La leggenda Secondo la versione di Tito Livio sull'istituzione della Repubblica, l'ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, aveva un figlio di nome Sesto Tarquinio. Durante l'assedio della città di Ardea, i figli del re assieme ai nobili, per ingannare il tempo, tornando di nascosto a Roma, si divertivano a vedere ciò che facevano le proprie mogli durante la loro assenza. Collatino sapeva che nessuna moglie poteva battere la sua Lucrezia in quanto a pacatezza, laboriosità e fedeltà. Così portò con sé gli altri nobili, tra cui Sesto Tarquinio, a visitarla nel pieno della notte: poterono constatare che Lucrezia stava tessendo la lana con le sue ancelle, mentre le nuore del re si divertivano in banchetti e orge.

Tito Livio racconta che Sesto Tarquinio, invitato a cena da Collatino, conobbe la nobildonna, se ne invaghì per la bellezza e la provata castità, e fu preso dal desiderio di averla a tutti i costi.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 57. Qualche giorno più tardi Sesto Tarquinio, all'insaputa di Collatino, andò a Collatia da Lucrezia che, ignorando le sue reali intenzioni, lo accolse in modo ospitale. Terminata la cena, andò a coricarsi nella stanza degli ospiti. Nel pieno della notte si recò nella stanza di Lucrezia con la spada e la immobilizzò, dicendole:Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 58.

Mentre Sesto la forzava, alternando suppliche a minacce, la povera donna, colta da terrore, capì che rischiava la morte. Vedendo che Lucrezia era irremovibile, Sesto minacciò di ucciderla e di disonorarla: avrebbe infatti sgozzato un servo e glielo avrebbe accostato nudo accanto, facendo credere che avesse avuto un rapporto adulterino vergognoso. Lucrezia cedette e Sesto ripartì soddisfatto.

Lucrezia inviò un messaggero al padre a Roma e al marito ad Ardea, pregandoli di raggiungerla al più presto, insieme a un amico fidato, poiché era successa una cosa tremenda. Spurio Lucrezio giunse insieme a Publio Valerio, figlio di Voleso, e Collatino insieme a Lucio Giunio Bruto. In presenza dei suoi cari, Lucrezia in lacrime raccontò l'accaduto e si trafisse il petto con un pugnale, che nascondeva sotto la veste:Floro, Epitomae de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC libri duo, I, 7.11.

Il marito Collatino, il padre e il suo grande amico Lucio Giunio Bruto decisero di vendicarla, provocando e guidando una sommossa popolare, che cacciò i Tarquini da Roma e li costrinse a rifugiarsi in Etruria.

Così nacque la Res Publica Romana, i cui primi due consoli furono Lucio Tarquinio Collatino e Lucio Giunio Bruto, artefici della sollevazione contro quello che fu l'ultimo re di Roma.

Nella cultura successiva

Dal Rinascimento in poi la tragica vicenda di Lucrezia è stata oggetto di numerosissime rappresentazioni nelle arti figurative, soprattutto nei due momenti cruciali del mito: la violenza arrecatale da Tarquinio, e il suo suicidio. In particolare per il suicidio si diffuse una tipologia figurativa piuttosto fissa, in cui la donna è raffigurata con il coltello sguainato rivolto al petto, appena prima di trafiggersi.

Particolarmente celebre è il Tarquinio e Lucrezia di Tiziano Vecellio (1571), tela di grandi dimensioni commissionata da Filippo II di Spagna all'artista ultraottantenne, che riuscì a completarla e firmarla. Oggi è al Fitzwilliam Museum di Cambridge.

Oltre che nelle arti figurative, la vicenda è stata trattata anche in letteratura, si ricorda il poemetto di William Shakespeare, The Rape of Lucrece, e nell'ambito musicale, come nella cantata Lucrezia di Georg Friedrich Händel.

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