La porta all'Arco (o dell'Arco) è una porta cittadina di Volterra, risalente circa al periodo fra il IV e il III secolo a.C.
Descrizione Si tratta del principale accesso alla città dal lato sud, opposta quindi all'altra porta etrusca di Volterra, Porta Diana, a nord. Era una delle almeno tre porte principali della grande cerchia muraria, da cui si dipartivano le direttrici viarie: da questa si usciva verso la Val di Cecina, l'area delle saline e le Colline Metallifere..
La porta è realizzata in grandi blocchi sovrapposti a secco. La vivace cromia è dovuta all'utilizzo di tre tipi diversi di roccia: nei piedritti un calcare arenaceo di color giallastro, la pietra panchina locale; l'arco è realizzato con un grigio calcare di scogliera; infine, le tre teste scolpite sono in selagite rossastra.M. Pasquinucci, L'Evo antico in M. Pasquinucci - M. L. Ceccarelli Lemut - A. Furiesi, Storia illustrata di Volterra, Pacini Editore, Ospedaletto (Pi), 2007, p. 32.Le tre teste, antiche e reimpiegate nella fabbrica, sono generalmente interpretate come divinità protettrici. Contrariamente a quanto si ripete dal XVIII secolo non sono di arenaria, ma appunto di selagite, una rara roccia vulcanica proveniente da Montecatini Val di Cecina: , che rinvia a F. Rodolico, Per lo studio delle pietre adoperate dagli Etruschi, in «Studi Etruschi», XIX, 1946, pp. 303 sgg.
Sul fronte esterno si nota la sottolineatura dei tre elementi principali dell'arco (la chiave di volta e i due piani di imposta) mediante tre teste scolpite, protomi. Sulla loro identificazione sono state avanzate ipotesi diverse: Giove e i due protettori della città Castore e Polluce; oppure Giove con Uni e Minerva, divinità protettrici; oppure ancora un rimando all'usanza orientale di esporre sulle mura cittadine le teste mozzate dei comandanti nemici, come monito verso qualsiasi presenza ostile. Sia l'arco che le protomi sono da riferirsi a rimaneggiamenti successivi, probabilmente collocabili al III secolo a.C.
La porta presenta due fornici: uno esterno, sopra descritto con le tre protomi, originariamente difeso da una saracinesca che permetteva una rapida chiusura difensiva, e uno interno, sbarrato da due battenti. Per questo se ne può definire la pianta a camera.
Una riproduzione della porta venne realizzata nell'Ottocento come accesso al castello di Rosazza da Giuseppe Maffei, architetto e pittore di Graglia.
Storia Fa parte della cinta muraria in pietra panchina della città, edificata originariamente dagli Etruschi e poi modificata successivamente nel Medioevo, quando la città si erse a libero comune.
La porta ha risentito, rispetto a simili costruzioni in altre città, in maniera minore dei rimaneggiamenti romani dopo la sottomissione della città a Roma, e infatti presenta ancora oggi la grandiosa imponenza tipica delle porte cittadine etrusche.Secondo Luisa Banti le due porte etrusche di Volterra, la porta all'Arco e la Porta Diana, sono etrusche soltanto nella parte inferiore: .
Durante il passaggio del fronte da Volterra nella Seconda guerra mondiale, precisamente il 30 giugno 1944, il comando tedesco in città decise di far saltare la porta per rendere difficoltoso l'accesso alle truppe americane nemiche: tuttavia, acconsentì a non distruggere il manufatto se fosse stata ostruita entro 24 ore. La popolazione di Volterra accorse in massa e riuscì a sigillare il monumento utilizzando le pietre del selciato delle vie circostanti. Un bassorilievo collocato nel 1984 nei pressi della porta ricorda questa impresa.A. Furiesi, Dalla fine del Medioevo all'età contemporanea, in M. Pasquinucci - M. L. Ceccarelli Lemut - A. Furiesi, Storia illustrata di Volterra, Pacini Editore, Ospedaletto (Pi), 2007, p. 175.
Note Note esplicative
Note bibliografiche
Bibliografia
M. Pasquinucci - M. L. Ceccarelli Lemut - A. Furiesi, Storia illustrata di Volterra, Pacini Editore, Ospedaletto (Pi), 2007.
Voci correlate Volterra (città antica) Mura di Volterra Porta Diana Arte etrusca Acropoli di Volterra Necropoli di Volterra
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