Biografia
Nato in una famiglia borghese di Palermo, era figlio dell'ebanista, antiquario e collezionista Andrea Onufrio e di Cristina Lionti, e zio del caricaturista Giuseppe Onufrio.Giuseppe Onufrio, nota biografica, in Giuseppe Onufrio. Caricature originali di palermitani 1918-1948, Palermo, ARVIS, 1985.
Nel 1877 si trasferì a Milano, dove divenne condirettore e comproprietario, insieme ad Angelo Sommaruga, del periodico La Farfalla. Pierfrancesco Palazzotto lo definisce una «personalità di spicco della cultura letteraria italiana» e ricorda la sua intensa attività sui periodici dell'epoca, i suoi scritti di critica e il romanzo L'ultimo borghese. Dal 1884 ricoprì la docenza di letteratura italiana all'Università di Napoli.
Partecipò alle polemiche letterarie sul realismo, avvicinandosi alle posizioni del naturalismo. Palazzotto, riprendendo la lettura critica di Paolo Mario Sipala, lo colloca nel clima dei giovani poeti veristi e ribelli attivi negli anni Ottanta dell'Ottocento. Nei suoi interventi si confrontò con la narrativa di Émile Zola e con il dibattito europeo sul romanzo moderno; in occasione della rappresentazione italiana di Thérèse Raquin ne apprezzò il tentativo di trasporre sulla scena i principi della poetica naturalista.
Nel romanzo L'ultimo borghese, pubblicato originariamente nel 1885 dal Giornale di Sicilia, sono stati rilevati elementi legati al documentarismo naturalista e alla rappresentazione della crisi della borghesia ottocentesca.
Onufrio si interessò anche alla storia e al patrimonio artistico siciliano. Nella Conca d'Oro. Guida pratica di Palermo del 1882 dedicò particolare attenzione ai monumenti medievali e arabo-normanni della città; nei suoi scritti sul sesto centenario dei Vespri siciliani sostenne la necessità di una celebrazione insieme storica e artistica.
Fortuna critica
Nel 1968, in occasione della ripubblicazione di L'ultimo borghese da parte di Rizzoli, Giuseppe Quatriglio dedicò a Onufrio sul Giornale di Sicilia l'articolo Cantava la fine della borghesia, presentando il romanzo come un «documento amaro» capace di cogliere gli ultimi momenti di una classe sociale al tramonto.
L'anno successivo Giorgio Santangelo tornò sulla sua opera nella pagina letteraria del Giornale di Sicilia con l'articolo Un ribelle nella Palermo dell'800, dedicato all'attualità dell'autore e di L'ultimo borghese.
La sua figura è stata successivamente ripresa anche dagli studi sulla cultura artistica palermitana dell'Ottocento. Palazzotto ne ha sottolineato il ruolo nel dibattito sul realismo e ha rilevato una reciproca influenza intellettuale tra Enrico e il padre Andrea, in particolare nell'interesse per l'arte, la metodologia critica e l'interpretazione risorgimentale dei Vespri siciliani.
Opere Le formule del bello e dell'arte, Palermo, Lorsnaider, 1877. Barbarie, Palermo, Gaudiano, 1877. Momenti, Palermo, Gaudiano, 1878. Metrica e poesia, Palermo, 1878. Albàtro, Roma, Sommaruga, 1882. P. Vergilius Maro, Palermo, Lorsnaider. La conca d'oro. Guida pratica di Palermo, Milano, Fratelli Treves, 1882. La Spugna di Apelle. Raccolta di novelle, Milano, Quadrio, 1882. L'adultera del cielo. Scene indiane del XII secolo av. C., Capitan Fracassa, 1882. Il sentimento della natura nel Poliziano, Palermo, Sandron, 1884. L'ultimo borghese, Giornale di Sicilia, 1885. Guida di Palermo e dintorni, Palermo, 1886, postuma.
Note
Voci correlate Émile Zola Realismo (letteratura) Scapigliatura
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