Il Gesù storico è la figura di Gesù di Nazaret come persona realmente esistita, ricostruita utilizzando i moderni metodi della ricerca storica, sorta dall'esigenza sia di approfondire la conoscenza storica, sia di adattare le possibili letture della figura del nazareno a nuovi modelli culturali. Questa ricerca avviene attraverso l'analisi critica dei testi antichi, in particolare dei vangeli canonici, fonti primarie della sua biografia,; ; unitamente allo studio del contesto storico e culturale in cui Gesù visse.
In base allo stato attuale delle ricerche, Gesù di Nazareth fu un predicatore ebreoCfr. le seguenti fonti: che visse agli inizi del I secolo nelle regioni della Palestina, tra Galilea e Giudea, crocifisso a Gerusalemme intorno all'anno 30 sotto il governo di Ponzio Pilato. Secondo Ehrman, gli aspetti principali del Gesù storico erano conosciuti «quasi certamente alla Palestina romana degli anni Trenta del I secolo» B. Ehrman, Did Jesus Exist? HarperCollins Publishers 2012, p. 132-133.
L'avvio della moderna ricerca storica su Gesù viene comunemente fatto risalire alla fine del XVIII secolo, con la pubblicazione degli studi di Reimarus, e si è quindi articolata in più fasi (cfr. Storiografia su Gesù). Le informazioni sulla vita di Gesù sono reperibili soprattutto nei vangeli sinottici, scritti all'incirca 30-40 anni dopo la sua morte, sebbene non vi sia accordo unanime tra gli studiosi sui metodi d'indagine e sulla quantità e qualità dei dati che possono effettivamente emergere da questi testi. Non hanno riscontro nella ricerca storica le tesi, minoritarie ed estranee al mondo accademico, secondo cui Gesù sarebbe solo un mito.
La ricerca moderna e contemporanea
La ricerca storica moderna del cosiddetto "Gesù storico" si basa sullo studio del complesso apparato di fonti canoniche e proto-cristiane (apocrife e pseudoepigrafe); e del confronto critico delle stesse con la documentazione ebraica e quella ellenistico-romana dell'epoca, allo scopo di discriminare tra avvenimenti riconducibili al personaggio storico e quelli più propriamente attribuibili al "Gesù della fede" (Gesù cristologico). La principale sfida della ricerca moderna consiste infatti nel confrontare le fonti che trattano di Gesù riferendole al contesto archeologico, culturale e politico in cui visse.
La ricerca moderna, che tende a integrare il metodo storico-critico con il ricorso ad altre metodologie tratte da altre discipline (sociali, antropologiche, letterarie, psicologiche), pone particolare enfasi nell'evidenziare l'ebraicità di Gesù. Altro tratto di interesse è l'allargamento internazionale e interconfessionale della ricerca.
Secondo lo storico Mauro Pesce, l'indagine su Gesù ha registrato una notevole evoluzione negli ultimi trent'anni, con la pubblicazione di decine di libri e migliaia di contributi scientifici: i risultati di questa ricerca sarebbero però ancora poco noti in Italia, dove, sempre secondo Pesce, prevalgono immagini devozionali semplificate, o al contrario "libri scandalistici [...] continuano a sostenere la tesi, priva di qualsiasi fondamento, secondo la quale Gesù non sarebbe mai esistito".Per approfondimenti, cfr. Bibliografia su Gesù.Per la teoria mitista, cfr. Mito di Gesù..
Secondo il biblista cattolico americano John Paul Meier, occorre fare una distinzione fra tre concetti: il "Gesù della fede" (ciò che i cristiani credono che Gesù fosse, ovvero il Figlio di Dio ed il Messia), il "Gesù storico" (ciò che gli studiosi riescono a ricostruire su Gesù, basandosi sulle fonti a nostra disposizione) e il "vero Gesù" (ciò che Gesù fu e fece, su cui non saremo mai completamente sicuri)..
Allo scetticismo metodologico proprio dello scienziato, si aggiunge lo scetticismo scientifico per tutto ciò che di soprannaturale è riferito, per i miracoli del resoconto evangelico. Secondo alcuni queste parti della narrazione sono vere e fondamentali prove della natura umana e divina di Gesù Cristo, mentre hanno indotto altri a concludere che l'intero testo evangelico non è una fonte storica, oppure che alcune sue parti sono pure invenzione e mitologia.
Principali tesi degli studiosi sul Gesù storico
Profeta apocalittico
La tesi che Gesù fosse un profeta apocalittico ritiene che Gesù fosse un predicatore che preparava i suoi seguaci all'imminente fine del mondo. Essa fu proposta inizialmente dal filosofo deista Hermann Samuel Reimarus nel 1774 e fu poi rilanciata nel 1906 dal teologo luterano Albert Schweitzer.
I principali sostenitori di questa tesi sono Bart Ehrman e Dale Allison jr: il primo ritiene che Gesù attendesse un'imminente apocalisse, basando tale tesi su alcuni contenuti apocalittici contenuti in alcune Lettere di PaoloLa Prima Lettera ai Tessalonicesi e la Prima Lettera ai Corinzi., alcune Lettere cattolicheLa Lettera di Giacomo, la Prima Lettera di Pietro e la Prima Lettera di Giovanni. e nei Vangeli sinottici, sottolineando come nelle fonti successive i toni apocalittici siano stati progressivamente ridottiNel Vangelo di Giovanni, scritto verso il 90-95 d.C., non si trova quasi più alcun insegnamento apocalittico da parte di Gesù, il quale invece sottolinea la propria divinità, a differenza dei sinottici in cui era molto restio a parlare di sé. In alcuni testi apocrifi ancora successivi, come il Vangelo di Tommaso, scritto all'inizio del II secolo, la predicazione di Gesù è addirittura contro l'apocalitticismo.; il secondo studioso ritiene invece che Gesù non si aspettasse un'imminente fine dei tempi, ma ritiene comunque che i suoi insegnamenti rientrino nell'apocalittica giudaica e costituiscano una forma di ascetismo.
Anche Ed Parish Sanders, Maurice Casey e John Paul Meier pongono Gesù nell'alveo dell'escatologia ebraica, pur essendo parzialmente in disaccordo con le opinioni di Ehrman e Allison.. vol. 2.
Guaritore carismatico Secondo Géza Vermes, Gesù fu un pio ebreo e un hasid, similmente ad altre figure descritte nel Talmud come Hanina ben Dosa e Honi Hameaggel. Oltre ad invitare il popolo ebraico ad essere fedele a Dio, egli avrebbe anche praticato numerose guarigioni. Anche Ed Parish Sanders, John Paul Meier e Maurice Casey ritengono che Gesù fosse un guaritore, oltre che un profeta escatologico.
Filosofo cinico
Secondo gli studiosi del Jesus Seminar, Gesù fu un filosofo cinico, un saggio itinerante che predicava un radicale messaggio di cambiamento contro la esistente gerarchia dei suoi tempi. Il leader del Jesus Seminar, John Dominic Crossan, ritiene che Gesù non sia stato crocifisso per motivi religiosi, bensì perché i suoi insegnamenti mettevano in pericolo le autorità ebraiche dell'epoca..
Messia ebraico
L'ipotesi di Nicholas Thomas Wright è quella dell'identificarsi di Gesù nel Messia dell'ebraismo, inviato da Dio per salvare la nazione di Israele. Come Sanders e Meier, Wright ritiene che Gesù fosse un profeta escatologico, ma precisa che l'escatologia ebraica del I secolo d.C. vada intesa alla luce delle aspettative messianiche dell'epoca. Come Wright, Markus Bockmuehl e Peter Stuhlmacher sostengono l'opinione che Gesù sia venuto per annunciare la fine dell'esilio spirituale ebraico e inaugurare una nuova era messianica in cui Dio avrebbe migliorato questo mondo attraverso la fede del suo popolo.
Profeta del cambiamento sociale Secondo tale tesi Gesù fu un rabbino che cercava di riformare certe idee all'interno del giudaismo. Questa idea può essere fatta risalire alla fine del diciannovesimo secolo, quando vari ebrei liberali cercarono di enfatizzare la natura ebraica di Gesù, e lo videro come una sorta di predecessore dell'ebraismo riformato.
Bruce Chilton ritiene che Gesù fosse un devoto allievo di Giovanni il Battista, la cui missione era riportare il Tempio alla purezza, e purificare i Romani e i sacerdoti corrotti. Anche Andreas Köstenberger ritiene che Gesù fosse visto dai suoi contemporanei come un rabbino.
Il rabbino ortodosso Shmuley Boteach ritiene che Gesù fosse un saggio e colto rabbino ebreo osservante della Torah e che Gesù disprezzasse i Romani per la loro crudeltà e li abbia combattuti coraggiosamente.
Il contesto storico
All'epoca il territorio giudaico comprendeva approssimativamente Perea, Giudea da una parte e Galilea dall'altra. La Samaria (perenne dissidente della comunità culturale di Gerusalemme), in mezzo, ne era esclusa e separava il regno in due.
La morte di Erode il Grande nel 4 a.C. indebolisce notevolmente il controllo romano dell'area a causa di una complicata successione al trono tra i suoi tre figli: Archelao (etnarca e re di Giudea, Samaria e Idumea) deposto nel 6 d.C. per l'incompetenza dimostrata, Erode Antipa (tetrarca e re di Perea e Galilea fino al 39), Filippo (tetrarca e re, fino alla morte nel 34, dei territori del nord-est: Golanitide, Traconitide, Nabatea).
Giuda Galileo, pretendente al trono di Gerusalemme, approfitta della situazione e, con un esercito formato da zeloti, attacca i romani di stanza a Gerusalemme e genera una reazione immediata che termina solo dopo ben tre interventi da parte di Quintilio Varo, proconsole in Siria. La repressione da parte dei romani è feroce; la crocifissione di 2.000 rivoltosi aumenta le tensioni fra romani ed ebrei (Flavio Giuseppe, Ant. XVII, x, 10).
Sedata, solo temporaneamente, la sommossa, nel 7 d.C., i romani decisero di riorganizzare amministrativamente e fiscalmente la Giudea (che passa da regno tributario al rango di provincia imperiale) organizzando allo scopo un censimento per quella che per l'epoca era una delle imposte più importanti: il testatico. A supervisionare il censimento suddetto fu lo stesso governatore della Siria, Publio Sulpicio Quirinio, diretto superiore del praefectus romanus e degli stessi tetrarchi erodiani. Questa iniziativa fu la scintilla che accese la celebre rivolta del censimento in cui trovò la morte lo stesso Giuda il Galileo.
L'interesse degli storici è rivolto prevalentemente a episodi turbolenti riguardanti l'impero e le province rivoltose ed è quindi difficile trovare testi contemporanei che parlino di Gesù in modo esplicito. Questa carenza di informazioni veniva così spiegata, all'inizio del Novecento dallo storico Charles Guignebert: </ref>
Alcuni hanno provato a determinare più precisamente la data di nascita di Gesù correlando la stella dei Magi () con fenomeni astronomici; comunque, Matteo descrive una stella viaggiante miracolosa, che non è compresa in alcuna categoria astronomica, e queste teorie non hanno riscosso un grande successo.
La data tradizionale della nascita di Gesù al 25 dicembre, ricorrenza della festa del Natale, è tardiva (IV secolo) ed è probabilmente correlata con il periodo in cui veniva celebrato il Sole invittoPer ulteriori informazioni sulle possibili correlezioni tra Cristianesimo e il culto del Sole Invitto, cfr. .
Luogo di nascita
Riguardo al luogo di nascita i vangeli di Matteo e Luca riportano che Gesù nacque a Betlemme.
I vangeli di Marco e Giovanni non fanno invece menzione del luogo di nascita di Gesù. In Giovanni ( e ) viene comunque citata l'incredulità degli ebrei riguardo alla pretesa di Gesù di essere il Messia in quanto egli proveniva dalla Galilea e non dalla città di Davide (Betlemme). Come è evidenziato anche dal Talmud, i maggiorenti di Gerusalemme e di tutta la Palestina ritenevano ignoranti, rozzi e persino barbari gli uomini delle regioni rurali e arretrate della Galilea.
Alcuni studiosi sia cristiani sia non cristiani ipotizzano quindi come luogo di nascita di Gesù anche Nazaret o altre località della Galilea o prossime alla GalileaAd esempio, Mauro Pesce propende per Nazaret. Cfr. .
Città di origine
Secondo i Vangeli Gesù era originario di Nazaret, in Galilea. L'utilizzo, sempre nei vangeli, dell'aggettivo "nazoreo", di non chiara origine, ha suscitato comunque l'interesse di alcuni studiosi che hanno proposto localizzazioni alternative come Cafarnao e Gamala.
La sinagoga di Nazaret