Il Sei Nazioni (; ; ; ) è un torneo internazionale di rugby a 15 che si tiene annualmente tra le squadre nazionali maschili di , , , , e .
Istituito nel quale competizione interbritannica tra le quattro nazionali di Galles, Inghilterra, Irlanda e Scozia e per tal motivo noto come Home Nations Championship, fu rinominato in due distinti momenti della sua storia Cinque Nazioni (tra il 1910 e il 1931 e tra il 1947 e il 1999) in concomitanza della presenza nel torneo anche della . La denominazione attuale è del 2000, anno dell'esordio nel torneo dell'Italia, che nel 1998 aveva visto accettata la propria domanda d'ammissione.
Il torneo si disputa dalla stagione sportiva 1882-83 con due sospensioni dovute ai conflitti mondiali; dal 1947, prima edizione del secondo dopoguerra, si tiene senza interruzioni da 79 stagioni al . Sei edizioni di torneo, pur tenutesi, furono incomplete e non assegnarono titoli: in cinque occasioni ciò accadde prima della Grande Guerra per divergenze riguardanti il peso della rappresentatività internazionale di ciascuna federazione, oppure controversie etiche legate ad accuse di violazione del principio del dilettantismo, mentre l'unica volta in cui ciò avvenne nel secondo dopoguerra fu legata ai fatti del Bloody Sunday del 1972 in Irlanda del Nord, a seguito del quale e si rifiutarono, adducendo motivi di sicurezza, di recarsi a giocare a Dublino. Fu, quella citata, la più recente occasione di mancata assegnazione del titolo.
Fino al il regolamento della competizione, sempre svoltasi a girone unico con gare di sola andata a campi alterni a ogni edizione, permetteva di assegnare il titolo di vincitore in maniera condivisa (evenienza verificatasi 19 volte in 102 anni); onde, indipendentemente dalla differenza punti marcati / subiti, due o più squadre che avessero completato il torneo con lo stesso numero di punti in testa alla classifica avrebbero potuto fregiarsi ex-æquo del titolo di campione. Con l'edizione del furono introdotte varie discriminanti a partire dalla differenza punti, per cui da tale data non è più possibile avere titoli condivisi, benché già dal non si fossero più verificati arrivi multipli in testa alla classifica.
Al si sono tenute 132 edizioni di torneo con 126 assegnazioni di titolo: in testa al palmarès della competizione, con 39 vittorie ciascuno, figurano il (di cui 28 in solitaria e 11 condivise) e l' (rispettivamente 29 e 10); a seguire, con 28, la (rispettivamente 20 e 8), con 24 l' (16 e 8) e con 22 la (14 e 8). L' non ha ancora mai vinto il torneo; la è l'unica tra le passate vincitrici a non averlo ancora conquistato da quando è divenuto Sei Nazioni.
Al Sei Nazioni sono associati alcuni premi e riconoscimenti internazionali, il più antico e prestigioso dei quali è la Calcutta Cup, istituita nel 1878 e assegnata dal 1883 alla squadra vincitrice dell'incontro nel torneo tra e ; il Grande Slam, riconoscimento non ufficiale che identifica la squadra che vinca tutti gli incontri di un'edizione di torneo; la Triple Crown, riconoscimento riservato a quella delle quattro squadre delle isole britanniche che in un'edizione singola sconfigga le altre tre. Di più recente istituzione sono, per esempio, il Trofeo Giuseppe Garibaldi, in palio tra e , il trofeo Auld Alliance, tra Francia e Scozia, e la Cuttitta Cup in palio tra Italia e Scozia.
Prima del il torneo non aveva uno sponsor: in tale data fu l'istituto bancario Lloyds TSP a dare il suo nome alla competizione fino al 2002; dal 2003 al 2017 il torneo assunse il nome di RBS 6 Nations grazie all'accordo con Royal Bank of Scotland e, nel solo 2018, NatWest Six Nations. Dal 2019 il nome del torneo è Guinness Six Nations a seguito di accordo con il birrificio Guinness.
Dal 2004 il Sei Nazioni è un torneo organizzato da Six Nations Rugby Ltd, società detenuta paritariamente dalle federazioni rugbistiche che la costituiscono. Six Nations Rugby ha sede a Dublino e gestisce anche il torneo giovanile maschile Under-20 e il Sei Nazioni femminile, la cui composizione rispecchia esattamente quella dei suoi omologhi maschile e giovanile.
Storia LHome Nations Championship delle origini La storia del primo ventennio del Championship corrisponde in buona sostanza a quella del rugby internazionale e della sua evoluzione regolamentare, non essendovi sul continente, all'epoca, compagini attive in tale ambito. Nei primi anni ottanta del XIX secolo non esisteva ancora un organismo unificato di gestione del rugby; gli appuntamenti internazionali, con relativo regolamento da adottare, erano quindi demandati agli accordi tra le varie federazioni, con l'implicita prassi che in caso di discrepanza tra le norme si adottassero quelle del Paese ospitante. e avevano debuttato a livello internazionale a Edimburgo nel 1871, l' nel 1875 e il , buon ultimo, nel 1881: le quattro federazioni deliberarono quindi di incontrarsi in un torneo internazionale da tenersi con cadenza annuale. L'edizione inaugurale di tale torneo, benché passata agli archivi come 1883, iniziò in realtà a dicembre 1882 con Galles e Scozia che si affrontarono per la prima volta: il confronto si tenne a Edimburgo e, a sottolineare il clima pionieristico del rugby internazionale dell'epoca, i gallesi completarono la squadra, rimasta in 14 durante il viaggio, con John Griffin, un giovane inglese nato in Sudafrica e studente in medicina presso l'università della capitale scozzese. Per la cronaca, la prima squadra a iscrivere il proprio nome nel palmarès della competizione fu l'Inghilterra, vittoriosa nell'ultima giornata sulla Scozia con l'insolito risultato di 0-0, frutto di due mete non trasformate contro una: all'epoca le mete non portavano punti ma garantivano solo la possibilità di effettuare un calcio tra i pali che, se trasformato, avrebbe assegnato un punto alla squadra realizzatrice: essendo il punteggio finale pari, quindi, la discriminante fu il numero di mete segnate, favorevole agli inglesi.
L'anno successivo l'Inghilterra concesse il bis, rivincendo il torneo a punteggio pieno; la partita decisiva, al Rectory Field contro la Scozia, oltre alla singolarità statistica di essere stata diretta dal presidente di una federazione, l'irlandese George Scriven, suscitò controversie regolamentari passate alla storia con il nome di Grande disputa: su un fallo scozzese l'arbitro lasciò proseguire il gioco e l'Inghilterra andò a meta; gli scozzesi contestarono che il gioco avrebbe dovuto essere fermato dopo l'infrazione commessa dai propri giocatori perché le regole emanate dalla propria federazione non prevedevano la norma del vantaggio. Tale controversia fu uno dei più vistosi incidenti causati dalla mancanza di un regolamento internazionale unico, e la circostanza fu indirettamente alla base della nascita dell'International Rugby Football Board, organismo del quale non era più possibile ritardare l'istituzione: nel 1885, infatti, Inghilterra e Scozia erano ancora ai ferri corti per il risultato di un anno prima e non si incontrarono nel torneo. Questo, unito a fattori climatici sfavorevoli (la stessa Scozia non poté giocare contro l'Irlanda a causa delle proibitive condizioni meteorologiche su Belfast: l'incontro fu rinviato di due settimane, ma gli irlandesi non ebbero la stessa fortuna nel caso dell'incontro con il Galles in quanto, sospeso, non fu mai più recuperato), causò il mancato completamento del torneo e la non assegnazione del titolo.
Il torneo del è statisticamente rilevante perché fu il primo dei diciannove a concludersi con una vittoria condivisa, nella fattispecie tra Inghilterra e Scozia, appaiate in testa alla classifica prima del loro incontro, terminato 0-0 a Edimburgo: l'anno successivo si aprì con una novità, perché prima della partita decisiva del Championship tra Scozia e Inghilterra, i rappresentanti delle quattro Union riuniti a Manchester avevano deliberato a maggioranza la formazione di un organismo che emanasse il regolamento per gli incontri internazionali, l'International Rugby Football Board; a favore Irlanda, Galles e Scozia, contraria l'Inghilterra, propugnatrice della linea per la quale le gare avrebbero dovuto essere dirette secondo il regolamento emanato dalla Rugby Football Union. Il torneo andò alla Scozia, ma tale vittoria fu il preludio a un biennio di polemiche: la federazione inglese, infatti, si rifiutò di partecipare nel a un torneo con le regole della neonata IRFB, emanando al contempo un comunicato con il quale sostenne la necessità della preventiva approvazione della maggioranza dei giocatori all'adozione di qualsiasi regolamento unificato internazionale (facendosi forte della circostanza che, data la vastità della sua giurisdizione e il numero dei giocatori, avrebbe avuto maggior peso nelle decisioni congiunte a livello internazionale); aggiunse che, nelle more di un accordo sulle regole, avrebbero dovuto adottarsi quelle della squadra ospitante e che, in mancanza di queste condizioni minime, non si poteva accettare di giocare incontri internazionali. Il braccio di ferro tra inglesi e le altre tre Union proseguì anche nel , causando la mancata assegnazione del titolo in due edizioni consecutive del Championship; alfine, a dicembre di quello stesso anno, le quattro federazioni si riunirono di nuovo a Manchester per concordare l'adesione della RFU all'IRFB e il peso che ciascun membro dovesse avere nel comitato direttivo di tale associazione; come gesto distensivo l'Inghilterra si dichiarò disponibile a rientrare nel torneo dal .
L'ingresso formale della RFU nell'IRFB avvenne a Cardiff il , circostanza che rese possibile stilare il calendario con la composizione del torneo al completo; per la seconda volta il titolo fu condiviso, di nuovo tra le due maggiori rivali del periodo, Inghilterra e Scozia, rispettivamente al loro quarto e terzo titolo complessivo.
Il torneo , vinto in solitaria dalla Scozia, vide alcune rivoluzioni regolamentari: innanzitutto, su disposizione dell'IRFB, si passò all'arbitro unico in campo. In precedenza, infatti, la terna era costituita da un arbitro per ogni metà campo più un terzo che dirimesse da bordo campo una discordanza di giudizio tra i due direttori; con la modifica regolamentare l'arbitro diveniva giudice unico in gara e i suoi assistenti trasformati in giudici di linea. Fu, inoltre, abbandonato il punteggio basato solo sul tentativo di trasformazione della meta, di per sé senza valore, per passare all'assegnazione di punti a qualsiasi tipo di marcatura: la meta fu premiata con un punto, più un ulteriore punto per la sua eventuale trasformazione; al piazzato due punti e al calcio in drop realizzato tre punti. Appena due anni più tardi, nel 1893, la meta fu portata a 3 punti (5 se trasformata) così come il calcio piazzato, mentre il drop passò a 4 punti e fu istituito il mark, anch'esso valido 4 punti. Il fu anche l'anno in cui il Galles debuttò nel palmarès, vincendo il suo primo titolo corredato dalla Triple Crown. L'anno successivo fu altresì la volta dell'Irlanda, quarta e ultima delle union a mettere il proprio nome tra le vincitrici: anche tale successo giunse con la Triplice Corona, impreziosita dalla vittoria ottenuta a Londra contro gli inglesi.
Il torneo del , vinto per la quinta volta dalla Scozia, fu l'ultimo a tenersi nell'era del codice unico del rugby, perché ad agosto di quello stesso anno ventuno club di Lancashire e Yorkshire si riunirono a Huddersfield per scindersi dalla RFU e fondare la Northern Rugby Football Union per disaccordi con Londra circa rimborsi spese per trasferte e giornate di lavoro perse, argomenti sempre osteggiati dalla RFU sostenitrice del dilettantismo a oltranza e fieramente contraria a ogni ipotesi di compensazione economica dei giocatori; le divergenze regolamentari tra le due federazioni portarono di fatto alla nascita di una nuova disciplina, il rugby league, nota in italiano come rugby a 13 dal numero dei giocatori in squadra; il codice dell'IRFB divenne invece noto come rugby union o rugby a 15.