Biografia Giovinezza

Melanie Klein nacque a Vienna il 30 marzo 1882, ultima dei quattro figli di Moriz Reizes (1828-1900) e di Libussa Deutsch (1852-1914). I genitori erano stati allevati come ebrei ortodossi, ma non erano praticanti. Era sorella di Emilie (1876-1940), Emanuel (1877-1902) e Sidonie (1878-1886). L'ambiente familiare era culturalmente vivace: il padre aveva intrapreso gli studi di medicina, la madre e il fratello erano appassionati di letteratura e di musica. La vita giovanile di Melanie fu turbata da due lutti: sua sorella Sidonie morì a soli 9 anni, e suo fratello Emanuel a 25 anni, quando Melanie ne aveva 20.

Preparata dal fratello in latino e greco, nel 1898 superò gli esami di ammissione al gymnasium. In seguito frequentò corsi di arte e storia all'università, nonostante desiderasse intraprendere gli studi in medicina, immaginando anche di dedicarsi alla psichiatria.

Si sposò poco più che ventenne con Arthur Stevan Klein (1876-1939) un chimico industriale, da cui ebbe tre figli: Melitta (1904-1983), Hans (1907-1934) ed Erich (1914), che la rese nonna di Michael (1937), Diana (1942) e Hazel (1947).

Carriera

Nel 1910 seguì il marito a Budapest e lì venne in contatto con la teoria freudiana. Iniziò l'analisi, così come Imre Hermann, con Sándor Ferenczi, fratello di un collega del marito, il quale la incoraggiò ad applicare all'infanzia la tecnica analitica, fino ad allora rivolta esclusivamente a pazienti adulti. Nel 1919 lesse il suo primo lavoro, Lo sviluppo di un bambino (pubblicato successivamente in International Journal of Psycho-Analysis), davanti ai membri della Società Psicoanalitica di Budapest fondata da Ferenczi nel 1913, della quale lei stessa era divenuta socia.

Al congresso dell'Aja del 1920 conobbe Karl Abraham, fondatore del celebre Policlinico psicoanalitico di Berlino e pioniere dell'applicazione della psicoanalisi alle psicosi: nel 1924 Melanie intraprese l'analisi con il celebre psichiatra, che però morirà solo pochi mesi dopo. Nonostante i soli nove mesi dell'analisi, il pensiero dello psichiatra tedesco si rivelerà determinante nell'impostazione della teoria kleiniana.

Nel gennaio del 1921 si trasferì con i suoi tre figli a Berlino.

Anche se il divorzio della Klein dal marito è databile al 1924, la psicoanalista nelle sue note autobiografiche lo fa risalire al 1922.

In quegli stessi anni, Anna Freud, la minore delle figlie di Sigmund, era diventata membro prima della prestigiosa Società psicoanalitica di Vienna e poi del Comitato di coordinamento, un organismo fondato da Jones per preservare l'ortodossia della psicoanalisi. Sia Anna Freud che Melanie Klein si erano dedicate alla psicoanalisi infantile e retrodateranno l'applicabilità della psicoanalisi, ma mentre la prima riteneva che non si potesse operare il transfert perché le relazioni con i genitori per il bambino e la bambina sono storia attuale, per Klein la tecnica del gioco era in grado di sostituire le libere associazioni e di svelare il mondo fantasmatico infantile. Le due metodologie di analisi e le teorie sottostanti erano palesemente conflittuali. Tale conflitto determinerà una frattura nell'ambito della giovane disciplina psicoanalitica e porrà le basi per la nascita della Psicologia dell'Io e della Teoria delle Relazioni Oggettuali.

La Società Psicoanalitica tedesca era nettamente schierata con Anna Freud, ma le idee della Klein trovarono accoglienza presso la Società Psicoanalitica Inglese, presieduta in quegli anni da Ernst Jones. Nel 1926, su invito dello stesso Jones, Melanie si trasferì a Londra. Qui sviluppò e consolidò il suo sistema psicodinamico, pubblicando, tra l'altro, Invidia e gratitudine, uno dei suoi testi più innovativi. Morì nel 1960 all'età di 78 anni. Il suo pensiero influì in modo determinante sugli sviluppi della teoria psicodinamica, in particolare sulla scuola delle relazioni oggettuali i cui rappresentanti più illustri, oltre alla stessa Melanie Klein, sono Ronald Fairbairn, Michael Balint e Donald Winnicott. Il pensiero di Klein verrà sviluppato dopo la sua morte dando vita alla scuola kleiniana: Herbert Rosenfeld, Donald Meltzer, Roger Money-Kyrle, Wilfred Bion, Ignacio Matte Blanco, Horacio Etchegoyen, Hanna Segal e Franco Fornari.

La teoria Il nucleo centrale della teoria kleiniana è la relazione: i contenuti sui quali viene investita la pulsione (oggetti parziali e totali), il conflitto energetico che ne regola il dinamismo (pulsioni di vita e di morte, invidia e gratitudine), le tappe evolutive lungo le quali si forma (la posizione schizoparanoide e la posizione depressiva) e le sue patologie (le psicosi e le nevrosi). In particolare, nel pensiero della Klein la relazione con la madre riveste un ruolo centrale e determinante per lo sviluppo psichico del bambino e, quindi, dell'adulto. Nel passaggio da un'organizzazione patologica della psiche ad un pensiero ambivalente (che, cioè, vive in modo maturo la coesistenza di qualità opposte nell'oggetto) si dimostrano fondamentali i concetti kleiniani di riparazione e invidia.

Melanie Klein e Sigmund Freud Pur non abbandonando l'impianto teorico di base, che poneva l'accento sul primato della pulsione, Melanie Klein introdusse, forte anche della propria esperienza diretta con i bambini, alcuni concetti che si distanziarono dalla teoria psicoanalitica classica in materia di sviluppo psichico.

Una prima distinzione riguarda la metapsicologia: mentre per Freud le istanze psichiche esposte nella seconda topica (Es – Io – Super Io) hanno un valore metaforico, nella teoria kleiniana assumono un valore concreto. La formazione stessa delle istanze psichiche è differente: mentre per Freud l'Io si "forma" in un secondo momento, in Melaine Klein l'Io esiste già dalla nascita, anche se in modo poco integrato. Proprio la presenza di questo Io primitivo rende possibile la relazione oggettuale. Nel descrivere l'Es, Klein si pone in continuità con l'ultima formulazione del concetto di libido da parte di Freud descrivendolo caratterizzato dalle pulsioni di vita e di morte e da energie libidiche ed aggressive. Anche il complesso di Edipo e la conseguente formazione del Super-Io come istanza morale e giudicante sono anticipati rispetto alla teoria freudiana: per Freud l'Edipo avviene intorno ai 4-5 anni e permette l'interiorizzazione del Super Io paterno (istanza morale), mentre la Klein pone la nascita dell'Edipo tra i 6 e i 12 mesi, come frutto della posizione depressiva (ammissione del "terzo" nella relazione duale).

Un secondo punto di distacco dalla teoria freudiana classica consiste nel fatto che in Freud tutto l'impianto dinamico poggia sul meccanismo della rimozione, mentre nella Klein è fondamentale la triade scissione – introiezione – proiezione. Il bambino, infatti, fin dalla nascita vive la drammatica conflittualità tra pulsione di morte e pulsione di vita. L'angoscia provocata dalla pulsione di morte viene separata dalla pulsione di vita (scissione) e proiettata sull'oggetto (proiezione), mentre la pulsione di vita invece viene riferita a sé (introiezione). Questa dinamica sta alla base dell'Io buono e dell'Io cattivo e porta a quella che Klein chiama "posizione schizoparanoide"

Una terza differenza va posta sul piano evolutivo: Klein considerò troppo statico il termine fase che Freud aveva utilizzato per definire le tappe dello sviluppo psicosessuale (orale, anale e fallica). Inoltre, avendo costruito un sistema teorico nel quale sono centrali le relazioni con il mondo fantasmatico durante il primo anno di vita, Klein preferì adottare il termine posizioni proprio per enfatizzare la qualità relazionale dello sviluppo della psiche.

La relazione oggettuale

Secondo Melaine Klein, il mondo interno del bambino è abitato dalle pulsioni di vita e di morte e popolato di oggetti: rappresentazioni interne sulle quali avviene l'investimento pulsionale. Tali rappresentazioni sono fantasmatiche, preesistenti, indipendenti dalla percezione del mondo esterno, e servono ad orientare le pulsioni istintuali.

L'oggetto parziale. Nei primi giorni di vita il bambino vive in simbiosi con la madre e non distingue il proprio corpo dal suo. Le relazioni oggettuali a questo livello sono esclusivamente intrapsichiche. Il bambino percepisce il seno materno come parziale a sé, cioè come prolungamento di se stesso, e come "parziale" rispetto alla madre, un oggetto cioè dotato di caratteristiche proprie ed onnipotenti.

L'oggetto totale. Nel passaggio dalla fase schizoparanoide a quella depressiva gli oggetti da parziali diventeranno totali, cioè separati e indipendenti dalla percezione che il bambino ha di sé. La relazione oggettuale, quindi, è l'interazione tra le pulsioni e gli oggetti parziali e totali. Avviene principalmente a livello fantasmatico e anche nella vita adulta la relazione con gli oggetti totali verrà sempre condizionata dalla modalità con la quale si è vissuta la relazione con gli oggetti parziali.

Le posizioni Nella teoria psicoanalitica classica, le fasi dello sviluppo psicosessuale consistono in uno spostamento dell'investimento libidico dall'una all'altra zona erogena (la bocca, gli sfinteri e i genitali). Tale spostamento avviene in modo endogeno, secondo un determinismo fisiologico innato. Per la Klein, invece, l'Io si trova coinvolto fin dalla nascita in un drammatico conflitto tra la pulsione di vita e la pulsione di morte. Poiché la natura dell'Io è fondamentalmente relazionale, la mente adotta una posizione nei confronti degli oggetti interni che la abitano (che, come abbiamo detto, sono preesistenti e indipendenti dalla percezione esterna), investendoli dei portati della posizione di vita, della posizione di morte o di entrambe.

Posizione schizo-paranoide

In questa fase di sviluppo da 0 ai 4-5 mesi, le relazioni oggettuali si fondano sui meccanismi di difesa della scissione e della identificazione proiettiva.

La posizione schizo-paranoide è quell'espressione usata da Melanie Klein (successivamente alla sola espressione "paranoide") per indicare quello stato in cui v'è una coesistenza della scissione - scissione cioè tra oggetti ideali e persecutori - e dell'angoscia persecutoria. La Klein differisce con Freud anche riguardo all'idea dell'Io primitivo: egli lo ritenne ancora una parte esclusivamente biologica e non psicologica, capace esclusivamente di deviare all'esterno l'angoscia; la Klein ritenendo già conformato psicologicamente un Io (seppur primitivo) capace invece di proiettare la pulsione di morte. Legato a questo v'è un'altra differenza: Freud sostenne che il bambino non è consapevole della morte, bensì solo della paura dell'evirazione; la Klein sostiene che la pulsione di morte - presente sin dalla nascita - fa sorgere il timore dell'annientamento che porta di conseguenza alla proiezione difensiva della pulsione di morte. L'angoscia nasce dunque per lei da questo timore di annientamento e le prime difese mosse dall'Io verso questa primordiale pulsione di morte sono la scissione, proiezione e introiezione. In questo stadio dunque la meta dell'Io è quella di introiettare l'oggetto ideale - solitamente percepito come unico - e tenere fuori gli oggetti persecutori - solitamente visti frammentati e molteplici. È qui che si forma la posizione schizo-paranoide, utilizzata come difesa, che nasce durante la prima scissione tra un seno buono ed uno cattivo. La Klein introduce inoltre un nuovo meccanismo, l'identificazione proiettiva, in cui ad essere introiettati nella fantasia non sono solo gli impulsi, ma anche parti del Sé e dei suoi prodotti corporali e poi proiettati su di un oggetto esterno - come ad esempio nel caso del sig. B in cui egli proiettava sul seno (oggetto esterno) la propria bocca che sadicamente morde (introiezione). Ne risulta nella sua fantasia un'immagine di "seni-arpie" che mordono. Non solo le parti, ma anche l'intero Sé può essere proiettato in un oggetto.