Acciai Speciali Terni SpA (in sigla AST; anche nota come Arvedi AST) è una società italiana operante nel settore della metallurgia, siderurgia, informatica e ingegneria. Fondata nel 1884, mantenne fino al 1922 il nome di Società degli altiforni, fonderie e acciaierie di Terni. In seguito fu nota anche come Terni società per l'industria e l'elettricità spa (1922 - 1984) e Terni acciai speciali (1984 - 2001).
Il 31 gennaio 2022 il gruppo italiano Arvedi SpA ha acquisito da ThyssenKrupp AG la società e le controllate commerciali in Germania, Italia e Turchia (il gruppo tedesco ThyssenKrupp mantiene una quota del 15% delle azioni). Il 10 giugno 2026 ThyssenKrupp cede l'ultima quota del 15% a gruppo italiano Arvedi.
Con base a Terni e attraverso società controllate e partecipate in Italia e all'estero, Acciai Speciali Terni è specializzata nella lavorazione e distribuzione di acciai (inox, basso legati e al carbonio) destinati principalmente ai settori alimentari, edili, casalinghi, elettrodomestici, energetici e all'industrie di base, siderurgiche e meccaniche.
Storia Dalla fondazione alla prima guerra mondiale
La necessità di disporre di un'industria siderurgica nazionale si avvertì appena dopo l'Unità d'Italia e divenne ancora più pressante durante il primo gabinetto Cairoli, quando l'ammiraglio Benedetto Brin presentò un progetto di legge per la costruzione di un centro siderurgico che potesse fornire l'acciaio necessario alle corazze delle navi da guerraAlfredo Capone, Primi passi del protezionismo. La questione ferroviaria, in Storia d'Italia, diretta da Giuseppe Galasso, UTET, Torino 1981, p. 312.. Nel 1883 una seconda Commissione d'indagine sullo stato delle industrie del ferro in Italia, dopo quella istituita durante il primo governo Depretis, promossa dal Ministro della Marina, ammiraglio Ferdinando Acton e presieduta dall'ammiraglio Benedetto Brin, scelse Terni come sede ideale per la costruzione di un impianto siderurgico di livello nazionale. La decisione della Commissione fu dettata da tre vantaggi che la città umbra offriva rispetto ad altri siti: l'esistenza di impianti non disprezzabili, come la Fabbrica d'Armi, una fabbrica per manufatti di ferro e una fonderia di ghisa, che produceva un quarto dei tubi di ghisa per acquedotti costruiti in Italia;Roberto Monicchia, L'industria siderurgica sino al 1922, in Storia Illustrata delle città dell'Umbria, a cura di Raffaele Rossi, Terni, a cura di Michele Giorgini, Elio Sellino Editore, Milano 1994, p. 536. la notevole disponibilità di risorse idriche, stimate nell'ordine di almeno cavalli e la posizione strategica di Terni, lontana dalle coste e, pertanto, protetta da eventuali attacchi dal mare.Franco Bonelli, Lo sviluppo di una grande impresa in Italia. La Terni dal 1884 al 1962, Einaudi, Torino 1975, pp. 10-13.
In più, parte del pacchetto azionario della Fonderia di ghisa era nelle mani della Società Veneta Costruzioni Pubbliche, di cui era titolare Vincenzo Stefano Breda, amico personale dell'ammiraglio Brin.Franco Bonelli, Pietro Crateri, Breda, Vincenzo Stefano, in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, Roma 1969, vol. XI, pp.100-106.
Il 10 marzo 1884 fu redatto l'atto fondativo della Società degli Alti Forni e Fonderie di Terni (SAFFAT), con le garanzie dello Stato e i capitali di alcuni grossi istituti di credito, quali la Banca Generale, il Credito Mobiliare e la Banca Nazionale nel Regno d'Italia. La costruzione dello stabilimento iniziò poco dopo con il supporto delle maestranze dell'acciaieria francese Schneider. Il completamento fu raggiunto dopo due anni e mostrò un complesso di rilievo internazionale.
L'azienda era a capitale privato, ma legata allo Stato italiano da finanziamenti e commesse. Grazie a questo appoggio nel 1889 la produzione di acciaio della Società costituiva la metà di quella nazionale. Nel maggio dello stesso anno, con decreto ministeriale, la Società Altiforni divenne esercente le miniere di lignite di Spoleto, esercizio che mantenne fino alla loro chiusura nel 1961.
Due convertitori Bessemer, cinque forni Martin-Siemens e cinque laminatoi potevano sfornare sia acciaio comune, sia acciai speciali per corazze, cannoni e proiettili.AAVV, L'Umbria, manuali per il territorio – Terni, Edindustria, Roma 1980, pp. 665-666. L'energia elettrica necessaria era prodotta da un sistema idrodinamico costituito da una condotta forzata di poco più di 6 chilometri, che portava l'acqua del Velino all'interno dell'area industriale dopo un dislivello di 200 metri.La Società degli Alti Forni Fonderie ed Acciaierie di Terni ed i suoi stabilimenti, Terni 1898, pp. 32-37. Il vanto dello stabilimento fu il grande maglio da 108 tonnellate con un sottoincudine da tonnellate fuso in un unico blocco, esempio unico per la metallurgia del tempo.Gino Papuli, Le primogeniture industriali, in Storia Illustrata delle città dell'Umbria, op.cit., pp. 611-614.
Inizialmente il Breda aveva previsto che la SAFFAT facesse parte di un sistema integrato di produzione di acciaio e ghisa su scala nazionale, ma le difficoltà economiche derivate dalle ingenti spese per l'impiantistica, sovradimensionata rispetto al volume reale delle commesse, portarono la società sull'orlo del fallimento, che fu evitato grazie ai ripiani delle banche, degli ordinativi statali e dello scorporo degli acciai comuni dirottati sull'Acciaieria Tardy & Benech di Savona, rilevata nel 1891. La liquidazione del Credito Mobiliare e della Banca Generale fra il 1893 e il 1894 indusse la Banca d'Italia a intervenire in cambio di un completo riassetto societario, che si realizzò dopo che la SAFFAT fu ammessa alle quotazioni di borsa nel 1898. Entrarono, oltre ad alcuni speculatori, gli industriali Attilio Odero e Giuseppe Orlando, appoggiati dalla Banca Commerciale Italiana e dal Credito Italiano. All'epoca, lo stabilimento ternano produceva una media di tonnellate annue di acciaio, contro una capacità produttiva di tonnellate.L'Umbria, manuali per il territorio, op.cit., p. 668.
Grazie alla sua solidità industriale la SAFFAT si espanse fuori dell'Umbria, impadronendosi delle principali concorrenti. Innanzitutto assorbì le Ferriere Italiane, l'impresa siderurgica toscana che era stata finanziata dalla Banca Generale e poi dal Credito Italiano. Poi prese il controllo dell'Elba, un'acciaieria di Portoferraio, anch'essa finanziata dal Credito ItalianoNapoleone Colajanni, Storia della banca italiana, Roma, Newton Compton, 1995.
Nel 1905 la Terni partecipò alla costituzione di due importanti industrie italiane. Da un lato fu uno dei soci fondatori della Vickers-Terni (la futura OTO Melara) della Spezia, per la produzione di artiglieria. Dall'altro partecipò alla costituzione dell'Ilva, nata per costruire lo stabilimento siderurgico di Bagnoli e poi divenuta il colosso siderurgico nazionale.
Nel 1907 la crisi economica mondiale ebbe particolari ripercussioni sulla siderurgia. In Italia solo la Terni era solida, grazie alle commesse pubbliche. Le sue controllate Elba e Ilva furono invece investite dalla crisi di sovrapproduzione.
Fra le due guerre: il modello polisettoriale
Alla fine della prima guerra mondiale gli ordinativi statali crollarono, mettendo la SAFFAT di fronte allo spettro del collasso finanziario, nonostante fosse stata presa l'iniziativa di costruire un nuovo laminatoio per lamierino magnetico. L'intervento della Banca Commerciale ItalianaFranco Bonelli, Lo sviluppo di una grande impresa in Italia, op. cit., pp. 74-77. che assunse il controllo della Terni e, soprattutto, la competenza manageriale di Arturo Bocciardo, fiduciario della stessa banca, furono decisivi.ibidem, pp. 167-173 per la strategia polisettoriale di Bocciardo. A partire dal 1922, quando la SAFFAT mutò il nome in Terni Società per l'Industria e l'Elettricità, più semplicemente chiamata Terni, acquistò la Società Industriale per il Carburo di Calcio, Acetilene e Gas,Terni – Società per l'Industria e l'Elettricità, Anonima, Sede in Roma, 1884-1934, Genova 1934, pp. 103-105. con stabilimento sempre a Terni, con un apprezzabile patrimonio idroelettrico capace di sviluppare poco più di kWibidem, pp. 66-67. e con una piccola azienda partecipata, la Società Italiana per l'Ammoniaca Sintetica (SIAS).Tommaso Gemma Le origini dell'Ammoniaca Sintetica a Terni, in Rassegna Economica, II, 11-12, 1955, pp. 3-5. La componente siderurgica, tuttavia, rimase preponderante e assorbì gran parte degli investimenti sull'impiantistica, fra cui quattro nuovi laminatoi per tondini di ferro, bande stagnate, lamiere sottili, e un forno elettrico.
Nel 1927 la fusione della Vickers-Terni con i cantieri Odero portò alla creazione della Odero-Terni e nel 1929 con l'inserimento dei Cantieri Orlando si ebbe la nascita della Odero-Terni-Orlando (OTO), che controllava le attività cantieristiche dell'alto Tirreno e il cantiere Ansaldo-San Giorgio, mentre l'acquisizione del complesso idroelettrico Nera-Velino, strappata alle comunità locali in cambio di fornitura di energia elettrica, permise alla Terni di acquisire il più grande bacino idroelettrico d'Europa, con una potenza di kW nel 1931.Terni – Società per l'Industria e l'Elettricità, Anonima, Sede in Roma, 1884-1934, op. cit., pp. 59-61 e 65-75; Gino Papuli, L'industria elettrica, in Storia Illustrata delle città dell'Umbria, op. cit., pp. 554-556.
La storia della Terni è legata a quella della Valnerina anche in relazione alla presenza della tranvia Terni-Ferentillo, promossa e realizzata nel 1901-1909 per opera della Società Imprese Elettriche in Italia e della Società per Carburo di Calcio, che nel 1922 fu ceduta anch'essa alla "Terni". La STET, società esercente della tranviaAdriano Cioci, La tramvia Terni-Ferentillo, Kronion, Bastia Umbra, 1989., acquisì contestualmente anche il raccordo ferroviario fra la stazione e lo stabilimento di Terni razionalizzando così i traffici viaggiatori e merci. L'intero impianto fu chiuso nel 1960.
Gli anni 1931-1932, particolarmente critici per l'equilibrio del sistema bancario italiano, che risentiva solo allora della grande depressione del 1929, furono decisivi per le sorti della Terni, che erano state fino ad allora legate ai finanziamenti statali e bancari. Quando la Banca Commerciale Italiana fu salvata attraverso l'acquisizione da parte dell'IRI, anche le società controllate, fra cui la Terni, entrarono a far parte del gruppo statale.