santa alla quale era consacrata la vecchia chiesa ubicata in Santadi Basso, costruita sui resti di un tempio romano, quella che i santadesi chiamavano 'Sa Cresia Manna' (la chiesa grande). Già in documenti del XVI secolo si parla di Santa Ada e ancor prima di Sant'Agatha, Villa di Sant'Agatha di Zulkes (o Solki), Villa di Sant'Agata e poi, dal XVI secolo appunto, di Villa di Santa Ada, Santa Adi, Santadi.
Storia
Preistoria ed età antica
Il territorio di Santadi è abitato fin dalla preistoria. I primi insediamenti sono databili al periodo prenuragico. Testimonianze archeologiche della presenza umana in tale epoca sono degli idoletti femminili in osso, rappresentanti la Dea Madre, rinvenuti in caverne in località Monte Meana, risalenti al Neolitico Medio, ovvero a circa 3500 anni prima di Cristo..
Numerose sono le vestigia che documentano la presenza della civiltà nuragica (II millennio a.C.): una delle più note è la Tomba Dei Giganti di Barrancu Mannu. La tomba, in granito giallo-rosa, è databile al Bronzo medio (1300 a.C. circa) ed è composta da un corpo tombale absidato, un corridoio coperto e da una esedra arcuata dove è presente un piccolo pertugio, sormontato da un architrave, con la funzione di ingresso alla tomba. Anche i nuraghe, presenti in gran numero, testimoniano la frequentazione massiccia del territorio santadese da parte di tale civiltà: esempi sono i nuraghe de S'Ossiga, Mannu de Barrua, Pimpini, Senzu, de su Schisorgiu, Sanna.
Capitolo a parte, per quanto riguarda le testimonianze archeologiche di epoca nuragica, merita il Tempio nuragico di Su Benatzu (Grotta Pirosu o Grotta del Tesoro), sito in località Su Benatzu, in prossimità delle Grotte Is Zuddas. Si tratta di una grotta santuario scoperta nel giugno 1968, la più importante della Sardegna per ricchezza dei rinvenimenti. A circa 150 metri dall'ingresso si trova la Sala del Tesoro, nella quale sono stati rinvenuti numerosi resti ceramici e metallici (di rame, bronzo e oro), databili tra gli anni 820 e 730 a.C.
Intorno al 1000 a.C. e con sempre maggiore insistenza nei successivi secoli, la Sardegna cominciò ad essere frequentata dai Fenici e in seguito dai Punici, che si spinsero dalle coste verso l'entroterra, territorio santadese incluso, ove iniziarono a stanziarsi, spesso scontrandosi con le preesistenti comunità nuragiche. Notevoli le testimonianze della civiltà fenicio-punica a Santadi (VII-III secolo a.C.): l'Insediamento di Pani Loriga è l'esempio più importante di questa fase storica. Il sito, che sorge su una collina, era già frequentato in epoca prenuragica e nuragica, come prova la presenza di domus de janas, anche se le tracce più evidenti sono quelle di epoca fenicio-punica: risalgono a questa fase gli insediamenti abitativi e le necropoli.
Nel 238 a.C. i Romani conquistarono la Sardegna, sconfiggendo Cartagine nella prima guerra punica. Da questo momento inizia la fase romana anche nel territorio santadese. Ai Romani si devono le terme in località Is Figueras, nei pressi di Pantaleo. Un'altra testimonianza romana era la chiesa di Sant'Agata, edificata sui resti di un tempio romano, di cui oggi si conserva qualche limitata traccia (un capitello in stile corinzio ed una lapide con epigrafe latina). La presenza romana durò per molti secoli, fino al 456 dopo Cristo, quando la Sardegna venne occupata dai Vandali.
Medioevo Durante il periodo della dominazione vandalica, come narra lo storico Procopio, alcuni Mauri ribelli sarebbero stati esiliati dall'Africa alle alture nei pressi di Cagliari, identificabili forse con i monti sulcitani ed il territorio santadese. Discenderebbe da questo fatto l'appellativo di 'Mauritano' per ciò che riguarda Santadi ed il suo territorio.
Nel 534 d.C. la Sardegna passò dai Vandali ai Bizantini. Molto limitate le testimonianze di epoca altomedievale nel territorio santadese. Una sepoltura rinvenuta nel 1972 in località Barrua de Basciu risale probabilmente a tale periodo, o forse al periodo tardo romano.
L'espansione araba nel Mediterraneo provocò un'interruzione dei collegamenti tra la Sardegna e Bisanzio, così, intorno al IX secolo d.C., l'Isola si rese autonoma: nacquero i Giudicati. Santadi ed il suo territorio facevano parte del Giudicato di Cagliari, ed in particolare della Curatoria del Sulcis. Al secolo XI risale la prima testimonianza scritta su Santadi: il Giudice Torchidorio I lasciava per testamento all'Arcivescovo di Cagliari, assieme ad altre nove Ville, la Villa di Sant'Agatha de Zulkis, l'odierna Santadi.
Alla caduta del giudicato, nel 1258, il territorio santadese passò sotto il dominio della Repubblica di Pisa, in particolare della famiglia Della Gherardesca. In seguito, nel 1324, passò agli aragonesi, che lo infeudarono a Pietro de Sena e successivamente al Vescovo di Sant'Antioco, che in quel periodo si trovava a Tratalias: comincia il periodo della Baronia. Con l'abolizione della Diocesi del Sulcis, il feudo e le relative entrate fiscali furono trasferite all'Arcivescovo di Cagliari, creando però un contenzioso secolare con il vescovo di Iglesias.