La Val Varenna (Voëna in ligure) è una valle dell'Appennino ligure, attraversata dall'omonimo torrente che sfocia nel Mar Ligure tra i quartieri genovesi di Pegli e Multedo, nel ponente cittadino.

Il suo territorio, interamente compreso nella città metropolitana di Genova, è suddiviso tra il comune di Genova (Municipio VII Ponente, unità urbanistiche di Pegli e Multedo), a cui appartiene per l'85% circa della sua estensione e il comune di Ceranesi, di cui fa parte una zona alla testata della valle, corrispondente al bacino del rio Vaccarezza, con le località Lencio, Vaccarezza inferiore, Vaccarezza superiore e Lencisa.

Toponimo L'origine del toponimo "Varenna" non è documentata con certezza. Secondo molti studiosi potrebbe essere di derivazione celtica, avendo come base il termine "var" (acqua) unito al suffisso preromano "-enna", con il significato di "luogo dove scorre l'acqua".

Secondo altri l'origine del nome potrebbe essere germanica. Nella valle sono presenti diversi toponimi introdotti da popolazioni di origine germanica (Goti, Longobardi e Franchi) insediati nella zona dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente. Lo stesso nome della valle potrebbe derivare dal latino medioevale (di origine germanica) Warenna, con il significato di "riserva di caccia o pesca". Si può quindi supporre che qualcuna di queste popolazioni, presumibilmente i Franchi, abbiano denominato la valle con questo termine perché ne avevano fatto un loro territorio di caccia. In un atto, rogato a Pegli dal notaio Rolando Belmosto nel 1294Rolando Belmosto, cart. 105, cc. 255-256 (Archivio di Stato di Genova), si cita la bandita del comune di Pegli, che risulta compresa nell'area della val Varenna: la bandita potrebbe quindi essere un bene feudale dei Franchi, passato poi al comune dopo che le istituzioni comunali erano succedute al feudalesimo.

Altri toponimi denunciano la presenza germanica: nell'alta val Varenna troviamo Scolca, derivato dal germanico "skulk" (vedetta, posto di guardia), per indicare un luogo dove si controllava il transito nella valleGiulia Petracco Sicardi - Rita Caprini, Toponomastica storica della Liguria, Sagep Editrice, 1981, pag. 96, nella zona di Tre Ponti il toponimo Fon, derivato da Faone, attestato in un documento del 1483 come PharaonLivellario dell'Abbazia di Sant'Andrea di Sestri, 1483 pag. 146 r. (Archivio di Stato di Genova)., nel 1789 come FaraoneRepubblica di Genova, Catasto del Capitaneato di Sestri, 1789 (Archivio Storico del Comune di Genova) e nel catasto del 1798 come FaoneRepubblica Ligure, Catasto del territorio della Parrocchia di San Martino di Pegli, 1798 (Archivio di Stato di Genova), attuale denominazione della via. La base di questo toponimo potrebbe essere la voce longobarda fara con il significato di "spedizione, gruppo di insediamento"G. Petracco Sicardi - Rita Caprini, op. cit., pag. 89, termine peraltro non attestato altrove in Liguria, mentre è diffuso in altre aree italiane dove dominarono i Longobardi.

Demografia La val Varenna non costituisce un'entità amministrativa autonoma, ma nella suddivisione interna del comune di Genova è parte delle unità urbanistiche di Pegli e Multedo, oltre alla piccola porzione montana appartenente al comune di Ceranesi. Non sono perciò disponibili dati disaggregati sulla sua popolazione.

La zona della foce, fortemente urbanizzata e densamente popolata, per meno di un chilometro dalla foce, è completamente integrata nell'abitato di Pegli.

La zona a monte del viadotto dell'Autostrada A10, di gran lunga più estesa, è invece scarsamente popolata: sulla base dei dati (non ufficiali), riferiti alle due parrocchie della valle (S. Carlo di Cese e Tre Ponti), si può stimare una popolazione di poco più di mille abitantiArcidiocesi di Genova, Annuario Diocesano, 2005, concentrati soprattutto nei centri di fondovalle.

Geografia fisica Morfologia La valle, stretta ed allungata, ha una superficie di 21,96 km² e si sviluppa in direzione nord-sud per circa 9 km, con un'ampiezza massima di 4,5 km; il torrente Varenna ha convenzionalmente origine nella località Camposilvano alla confluenza del rio Vaccarezza e del rio del Grillo; il primo nasce alle pendici del monte Rocca Maia (696 m), il secondo dal monte Proratado (928 m).Torrente Varenna - Piano di bacino stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico – Relazione generale , provincia di Genova, 2014Studio relativo alla disponibilità idrica dei corpi idrici non significativi ricadenti nel versante ligure. Il bacino del torrente Varenna , provincia di Genova, 2008

I bacini idrografici contigui sono quelli dei torrenti Chiaravagna, Molinassi e Rostan a est, Polcevera a nord, Leira, Branega, San Pietro e Rexello ad ovest.

Orografia La valle ha un profilo trasversale fortemente asimmetrico: il versante occidentale è infatti molto più esteso e ramificato di quello sinistro, di conseguenza le vallette laterali più estese sono quelle in sponda destra (rio Gandolfi, rio Cantalupo), mentre gli affluenti in sponda sinistra, pur numerosi (rii Dei Corvi, Lavino, Pomà e Razzara), hanno corso breve e bacini di limitata estensione. Entrambi i versanti presentano una pendenza media molto accentuata a tutte le quote (tra il 40 ed il 60%). Anche le dorsali che delimitano la valle sui due versanti sono morfologicamente molto diverse. Il crinale che delimita la valle a ponente, dall'aspetto impervio e selvaggio, nella parte medio-alta si mantiene costantemente ad un'altitudine superiore ai 900 m, arrivando a sfiorare i mille metri, a soli 6  km dal mare, con i monti Penello (995 m), Foscallo (988 m) e Proratado (926 m).

Sul monte Penello, massima altitudine della valle, si trovano i resti di alcune costruzioni militari risalenti alla seconda guerra mondiale, due delle quali ristrutturate e riadattate a rifugio per escursionisti, denominate rispettivamente bivacco Zucchelli e bivacco Bellani; la prima è stata ristrutturata a cura del Gruppo Escursionistico di Pegli e la seconda dalla Sottosezione CAI - ULE di Sestri Ponente; il monte Penello può essere facilmente raggiunto con diversi itinerari, da Pegli, Pra', Piani di Praglia e da S. Carlo di Cese risalendo la valle del rio Gandolfi.

Questo sistema montuoso, inserito con l'intero versante destro della Val Varenna nel Sito di interesse comunitario (SIC) IT1331501 "Praglia-Pracaban-Monte Leco-Punta Martin", costituisce un ambiente di notevole interesse dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, caratterizzato da ampie praterie punteggiate da affioramenti rocciosi e del tutto privo di insediamenti umaniPiano Urbanistico Comunale – Studio di incidenza, comune di Genova, giugno 2011, localmente chiamato "Scaggia", termine che richiama l'alternanza di rocce e praterie tipica di quest'area.

Affioramenti rocciosi lungo la dorsale della "Scaggia":

In questo scenario si trovano due emergenze rocciose utilizzate come palestra di arrampicata, la Rocca del Garsello, uno spuntone di metagabbro fratturato in diversi blocchi che sporge dal crinale alle pendici meridionali del monte Proratado, alla quota di 814 m, con una parete di circa 40 metri verso valle, e la Rocca Maia, detta anche Rocca Maccà (675 m) sul crinale tra Polcevera e Varenna, alle sorgenti di quest'ultimo; già utilizzata in passato come palestra di arrampicata, è stata ripristinata nel 2006 da volontari del CAI di Bolzaneto dopo che era ormai abbandonata da molti anni..

Sull'altopiano del monte Penello sono ancora visibili diverse "neviere", utilizzate nei secoli passati per raccogliere la neve che, nonostante la prossimità al mare, cadeva copiosa su questi monti durante la stagione invernale. Queste strutture interrate, rivestite con blocchi di pietra, con una copertura isolante in paglia, consentivano, prima dell'avvento della refrigerazione industriale, la conservazione della neve per rivenderla in città sotto forma di blocchi di ghiaccio fino all'estate successiva. Questa attività era un'occasione di lavoro stagionale per i contadini della zona, ingaggiati nel periodo invernale per la raccolta della neve, che veniva immessa nella neviera, compressa ed infine ricoperta da uno strato di foglie secche.Neviere , di Paolo De Lorenzi, articolo pubblicato su "Il Geometra Ligure", bimestrale del Collegio dei Geometri della Provincia di Genova, n. 2/2005

Lungo la dorsale interna tra il rio Cantalupo e il rio Gandolfi che culmina con la vetta del monte Penello si trova uno dei rilievi più caratteristici della valle, la punta del Corno (849 m), costituita da un imponente blocco di roccia che si staglia sopra al crinale.

Il crinale a nord, alla testata della valle, dal monte Proratado al valico di Lencisa scende sensibilmente di quota; il crinale orientale, meno accidentato di quello di ponente, ha un'altitudine media intorno ai 600 m con il punto più elevato al bric Dell'Omo (638 m), modesto rilievo boscoso nei pressi dell'ex osteria dello Zucchero, sullo spartiacque tra Varenna e Polcevera.

Le vallette laterali Il torrente Varenna nel suo percorso raccoglie diversi rivi, ma solo pochi di essi, tutti sul versante destro, formano valli laterali di dimensioni significative.Torrente Varenna - Piano di bacino stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico – Pluviometria e idrometria , provincia di Genova, 2014

Da monte verso valle, sulla destra orografica, si incontrano i seguenti sottobacini principali: rio Grillo, che scende dalle pendici del monte Proratado.

rio Gandolfi: lungo 2,4 km, nasce dal monte Foscallo (987 m) e forma una delle valli laterali più ampie e di particolare interesse naturalistico, con caldaie di erosione, meandri, laghetti e cascate, di cui una a due salti alta circa 24 m; sfocia nel Varenna a valle di San Carlo di Cese.

Alla confluenza del rio Gandolfi nel Varenna è riconoscibile un interessante fenomeno di cattura fluviale del Varenna stesso; i due corsi d'acqua in origine scorrevano quasi paralleli separati da un alto rilievo di roccia serpentinosa, e la confluenza si trovava più a valle. L'erosione ha determinato nel tempo lo sprofondamento dell'alveo del rio Gandolfi e lo sfondamento della cortina del rilievo in uno dei punti di maggiore prossimità: il Varenna è passato nell'alveo del Gandolfi, situato ad un livello inferiore, mentre il vecchio alveo del Varenna, sviluppato per circa 1 km, evidentemente su rocce maggiormente coerenti, è abbandonato a quota più elevata, ed è percorso dalla strada carrozzabile. Lo sprofondamento del Gandolfi ha prodotto, nel suo corso e nel punto di confluenza attuale, un aspetto aspro e scenografico in valloni rocciosi. rio Cantalupo: il maggiore degli affluenti (5,2 km), chiamato anche rio Gambaro, è formato da diversi rivi che hanno origine dalle pendici meridionali dei monti Penello, Fontana Buona e punta del Corno; scorre in direzione nord-sud parallelamente al corso del Varenna, nel quale confluisce a Tre Ponti. Nella valle si trova il laghetto detto "o Gôsso" abbastanza ampio e profondo da essere balneabile.

Sulla sinistra orografica si trovano solo sottobacini di dimensioni trascurabili, spesso in secca nella stagione estiva: rio dei Corvi, Lavino, Poma e Rozzano. Il maggiore di questi (circa 1,5 km) è il rio dei Corvi.

Alla testata della valle il bacino del rio Vaccarezza è percorso dalla strada che porta al valico di Lencisa.

Valichi L'unico valico percorso da una strada carrozzabile è quello di Lencisa (568 m), alla testata del bacino del rio Vaccarezza, che collega la val Varenna con la val Polcevera. La Colla di Lencisa era un tempo un frequentatissimo punto d'incontro di diverse mulattiere che dalla val Polcevera, da Sestri Ponente e da Pegli risalendo le dorsali portavano alle Capanne di Marcarolo, importante centro di scambi commerciali.Corinna Praga, "Genova fuori le mura"