La chiesa di Santa Maria Assunta, detta comunemente chiesa dei Gesuiti, è un edificio religioso di Venezia, situato nel sestiere di Cannaregio, in Campo dei Gesuiti, non lontano dalle Fondamenta Nuove.
Storia
Secondo alcune fontiGiangiacopo Fontana, Illustrazione storico critica della Chiesa di Santa Sofia del 1836. la chiesa venne fondata con il titolo di Santa Maria Assunta dei Crociferi da un certo Pietro Gussoni, p. 284. o, secondo il doge Andrea Dandolo, da Cleto Gussoni nel 1148, e dotata di terreni, acque e paludi. Nel 1154 Cleto la dotò di un Ospitale per la cura dei poveri infermi, sia uomini che donne. Un altro Gussoni, di nome Buonavere, parente ed erede del precedente, la dotò infine di vigne e altri suoi possedimenti nei distretti di Chioggia e Pellestrina.
Nel 1214 venne distrutta da un incendio, ma fu ricostruita rapidamente. Passati sotto commenda tutti i beni dei Crociferi, questo complesso fu assegnato al cardinale Pietro Barbo (il futuro papa Paolo II) e poi al cardinale Bessarione. Alla morte di quest'ultimo, il Senato cercò di insediarvi senza seguito prima le monache francescane, poi i Canonici Regolari di Santo Spirito (1481) ed infine i Servi di Maria (1498). Nel 1514 la chiesa fu devastata da un altro incendio e di nuovo ricostruita. Nel 1568 fu riconsegnata ai Crociferi con la riforma dell'ordine operata da Pio IV..
Nel monastero dei Crociferi prese i voti un altro membro della famiglia Gussoni, Marco, miracolato dall'allora beato e ora santo Luigi Gonzaga. Si racconta che nel 1601 Marco, sorpreso da gravissima infermità, guarì istantaneamente all'invocazione del Santo. Morì però di pestilenza a Ferrara mentre compiva opere di assistenza agli appestati il 1º agosto 1631 e venne definito «uomo di somma pietà». Un suo ritratto intitolato appunto Marco Gussoni che benedice gli appestati nel Lazzaretto di Ferrara, datato 1664, è presente nelle collezioni di Ca' Rezzonico.
Sant'Ignazio di Loyola visitò la prima volta nel 1523 la città di Venezia per imbarcarsi come pellegrino per Gerusalemme. Ci tornò nel 1535 con un gruppo di amici che già si faceva chiamare la Compagnia di Gesù, e qui fu ordinato sacerdote. Bastarono due anni per seminare bene in laguna e avere un grande seguito. Partì per Roma nel 1537. A causa dei dissidi fra papa Paolo V e la Serenissima, nel 1606 ci fu l'Interdetto (divieto di officiare riti religiosi a Venezia) che vide come conseguenza l'espulsione dei Gesuiti, riammessi – a differenza di altri ordini religiosi – soltanto nel 1657. In quegli anni Venezia era impegnata in una logorante guerra ai Turchi, e papa Alessandro VII decise di donarle i beni dei Crociferi, ordine nato per assistere i Crociati e da questo papa soppresso. Venezia poi vendette per cinquantamila ducati ai Gesuiti l'intero complesso donatole, costituito da una chiesa, un ospedale e un convento. Ma per i Gesuiti la vecchia chiesa dei Crociferi non era sufficientemente grande. Così nel 1715 la abbatterono parzialmente (tranne la contro-facciata e il campanile) e costruirono il loro tempio grazie al finanziamento dalla famiglia friulana Manin, patrizi dal 1651. La nuova chiesa venne consacrata nel 1728.
Dopo la soppressione dei Gesuiti nel 1773 il convento fu utilizzato come scuola e dopo il 1807 come caserma, mentre la chiesa divenne sussidiaria dei Santi Apostoli fino al 1844, quando fu restituita al ricostituito ordine dei Gesuiti.
Descrizione
I Gesuiti a Venezia identificarono in Domenico Rossi, autore anche della chiesa di San Stae, l'architetto ideale per realizzare l'opera di cui necessitavano. Non fu un compito semplice per il tecnico visto che doveva seguire schemi rigidi, che per i committenti ricordavano il Concilio di Trento.
Facciata La facciata, ideata sempre dal Rossi (e non come spesso ancora riportato dal capomastro Giovanni Battista Fattoretto)La facciata, a causa un errore di redazione del Moschini nella sua Guida…, è stata per lungo tempo attribuita al capomastro Giovanni Battista Fattoretto – che in effetti sovrintese il cantiere. Douglas Lewis, già nel 1979, chiarì che dalla rilettura delle fonti era evidente come l'autore del progetto fosse proprio Domenico Rossi. Nonostante questo l'errore si è trascinato anche dopo la pubblicazione dei documenti di fabbrica da parte di Bruna Caruso nel 1989 e la ripresa di Paolo Goi nel 1990. Cfr: ; ., è una libera interpretazione della cultura barocca veneziana del primo settecento.. Si presenta divisa in due ordini, quello inferiore – il maggiore – è scandito da otto colonne alveolate corinzieggianti posate su alti piedistalli specchiati, di cui le quattro centrali in posizione avanzata a sottolineare la corrispondenza alla navata. Il movimento della facciata è moltiplicato dai fasci di semipilastri, leggermente incavati, che accolgono ogni colonna e dalla spezzatura dell'alto architrave. L'ordine superiore, di quattro semplici pilastri senza capitello, è ristretto alla larghezza della navata da ampie volute ed aperto al centro da una grande finestra. A coronamento è il timpano leggermente sfasato su due piani verticali e sormontato dal dinamico gruppo marmoreo dellAssunzione di Maria ed angeli di Giuseppe Torretto a cui fanno scenografica ala angeli e putti adoranti. Il cornicione del primo ordine sorregge sopra piedistalli specchiati in corrispondenza alle colonne otto statue, che assieme alle quattro entro le nicchie sottostanti, rappresentano i Dodici apostoli, opera di diversi scultori alcuni non chiaramente individuabili. Le statue sopra il cornicione rappresentano a partire da sinistra San Marco, San Tommaso, San Giacomo minore (probabilmente di Paolo e Giuseppe Groppelli) San Giuda Taddeo, San Filippo (attribuita a Filippo Catasio), San Bartolomeo (attribuita a Francesco Bernardoni, allievo e prosecutore di Giacomo Piazzetta), San Simone (attribuito a Paolo Callalo) e Sant'Andrea. Le statue nelle quattro nicchie, ai fianchi del portale, rappresentano San Giacomo Maggiore di Francesco Cabianca, San Pietro di Pietro Baratta, San Paolo di Antonio Tarsia e San Matteo Evangelista di Paolo e Giuseppe Groppelli; per il San Matteo dato invece a Marino Groppelli cfr. .. Gli angeli con turibolo sul timpano spezzato del portale sono di Matteo Calderoni. In tempi recenti è andata persa l'opera di Francesco Bonazza, un drappo color verde e bianco di marmo, che era collocato di fronte alla finestra centrale. Naturalmente i Manin, finanziatori della costruzione, vollero essere ricordati con i loro stemmi negli ovali sopra le nicchie delle ali e nella dicitura sull'architrave del portale: Iesu ac Deiparae Assumptae Virgini / per quos omnia Patrity Manini. Considerevole anche il portone, uno dei pochissimi originali superstiti, raffinata struttura in lamina di bronzo sbalzata e cesellata.
Interno
La pianta è tipica delle chiese dei Gesuiti, a croce latina, con tre cappelle per parte nel braccio più lungo. Transetto e presbiterio a fondo piatto sono affiancati da due altre cappelle. Le sei cappelle ai lati della navata sono fra loro separate in piccoli ambienti, una volta dedicati alle confessioni. Fra la seconda e la terza cappella, il notevole pulpito di Francesco Bonazza, e lungo tutto il corridoio i "corretti", grate da cui si affacciavano gli ospiti del convento. La navata della chiesa si restringe di fronte l'altare, dedicato alla Santissima Trinità, grazie alla presenza di quattro pilastri che sorreggono la volta a crociera. Del 1725 -1731 è la decorazione a due colori, bianco e verde, dei marmi e dei pavimenti. Il campanile è quasi interamente quello eretto in origine per la chiesa dei Crociferi, mentre l'unica struttura risalente al Settecento è la cella campanaria.
Decorano i soffitti gli affreschi di Ludovico Dorigny, Angeli musicanti in gloria, datato 1720 nel presbiterio, Il trionfo nel nome di Gesù, del 1732, nel soffitto a crociera; di Francesco Fontebasso Abramo che adora i tre angeli, e la Visione di san Giovanni Evangelista, sul soffitto della navata, del 1734. Il presbiterio è circondato da statue di cherubini, angioletti, angeli e arcangeli di Giuseppe Torretti. Di Jacopo Antonio Pozzo, noto anche come Giuseppe Pozzo, è l'altare, che si compone di dieci colonne sormontate da una cupola bianca e verde.
La controfacciata La tomba della famiglia Da Lezze di Jacopo Sansovino (metà del XVI secolo). Questo monumento proviene dalla precedente Chiesa di Crociferi ed è stata rimontato dai Gesuiti nel sito originale. E costruito su due ordini, rispettivamente di 8 e 4 colonne, che contengono i sarcofagi sormontati dai busti: Priamo Da Lezze (al centro, opera di Alessandro Vittoria), Andrea Da Lezze (a destra, opera di Giulio del Moro) e Giovanni Da Lezze (a sinistra, sempre di Giulio del Moro).
Il lato sinistro della navata Prima Cappella - Cappella di San Lorenzo La cappella è conosciuta per il dipinto della pala d'altare: il Martirio di San Lorenzo, capolavoro di Tiziano (1548-59). Il quadro originariamente apparteneva all'antica chiesa dei Crociferi. L'altare era utilizzato dalla Schola dei Passamaneri.
Seconda cappella - Cappella della Madonna La cappella si trova all'interno delle antiche mura di uno stesso sito della Madonna, della antica chiesa di Crociferi. Sull'altare la statua della Madonna con il Bambino (prima del 1604), l'unico resto della precedente cappella è opera dello scultore Andrea dell'Aquila.
Il pulpito Tra la seconda e la terza cappella, si trova il pulpito con i sofisticati panneggi in pietra bianca e verde opera di Francesco Bonazza.
La terza cappella - La cappella del Sacro Cuore La cappella apparteneva a la Schola della devozion Imacolata Concezion, come indicato dalla scritta sulla base delle colonne. La sede della schola è ancora visibile nel campo al di fuori della chiesa. Il dipinto della pala Sacro Cuore di Gesù è una copia di Alessandro Revera (fine XIX secolo) dall'originale di Pompeo Batoni.
Il transetto sinistro Organo È presente solo la cantoria e l'incorniciatura: funziona soltanto la copia sul transetto destro.
Altare della Famiglia Querini Stampalia con l'Assunzione della Vergine Maria Costruito nel 1723-1724 dall'architetto Giuseppe Pozzo per conto di Paolo Querini Stampalia, procuratore di San Marco. Inizialmente l'altare era dedicato al gesuita Francesco Saverio, posto di fronte all'altare del fondatore Ignazio di Loyola situato nel transetto destro. Le sculture del frontone sono Giuseppe Torretti e rappresentano la Modestia, la Verginità e angeli. La pala dell'Assunzione della Vergine Maria è opera giovanile di Jacopo Tintoretto (1555) che inizialmente era stata commissionata a Paolo Veronese. Essa proviene dalla distrutta chiesa dei Crociferi dove si trovava sull'altare maggiore. Nel dipinto è visibile lo stemma dei Crociferi al centro dell'altare di marmo.
La Sacrestia Alla destra dell'altare dell'Assunta si accede alla sacrestia che ospita un notevole ciclo di opere di Jacopo Palma il Giovane, alcune delle quali sono in diretto rapporto con quelle presenti nel vicino Oratorio dell'Ospedale dei Crociferi (oggi IPAV).
Soffitto Il tondo centrale rappresenta La caduta della manna; a destra David riceve dal sacerdote Achimelec i pani offerti nel santuario; a sinistra Elia nutrito dall'angelo; i monocromi attorno al tondo centrale i Quattro Evangelisti e quelli agli angoli esterni Quattro Dottori della Chiesa
Parete della porta d'ingresso Da sinistra, Sant'Elena e Sant'Elena ritrova la Vera Croce; in pieno centro, il Martirio di san Giovanni Battista tra san Lanfranco e san Liberio (originariamente dipinta per l'altare della Schola dei Varoteri, sostituito dal San Lanfranco Beccari tra san Giovanni Battista e san Liberio di Cima da Conegliano, oggi al Fitzwilliam Museum di Cambridge), a destra, L'Imperatore Eraclio riporta la Croce al Calvario.
Parete di sinistra