La reincarnazione è il concetto religioso di rinascita dell'anima, o dello spirito di un individuo, in un altro corpo fisico, un certo tempo dopo la morte.

Il termine reincarnazione è considerato sinonimo di metempsicosi ed è spesso riferito al modello culturale e religioso orientale e ai modelli spiritistici che descrivono una trasmigrazione dell'anima in altri corpi (anche vegetali, animali o minerali) sino a quando l'anima non si sia liberata completamente dalla materialità. OlimpiodoroOlimpiodoro, Commento al Fedone, 81, 2 ritiene più corretto il termine che si ritrova in PlotinoPlotino, Enneadi, I, 1, 12; II, 9, 6; IV, 3, 9 "metensomatosi" (da σῶμα, sôma, "corpo"), indicante la trasmigrazione dell'anima esclusivamente in corpi umani. L'espressione "trasmigrazione dell'anima" è un adattamento dal latino tardo trasmigrātĭo-ōnis derivato da trasmigrāre, e quindi da migrāre, espressa ancor prima nella filosofia della Grecia antica con il termine "μετεμψύχωσις" (metempsicosi), ed è attribuibile a Pitagora o anche a Ferecide di Siro.Diels-Kranz, I presocratici, (Ferecide) 7, A,2: «καὶ πρῶτον τὸν περὶ τῆς μετεμψυχώσεως λόγον εἰσηγήσασθαι»La più antica testimonianza della dottrina della metensomatosi/metempiscosi è nella II Olimpica (56-80) di Pindaro.

Diffusione È una delle credenze più riconosciute in ambienti legati all'induismo, al giainismo, al sikhismo e al buddhismo, anche se in quest'ultimo caso non riguarda la reincarnazione dell'anima ma quella del karma«Dottrinalmente il Buddhismo non insegna né l'esistenza dell'anima, né la sua trasmigrazione in successive incarnazioni, ma insiste sulla trasformazione dinamica, o "flusso" (samsāra) di esistenze. Tuttavia, nella sua influenza sul pensiero popolare, questa dottrina è assimilata a ogni altra dottrina sulla trasmigrazione» (Masaharu Anesaki, alla voce "Trasmigration (Buddhist)" in The Buddhists. Encyclopaedia of Buddhism, a cura di Subodh Kapoor, Cosmo Publications, New Delhi 2001, vol. V, pag. 1451)., ad alcune religioni africane e altre filosofie o movimenti religiosi. Anticamente, tra i celti credevano alla reincarnazione, secondo quanto riportato da CesareCfr. Antica religione celtica#Sepoltura e aldilà. Nell'antichità occidentale questa credenza era molto diffusa nelle scuole filosofiche come quella platonica o nei movimenti religiosi misterici come l'orfismo. Divenne poi fondamentale nel misticismo neoplatonico pagano con Plotino, Giamblico e Proclo. La metempsicosi si ritrova nel manicheismo e in alcune sette dell'islamismo come quella dei Drusi.Metempsicosi nell'Enciclopedia Italiana Treccani

La maggior parte dei pagani contemporanei crede nella reincarnazione.Gabrio Andena et alii, L'essenza del Neopaganesimo, a cura di Davide Marré, Circolo dei Trivi, 2008, p,112

Nel secolo scorso, uno dei più importanti propugnatori della reincarnazione in Occidente è stato il filosofo austriaco Rudolf Steiner (1861-1925), nell'ambito della sua corrente di pensiero denominata antroposofia. Più di recente, la dottrina della reincarnazione ha formato parte integrante del movimento New Age. La reincarnazione è inoltre riconosciuta principalmente nelle società che praticano o praticavano la cremazione dei defunti, basata sulla convinzione che lo spirito del defunto dopo la morte si distaccasse dal corpo che poteva quindi essere distrutto dal fuoco.

Reincarnazione in filosofia La reincarnazione nella filosofia occidentale viene indicata con il termine metempsicosi (dal greco antico μετεμψύχωσις metempsicosis, "passaggio delle anime") intendendo la trasmigrazione dell'anima o dello spirito vitale dopo la morte in un altro corpo di essere umano, animale o vegetale.

Erodoto riferisce di una credenza nella metempsicosi presso gli Egizi e ritiene che da questi si sia trasmessa ai Greci. Gli storici hanno dimostrato che quanto riportato da questo autore non sia attendibile in quanto non è stata rinvenuta nessuna concezione simile alla metempsicosi nella religione egiziana.Fabio Mora, Religione e religioni nelle storie di Erodoto, Edizioni universitarie Jaca, 1986 pagg.115-123 Probabilmente si tratta di un'interpretazione errata del ruolo del ba e del ka, le parti dell'anima che possono ritornare presso il corpo mummificato o sotto altre forme. Modernamente, l'egittologa Dorothy Eady, praticante moderna della religione egizia, è stata l'unica a sostenere la tesi che gli egiziani antichi ammettessero la possibilità della reincarnazione, ritenendo lei stessa di essere un'egizia rinata. È altresì più probabile l'influenza della cultura indoeuropea sulla credenza, assai diffusa in Asia.

Pitagora

Nell'ambito della filosofia occidentale, Pitagora e la sua scuola sembrano essere stati fra i primi a sostenere la dottrina della reincarnazione o metempsicosi, seppure sulla base di culti orfici preesistenti. L'uomo secondo i pitagorici è precipitato sulla Terra a causa di una colpa originaria, per via della quale è costretto a trasmigrare da un corpo a un altro, non solo di umani ma anche di piante e animali. Per liberarsi da questa catena di morti e rinascite occorre ritornare allo stadio di purezza originaria dedicandosi alla contemplazione disinteressata della verità, praticando dei rituali esoterici di iniziazione e di catarsi, di purificazione. I pitagorici ritenevano che la vita del matematico fosse quella che più si avvicinasse alla condizione libera e divina in cui l'anima si trovava prima della sua caduta.

Nell'orfismo<ref group="Nota">Platone tratta della reincarnazione nell'orfismo in alcune sue opere: nel Fedone 70 c, nel Fedro 248 C-D e nella Repubblica (libro X) in cui appare la celebre formula: "Non il dàimon sceglierà voi, ma siete voi che sceglierete il dàimon". Influenzato dalle dottrine orfico-pitagoriche, il poeta romano Publio Virgilio Marone nel VI libro dellEneide accoglie la dottrina della reincarnazione, spiegata da Anchise a suo figlio Enea.</ref> e nella scuola pitagorica la metempsicosi era collegata alla loro cosmologia poiché essi sostenevano che questa avvenisse ciclicamente al compimento di un corso astronomico dell'universo.

AristoteleAristotele, De anima 407b20 = 58 B 39 DK, p. 955 tr. it. cita la metempsicosi come un "mito" della scuola pitagorica mentre Platone, il più noto per la sua dottrina della trasmigrazione delle animePlatone, Menone, 81 AD; Fedone, 70 A, ecc., non nomina mai Pitagora ma indica piuttosto Filolao, uno dei membri della scuola pitagorica.Platone, Fedone, 61b

Senofane, in alcuni versi riportati da Diogene Laerzio, allude alla metempsicosi riferendola a un aneddoto con protagonista Pitagora che riconosce in un cane un suo vecchio amico:

Oltre a questo riferimento lo stesso Diogene Laerzio scrive che Pitagora fu il primo a introdurre presso i Greci la nozione di "anima", legata nel tempo a vari corpi di esseri viventi.Edoardo Bratina ''Vite e dottrine dei filosofi'', ''La Reincarnazione, documentata dalla religione, filosofia e scienza'', ETI, Trieste 1972, p. 27.

Empedocle Empedocle nelle sue Purificazioni riprenderà la dottrina orfico-pitagorica della metempsicosi, sostenendo - sulla scia di Parmenide - che nell'universo nulla si crea e nulla si distrugge, e aggiungendo che tutto si trasforma sulla base del contrasto di due forze soprannaturali, Amore e Odio, le quali determinano l'aggregazione o la disgregazione dei quattro elementi fisici. Pertanto l'anima è immortale, e la sua nascita e la sua morte in un corpo fisico sono solo aspetti transitori dovuti all'intervento delle due forze cosmiche. L'uscita dal ciclo dipende per ognuno dal comportamento tenuto in vita.

Platone Riappropriandosi della tradizione orfica e pitagorica, Platone fece della reincarnazione, trattata soprattutto nel Mito di ErPlatone, La Repubblica, libro X. il perno della sua dottrina della conoscenza, basata sul concetto di reminiscenza o anamnesi.Fedone, 75 d. Secondo Platone l'esistenza della reincarnazione è testimoniata dal fatto che le nostre conoscenze del mondo sensibile si basano su forme e modelli matematici che non trovano riscontro in esso, ma sembrano provenire da un luogo al di là del cielo, l'iperuranio, dove il nostro intelletto doveva averli contemplati prima di nascere. Nel mito del carro e dell'auriga, da lui esposto nel Fedro, egli immagina che l'anima, in seguito alla morte, sia simile a una biga che cerca il più possibile di risalire al cielo iperuranio, dimora delle Idee, per assorbirne la sapienza.

A causa della propria concupiscenza, simboleggiata da un cavallo nero, l'anima è facilmente soggetta a precipitare nuovamente verso il basso, cioè a reincarnarsi. Chi è precipitato subito rinascerà come una persona ignorante o comunque lontana dalla saggezza filosofica, mentre coloro che sono riusciti a contemplare l'Iperuranio per un tempo più lungo rinasceranno come saggi e come filosofi. La reincarnazione consente secondo Platone di spiegare anche l'innatismo della conoscenza, concezione secondo la quale l'apprendimento consiste propriamente nel ridestarsi di un sapere già presente in forma latente nella nostra anima, ma che era stato dimenticato al momento della nascita ed era perciò inconscio: conoscere significa dunque ricordare.

Neoplatonici Dopo Platone, la dottrina della reincarnazione o metempsicosi passerà nei neoplatonici e in varie correnti gnostiche, esoteriche ed ermetiche, proprie del tardo Ellenismo. Filone di Alessandria fu tra i primi a conciliare la religione ebraica con la reincarnazione platonica.«Le anime disincarnate sono distribuite in vari ordini. Il dovere per alcune di queste è di entrare in corpi mortali e dopo un certo tempo sono nuovamente libere. Quelle dotate di una natura più divina sono sciolte dai vincoli terreni» (Filone d'Alessandria, in E. Bratina op. cit., pag. 37). Plotino, Porfirio -che negò la metasomatosi, cioè la reincarnazione dell'uomo in un corpo animale-, Giamblico e Proclo, ripresero sostanzialmente da Platone la concezione che l'anima si reincarni e ritorni sulla Terra a causa di una colpa originaria, per espiare la quale occorre compiere un lungo cammino di ascesi, liberandosi dagli affetti terreni che altrimenti potrebbero indurre l'anima a restare vincolata alla materia.«È una credenza universalmente ammessa che l'anima che ha commesso peccati li espia, subendo una punizione nel mondo invisibile e poi passa in nuovi corpi», tratto da Plotino, Enneadi (in E. Bratina, op. cit., pag. 34).

Cristianesimo Chiesa cattolica San Paolo afferma:

Sulla base di questo assunto biblico il Catechismo della Chiesa cattolica dichiara:

Nelle comunità eterodosse della Chiesa primitiva La reincarnazione fu accolta solo presso ambienti cristiani poi ritenuti eterodossi. Origene sembrava accettare la possibilità di una preesistenza dell'anima anteriore alla nascita,Edmond Bertholet, La Reincarnazione nel mondo antico, ed. Mediterranee, 1978. ma contestava che lo spirito umano potesse "retrocedere" reincarnandosi nel corpo di animali. In seguito la reincarnazione fu ribadita dal filosofo Scoto Eriugena.E. Bertholet, op. cit., pag. 280. Secondo i sostenitori della presenza della dottrina reincarnazionista nel cristianesimo,Prophet, Reincarnazione. L'anello mancante del cristianesimo (v. bibliografia). alcuni passi del Vangelo farebbero indurre la possibilità di una visione reincarnazionista anche nel cristianesimo, ad esempio: Quando Gesù chiede ai discepoli riguardo all'opinione della folla: «Chi credete che io sia?», essi rispondono: «Alcuni dicono che sei Giovanni Battista, altri Elia ed altri Geremia o uno dei Profeti».Matteo XVI, 13-14. Ciò testimonierebbe l'accettazione della possibilità che un profeta del passato potesse reincarnarsi nel Cristo. Nei versi successivi Gesù conferma la risposta di Pietro apostolo ("Sei il Figlio del Dio vivente"). Tuttavia, il riferimento metaforico a Elia in luogo di Giovanni il Battista è chiaramente presente in ("Se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire).