La Repubblica Socialista di Romania () fu un periodo della storia della Romania durante il quale la nazione venne governata dal Partito Comunista Rumeno, a partire dall'abdicazione forzata del Re Michele I di Romania il 30 dicembre 1947, fino al rovesciamento del regime nel dicembre 1989 con la rivoluzione romena. Fu conosciuta tra il 1947 ed il 1965 come Repubblica Popolare Romena ().
Dopo la seconda guerra mondiale, l'Unione Sovietica fece pressioni affinché il Partito Comunista della Romania, che in precedenza era stato illegale, entrasse nel governo, mentre i capi politici non comunisti fossero eliminati dallo scenario politico. Il Re Michele abdicò proprio a causa delle pressioni e si ritirò in esilio il 30 dicembre 1947, quando fu dichiarata la Repubblica Popolare Rumena.
Durante i primi anni, le scarse risorse della Romania dopo la guerra furono tratte dagli accordi "SovRom": numerose imprese sovietico-rumene si installarono in Romania poco dopo la seconda guerra mondiale. Moltissime persone (le diverse stime variano da 137 ad alcune centinaia"", nella sola prigione di Aiud vi erano 625 prigionieri politici che furono lasciati morire di fame dal 1945 al 1964) furono imprigionate per ragioni politiche o economiche. Ci fu un gran numero di abusi, morti, incidenti e torture verso molte persone, principalmente oppositori politici."", testimoni dal 1945 al 1964
Nei primi anni 1960, il governo comunista della Romania iniziò a dimostrarsi indipendente dall'Unione Sovietica. Nicolae Ceaușescu divenne Capo del Partito Comunista nel 1965 e Capo di Stato nel 1967.
Storia L'ascesa dei Comunisti
Quando il re Michele I, sostenuto dai principali partiti politici, rovesciò la dittatura di Ion Antonescu nell'agosto 1944, portando la Romania verso gli Alleati, non poté far cancellare il ricordo della partecipazione della sua nazione nell'invasione tedesca dell'Unione Sovietica anche se la Romania, che aveva subito l'ultimatum sovietico nel 1940, era stato un paese aggredito e non aggressore come la Germania e l'Italia. Le forze armate rumene avevano combattuto sotto comando sovietico, sia nella Transilvania settentrionale, che in Ungheria, Cecoslovacchia e Austria, ma i sovietici, che pure avevano riconsegnato alla Romania la Transilvania settentrionale, trattavano ancora la Romania come territorio occupato, con il pretesto che le autorità rumene erano incapaci di assicurare l'ordine nei territori appena liberati, e che non si erano sopite le inimicizie tra i nazionalisti rumeni e ungheresi.
La Conferenza di Jalta aveva assegnato la Romania alla sfera di influenza dell'URSS, i Trattati di Pace di Parigi non riconobbero alla Romania lo status di nazione co-belligerante, e l'Armata Rossa continuò la sua permanenza sul suolo rumeno per 14 anni con un elevato numero di effettivi (anche 1 milione di uomini). I comunisti giocarono un ruolo minore nel governo di Michele I in tempo di guerra, diretto dal Generale Nicolae Rădescu, ma questa situazione cambiò radicalmente nel marzo 1945, quando Petru Groza del Fronte degli Aratori, un partito in stretta relazione con i Comunisti, divenne Primo ministro della Romania. Anche se il suo governo fu allargato per comprendere gran parte dei maggiori partiti prebellici, esclusa la Guardia di Ferro, i comunisti detennero i ministeri chiave.
Il Re non era d'accordo con le direttive di questo governo, ma quando il sovrano tentò di obbligare il Primo Ministro Groza alle dimissioni rifiutando di firmare ogni sua legge (una mossa conosciuta come "il colpo reale"), Groza scelse semplicemente di emanare le leggi senza preoccuparsi di ottenere la firma del Re. L'8 novembre 1945 si tenne una manifestazione anti-comunista di fronte al Palazzo Reale di Bucarest, ma fu repressa con la forza; ci furono numerosi arresti, feriti e un numero non determinato di morti.
Nonostante la disapprovazione del Re, il primo governo Groza introdusse diverse riforme, compreso il suffragio femminile. Nelle elezioni del 9 novembre 1946, i comunisti ricevettero l'80% dei voti, anche se i partiti di opposizione denunciarono frodi elettorali. Successivamente alle elezioni il Partito Nazionale Contadino fu accusato di spionaggio essendosi i suoi capi incontrati in segreto con funzionari statunitensi nel corso del 1947. Altri partiti successivamente entrarono nel Partito comunista rumeno.
Nel periodo 1946-1947 centinaia di funzionari pubblici, militari e civili, sostenitori del regime del generale Antonescu che si era schierato a fianco delle Potenze dell'Asse, furono processati e molti furono condannati a morte come "criminali di guerra". Antonescu stesso fu giustiziato il 1º giugno 1946. A partire dal 1948, gran parte dei politici dei partiti democratici avevano fatto la stessa fine oppure erano in esilio o in prigione.
Ancora alla fine del 1947 la Romania rimaneva l'unica monarchia del blocco orientale, tuttavia questa eccezione cessò presto di esistere. Il 30 dicembre 1947 Michele I fu costretto ad abdicare. Fu così dichiarata la repubblica popolare, formalizzata con la Costituzione del 13 aprile 1948.
La nuova costituzione proibì e punì ogni associazione che avesse "natura fascista o anti-democratica". Garantì anche la libertà di stampa, di parola e di assemblea per coloro che lavoravano.
Il governo comunista dissolse anche la Chiesa greco-cattolica rumena, dichiarando la sua fusione con la Chiesa ortodossa rumena.
I primi anni dello Stato comunista I primi anni di governo comunista in Romania furono segnati da ripetuti cambiamenti e da molti arresti e imprigionamenti. Le risorse della nazione furono assorbite dagli accordi SovRom, che facilitarono lo smercio dei prodotti rumeni nell'Unione Sovietica a prezzo nominale. In tutti i ministeri, c'erano "consiglieri" sovietici, che facevano rapporto direttamente a Mosca e detenevano tutti i reali poteri decisionali. Tutta la società era pervasa da agenti infiltrati e informatori della polizia segreta.
Nel 1948 fu annullata la prima riforma agraria, e sostituita da un movimento a favore della fattoria collettiva. La conseguenza fu la "collettivizzazione" forzata, dato che i contadini più ricchi non intendevano cedere la loro terra volontariamente, ma furono costretti con la violenza fisica, le intimidazioni, gli arresti e le deportazioni.
Il 11 giugno 1948 tutte le banche e le maggiori imprese vennero nazionalizzate.
Nella leadership comunista, sembra che ci siano state tre importanti fazioni, tutte staliniste, differenziate più per le loro storie personali che per profonde differenze politiche o ideologiche:
I "Moscoviti", tra cui Ana Pauker e Vasile Luca, che avevano trascorso gli anni di guerra a Mosca I "Comunisti Prigionieri", tra cui Gheorghe Gheorghiu-Dej, che erano stati nelle carceri rumene durante la guerra Gli stalinisti "Comunisti del Segretariato", tra cui Lucrețiu Pătrășcanu, che si erano nascosti durante gli anni di Antonescu ed avevano partecipato al governo immediatamente dopo il colpo di Stato di Re Michele del 1944.
Infine, con la morte di Stalin, e probabilmente anche a causa delle politiche antisemite del tardo stalinismo (Pauker era ebrea), Gheorghiu-Dej e i "Comunisti Prigionieri" ebbero la meglio. La Pauker fu espulsa dal partito (insieme ad altri 192.000 membri); Pătrășcanu dapprima fu torturato, con conseguente amputazione di una gamba, e successivamente, dopo un processo farsa con l'accusa di revisionismo, giustiziato.
L'era di Gheorghiu-Dej Gheorghiu-Dej, rigoroso stalinista, non gradì le riforme nell'Unione Sovietica di Nikita Chruščëv dopo la morte di Stalin nel 1953. Non fu d'accordo con l'obiettivo del Comecon di portare la Romania nel blocco orientale, perseguendo un programma di sviluppo dell'industria pesante. Chiuse anche i maggiori campi di lavoro della Romania, abbandonò il progetto del Canale Danubio-Mar Nero, pose fine al razionamento e fece aumentare i salari dei lavoratori.
Tutto questo, combinato con il continuo risentimento del fatto che le terre storiche della Romania rimanessero parte dell'URSS, portò inevitabilmente la Romania di Gheorghiu-Dej su una via relativamente indipendente e nazionalista.
Gheorghiu-Dej si identificò con lo stalinismo, e il regime sovietico più liberale lo spaventò, in quanto poteva minare alla base la sua autorità. Nello sforzo di rinforzare la propria posizione, Gheorghiu-Dej acconsentì alla cooperazione con qualsiasi stato, senza riguardo al sistema politico-economico, finché esso riconosceva l'uguaglianza internazionale e non interferiva con gli affari interni delle altre nazioni. Questa politica portò a un rafforzamento dei legami con la Cina, che invocò anch'essa l'autodeterminazione nazionale.
Nel 1954 Gheorghiu-Dej si dimise da segretario generale del partito, ma conservò il premierato; per un anno da allora un segretariato collettivo di quattro membri, tra i quali Nicolae Ceaușescu, mantenne il controllo del partito, finché Gheorghiu-Dej non riassunse la carica. Nonostante la sua nuova politica di cooperazione internazionale, la Romania si unì al Patto di Varsavia nel 1955, il che implicò la subordinazione e l'integrazione di una parte delle sue milizie nell'apparato militare sovietica. La Romania in seguito rifiutò di permettere manovre militari sul suo territorio e limitò la propria partecipazione nelle operazioni militari al di fuori dell'alleanza.
Nel 1956 il premier sovietico Nikita Chruščëv denunciò Stalin in un discorso segreto tenuto davanti al XX congresso del PCUS. Gheorghiu-Dej e la leadership del Partito dei Lavoratori Rumeno (Partidul Muncitoresc Român, PMR) fecero passare Pauker, Luca e Georgescu come capri espiatori per gli eccessi del passato e sostennero che il partito rumeno aveva eliminato i suoi elementi stalinisti anche prima della morte di Stalin.
Nell'ottobre 1956 i capi comunisti della Polonia rifiutarono di soccombere alle minacce sovietiche di intervento nella politica interna e di installare un politburo più obbediente. Poche settimane dopo, il partito comunista in Ungheria si disintegrò virtualmente durante una rivoluzione popolare. Il comportamento della Polonia e la rivolta ungherese ispirarono gli studenti rumeni e i lavoratori a manifestare nelle università e nelle città industriali chiedendo libertà, migliori condizioni di vita e la fine della dominazione sovietica. Temendo che la rivolta ungherese potesse incitare la popolazione ungherese della sua nazione a rivoltarsi, Gheorghiu-Dej invocò l'intervento sovietico, e l'Unione Sovietica rinforzò pertanto la propria presenza militare in Romania, in particolare sul confine con l'Ungheria. Anche se i disordini in Romania furono frammentari e controllabili, quelli ungheresi non lo furono altrettanto, così nel novembre Mosca pianificò la violenta invasione dell'Ungheria.
Dopo la rivoluzione del 1956, Gheorghiu-Dej lavorò in stretto contatto con il nuovo leader ungherese, János Kádár. Anche se la Romania inizialmente aveva accolto l'ex premier ungherese in esilio, Imre Nagy, in seguito lo restituì a Budapest per il processo e l'ineludibile esecuzione. In cambio, Kádár rinunciò alla richiesta ungherese della Transilvania e denunciò gli ungheresi che lì avevano sostenuto la rivoluzione come sciovinisti, nazionalisti e irredentisti.
In Transilvania, da parte loro, le autorità rumene unirono le università ungheresi e rumene a Cluj e consolidarono le scuole intermedie.