Tra i massimi esponenti del Rinascimento, Fra' Angelico è considerato uno dei maggiori artisti del Quattrocento. Le sue opere segnarono alcuni dei «più alti punti a cui sia giunta mai la pittura cristiana».
Frate domenicano, cercò di saldare i nuovi principi artistici rinascimentali, come la composizione prospettica e l'attenzione alla figura umana, con i vecchi valori medievali, quali la funzione didascalica dell'arte sacra e il valore mistico della luce.Vari filosofi e teologi della Scolastica medievale avevano elaborato una "teologia della luce".
È stato proclamato ufficialmente beato da papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 1982, anche se già dopo la sua morte era stato chiamato "Beato" sia per l'emozionante religiosità che pervade tutte le sue opere che per le personali doti di umanità e umiltà.
Fu Giorgio Vasari ne Le vite ad aggiungere l'aggettivo "Angelico".
Biografia Formazione come miniatore
Guido di Pietro nacque nel Mugello, nella zona di Rupecanina, frazione del comune di Vicchio, nel 1395 circaSi veda Centi, 1984, pp. 5-53, per la difesa del tradizionale punto di vista, ora generalmente rifiutato dagli studiosi, che situa la nascita dell'Angelico intorno al 1387 (Vasari). Gilbert, 1984, p. 283, calcola che il 1400 possa essere l'ultima data possibile per la nascita.. Scarse sono le notizie pervenuteci sulla sua famiglia: sappiamo che il padre, di nome Pietro, era figlio di un certo Gino, mentre il fratello Benedetto, di poco più piccolo dell'artista, lo aveva imitato nella scelta di farsi frateOrlandi, 1964, pp. 2-5, 174-179, doc. VIII.. Dopo un primo apprendistato in Mugello, la sua educazione artistica si svolse a Firenze nelle botteghe di Lorenzo Monaco e Gherardo Starnina: dal primo riprese sia l'uso di colori accesi e innaturali, sia l'uso di una luce fortissima, capace di annullare le ombre, partecipando al misticismo della scena sacra, tutti temi che si ritrovano nella sua produzione miniaturistica e nelle sue prime tavole.
L'arte della miniatura dei manoscritti era una disciplina rigorosa, che servì molto al Beato Angelico nelle sue opere più tarde. Con tale attività compose su scala minuscola figure di stile perfetto e ineccepibile, spesso usando pigmenti costosi, come il blu di lapislazzuli e l'oro in foglia, dosati con estrema cura, poiché ogni contratto specificava la quantità da utilizzare. In alcuni documenti nel gennaio e febbraio 1418 è ricordato come "Guido di Pietro dipintore".
Prime opere Nel 1418, poco prima di prendere i voti nel convento di San Domenico a Fiesole, entrando nell'Ordine Domenicano, realizzò una pala d'altare per la cappella Gherardini in Santo Stefano al Ponte a Firenze (oggi perduta), nell'ambito di un progetto decorativo affidato ad Ambrogio di Baldese, forse maestro dell'Angelico. Entrò quindi a far parte dei Domenicani osservanti, una corrente minoritaria formatasi all'interno dell'ordine domenicano in cui si osservava la regola originale di san Domenico, che richiedeva assoluta povertà e ascetismo. Non si conosce la data esatta in cui prese i voti, ma la si può collocare tra il 1418 e il 1421, poiché ai novizi non era consentito dipingere il primo anno e il successivo documento di una sua opera è appunto del 1423.
In quell'anno dipinse una croce per l'Ospedale di Santa Maria Nuova e viene indicato dai documenti come "frate Giovanni de' frati di San Domenico di Fiesole"; si evince dunque che aveva già professato i voti nell'ordine dei frati predicatori. Del 1424 è un San Girolamo di impostazione masaccesca. L'ordinazione sacerdotale risale invece all'intervallo 1427-1429.
Al 1428-1429 risale il Trittico di san Pietro martire, commissionato dalle religiose dell'antico monastero di San Pietro Martire a Firenze. In queste opere l'Angelico mostra di conoscere e apprezzare sia le novità di Gentile da Fabriano che di Masaccio, e tra i due tenta una sorta di conciliazione, abbracciando il secondo in maniera gradualmente maggiore nel corso degli anni, ma sviluppando anche presto, a partire dagli anni trenta, uno stile personale. Se fra' Giovanni mostra un fascino innegabile verso l'ornato, il dettaglio prezioso, le figure eleganti e allungate (come nell'arte tardogotica), dall'altro è interessato a collocarle in uno spazio realistico, regolato dalle leggi della prospettiva, e a dare loro un volume corporeo percettibile e saldo. Già nel trittico di San Pietro Martire le vesti dei santi sono pesanti e hanno pieghe che scendono rettilinee, con colori accesi e luminosi, proprio come nelle miniature, e lo spazio è profondo e misurabile, come suggerisce la disposizione dei piedi dei santi a semicerchio.
Tra le altre opere attribuite a questo periodo ci sono una Madonna col Bambino nel Museo nazionale di San Marco e una Madonna col Bambino e dodici angeli nello Städelsches Kunstinstitut di Francoforte sul Meno.
A San Domenico di Fiesole (1429-1440) Entro il 1429 l'Angelico si trovava nel convento di San Domenico a Fiesole, dove il 22 ottobre venne registrato come "frate Johannes petri de Muscello" in una riunione del capitolo. Figurò inoltre in altre riunioni capitolari nel gennaio 1431, nel dicembre 1432, nel gennaio 1433 (come vicario al posto del priore assente) e nel gennaio 1435. Inoltre è documentato il 14 gennaio 1434 in un incarico secolare, come giudice per una stima, assieme al pittore Rossello di Jacopo Franchi, del dipinto di Bicci di Lorenzo e Stefano d'Antonio per San Niccolò Oltrarno; per decidere il compenso da dare agli artisti si ricorreva infatti spesso a perizie di altri affermati pittori.
Riguardo alla produzione artistica, tra gli anni venti e gli anni trenta del Quattrocento si dedicò ad alcune grandi pale per la chiesa di San Domenico, che gli valsero una notevole fama e spinsero altri istituti religiosi a commissionargli repliche e varianti.
Tra il 1424-1425 circa eseguì la prima delle tre tavole per gli altari della chiesa di San Domenico: la cosiddetta Pala di Fiesole (opera rimaneggiata da Lorenzo di Credi nel 1501, che rifece lo sfondo), tra le prime opere certe dell'artista. Si tratta di una pala molto originale, dove sono ormai assenti le divisioni dei santi entro gli scomparti di un polittico, anche se dovevano essere presenti delle cuspidi rimosse poi nel restauro cinquecentesco.
All'inizio degli anni trenta si dedicò alle famose annunciazioni su tavola. La prima fu forse lAnnunciazione oggi al Prado, destinata a San Domenico di Fiesole. La pala ha un'impostazione transitoria tra il tardo gotico e il rinascimentale, ma è soprattutto nelle cinque storie della Vergine nella predella che il pittore operò con maggiore libertà e inventiva. Quest'opera, che risente fortemente delle novità masaccesche, presenta per la prima volta il particolare uso della luce diafana, che avvolge la composizione, esaltando i colori e le masse plastiche delle figure in modo da unificare l'immagine, e che divenne una delle caratteristiche più evidenti del suo stile. L'Annunciazione, in cui l'arcangelo Gabriele preannuncia alla Vergine Maria che sarebbe diventata la madre di Cristo, era un tema sentito nella pittura fiorentina. Il Beato Angelico contribuì molto a coltivare questa tradizione, adottando disegni moderni e rettangolari e composizioni unificate, con la Vergine seduta in un'aperta loggia colonnata all'interno di un giardino recintato. Nella stessa opera, in secondo piano, appaiono le figure di Adamo ed Eva, a simboleggiare i primi peccatori, a redenzione dei quali Dio si è fatto uomo, ma anche a sottolineare che Maria, assentendo all'Ave dell'angelo, trasforma il nome di "Eva" (Eva/Ave): Maria, dunque, è la nuova Madre dell'umanità.
A questa opera seguirono (o precedettero) due altre grandi pale: l'Annunciazione di San Giovanni Valdarno e l'Annunciazione di Cortona.
Tra il 1431 e il 1433 eseguì il Giudizio universale, un grande pannello destinato a decorare la cimasa di un seggio. L'opera, legata stilisticamente ai modi di Lorenzo Monaco, presenta una scansione dei piani che dimostra un precoce interesse per un'impostazione prospettica dello spazio. Agli stessi anni risale forse la Deposizione, dipinta per Palla Strozzi per la sagrestia di Santa Trinita e il piccolo pannello con lImposizione del nome al Battista, dove si notano già le caratteristiche della maturità dell'artista: figure dolci, tratto morbido, colori brillanti e accordate delicatamente, costruzione prospettica rigorosa.
Le opere di questo periodo sono spesso esercitazioni sul tema della luce, come l'abbagliante Incoronazione della Vergine agli Uffizi o quella del Louvre, databili rispettivamente al 1432 circa e al 1434-1435. LIncoronazione del Louvre fu la terza e ultima tavola per gli altari della chiesa di San Domenico a Fiesole, e in essa la luce costruisce le forme e le indaga in ogni minimo dettaglio.
Nel luglio 1433, l'Arte dei Linaioli di Firenze commissionò all'Angelico la realizzazione di un Tabernacolo, stipulando questo contratto: «MCCCCXXXIII a dí XI di luglio. Ricordo chome detto dí è sopradetti Operai aloghorono a frate Guido, vocato frate Giovanni de l'ordine di sancto Domenicho da Fiesole, a dipigner uno tabernacolo di Nostra Donna nella detta art,. dipinto di dentro et di fuori con colori oro et azzurro et ariento de' migliori e più fini che si truovino con ogni sua arte et industria per tutto et per sua faticha et manifattura, per fi[orini] CLXXXX DX o quello meno che parrà alla sua conscientia.» In questa opera la Vergine è di impronta masaccesca, mentre negli angeli apteri si rifà all'espressività della scultura ghibertiana.
Nel 1438 l'Angelico venne coinvolto nei fatti legati al trasferimento da San Domenico di Fiesole a San Marco di Firenze. Per Cosimo de' Medici, nel 1439-1440, andò a Cortona per donare ai confratelli del locale convento domenicano la vecchia pala d'altare di San Marco, opera tardogotica di Lorenzo di Niccolò. Nella cittadina l'Angelico aveva già lasciato due opere e in quell'occasione affrescò una lunetta sul portale della chiesa del convento con la Madonna col Bambino e i santi Domenico e Pietro Martire.
Probabilmente Angelico mantenne il suo laboratorio di San Domenico fino a buona parte del 1440, quando già aveva avviato e portato a buon punto la Pala di San Marco.
A San Marco di Firenze (1440-1445)
L'Angelico fu protagonista di quell'irripetibile stagione artistica che, sotto il patronato dei Medici, ebbe il culmine nel 1439 con il Concilio di Firenze e che vide grandi opere pubbliche, tra cui lo stesso convento di San Marco.
Alcuni frati di San Domenico di Fiesole nel 1435 presero sede a Firenze, a San Giorgio alla Costa e un anno dopo, nel gennaio 1436, ebbero la sede di San Marco, dopo aver risolto un conteso coi monaci Silvestrini sugli stessi ambienti. Qui nel 1438 Michelozzo, su incarico di Cosimo de' Medici, iniziò la costruzione di un nuovo convento, all'avanguardia sia dal punto di vista funzionale che architettonico. L'Angelico non seguì i compagni né a San Giorgio alla Costa né a San Marco, poiché era vicario a Fiesole. Verso il 1440 Cosimo il Vecchio gli dovette però affidare la direzione della decorazione pittorica del convento e la prima prova documentaria della presenza del pittore in San Marco risale al 22 agosto 1441.
Tra le tracce documentarie dell'Angelico a San Marco ci sono la partecipazione in Capitolo nell'agosto 1442 e nel luglio 1445, quando firmò con altri l'atto di separazione della comunità fiorentina da quella fiesolana di origine. Nel 1443 fu "sindicho" del convento, una funzione di controllo amministrativo.